Micrografia elettronica a trasmissione fotorealistica che mostra un batterio Mycobacterium tuberculosis all'interno di un fagosoma acido di un macrofago, con dettagli ultrastrutturali visibili, illuminazione interna che evidenzia il batterio, lente ad alta magnificazione.

Tubercolosi: Vi Svelo il Trucco Acido che Rende Forte il Batterio!

Ragazzi, parliamo di un nemico davvero tosto: il Mycobacterium tuberculosis (Mtb), il batterio responsabile della tubercolosi. Pensate che ancora oggi fa strage, con milioni di morti ogni anno, ed è la principale causa di morte per un singolo agente infettivo. E come se non bastasse, stanno aumentando i casi resistenti ai farmaci. Insomma, un bel problema.

La maggior parte dei farmaci che usiamo cerca di colpire punti deboli essenziali per la sopravvivenza di questo batterio. Una strategia promettente è quella di bloccare la produzione di “mattoncini” fondamentali, come gli amminoacidi. Tra questi, ce n’è uno super importante: la metionina.

Perché è così cruciale? Beh, la metionina è l’amminoacido che dà il via alla sintesi delle proteine nei batteri, ma serve anche per un sacco di altre cose vitali, come produrre cisteina, biotina, e una molecola chiamata SAM, fondamentale per tantissime reazioni cellulari. Bloccare la sua produzione sembra un’ottima idea per mettere KO il batterio della tubercolosi.

Il Mistero della Doppia Via per la Metionina

Normalmente, i batteri producono metionina attraverso un percorso biochimico ben noto, chiamato via della transsulfurazione. Anche Mtb ce l’ha, e sappiamo che è importante per la sua crescita. Ma c’è un dettaglio strano: alcuni geni di questa via non sono strettamente indispensabili. Come mai? Sembra che Mtb abbia un “piano B”, una via alternativa.

Ed è qui che entra in gioco la nostra scoperta, o meglio, la conferma di un sospetto. Esiste un’altra reazione, chiamata sulfidrilazione diretta, che permette di produrre un precursore della metionina (l’omocisteina) partendo da una molecola chiamata O-succinil omoserina (OSH). La cosa interessante è che questa via usa come “donatore di zolfo” non la cisteina (come nella via classica), ma l’acido solfidrico (H2S), quel gas che puzza di uova marce!

In Mtb, il gene che codifica per l’enzima responsabile di questa reazione si chiama metZ. Analizzando la sua sequenza, abbiamo visto che assomiglia molto agli enzimi simili presenti in altri batteri. Così, ci siamo chiesti: quanto è importante questa via alternativa per Mtb?

La Prova dell’Acido: Quando MetZ Diventa Essenziale

Per capirlo, abbiamo fatto una cosa un po’ drastica: abbiamo eliminato il gene metZ dal batterio, creando un mutante (che chiameremo ΔmetZ). All’inizio, sembrava non cambiare molto. Se coltivavamo il batterio mutante in condizioni normali, su diversi tipi di “cibo” (glicerolo, colesterolo, propionato), cresceva bene come il batterio normale (wild-type, Rv-WT).

Ma Mtb non vive sempre in condizioni “normali”. Quando infetta il nostro corpo, finisce dentro delle cellule immunitarie chiamate macrofagi. All’inizio, l’ambiente dentro il macrofago è abbastanza tranquillo, ma poi la cellula cerca di difendersi e rende l’ambiente molto più ostile: produce sostanze tossiche (come ROS e RNI) e, soprattutto, abbassa drasticamente il pH, rendendolo molto acido (pH 5.5 o anche meno). Questo è uno stress enorme per il batterio.

E qui abbiamo visto la differenza! Abbiamo provato a far crescere il nostro mutante ΔmetZ a pH acido. A pH 7.2 (neutro), tutto ok. Ma già a pH 5.5, il mutante faceva fatica a crescere, e a pH 5.0 si bloccava completamente! Invece, il batterio normale e un ceppo “corretto” (in cui avevamo reinserito il gene metZ) se la cavavano molto meglio.

