Vaccini COVID e Malattie Autoimmuni/Reumatiche: Cosa Ci Dicono Davvero i Dati Europei?
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un argomento che ha suscitato parecchio interesse e, diciamocelo, anche qualche preoccupazione durante la campagna vaccinale contro il COVID-19: il possibile legame tra i vaccini e l’insorgenza o il peggioramento di malattie autoimmuni e reumatiche (che abbrevieremo con IMRDs, dall’inglese Immune-Mediated and Rheumatic Diseases). Sappiamo bene che i vaccini COVID-19 hanno un profilo di sicurezza ben consolidato, ma con milioni e milioni di dosi somministrate in Europa, è normale che emergano segnalazioni di eventi avversi, anche rari. Proprio per fare chiarezza, mi sono imbattuto in uno studio affascinante che ha analizzato a fondo i dati europei. Andiamo a vedere insieme cosa hanno scoperto!
Lo Studio: Un Tuffo nei Dati di EudraVigilance
Immaginate un enorme database, chiamato EudraVigilance (EV), dove confluiscono tutte le segnalazioni di sospetti eventi avversi a farmaci e vaccini (i cosiddetti ICSRs, Individual Case Safety Reports) raccolte nell’Unione Europea, più quelle del Regno Unito post-Brexit. Bene, i ricercatori hanno setacciato questo mare di dati, concentrandosi su tutte le segnalazioni relative ai vaccini COVID-19 autorizzati in UE fino a giugno 2021 (parliamo di tozinameran – Pfizer, elasomeran – Moderna, ChAdOx1-S NCoV-19 – AstraZeneca, e Ad26.Cov2.S – Janssen) registrate tra il 1° gennaio 2021 e il 23 ottobre 2023.
L’obiettivo? Identificare tutte quelle segnalazioni che descrivevano eventi avversi riconducibili a malattie autoimmuni o reumatiche. Per farlo, hanno usato delle categorie standardizzate (le SMQs, Standardized MedDRA Queries) come “Artrite”, “Tendinopatie”, “Vasculite”, “Lupus eritematoso sistemico” e “Altri disturbi immuno-mediati”. Una volta isolati questi casi, hanno applicato un’analisi statistica chiamata “analisi di disproporzionalità” (calcolando il ROR, Reporting Odds Ratio) per vedere se la frequenza di segnalazione di questi specifici eventi fosse diversa tra i vari tipi di vaccino. In parole povere: c’è un vaccino per cui vengono segnalate più spesso queste problematiche rispetto a un altro?
I Numeri Chiave: Cosa Emerge dai Dati?
Su oltre 2,2 milioni di segnalazioni totali per i vaccini COVID-19, ne sono state identificate circa 45.352 (il 2%) che riportavano almeno un evento avverso legato a condizioni reumatiche o autoimmuni. Non tantissime in proporzione, confermando che si tratta di eventi rari, come già suggerito dalla letteratura scientifica.
Ecco qualche dato interessante emerso:
- Il vaccino più frequentemente sospettato in queste segnalazioni è stato il tozinameran (Pfizer), con il 54,2% dei casi. Questo, però, va letto con cautela: è stato anche il vaccino più utilizzato in assoluto in Europa, quindi è logico aspettarsi più segnalazioni in termini assoluti. Non significa automaticamente che sia “più pericoloso”.
- Seguono ChAd (AstraZeneca) con il 23,4%, elasomeran (Moderna) con il 17,0% e Ad26.Cov2.S (Janssen) con il 4,0%. Una piccola percentuale (1,4%) riguardava vaccinazioni eterologhe (mix di vaccini).
- La maggior parte delle segnalazioni riguardava adulti (18-64 anni) e anziani (65-85 anni), i target principali delle campagne vaccinali.
- Le donne sono state le più rappresentate nelle segnalazioni, un dato che si allinea sia con la tendenza generale delle reazioni avverse sia con la maggiore incidenza di malattie autoimmuni nel sesso femminile.
- Curiosamente, circa metà delle segnalazioni proveniva direttamente dai cittadini/consumatori, e l’altra metà da operatori sanitari. Un dato insolito rispetto alla farmacovigilanza tradizionale, dove di solito segnalano di più i professionisti, ma che riflette la grande partecipazione pubblica durante la pandemia.
- Più della metà degli eventi segnalati è stata classificata come grave (richiedendo ospedalizzazione, mettendo a rischio la vita o avendo altre conseguenze clinicamente importanti).
- Purtroppo, in quasi il 45% dei casi, l’esito riportato era “Non guarito/Non risolto” al momento della segnalazione.

Quali Condizioni Sono State Segnalate Più Spesso?
Le categorie (SMQ) più frequenti sono state:
- Altri disturbi immuno-mediati (43,7%): Qui dentro, l’evento singolo più riportato è stata la Sindrome di Guillain-Barré (GBS), una rara malattia neurologica autoimmune.
- Artrite (30,3%): Inclusi casi generici di artrite e casi specifici di artrite reumatoide.
- Vasculite (13,1%): Infiammazione dei vasi sanguigni, con la polimialgia reumatica come evento più comune in questa categoria.
- Lupus eritematoso sistemico (7,7%): Con la trombocitopenia autoimmune come evento più segnalato.
- Tendinopatie (5,2%): Come la tendinite.
È interessante notare come la GBS, l’artrite e l’artrite reumatoide siano tra gli eventi specifici più segnalati. La letteratura scientifica sta ancora studiando a fondo il possibile legame tra vaccini (non solo COVID) e queste condizioni, ipotizzando meccanismi come la “mimetizzazione molecolare” (il sistema immunitario confonde componenti del vaccino con proteine del corpo) o l'”attivazione bystander” (un’iper-stimolazione generale del sistema immunitario).
L’Analisi di Disproporzionalità: Differenze tra Vaccini?
Qui le cose si fanno più tecniche, ma cercherò di semplificare. L’analisi ROR ha confrontato la probabilità di segnalazione di questi eventi tra i diversi vaccini. Cosa è emerso?
- Sembra esserci una minore probabilità di segnalazione di eventi nelle categorie “Artrite”, “Vasculite” e “Tendinopatie” per il vaccino Ad26.Cov2.S (Janssen) rispetto agli altri vaccini (Pfizer, Moderna, AstraZeneca) e anche rispetto alla vaccinazione eterologa.
- Di contro, i vaccini a mRNA (Pfizer e Moderna) sembrano essere associati a una maggiore probabilità di segnalazione per queste stesse categorie, sempre rispetto a Janssen.
- Non sono emerse associazioni statisticamente significative per le categorie “Lupus” e “Altri disturbi immuno-mediati” nell’analisi principale.

Un Dettaglio Cruciale: Nuova Insorgenza vs. Riacutizzazione
I ricercatori hanno fatto un passo in più, molto intelligente. Hanno provato a distinguere tra pazienti che probabilmente hanno sviluppato una malattia autoimmune/reumatica ex novo dopo il vaccino e pazienti che forse avevano già una condizione preesistente e hanno avuto una riacutizzazione (un “flare”). Come? Hanno usato i farmaci assunti dai pazienti (riportati nelle segnalazioni) come un indicatore indiretto: se un paziente assumeva già farmaci anti-reumatici, era più probabile avesse una malattia preesistente.
E qui la scoperta interessante:
- Per il vaccino Janssen (Ad26.Cov2.S), l’associazione con vasculite e tendinopatie è risultata significativa solo nel confronto con AstraZeneca e solo nel sottogruppo di pazienti che probabilmente avevano già una malattia reumatica. Sembrerebbe quindi che per Janssen le segnalazioni siano più legate a possibili riacutizzazioni.
- Al contrario, per i vaccini mRNA (Pfizer, Moderna) e per AstraZeneca, la probabilità di segnalare artrite, vasculite e tendinopatie sembra essere maggiore nei pazienti senza una malattia reumatica preesistente. Questo suggerisce che il segnale per questi vaccini potrebbe essere più legato a casi di nuova insorgenza.
Questo rafforza l’ipotesi che i vaccini a mRNA possano essere associati più frequentemente (in termini di segnalazioni, ricordiamolo!) a nuove diagnosi di malattie autoimmuni reumatiche rispetto ai vaccini a vettore virale.

Limiti e Cautela: Cosa Non Possiamo Dire
È fondamentale sottolineare i limiti di questo tipo di studi basati su segnalazioni spontanee.
- Sotto-segnalazione: Molti eventi avversi, specialmente quelli lievi, non vengono mai segnalati. Quello che vediamo è solo la punta dell’iceberg.
- Bias di segnalazione: Eventi gravi tendono ad essere segnalati più spesso. Inoltre, la notorietà di un possibile effetto collaterale (se ne parla sui media, ecc.) può influenzare la propensione a segnalarlo (notoriety bias).
- Qualità dei dati: Soprattutto con molte segnalazioni da parte dei consumatori, i dettagli clinici possono essere incompleti o meno precisi. Non si avevano dati sul numero di dosi ricevute, ad esempio.
- Mancanza di un denominatore: Non sappiamo esattamente quante persone hanno ricevuto ciascun vaccino nel periodo considerato. Per questo non possiamo calcolare un’incidenza reale (quanti casi ogni tot vaccinati), ma solo confrontare le frequenze di segnalazione relativa (disproporzionalità).
- Nessuna causalità: Questo studio può identificare un segnale statistico, un’associazione, ma non può dimostrare un rapporto di causa-effetto. Potrebbero esserci altri fattori confondenti (comorbidità non note, lo stress pandemico, ecc.).
Conclusioni: Cosa Portiamo a Casa?
Questo studio europeo ci offre uno spaccato importante sulla segnalazione di eventi autoimmuni e reumatici dopo la vaccinazione COVID-19.
Punti chiave:
- Questi eventi sono stati segnalati, ma rappresentano una piccola percentuale (circa il 2%) di tutte le segnalazioni post-vaccino, confermando la loro rarità.
- L’analisi di disproporzionalità suggerisce che la frequenza di segnalazione di alcune di queste condizioni (artrite, vasculite, tendinopatie), specialmente come nuova insorgenza, potrebbe essere più alta per i vaccini a mRNA rispetto ai vaccini a vettore virale (in particolare Janssen).
- I dati su Janssen sembrano più orientati verso possibili riacutizzazioni di condizioni preesistenti.
- Questi sono segnali che necessitano di ulteriori studi (farmacoepidemiologici) per essere confermati e per capirne i meccanismi. Non dimostrano causalità.
Il messaggio finale è che la farmacovigilanza funziona: monitora costantemente la sicurezza dei vaccini anche dopo la loro approvazione. Questi dati contribuiscono a definire meglio il profilo di sicurezza, anche per eventi rari. È importante che gli operatori sanitari siano consapevoli di questi potenziali (seppur rari) rischi per poterli riconoscere e gestire al meglio, mantenendo al contempo la fiducia nei programmi di vaccinazione che restano uno strumento fondamentale di salute pubblica.

Fonte: Springer
