WIPS: Quando la Scienza Scende in Campo (e Vince!) – 10 Anni di Successi Gallesi nello Sport d’Élite
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di qualcosa che mi appassiona da sempre: come far sì che le scoperte scientifiche non restino chiuse nei laboratori o impolverate sugli scaffali, ma arrivino davvero a fare la differenza sul campo, specialmente nello sport d’élite. Sembra facile, no? Eppure, sappiamo bene che c’è spesso un abisso tra quello che i ricercatori scoprono e quello che allenatori, atleti e staff tecnico mettono effettivamente in pratica. È il famoso “research-to-practice gap”, un problema che affligge il mondo dello sport da tempo. Ma se vi dicessi che c’è un modello, nato in Galles, che da dieci anni sta dimostrando come colmare questo divario sia possibile e porti a risultati incredibili? Sto parlando del Welsh Institute of Performance Science (WIPS). Seguitemi in questo viaggio alla scoperta di come hanno fatto!
Il Divario tra Ricerca e Pratica: Un Vecchio Problema nello Sport
Partiamo dalle basi. La scienza dello sport è, per sua natura, applicata. Il suo scopo è capire e migliorare la partecipazione e la performance sportiva. Fantastico! Peccato che, a tutti i livelli, ci si scontri con questo muro invisibile: la ricerca c’è, ma non viene usata come dovrebbe nella pratica quotidiana. Perché? I motivi sono tanti:
- A volte la ricerca sembra troppo teorica, poco focalizzata su soluzioni pratiche per la performance.
- Gli addetti ai lavori (allenatori, preparatori) spesso hanno poco tempo per leggere articoli scientifici o accesso limitato alle pubblicazioni.
- C’è chi percepisce una difficoltà nell’interpretare i dati scientifici e applicarli concretamente.
- Spesso, chi lavora sul campo preferisce basarsi sull’esperienza o su fonti non accademiche.
- Ricercatori e praticanti a volte “parlano lingue diverse” su come trasferire la conoscenza.
Insomma, un bel pasticcio che rischia di vanificare tanto lavoro prezioso.
Knowledge Translation (KT): Non Solo Pubblicare Ricerche
Per fortuna, negli ultimi anni si è iniziato a parlare sempre più di Knowledge Translation (KT), o “traduzione della conoscenza”. Attenzione, non si tratta solo di rendere gli articoli accessibili o di fare qualche infografica carina a fine progetto (anche se può aiutare!). La KT, nata in ambito sanitario, è un processo molto più profondo: è “un processo dinamico e iterativo che include sintesi, disseminazione, scambio e applicazione eticamente corretta della conoscenza per migliorare […] servizi più efficaci […]”. In pratica, è un’azione deliberata per usare le migliori evidenze disponibili per risolvere problemi pratici concreti, adattando la conoscenza alle esigenze specifiche di chi la userà.
Esistono vari modelli di KT, ma uno particolarmente interessante per lo sport è l’Integrated Knowledge Translation (iKT). L’idea geniale dell’iKT è coinvolgere chi userà la conoscenza (atleti, allenatori, staff) come partner alla pari *fin dall’inizio* del processo di ricerca. Questo porta a una ricerca più rilevante e più facilmente utilizzabile. Immaginate ricercatori e allenatori che lavorano fianco a fianco per definire le domande, condurre gli studi e interpretare i risultati. Sembra l’uovo di Colombo, vero? Eppure, applicarlo sistematicamente nello sport d’élite non è scontato. Ed è qui che entra in gioco il WIPS.

Nasce il WIPS: Una Risposta Gallese Concreta
Il WIPS non è nato dal nulla. È l’evoluzione di un progetto precedente, il WEPSIN (Welsh Elite Performance Sport Innovation Network), che già cercava di creare una rete tra aziende gallesi, scienziati dello sport e organizzazioni sportive di alto livello. Un esempio? Il WEPSIN notò che mantenere la temperatura corporea tra una fase e l’altra della competizione era un problema per gli atleti. Contattarono un’azienda locale specializzata in mantenimento passivo del calore (Blizzard Protection Systems) e insieme agli scienziati testarono l’efficacia dei prodotti sviluppati. Risultato? Quei prodotti sono finiti alle Olimpiadi e ai Giochi del Commonwealth!
Visto il successo, nel 2014, su richiesta specifica di Sport Wales (l’ente nazionale per lo sport gallese), si pensò di fare un passo avanti. Gli accademici del WEPSIN proposero il WIPS con l’obiettivo di “sviluppare ulteriormente la scienza dello sport in Galles, formare futuri scienziati dello sport, migliorare l’applicazione della scienza negli sport gallesi e aumentare la collaborazione tra sport, università e imprese gallesi”. Dal 2015, Sport Wales ha iniziato a finanziare il WIPS, creando una partnership a tre vie: Sport Wales, i principali scienziati dello sport universitari gallesi (delle Università di Swansea e South Wales) e partner industriali rilevanti.
