Immagine concettuale che rappresenta la lotta interiore e la forza di volontà. Un uomo stilizzato in piedi di fronte a un bivio illuminato, uno verso una luce calda e invitante (tentazione) e l'altro verso un sentiero più arduo ma virtuoso (obiettivo a lungo termine). Stile fotorealistico, con profondità di campo, illuminazione drammatica, duotone blu e arancione per accentuare il conflitto. Prime lens, 35mm.

Ulisse e le Sirene: Quando la Forza di Volontà Non Basta (e Chiediamo Aiuto Esterno)

Ammettiamolo, chi di noi non ha mai lottato con la propria forza di volontà? Quelle diete iniziate con tanto entusiasmo e abbandonate dopo pochi giorni, la promessa di studiare ogni sera infranta dalla tentazione di una nuova serie TV, o quel “solo un altro cioccolatino” che si trasforma in una tavoletta intera. Insomma, la battaglia tra i nostri desideri immediati e i nostri obiettivi a lungo termine è un classico dell’esperienza umana. E se vi dicessi che a volte, la strategia migliore non è fare affidamento solo sulla nostra incrollabile (o meno) forza interiore, ma ammettere i nostri limiti e cercare un “controllo esterno”?

Pensate alla storia di Ulisse e le Sirene. Un racconto epico che, riletto con gli occhi della moderna economia comportamentale, ci svela meccanismi psicologici affascinanti. Ulisse, per non cedere al canto ammaliatore delle Sirene che lo avrebbe portato alla rovina, cosa fa? Si fa legare all’albero maestro della nave, dopo aver tappato le orecchie ai suoi marinai con la cera. Un gesto che, a prima vista, sembra una semplice astuzia. Ma c’è di più, molto di più.

Il “Solito” Autocontrollo e i Suoi Limiti

Spesso, quando parliamo di autocontrollo, pensiamo a strategie come quella dei marinai di Ulisse: eliminare la tentazione alla radice. Se non senti il canto, non sei tentato. Questo è quello che gli economisti chiamano “impegno rigido” (hard commitment). Funziona, certo. Se tolgo tutti i dolci da casa, è più facile non mangiarli. Modelli economici come quello di Gul e Pesendorfer (2001) hanno esplorato a fondo questa idea: valutiamo le opzioni quando siamo in uno stato “freddo”, razionale, e cerchiamo di vincolarci per quando saremo in uno stato “caldo”, preda delle emozioni e delle tentazioni. Il problema è che questo approccio presuppone che, eliminando la tentazione, scompaia anche il desiderio o il costo di resistervi.

Ma Ulisse fa qualcosa di diverso per sé stesso. Lui vuole ascoltare il canto delle Sirene, vuole vivere quell’esperienza, ma sa anche che, se fosse libero di agire, si getterebbe in mare. Ecco che entra in gioco un concetto più sfumato: la preferenza per un controllo esterno quando si anticipa una debolezza della propria forza di volontà.

Legarsi all’Albero: La Forza di Ammettere la Debolezza

La scelta di Ulisse di farsi legare è geniale proprio perché riconosce i limiti della sua forza di volontà. Non si tratta solo di evitare la tentazione (come per i suoi marinai), ma di esporsi ad essa sapendo di essere protetto da una forza esterna. Lui sentirà il canto, soffrirà la tentazione, ma sarà fisicamente impossibilitato a cedere. Questo, amici miei, è un livello di auto-consapevolezza e strategia che va oltre il semplice “tapparsi le orecchie”.

Questo scenario ci dice che, a volte, preferiamo essere costretti a fare la scelta giusta, anche se ciò implica subire il disagio della tentazione. Perché? Perché sappiamo che, da soli, potremmo non farcela. Il modello di Gul e Pesendorfer, o anche estensioni successive come quella di Noor e Takeoka (2010) che considerano un costo crescente dell’autocontrollo, non riescono a spiegare completamente la scelta di Ulisse. Sembrerebbe quasi irrazionale, secondo quei modelli, esporsi volontariamente a una tentazione così forte per poi farsi “bloccare”.

Invece, modelli più recenti, come quello proposto da Liang e colleghi (2020) sull’autocontrollo costoso con forza di volontà limitata, iniziano a darci una chiave di lettura. Se la nostra forza di volontà è una risorsa finita, allora ha senso cercare meccanismi esterni che ci aiutino quando questa risorsa si esaurisce.

Un ritratto drammatico di un uomo dall'aspetto greco antico, con barba e capelli mossi dal vento, legato strettamente all'albero maestro di una nave di legno. Il suo volto esprime un misto di agonia e desiderio mentre guarda verso creature mitologiche simili a sirene, appena visibili tra le onde agitate di un mare tempestoso. Stile fotorealistico, 35mm portrait, film noir, depth of field, duotone seppia e blu scuro.