Immagine macro ad alta definizione di colonie di Mycobacterium tuberculosis che crescono su un terreno di coltura in una piastra di Petri, illuminazione controllata per evidenziare la texture cerosa delle colonie, lente macro 100mm.

Questo ci ha fatto capire che la via di MetZ è fondamentale proprio quando l’ambiente diventa acido. E infatti, misurando l’espressione dei geni, abbiamo visto che a pH 5.5 il batterio produceva molto più enzima MetZ (circa 12 volte di più!) rispetto a pH neutro. È come se il batterio “sentisse” l’acidità e attivasse il suo piano B.

La cosa interessante è che, se aggiungevamo metionina dall’esterno al nostro mutante ΔmetZ che cresceva a pH acido, questo si riprendeva e ricominciava a crescere! Questo conferma che il problema era proprio la mancanza di metionina in quelle condizioni.

Dentro la Macchina Molecolare: Perché l’Acidità?

Ma perché MetZ funziona meglio a pH acido? Qui ci è venuta in aiuto la biologia computazionale. Abbiamo usato simulazioni al computer (dinamica molecolare, MD) per vedere come l’enzima MetZ interagisce con il suo “carburante”, la molecola OSH, a pH neutro (7.0) e a pH acido (5.5).

I risultati sono stati affascinanti! Abbiamo scoperto che a pH 5.5, la molecola OSH si lega al sito attivo dell’enzima MetZ in modo molto più stabile e forte rispetto a pH 7.0. Questo è dovuto a come cambiano le cariche elettriche (protonazione) degli amminoacidi dell’enzima a pH acido, permettendo la formazione di legami più robusti (ponti idrogeno e ponti salini) con l’OSH. In pratica, l’ambiente acido ottimizza l’enzima per farlo lavorare meglio!

E da dove prende lo zolfo (sotto forma di H2S) questa via? Sembra che Mtb stesso produca più H2S quando si trova a pH acido. Quindi, il batterio non solo attiva l’enzima giusto, ma si procura anche il “materiale” necessario per farlo funzionare in quelle condizioni difficili.

Mettere KO Entrambe le Vie: La Prova della Ridondanza

Ok, MetZ è importante a pH acido. Ma la via classica (transsulfurazione) che fine fa? Funzionano in modo indipendente? Per verificarlo, abbiamo usato un’altra tecnica genetica (CRISPRi) per “spegnere” un gene chiave della via classica, metB, sia nel batterio normale sia nel nostro mutante ΔmetZ.

  • Spegnere metB nel batterio normale non ha causato grossi problemi di crescita in condizioni standard. Evidentemente, la via di MetZ poteva compensare.
  • Ma spegnere metB nel mutante che già non aveva metZ (ΔZ::metBKD) è stato un disastro! Il batterio faceva molta fatica a crescere e aveva livelli di metionina intracellulare molto più bassi.

Questo dimostra chiaramente due cose:
1. Le due vie (transsulfurazione e sulfidrilazione diretta via MetZ) sono indipendenti.
2. Sono ridondanti in condizioni normali, ma diventano entrambe cruciali in diverse situazioni (la via classica a pH neutro, MetZ a pH acido). Mtb ha bisogno di entrambe per essere flessibile.

Abbiamo anche testato questo doppio mutante nei topi. Come previsto, faceva molta più fatica a crescere e a causare infezione rispetto ai batteri con almeno una via funzionante, soprattutto nelle fasi iniziali.

Visualizzazione 3D fotorealistica della proteina MetZ di Mycobacterium tuberculosis con il substrato OSH legato nel sito attivo, evidenziando i legami idrogeno e il cofattore PLP, con uno sfondo sfocato che suggerisce un ambiente cellulare acido, illuminazione drammatica.

Un Tallone d’Achille Inaspettato: Farmaci e Persistenza

Avere due vie per produrre metionina potrebbe influenzare la sensibilità ai farmaci? Abbiamo testato diversi antibiotici anti-TB sul nostro mutante ΔmetZ. Per la maggior parte (Rifampicina, Isoniazide, Etambutolo), non c’erano grandi differenze.