Come Funziona il WIPS? Struttura e Collaborazione
La struttura del WIPS è pensata proprio per facilitare l’iKT. I fondi servono principalmente ad assumere research assistants (assistenti di ricerca) universitari che però sono completamente integrati nello Sport Wales Institute (il braccio di Sport Wales dedicato all’alta performance). Hanno accesso agli uffici, ai sistemi, lavorano gomito a gomito con i professionisti (medici, fisiologi, psicologi, performance advisor) che seguono gli atleti d’élite gallesi.
Il bello è che gli accademici “senior” coinvolti nel WIPS (i capi disciplina) non ricevono compenso diretto da Sport Wales. Questo garantisce la loro indipendenza, ma allo stesso tempo offre allo Sport Wales Institute un accesso immediato e a lungo termine a una vasta rete di esperti con accesso alle ultime ricerche, tecnologie, laboratori e fondi. Prima del WIPS, i progetti di ricerca erano spesso sporadici, a volte si allontanavano dagli obiettivi pratici o non arrivavano in tempo per le competizioni importanti. C’era un po’ di scetticismo verso gli accademici “puri”. Il WIPS ha cambiato le carte in tavola, creando fiducia e un flusso costante di progetti multidisciplinari, applicati e focalizzati sulle reali esigenze dello Sport Wales Institute.
C’è un Strategic Management Board che dà la direzione strategica generale e un Research Steering Group (RSG) che è il cuore operativo. L’RSG riunisce i responsabili di Sport Wales, il responsabile accademico del WIPS, i research assistants e i responsabili accademici delle varie discipline (inizialmente 9, ora di più, includendo data science, sport paralimpico, salute dell’atleta, etica, ecc.). Curiosamente, l’RSG si è allargato includendo rappresentanti degli istituti di scienza dello sport delle altre nazioni britanniche (Inghilterra, Scozia, Irlanda del Nord) e persino delle federazioni di Rugby e Calcio gallesi, per condividere pratiche e minimizzare duplicazioni.

L’Approccio WIPS: Dalle Domande sul Campo alle Risposte Scientifiche (e non solo)
Come si decide cosa ricercare? Attraverso discussioni iniziali con staff, direttori tecnici e allenatori, il WIPS ha identificato cinque approcci principali, dando priorità ai primi tre:
- Domande dalla performance, risposte dalla scienza: Il caso più comune. Atleti, coach, staff sollevano un problema. Il WIPS cerca risposte nella letteratura esistente o avvia nuove ricerche.
- Domande dalla performance, risposte dall’industria: Il problema viene sollevato internamente, ma la soluzione si cerca nel mondo delle imprese (es. software per la gestione dati).
- Domande dalla performance, risposte da scienza E industria: Quando i primi due approcci non bastano, si combinano le forze.
- Applicazioni scientifiche per migliorare la performance: Sono gli accademici a proporre idee basate sulle loro ricerche, ma vengono considerate solo se c’è un chiaro beneficio per lo Sport Wales Institute.
- Applicazioni industriali per migliorare la performance: Aziende propongono test di nuovi prodotti/tecnologie. Accettate solo se vantaggiose per l’istituto.
Questa gerarchia assicura che le risorse siano concentrate sui bisogni reali e più urgenti del mondo sportivo gallese.
Il Ciclo Virtuoso dell’iKT secondo WIPS
Il WIPS ha concettualizzato il suo processo iKT in un ciclo iterativo di cinque fasi:
- Identificazione del problema: I partner sportivi (organizzazioni o singoli professionisti) individuano un problema di performance, magari con l’aiuto dei research assistants WIPS o tramite workshop facilitati.
- Co-progettazione: L’RSG e i partner sportivi definiscono insieme il metodo e il team per affrontare il problema (revisione della letteratura? Ricerca originale?).
- Comprensione delle evidenze: Il team designato analizza i dati raccolti o la letteratura e ne valuta la rilevanza per i partner.
- Traduzione in pratica: Il team trasforma le evidenze in “prodotti” utili (report, linee guida, protocolli, infografiche) basandosi sull’esperienza e consultando altri partner.
- Implementazione e monitoraggio: I partner sportivi mettono in pratica le nuove conoscenze e se ne monitora l’impatto.
Facciamo un esempio concreto: il progetto “Thriving Environments” (Ambienti Prosperi). Nel 2018, Sport Wales lanciò una strategia focalizzata sul “piacere dello sport per tutta la vita”. I professionisti dello Sport Wales Institute (psicologi, formatori di allenatori) si preoccuparono che lo sport d’élite potesse sembrare escluso da questa visione. Notarono che alcuni ambienti sportivi facevano “fiorire” gli atleti, altri meno. Volevano capire come creare ambienti in cui gli atleti potessero eccellere *e* godersi il percorso. Presentarono l’idea al WIPS (Fase 1). L’RSG la valutò prioritaria e assegnò un research assistant e un accademico responsabile (Fase 2). Dopo incontri per definire scopi e risultati attesi, l’RA fece una revisione della letteratura e condusse osservazioni e interviste in diversi ambienti sportivi gallesi (Fase 3). I risultati furono integrati per definire le caratteristiche chiave di un “ambiente prospero” nel contesto gallese, producendo report e infografiche interne (Fase 4). Queste scoperte sono poi diventate la base per policy e pratiche dello Sport Wales in quest’area (Fase 5). Questo dimostra come il processo sia guidato dalle esigenze pratiche e porti a risultati concreti e utilizzabili.
Risultati Concreti: L’Impatto di WIPS sul Campo (e sulla Scienza)
In dieci anni, l’impatto del WIPS è stato notevole, e non solo per il progetto sugli ambienti. Hanno lavorato su: salute dell’atleta donna, salute mentale di atleti e coach, prevenzione infortuni (con strategie psicologiche e nutrizionali), analisi di segnali chiave nel nuoto per gli allenatori, sviluppo di test da campo per la forza del tronco, percezioni dei genitori sullo sviluppo dell’atleta… l’elenco è lungo!
Molti progetti hanno portato a cambiamenti tangibili nelle policy e nelle pratiche delle organizzazioni sportive affiliate. Ricordate l’esempio del mantenimento del calore? Quelle ricerche hanno avuto un impatto enorme sugli atleti britannici a livello mondiale, con allenatori che attribuiscono medaglie ai Giochi del Commonwealth e migliori piazzamenti olimpici a queste innovazioni. Addirittura, le tecniche di acclimatazione al caldo tramite bagni caldi, sviluppate grazie a collaborazioni WIPS, sono state adottate dalle squadre gallesi ai Giochi del Commonwealth 2018, raccomandate da enti scientifici britannici e hanno informato i programmi per gli arbitri ai Mondiali FIFA 2022 in Qatar!
Ma l’impatto non è solo pratico. Tra il 2015 e il 2020, il WIPS ha completato 34 progetti, generando 28 pubblicazioni scientifiche e ottenendo circa £200.000 di finanziamenti aggiuntivi. Dal rinnovo del 2020, sono stati avviati altri 56 progetti, con (finora) 56 articoli pubblicati e altri £280.000 di fondi. In totale parliamo di 90 progetti, oltre 10 dottorandi e 10 studenti MSc supportati, più di £480.000 raccolti e 84 articoli peer-reviewed! Questo dimostra che l’iKT non solo aiuta la pratica, ma può anche generare programmi di ricerca solidi e produttivi per gli accademici. È un vantaggio reciproco che valorizza la scienza dello sport come disciplina applicata.

Sfide e Riflessioni: Non è Tutto Oro Quello che Luccica
Ovviamente, non è stato tutto rose e fiori. Il WIPS ha affrontato e affronta delle sfide. Ad esempio, il secondo approccio previsto (domande dalla performance, risposte dall’industria) non è decollato come sperato. C’è stato sorprendentemente poco interesse da parte delle aziende a collaborare su progetti di ricerca, forse perché il WIPS non fa marketing attivo.
Un’altra criticità è il finanziamento quadriennale. Avvicinandosi alla scadenza, c’è una naturale tendenza a concentrarsi più sulla comunicazione dell’impatto ottenuto che sull’avvio di nuovi progetti a lungo termine, per timore che non vengano rinnovati i fondi. Questo crea un calo di produttività.
Ci sono state anche sfide comunicative, specialmente all’inizio o con accademici esterni. A volte, i ricercatori vedevano la pubblicazione scientifica come l’obiettivo finale, trascurando la fase cruciale di traduzione e disseminazione su misura per i praticanti. E, nonostante gli sforzi, ci sono stati casi in cui le scoperte non sono state implementate per mancanza di adesione, tempo o comprensione da parte degli utilizzatori finali.
Infine, è stato difficile mappare perfettamente l’approccio WIPS su modelli di KT esistenti come il Knowledge to Action (KtA). Nel WIPS, la conoscenza viene sviluppata *già* pensando alle esigenze degli utenti, non adattata a posteriori. Inoltre, a differenza di altri modelli che a volte danno priorità alle domande dei ricercatori, il WIPS mette al primo posto le voci di allenatori, atleti e staff, presumendo che siano loro a sapere meglio di cosa hanno bisogno. Questo suggerisce che forse serve un modello di KT specifico per lo sport.
Conclusione: Un Modello da Cui Imparare
Dopo quasi dieci anni, il WIPS si conferma un esempio potente e di successo di Traduzione Integrata della Conoscenza (iKT) nello sport d’élite. Con decine di progetti completati che hanno beneficiato praticanti e atleti, e un numero quasi uguale di pubblicazioni scientifiche, il modello WIPS dimostra che l’iKT è un processo vantaggioso per tutti: ricercatori e professionisti sul campo.
Certo, ci sono sfide, ma l’esperienza del WIPS offre spunti preziosi. Spero che raccontare questa storia possa ispirare altri ricercatori e istituzioni a esplorare approcci simili, magari partendo proprio dal modello WIPS, per colmare finalmente quel divario tra ricerca e pratica e avere un impatto ancora più positivo sullo sport d’élite (e non solo!). La scienza ha tanto da dare allo sport, dobbiamo solo trovare i modi migliori per farla “scendere in campo”.
Fonte: Springer
