Twitter in Fuga: La Diaspora Digitale e il Destino dei Follower
Ehilà, gente del web! Avete presente quella sensazione un po’ strana, come quando il vostro pub preferito cambia gestione e all’improvviso non è più lo stesso? Ecco, una cosa simile sta succedendo nel mondo dei social media, e il protagonista indiscusso di questo trambusto è il nostro vecchio amico Twitter, ora conosciuto come X. Sembra che un bel po’ di utenti stiano facendo le valigie, cercando nuovi lidi digitali. Ma dove vanno? E, soprattutto, la loro “fama” li segue? Oggi ci tuffiamo proprio in questa “diaspora da Twitter”, armati di dati e curiosità!
Ma perché questa fuga di cervelli… ehm, di utenti?
Ricordate quando Elon Musk ha comprato Twitter nell’ottobre 2022? Beh, diciamo che non è passato inosservato. Musk, con la sua idea di “libertà di parola assoluta”, ha diviso gli animi. Alcuni hanno applaudito, altri si sono preoccupati per il possibile aumento di notizie poco affidabili e, diciamocelo, di un ambiente un po’ tossico. Pensate a Jennifer Lopez, una tra i tanti vip che ha cercato alternative. Ma non è solo una questione di policy. A volte, quando personaggi noti vengono “deplatformati” (cioè bannati) da un social, i loro sostenitori li seguono su piattaforme più in linea con le loro idee. Questo solleva una domanda intrigante: l’influenza che hai su un sito si trasferisce automaticamente su un altro?
Figure come Donald Trump, che dopo il ban da Twitter è approdato su Truth Social, o lo stesso Elon Musk con i suoi endorsement nel mondo delle criptovalute, ci mostrano quanto l’influenza online sia diventata un indicatore di leadership. Le loro mosse possono scatenare vere e proprie migrazioni di massa. E non dimentichiamo le testate giornalistiche: il Guardian ha lasciato X definendola una “piattaforma mediatica tossica”, e la National Public Radio (NPR) se n’è andata dopo essere stata etichettata come “media affiliato allo stato”. Anche celebrità come Elton John hanno espresso preoccupazione per la diffusione di disinformazione, Gigi Hadid ha parlato di “pozzo nero d’odio” e Toni Braxton ha dichiarato che Twitter “non è più un posto sicuro”. Insomma, le motivazioni sono tante e diverse.
Le nuove terre promesse: Threads, Mastodon, Truth Social
Quando si decide di cambiare aria, dove si va? Lo studio che ho analizzato ha messo sotto la lente tre alternative principali: Threads, la risposta di casa Meta (sì, quelli di Facebook e Instagram), Mastodon, un social decentralizzato un po’ più di nicchia, e Truth Social, la piattaforma legata a Donald Trump. Ognuna con le sue peculiarità.
La scelta non è casuale. La “teoria push-pull” ci dice che ci sono fattori che ci spingono via da una piattaforma (push) e altri che ci attraggono verso una nuova (pull). Questi possono essere il design, il livello di tossicità, le politiche di moderazione, o semplicemente la presenza della nostra cerchia di amici. Per esempio, chi va su Truth Social potrebbe farlo per una questione di allineamento ideologico. Chi sceglie Mastodon, invece, potrebbe essere attratto dal suo modello decentralizzato, dalla privacy o dai principi open-source. Sono differenze che contano e che modellano il modo in cui la nostra reputazione viene percepita altrove.
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Un aspetto interessante emerso è che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare (uno chiude un account per aprirne un altro), chi ha deciso di migrare è risultato più propenso a mantenere attivo il proprio account X/Twitter rispetto a chi non ha migrato. Forse chi è più attivo sui social in generale tende anche a esplorare più piattaforme? È un’ipotesi!
La domanda da un milione di follower: la popolarità si trasferisce?
Eccoci al dunque. Se ho un sacco di follower su X/Twitter e decido di traslocare, me li porto dietro? Lo studio ha cercato di rispondere proprio a questo. E i risultati sono, come dire, sfaccettati.
Prima scoperta: pare che gli utenti con un grosso seguito su X/Twitter siano più inclini a migrare. Ogni follower in più aumentava del 20% la probabilità di fare le valigie! Anche avere un account X/Twitter da più tempo sembrava spingere leggermente verso la migrazione. Forse chi ha più “potere” sulla piattaforma è anche più sensibile ai cambiamenti o più disposto a rischiare su nuovi lidi?
Ma la vera chicca è questa: il numero di follower tende a trasferirsi in modo significativo su Threads. Se avevi 10.000 follower su X, è molto probabile che tu ne abbia un numero simile su Threads. Questo, però, non succede con Mastodon o Truth Social. Lì, la correlazione tra i follower sulla vecchia e la nuova piattaforma è risultata debole o inesistente. Sembra quasi che Threads, forse per la sua natura più generalista e l’integrazione con l’ecosistema Meta, riesca a “catturare” meglio l’audience preesistente.
Come abbiamo scoperto tutto questo? Un pizzico di scienza dei dati
Vi chiederete come si fa a tracciare questi movimenti. Beh, i ricercatori hanno preso un bel campione di account X/Twitter (oltre 117.000!) e hanno cercato corrispondenze di username su Threads, Mastodon e Truth Social. Hanno poi raccolto dati come il numero di follower, la data di creazione dell’account, ecc., sia sulla piattaforma di partenza che su quelle di arrivo. Hanno creato un gruppo di “migranti” (circa 7.430 utenti che avevano un account X e almeno un altro su una delle nuove piattaforme) e un gruppo di controllo (utenti rimasti solo su X). Certo, basarsi sugli username identici ha i suoi limiti – non tutti usano lo stesso nome ovunque – ma è un metodo pratico per iniziare.
Analizzando questi dati con un po’ di magia statistica (regressioni logistiche e OLS, per i più curiosi), sono emerse le tendenze che vi ho raccontato. Ad esempio, hanno confrontato il numero di follower su X con quello sulle nuove piattaforme per vedere se c’era una “corrispondenza”. Ed è qui che Threads ha brillato, mostrando una forte correlazione (un bel R = 0.703, per chi mastica i numeri), mentre per Mastodon e Truth Social i risultati non erano statisticamente significativi.

Cosa ci portiamo a casa da questa storia?
Allora, cosa impariamo da tutto ciò?
- Chi migra, spesso non abbandona del tutto X/Twitter: un po’ come tenere un piede in due scarpe, forse per non perdere contatti o per vedere come evolvono le cose.
- I “pezzi grossi” sono più propensi a muoversi: avere tanti follower su X sembra essere un incentivo a esplorare nuove piattaforme.
- Threads sembra essere l’erede più diretto per quanto riguarda il seguito: se la tua popolarità si misura in follower, lì hai buone possibilità di mantenerla. Su Mastodon e Truth Social, invece, è come ricominciare un po’ da capo, almeno in termini di numeri.
Queste scoperte sono oro colato per chi sviluppa piattaforme social (come trattenere gli utenti?), per i politici (come gestire la portabilità dei dati e la concorrenza?) e anche per noi utenti (come gestiamo la nostra presenza online e la nostra influenza?).
Certo, ogni studio ha i suoi limiti. Qui ci si è basati sulla corrispondenza degli username, si sono guardati i numeri dei follower ma non chi sono effettivamente questi follower, e l’analisi si è concentrata su queste tre piattaforme. Ma è un tassello importante per capire un mondo, quello dei social, che cambia alla velocità della luce.
Insomma, la diaspora da Twitter è un fenomeno complesso e affascinante. Ci dice molto su come viviamo le nostre identità digitali e su come cerchiamo spazi online che rispecchino i nostri valori o semplicemente le nostre abitudini. E voi, avete notato questi cambiamenti? Siete tra quelli che hanno cercato alternative a X/Twitter? Fatemelo sapere, sono curiosissimo!
Fonte: Springer