Ma abbiamo notato due cose interessanti:

  1. Il mutante ΔmetZ era più sensibile alla Pirazinamide (PZA), un farmaco che funziona meglio proprio a pH acido. Questo ha senso: se il mutante fa fatica a sopravvivere all’acidità a causa della mancanza di metionina, è logico che sia più vulnerabile a un farmaco che agisce in quell’ambiente.
  2. C’è stato un risultato sorprendente con la Bedaquilina (BDQ), un farmaco più recente che blocca la produzione di energia (ATP) nel batterio. Quando trattavamo i batteri con alte dosi di BDQ, una piccola frazione di batteri normali sopravviveva, entrando in uno stato “dormiente” chiamato persistenza. Ma nel mutante ΔmetZ, la formazione di questi batteri persistenti era significativamente ridotta!

La cosa ancora più strana è che il mutante ΔmetZ, quando trattato con BDQ, aveva livelli di ATP più alti del normale, non più bassi! Sembra che la mancanza della via MetZ, pur non bloccando la produzione di ATP, interferisca in qualche modo con la capacità del batterio di entrare nello stato di persistenza indotto da BDQ. Questo è un aspetto molto intrigante che merita ulteriori studi.

La Prova sul Campo: Meno Aggressivo nell’Ospite

Tutto questo è interessante in laboratorio, ma cosa succede nell’organismo? Abbiamo infettato delle cavie (un modello animale per la tubercolosi) con il batterio normale, il mutante ΔmetZ e il ceppo corretto.

I risultati sono stati netti. Le cavie infettate con il mutante ΔmetZ avevano una carica batterica molto più bassa nei polmoni e soprattutto nella milza rispetto agli altri gruppi. Dopo 8 settimane, nella milza i batteri mutanti erano quasi scomparsi! Anche a livello di danni ai tessuti (granulomi), le cavie infettate con ΔmetZ mostravano lesioni molto meno gravi.

Questo conferma che la via di sulfidrilazione diretta mediata da MetZ è cruciale per la patogenesi di Mtb, cioè per la sua capacità di sopravvivere, replicarsi e causare malattia all’interno dell’ospite.

Il Quadro Completo: Come Funziona il Trucco Acido

Mettiamo insieme i pezzi. Quando Mtb infetta un macrofago, all’inizio sta relativamente bene. Ma quando la cellula immunitaria si attiva, l’ambiente diventa acido e pieno di stress ossidativo. A questo punto, Mtb deve adattarsi.

Una delle sue strategie chiave è attivare il gene metZ. Questo permette al batterio di continuare a produrre metionina usando la via di sulfidrilazione diretta, sfruttando l’H2S (che forse produce lui stesso o recupera dall’ospite) e funzionando meglio proprio grazie all’acidità. Avere metionina a disposizione gli permette di:

  • Mantenere attiva la sintesi proteica e altre funzioni vitali.
  • Gestire meglio lo stress ossidativo (la metionina è legata anche alla produzione di antiossidanti come il micotiolo).
  • Mantenere un certo livello di attività metabolica e i livelli di ATP.

Senza MetZ, il batterio va in crisi a pH acido, non riesce a produrre abbastanza metionina, soffre lo stress ossidativo, rallenta il metabolismo e alla fine non riesce a sopravvivere efficacemente nell’ospite.

Cosa Ci Riserva il Futuro?

Questa scoperta apre scenari interessanti. L’enzima MetZ, essendo cruciale per la sopravvivenza di Mtb in condizioni specifiche ma importanti per l’infezione (l’ambiente acido dei macrofagi), diventa un potenziale bersaglio per nuovi farmaci.

Immaginate di avere un farmaco che blocca specificamente MetZ. Potrebbe non essere potentissimo da solo in tutte le condizioni, ma potrebbe essere usato in combinazione con altri farmaci, come la BDQ. Bloccare MetZ potrebbe rendere Mtb più vulnerabile alla BDQ, riducendo il problema della persistenza batterica, che è una delle cause principali del fallimento delle terapie e delle ricadute.

Insomma, capire i trucchi metabolici di questo batterio così adattabile ci offre nuove armi per combatterlo. La strada è ancora lunga, ma ogni passo avanti nella conoscenza è una speranza in più nella lotta contro la tubercolosi.

Fonte: Springer

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