Messico, l’incubo della violenza su bambini e adolescenti: vi svelo cosa dicono i numeri
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un tema tosto, uno di quelli che stringono il cuore ma di cui è fondamentale discutere: la violenza interpersonale (IPV) che colpisce i più giovani, bambini e adolescenti, in Messico. Ho avuto modo di analizzare a fondo uno studio che ha messo insieme i dati degli ospedali pubblici messicani dal 2015 al 2022, e quello che emerge è un quadro che, ve lo dico subito, fa riflettere e preoccupa non poco.
Immaginatevi la mole di dati: ben 116.287 casi di violenza su minori registrati. Un numero enorme, che ci dà la misura di un problema diffusissimo. E la prima cosa che salta all’occhio è una disparità di genere sconcertante: quasi il 69% delle vittime sono ragazze, contro il 31% di ragazzi. Una realtà che ci sbatte in faccia come le dinamiche di genere giochino un ruolo pesantissimo fin dalla tenera età.
I Numeri Parlano Chiaro: Un Panorama Preoccupante
Scavando un po’ più a fondo, vediamo che la fascia d’età più colpita è quella degli adolescenti tra i 15 e i 17 anni (oltre il 53% dei casi), seguita da quella tra i 10 e i 14 anni (quasi il 30%). Ma la violenza non risparmia nemmeno i più piccoli: il 10,5% delle vittime ha tra i 5 e i 9 anni, e un doloroso 6,2% ha meno di 5 anni. Pensateci, bambini che dovrebbero solo giocare e sentirsi al sicuro.
Un altro dato che mi ha colpito è che, tra le ragazze vittime di violenza, ben il 14% era incinta al momento dell’aggressione. Questo aggiunge un ulteriore strato di vulnerabilità e complessità a situazioni già drammatiche.
La maggior parte di questi ragazzi e ragazze aveva un’istruzione secondaria e, fortunatamente, un alto tasso di alfabetizzazione. Questo ci dice che la violenza non è confinata a contesti di totale marginalizzazione educativa, ma attraversa fasce più ampie della popolazione giovane.
Forme di Violenza: Un Triste Ventaglio
Ma di che tipo di violenza stiamo parlando? Lo studio le classifica principalmente in tre categorie, distribuite in modo quasi equo a livello generale:
- Abuso fisico (33,7%)
- Abuso mentale o psicologico (33,3%)
- Abuso sessuale (33,0%)
Qui, però, le differenze di genere tornano prepotenti. Se tra i ragazzi la forma di violenza più comune è quella fisica (oltre il 73% dei maschi ne è vittima), tra le ragazze è l’abuso sessuale a fare da padrone, colpendo quasi il 45% di loro. L’abuso sessuale, in particolare, è terribilmente prevalente tra le bambine dai 5 ai 14 anni, un dato che grida vendetta e chiede misure di protezione urgentissime.
E dove avviene tutto questo? Principalmente tra le mura domestiche. La violenza familiare rappresenta il 57,1% di tutti i casi. Le case, che dovrebbero essere il luogo più sicuro, si trasformano in trappole per moltissimi giovani, soprattutto ragazze (quasi il 74% delle violenze in casa colpiscono loro).
Un altro aspetto inquietante è la ricorrenza della violenza: quasi il 19% dei casi non erano episodi isolati, e anche qui le ragazze sono più colpite. La stragrande maggioranza delle vittime (94%) non ha ricevuto cure mediche pre-ospedaliere, il che solleva interrogativi sulla tempestività e l’efficacia del primo soccorso in questi contesti.

L’Impatto del COVID-19: Un Silenzio Assordante?
Forse vi sorprenderà sapere che durante gli anni della pandemia (2020), i casi registrati di IPV sono diminuiti. Da 13.855 nel 2019 si è passati a 11.611 nel 2020. Ma non fatevi ingannare: questo calo, molto probabilmente, non riflette una reale diminuzione della violenza, quanto piuttosto una sottostima dovuta alle difficoltà di denuncia e accesso ai servizi durante i lockdown. Infatti, subito dopo, nel 2021 e 2022, i numeri sono schizzati di nuovo verso l’alto, raggiungendo un picco di quasi 20.000 casi nel 2022. Questo ci fa capire quanto sia stato difficile per le vittime chiedere aiuto quando erano chiuse in casa, spesso con i loro stessi aggressori, e quanto figure come insegnanti o medici, i cosiddetti “reporter obbligatori”, siano fondamentali per intercettare questi drammi.
Chi Sono gli Aggressori?
Nella maggior parte dei casi (66,1%), l’aggressore è un maschio. L’età più comune per gli aggressori è tra i 18 e i 30 anni (quasi il 32%), seguita dalla fascia 31-50 anni (21%). Ma c’è anche un preoccupante 14,3% di aggressori minorenni.
Interessante notare che, specialmente per le vittime più piccole (sotto i 5 anni), una quota non trascurabile di aggressori sono donne (circa il 19% per i maschietti e il 15% per le femminucce). Quando le vittime sono adolescenti maschi (15-17 anni), gli aggressori sono spesso estranei (quasi il 50% dei casi), mentre per le ragazze adolescenti, anche se gli estranei contano, la violenza da parte di partner o conoscenti rimane molto alta.
Disparità Geografiche: Il Messico a Macchia di Leopardo
La violenza non è distribuita uniformemente sul territorio messicano. Ci sono Stati, come Guanajuato (con una media di 83,8 casi ogni 100.000 minori) e Chihuahua (80 casi), che mostrano tassi particolarmente allarmanti. Altri, come Oaxaca e Sinaloa, registrano numeri più bassi. Queste differenze suggeriscono che fattori socio-economici, culturali e forse anche l’efficacia (o l’inefficacia) delle istituzioni locali giocano un ruolo cruciale.

Oltre i Numeri: Capire le Radici del Problema
Per capire davvero questo fenomeno, non basta guardare i numeri. Lo studio utilizza un approccio chiamato Modello Sociale-Ecologico, che ci aiuta a vedere come la violenza sia influenzata da fattori a diversi livelli:
- Individuale: le caratteristiche della vittima e dell’aggressore. Ad esempio, le ragazze adolescenti sono particolarmente vulnerabili a certi tipi di abuso.
- Relazionale: le dinamiche familiari e di coppia. La prevalenza della violenza domestica indica squilibri di potere all’interno delle famiglie.
- Comunitario: le disuguaglianze socio-economiche e le risorse disponibili a livello locale.
- Sociale: le norme culturali, le leggi e la loro applicazione. Strutture patriarcali radicate e una debole applicazione delle leggi contribuiscono a perpetuare la violenza.
È chiaro che in Messico, come in molte altre parti del mondo, le strutture patriarcali e l’accettazione sociale di certi comportamenti giocano un ruolo nefasto. I ragazzi vengono spesso socializzati a identificare la mascolinità con il dominio e il controllo, creando un terreno fertile per la violenza come mezzo per risolvere conflitti o affermare autorità.
Cosa Possiamo Fare? Un Appello all’Azione
Di fronte a questo quadro, è facile sentirsi impotenti. Ma non dobbiamo! Lo studio sottolinea con forza la necessità di interventi multi-livello, che agiscano su tutti i fronti che vi ho appena descritto. Non basta una singola soluzione magica.
Servono:
- Leggi e politiche più forti: con un focus sulla denuncia, sull’applicazione effettiva delle norme e sulla formazione obbligatoria per chi lavora con i minori (forze dell’ordine, personale sanitario, insegnanti).
- Interventi specifici per età e genere: perché le esigenze di una bambina di 8 anni vittima di abuso sessuale sono diverse da quelle di un adolescente maschio vittima di bullismo fisico.
- Programmi di prevenzione sensibili al genere: che sfidino gli stereotipi e promuovano relazioni rispettose.
- Miglior accesso ai servizi di salute mentale: perché le ferite psicologiche sono spesso le più difficili da guarire.
- Programmi comunitari su misura: che coinvolgano attivamente le comunità locali, come il progetto “Familias en Acción” in Colombia o iniziative come la “100-Day Challenge” a Chihuahua, che ha aumentato significativamente i casi di violenza risolti.
- Interventi nelle scuole: come “El Joven Noble”, che insegna la risoluzione non violenta dei conflitti e sfida le norme di genere.
- Programmi di sensibilizzazione: come “Paint Your Stripe ASI” per prevenire l’abuso sessuale infantile.
- Supporto alle famiglie: per rafforzare i legami e promuovere comportamenti non violenti, come nel programma “Cara y Corazón”.
Il Messico ha già strumenti come il SIPINNA (Sistema Nazionale per la Protezione Integrale dei Bambini e degli Adolescenti), ma è cruciale che questi sistemi siano rafforzati e che le politiche siano implementate con decisione e risorse adeguate.

Certo, questo studio ha i suoi limiti: i dati provengono solo da ospedali pubblici, quindi potrebbero esserci molti casi non registrati, specialmente per abusi mentali o sessuali, o quelli gestiti da cliniche private. E durante la pandemia, come abbiamo visto, la sottostima è stata un problema reale. Tuttavia, ci offre uno spaccato importantissimo e doloroso della realtà.
La violenza contro bambini e adolescenti è una violazione dei diritti umani e ha conseguenze devastanti a lungo termine, non solo per le vittime ma per l’intera società, anche in termini economici (si stima che nel 2021 il costo della criminalità e della violenza in Messico sia stato pari al 14,6% del PIL nazionale!).
È una battaglia dura, ma non possiamo girarci dall’altra parte. Dobbiamo continuare a studiare, capire e, soprattutto, agire. Servono sforzi congiunti da parte dei governi, delle istituzioni, delle comunità e di ognuno di noi per creare un ambiente in cui ogni bambino e adolescente possa crescere al sicuro, rispettato e libero dalla paura. Spero che questa analisi, per quanto cruda, possa contribuire a tenere alta l’attenzione su questo problema cruciale.
Fonte: Springer
