Primo piano di un neonato che respira con un po' di fatica, visitato da un medico con uno stetoscopio, luce calda e rassicurante, obiettivo 50mm, profondità di campo per sfocare lo sfondo.

Bronchiolite: Come Prevedere la Tempesta? Il Metodo MEM Svela la Severità delle Epidemie

Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un argomento che tocca da vicino tantissime famiglie ogni inverno: la bronchiolite. Sapete, quella fastidiosa infezione respiratoria che colpisce i più piccini, soprattutto sotto i due anni. In Francia, come in Italia, è un appuntamento quasi fisso che mette a dura prova genitori e sistema sanitario. Ma se vi dicessi che abbiamo trovato un modo più smart per capire *quanto* sarà tosta la prossima ondata epidemica? Esatto, parliamo di misurare la severità, non solo di contare i casi.

Cos’è la Bronchiolite e Perché Ci Preoccupa?

Prima di tuffarci nel metodo super interessante che voglio raccontarvi, facciamo un piccolo ripasso. La bronchiolite è un’infezione virale, causata principalmente dal famoso Virus Respiratorio Sinciziale (RSV), ma anche da altri “colleghi” come rinovirus, metapneumovirus, ecc. Si manifesta con tosse, naso che cola, a volte febbre, e si trasmette facilmente tramite goccioline di saliva, starnuti o mani e oggetti contaminati.

Nella maggior parte dei casi, passa in una settimana o due. Ma per alcuni bimbi, specialmente i più piccoli (sotto l’anno), può diventare seria. Parliamo di difficoltà a mangiare, bisogno di ossigeno, e nei casi peggiori, ricovero in ospedale, a volte persino in terapia intensiva. Pensate che in Francia, ogni anno, il 2-3% dei neonati sotto l’anno finisce in ospedale per bronchiolite acuta. È la prima causa di ospedalizzazione per i piccolissimi in autunno e inverno! Un bel peso per le famiglie e per gli ospedali, non trovate?

Il Problema: Vedere l’Ondata Arrivare, Ma Non la Sua Forza

Il sistema di sorveglianza attuale, sia in Francia che altrove, è bravo a dirci *quando* l’epidemia inizia. Ci sono sistemi che monitorano le visite mediche, gli accessi al pronto soccorso… Ma c’è un “ma”. Questi sistemi spesso non riescono a darci un’idea chiara, e soprattutto in tempo reale, di quanto sarà severa l’epidemia. Sarà un’ondata “normale” o una di quelle che metteranno in ginocchio gli ospedali pediatrici?

Questa informazione è cruciale! Immaginate di poter allertare ospedali, pronto soccorso, medici di base con un po’ di anticipo, dicendo “Attenzione, quest’anno si preannuncia tosta!”. Permetterebbe di organizzarsi meglio, reperire personale, posti letto, risorse… Insomma, adattare la risposta sanitaria in modo più efficace e reattivo. Soprattutto dopo il COVID-19, che ha messo a nudo le fragilità strutturali del sistema sanitario (carenza di personale, servizi chiusi temporaneamente…), avere strumenti predittivi migliori è diventato ancora più urgente. La stagione 2022/23, con un’epidemia di bronchiolite particolarmente intensa e molti pronto soccorso in difficoltà, ce l’ha ricordato forte e chiaro.

La Soluzione? Il Metodo MEM (Moving Epidemic Method)

Ed ecco che entra in gioco il protagonista della nostra storia: il Moving Epidemic Method (MEM). Sviluppato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dal Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC), questo metodo è una vera chicca. Perché? Perché non si limita a dire “l’epidemia è iniziata”, ma va oltre: misura la sua intensità usando dei livelli ben definiti (basso, medio, alto, molto alto). E lo fa analizzando i dati storici.

L’idea di base è semplice ma potente: confrontare l’andamento attuale con quello delle stagioni passate per capire se siamo sotto, sopra o nella media in termini di “pressione” epidemica. È un po’ come avere un termometro per misurare la “febbre” dell’epidemia.