Dall’Antica Grecia alla Vita di Tutti i Giorni

Ma lasciamo un attimo da parte Ulisse e le sue peripezie mitologiche. Quante volte ci troviamo in situazioni simili, seppur meno drammatiche?

  • Quando decidiamo di dare la nostra carta di credito a un amico durante una serata fuori per non spendere troppo.
  • Quando installiamo app che bloccano i social media dopo un certo orario.
  • Quando chiediamo a un familiare di gestire le nostre finanze perché temiamo di fare acquisti impulsivi.
  • Alcuni studi hanno persino mostrato che certi bambini preferiscono che i genitori impostino limiti di tempo per i videogiochi!

Questi sono tutti esempi di preferenza per un controllo esterno. Non è un segno di debolezza, ma di intelligenza strategica. Riconosciamo che la nostra “versione futura”, quella in preda alla tentazione del momento (“hot state”), potrebbe prendere decisioni dannose per la nostra “versione presente e pianificatrice” (“cold state”).

Perché Scegliamo di Essere “Costretti”?

La bellezza di questo approccio, basato sulla “preferenza rivelata” (cioè, le nostre scelte mostrano cosa realmente preferiamo), è che rispetta la sovranità dell’individuo. Non è un paternalismo imposto dall’alto, ma una scelta consapevole. Se scelgo di farmi “legare all’albero”, è perché, nel mio stato lucido, ritengo che sia la soluzione migliore per il mio benessere complessivo, anche se la mia versione futura “urlante e tentata” non sarà d’accordo al momento.

La preferenza per un controllo esterno emerge proprio quando il costo di resistere alla tentazione supera la nostra riserva di forza di volontà. Se Ulisse avesse avuto una forza di volontà infinita, avrebbe potuto ascoltare le Sirene e poi tranquillamente ordinare di proseguire. Ma non ce l’ha. E, diciamocelo, nemmeno noi.

Questo tipo di meccanismo è diverso dai modelli che parlano di “cambiamento dei gusti” nel tempo (come lo sconto quasi-iperbolico) o di un conflitto tra un “pianificatore” lungimirante e un “esecutore” miope. Qui, l’individuo è consapevole del suo limite intrinseco di fronte a una specifica tentazione e agisce di conseguenza, cercando un aiuto esterno per non soccombere.

La ricerca in questo campo, quindi, non solo ci aiuta a capire meglio Ulisse, ma ci fornisce strumenti per interpretare e, perché no, migliorare le nostre decisioni quotidiane. Se sappiamo che una certa situazione ci metterà a dura prova, forse la mossa più saggia non è stringere i denti e sperare, ma, come il nostro eroe greco, trovare un modo per “legarci all’albero”.

Incertezza e il “Gap Empatico Caldo-Freddo”

C’è un’ulteriore complicazione: a volte, quando siamo nel nostro stato “freddo” e razionale, sottovalutiamo quanto sarà forte la tentazione o quanto sarà debole la nostra forza di volontà nello stato “caldo”. Questo è noto come “hot-cold empathy gap”. In questi casi, la decisione di optare per un controllo esterno potrebbe anche riflettere una nostra valutazione (soggettiva) della probabilità di fallire. Se penso che ci sia un’alta probabilità che la mia forza di volontà ceda, allora il controllo esterno diventa un’opzione ancora più attraente, anche se c’è una piccola possibilità che, in quel momento futuro, io riesca a resistere da solo.

In situazioni meno estreme di “vita o morte” rispetto a Ulisse, e dove c’è solo una piccola possibilità che cedere alla tentazione sia dovuto a una reale insufficienza di forza di volontà, potremmo preferire mantenere la nostra libertà di scelta. Ma quando la posta in gioco è alta, o la consapevolezza dei nostri limiti è forte, il controllo esterno diventa un alleato prezioso.

In conclusione, la storia di Ulisse ci insegna che ammettere i limiti della propria forza di volontà e cercare attivamente strategie di controllo esterno non è una sconfitta, ma una forma sofisticata di autogestione. È un modo per allineare le nostre azioni con i nostri obiettivi più profondi, anche quando le sirene della tentazione cantano a squarciagola. E voi, a quale albero vi siete mai “legati”?

Una scrivania moderna e ordinata. Su di essa, un portafoglio aperto con dentro solo una piccola quantità di contanti e nessuna carta di credito. Accanto, uno smartphone con un'app aperta che mostra un timer per il blocco delle notifiche. Macro lens, 60mm, high detail, precise focusing, controlled lighting, luce naturale da una finestra laterale.

Fonte: Springer

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