Fotografia realistica di un pediatra che ascolta il respiro di un neonato con uno stetoscopio in un ambulatorio pediatrico moderno e luminoso, obiettivo 35mm, profondità di campo che sfoca leggermente lo sfondo, luce naturale.

L’Esperienza in Nuova Aquitania: Mettere alla Prova il MEM

Proprio per rispondere a questa esigenza, abbiamo condotto uno studio nella regione della Nuova Aquitania, la più grande regione francese. L’obiettivo? Applicare il MEM ai dati locali sulla bronchiolite nei bambini sotto i due anni, dal 2017 al 2023, per valutarne la severità.

Come abbiamo fatto? Abbiamo usato tre tipi di dati, per avere una visione a 360 gradi:

  • Trasmissibilità del virus: Abbiamo usato i dati della rete SOS Medecins (medici di base che fanno visite urgenti a domicilio o in ambulatorio). Abbiamo guardato la percentuale di visite per bronchiolite sul totale.
  • Impatto sul sistema ospedaliero: Qui abbiamo analizzato i dati della rete OSCOUR®, che raccoglie informazioni da tutti i pronto soccorso della regione. Abbiamo misurato la percentuale di bambini ricoverati per bronchiolite dopo essere passati dal pronto soccorso.
  • Gravità della malattia: Per questo indicatore, abbiamo usato i dati ospedalieri nazionali (PMSI) sul numero di ricoveri in terapia intensiva (ICU) per bronchiolite.

Usando i dati storici delle cinque stagioni precedenti (dal 2017/18 al 2021/22), il MEM ci ha permesso di calcolare delle soglie: una soglia epidemica (per capire quando inizia l’ondata) e delle soglie di intensità (per classificarla come bassa, media, alta o molto alta). Abbiamo poi applicato queste soglie, settimana per settimana, alla stagione “corrente” (nel nostro caso, il 2022/23) per valutarne la severità quasi in tempo reale e confrontarla con le precedenti.

Cosa Abbiamo Scoperto? Montagne Russe Epidemiche

I risultati sono stati davvero illuminanti! Ecco i punti salienti:

  • L’anno del COVID (2020/21): Questa stagione è stata stranissima. L’epidemia è arrivata molto in ritardo (a marzo invece che a novembre!), è durata meno ed è stata decisamente meno severa su tutti e tre gli indicatori. Sembra quasi che le misure anti-COVID (lockdown, mascherine, igiene) abbiano “congelato” anche la bronchiolite.
  • Il Ritorno di Fiamma (2021/22 e 2022/23): Le due stagioni successive, invece, sono partite in anticipo (già a inizio ottobre!) e sono durate più a lungo.
  • Il Picco del 2022/23: La stagione 2022/23 si è distinta per essere stata particolarmente severa, soprattutto in termini di impatto sul sistema ospedaliero e di gravità (ricoveri in terapia intensiva). Ha raggiunto livelli di intensità “molto alti” per tutti gli indicatori. Un’ondata davvero impegnativa.
  • Stagioni Pre-COVID: Le epidemie dal 2017 al 2020 avevano un andamento più “classico”, iniziando a novembre e durando circa 12-19 settimane, con intensità generalmente media, tranne un picco nel 2018/19.

Questi risultati suggeriscono fortemente che la pandemia di COVID-19 abbia scombussolato i normali schemi della bronchiolite. L’ipotesi più accreditata? La ridotta esposizione ai virus durante i lockdown ha creato un “vuoto immunitario” (immunity gap) nei bambini più piccoli, rendendoli più suscettibili quando i virus hanno ricominciato a circolare liberamente. Questo spiegherebbe sia le partenze anticipate che la maggiore severità delle ultime stagioni.

Immagine macro di uno schermo di computer che mostra grafici lineari colorati rappresentanti l'andamento delle epidemie di bronchiolite nel tempo, con soglie di intensità evidenziate, obiettivo macro 60mm, alta definizione, illuminazione controllata da ufficio.

Il MEM: Uno Strumento Potente, Ma Non Perfetto

Diciamocelo, il MEM si è rivelato uno strumento fantastico. È standardizzato (quindi permette confronti tra diverse aree o nazioni), è relativamente semplice e rapido da implementare, e fornisce informazioni tempestive che possono davvero guidare le decisioni di sanità pubblica. Usare tre fonti dati diverse ci ha dato una visione più completa, coprendo sia i casi lievi (visti da SOS Medecins) che quelli più gravi (pronto soccorso e terapie intensive).

Ovviamente, come ogni strumento, ha i suoi limiti.

  • I dati di SOS Medecins e OSCOUR si basano su diagnosi cliniche, non sempre confermate da test di laboratorio. Questo può introdurre qualche imprecisione.
  • La rete SOS Medecins non copre tutto il territorio in modo uniforme (è più presente nelle aree urbane) e si concentra sulle urgenze, quindi non rappresenta tutta l’assistenza ambulatoriale.
  • Ci possono essere problemi di codifica delle diagnosi nei dati del pronto soccorso (nel 2022 mancava il 10% dei codici!).
  • I dati sui ricoveri in terapia intensiva (il nostro indicatore di gravità) arrivano con un certo ritardo (mesi!), quindi non sono utilizzabili per una valutazione *in tempo reale* della gravità. Per fortuna, dal 2023 è attivo un nuovo sistema di sorveglianza per i casi gravi che potrebbe colmare questa lacuna in futuro.
  • Infine, la proporzione di visite per bronchiolite può essere influenzata dalla circolazione di altri virus o patologie. Durante il COVID, ad esempio, le visite mediche generali erano diminuite, alterando potenzialmente le percentuali.

Nonostante queste limitazioni, che è importante conoscere, il MEM rimane un passo avanti enorme.

Guardando al Futuro: Cosa Ci Riserva il MEM?

Questa esperienza in Nuova Aquitania è stata così positiva che il MEM è stato integrato nella sorveglianza regionale continua della bronchiolite. I risultati vengono ora inclusi nei bollettini epidemiologici, fornendo un’informazione preziosa per chi deve prendere decisioni.

Ma le potenzialità non finiscono qui!

  • Valutare le strategie di prevenzione: Pensate ai nuovi strumenti come l’anticorpo monoclonale Beyfortus® (nirsevimab) per i neonati o il vaccino Abrysvo® per le donne in gravidanza. Il MEM potrebbe essere un ottimo modo per monitorare se queste campagne stanno effettivamente riducendo la severità delle epidemie. Sarebbe fantastico poter misurare l’impatto!
  • Confronti globali: Molti paesi usano già il MEM per l’influenza. Estenderlo alla bronchiolite permetterebbe di avere un quadro globale della situazione e confrontare l’intensità delle epidemie a livello internazionale.
  • Allerta precoce e piani di emergenza: Il MEM può diventare un tassello fondamentale per attivare tempestivamente i piani di emergenza ospedalieri (i cosiddetti “piani bianchi” in Francia), mobilitando risorse umane e materiali prima che la situazione diventi critica.

Fotografia di personale sanitario in un reparto pediatrico affollato durante un picco epidemico, teleobiettivo 100mm, luce ospedaliera artificiale, si percepisce il movimento e l'urgenza, fast shutter speed.

In conclusione, il Moving Epidemic Method non è solo un algoritmo complesso per addetti ai lavori. È uno strumento concreto, agile ed efficace che ci aiuta a capire meglio le dinamiche della bronchiolite e, soprattutto, a prepararci ad affrontarle. Ci permette di passare da una semplice conta dei casi a una valutazione della loro “pesantezza”, un’informazione chiave per proteggere la salute dei nostri bambini e la tenuta del nostro sistema sanitario. Un piccolo passo per la statistica, un grande passo per la salute pubblica!

Fonte: Springer

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *