Foto di gruppo calorosa e luminosa di genitori e bambini di diverse etnie che interagiscono gioiosamente attorno a un tavolo con materiali per attività matematiche (forme, blocchi, disegni), ambientazione domestica accogliente, prime lens 50mm, luce naturale, espressioni coinvolte e felici.

Matematica Senza Frontiere: Quando Tutte le Lingue Aiutano a Imparare (e i Genitori Diventano Supereroi!)

Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di qualcosa che mi sta davvero a cuore: come possiamo aiutare i bambini, specialmente quelli che crescono parlando più lingue, ad amare la matematica e come i loro genitori o chi si prende cura di loro (chiamiamoli *caregiver*) possono diventare protagonisti di questa avventura. Spesso, per i caregiver che vengono da altri paesi, partecipare all’apprendimento matematico dei figli può sembrare una montagna da scalare. Se ci si limita alla lingua della scuola e ai metodi tradizionali, si rischia di lasciare in un cassetto un tesoro di conoscenze e un potenziale di coinvolgimento enorme.

La Sfida: Matematica e Multilinguismo a Casa

Sappiamo da tempo quanto sia fondamentale il ruolo dei genitori nell’educazione dei figli. Ma per le famiglie multilingue con background migratorio, questa partecipazione, pur rimanendo essenziale, presenta sfide uniche. Immaginate di voler aiutare vostro figlio con i compiti di matematica, ma la lingua usata a scuola non è la vostra lingua madre, o magari i metodi che vi hanno insegnato sono diversi. Ci si può sentire inadeguati, frustrati. Studi hanno mostrato che mamme filippine in Giappone si sentivano limitate nell’aiutare i figli usando solo il giapponese, e pensavano che i loro metodi fossero “inferiori”. Lo stesso vale per genitori di origine messicana negli USA. Differenze linguistiche e di approccio scolastico possono diventare veri ostacoli.

E qui entra in gioco una distinzione importante: coinvolgimento (involvement) vs engagement. Il primo è “prendere parte” a un’attività scolastica, magari andando a un incontro. L’engagement è qualcosa di più profondo, è quel “sentirsi coinvolti”, avere un senso di appartenenza e di titolarità nell’apprendimento del proprio figlio, soprattutto quello che avviene a casa. Ed è proprio sull’engagement a casa che vogliamo puntare, perché sembra essere quello che fa davvero la differenza nei risultati scolastici.

La Scintilla: Il Potere del Translanguaging

E se dicessimo ai caregiver: “Usate tutte le vostre lingue! Parlate, spiegate, giocate con la matematica nella lingua (o nelle lingue) in cui vi sentite più a vostro agio”? Questo approccio si chiama translanguaging. Non si tratta solo di tradurre, ma di usare l’intero repertorio linguistico di una persona – tutte le lingue che conosce e capisce, parlate o scritte – come una risorsa preziosa per imparare e comunicare.
Pensateci: se potete usare la vostra lingua madre, quella del cuore, per spiegare un concetto matematico, non vi sentireste più sicuri? Più capaci di condividere le vostre conoscenze, le vostre strategie, magari anche quelle legate alla vostra cultura? Il translanguaging può abbattere le barriere linguistiche e posizionare i caregiver come vere e proprie risorse intellettuali per i loro figli. Ricerche in contesto scolastico suggeriscono già che usare più lingue aiuta gli studenti multilingue a imparare la matematica. Perché non dovrebbe funzionare anche a casa?

La Nostra Avventura: Il Codesign con Annika

Per esplorare questa idea, abbiamo intrapreso uno studio basato sul codesign. Invece di creare materiali “dall’alto” e darli alle famiglie, abbiamo collaborato fianco a fianco con una caregiver, Annika (nome di fantasia), madrelingua svedese residente nei Paesi Bassi, il cui figlio, Herb (anche lui un nome di fantasia), frequentava una scuola elementare dove la lingua d’istruzione era l’olandese. La scuola, come molte in Olanda, promuoveva un approccio monolingue, incoraggiando i genitori a usare solo l’olandese a casa.
Noi, invece, abbiamo incoraggiato Annika a usare tutte le sue risorse linguistiche (svedese, inglese, spagnolo, quel po’ di olandese che conosceva) durante le nostre sessioni di codesign e, soprattutto, quando provava le attività con suo figlio. L’idea era creare insieme delle attività matematiche che fossero:

  • Adatte all’interazione verbale in qualsiasi lingua.
  • Accessibili a diversi livelli di competenza matematica (concetto “Low-Floor High-Ceiling”, cioè facili per iniziare ma con possibilità di approfondimento).
  • Simili a un gioco, per renderle più divertenti e coinvolgenti.

Abbiamo scelto la geometria (forme, dimensioni, posizioni) come ambito matematico. Perché? Perché è ovunque intorno a noi, si lega all’ambiente quotidiano e si può descrivere con un linguaggio informale. Esplorare le forme fin da piccoli pone basi solide per concetti più complessi e sviluppa abilità spaziali importanti per le materie STEM.

Un genitore e un bambino sorridenti seduti a un tavolo a casa, co-progettano un'attività matematica con forme geometriche colorate e fogli di carta, luce naturale soffusa, prime lens 35mm, profondità di campo che sfoca leggermente lo sfondo.

Ci siamo incontrati con Annika 12 volte, per sessioni lunghe (60-120 minuti). Abbiamo discusso, provato le attività, raccolto i suoi feedback preziosissimi e modificato le attività passo dopo passo. Annika non solo ha partecipato, ma è diventata una vera partner nel processo, portando la sua esperienza e le sue intuizioni.

Cosa Abbiamo Scoperto: Matematizzazione, Modeling ed Empowerment

La nostra ipotesi iniziale (la nostra “congettura”) era che il translanguaging avrebbe “sbloccato” l’engagement di Annika. E in parte è stato così. Annika ha usato prevalentemente lo svedese con Herb, sentendosi più a suo agio e vedendo l’opportunità di rafforzare la lingua madre del figlio, un suo obiettivo personale importante. Herb usava principalmente lo svedese, ma a volte anche l’olandese o l’inglese. Il fatto di poter usare la loro lingua ha sicuramente facilitato l’interazione e l’ha resa più significativa per Annika.

Ma abbiamo scoperto che c’era di più. Le caratteristiche stesse delle attività che abbiamo co-progettato hanno giocato un ruolo cruciale nell’accendere l’engagement di Annika in modi specifici:

1. Matematizzazione: Dal Quotidiano al Matematichese (nella Loro Lingua!)
Le attività, soprattutto dopo i suggerimenti di Annika (come aggiungere una griglia ai disegni o un punto di riferimento per le misure), hanno aiutato lei e Herb a passare da descrizioni vaghe a un linguaggio più preciso e matematico, ma sempre usando lo svedese!
Ad esempio, Herb descriveva un rombo come “un quadrato… girato così (mimando)”. Annika gli forniva la parola svedese corretta. Un’altra volta, Herb ha descritto un ovale come “un cerchio… allungato”. Annika ha colto l’occasione per introdurre la parola svedese “oval” e poi, in altre occasioni, per parlare delle proprietà delle forme, come la differenza tra un quadrato (kvadrat) e un rettangolo (fyrkant), spiegando che il quadrato ha tutti i lati uguali. Questo processo di “matematizzazione” – organizzare la realtà in modo da poterla descrivere matematicamente – è avvenuto naturalmente attraverso il gioco e nella loro lingua madre.

2. Modeling: Imparare Guardando (e Facendo a Turni)
Le attività prevedevano spesso un cambio di ruoli: una volta descriveva Annika e Herb disegnava, la volta dopo viceversa. Annika ha notato che, dopo aver visto lei usare certe strategie (ad esempio, descrivere una linea indicando più punti da unire, una tecnica che usava anche per tagliare la stoffa!), Herb iniziava a fare lo stesso. Questo è modeling: il caregiver mostra, il bambino impara osservando e imitando. Annika ha anche modellato l’uso di un linguaggio spaziale più preciso in svedese (usando la griglia: “in alto a sinistra”, “in basso a destra”), e ha visto Herb iniziare a usare quelle stesse espressioni. Il cambio di ruoli permetteva ad Annika non solo di mostrare, ma anche di “diagnosticare” cosa Herb avesse capito quando toccava a lui descrivere.

Primo piano di mani di un adulto e di un bambino che indicano un disegno geometrico su un foglio a quadretti, evidenziando il processo di apprendimento matematico condiviso, obiettivo macro 100mm, alta definizione, messa a fuoco precisa sui dettagli del disegno.

3. Empowerment: La Scintilla che Accende Altra Scintilla
Forse la scoperta più potente è stata l’empowerment di Annika. All’inizio, ci aveva confessato di non amare la matematica e di sentirsi un po’ insicura (la famosa “ansia da matematica”). Ma facendo queste attività con Herb, divertendosi insieme, vedendo i progressi del figlio e sentendo che il suo contributo nel codesign era prezioso, la sua fiducia è cresciuta enormemente. Ha iniziato a vedersi capace di supportare l’apprendimento matematico del figlio, a capire meglio cosa lui sapesse o non sapesse, e a trovare modi per aiutarlo. Questo senso di empowerment non era solo un risultato finale, ma un vero e proprio “motore” che la spingeva a coinvolgersi ancora di più, a provare nuove strategie, a continuare l’avventura. Ha detto che fare queste attività era un tempo di qualità diverso e più coinvolgente rispetto, ad esempio, a guardare il figlio giocare ai videogiochi. Si sentiva parte attiva di qualcosa di importante.

Riflessioni Finali: Cosa Portiamo a Casa?

Questa esperienza ci ha insegnato tanto. Il translanguaging è fondamentale, sì, ma è parte di una comunicazione matematica più ampia che include anche gesti, disegni, e il passaggio tra linguaggio quotidiano e linguaggio specifico. Le caratteristiche delle attività (gioco, accessibilità, apertura a tutte le lingue, possibilità di usare strategie diverse) sono state la chiave per stimolare questa comunicazione ricca e i processi di engagement come la matematizzazione e il modeling.
Il modeling che abbiamo osservato assomiglia molto allo *scaffolding* (fornire un supporto temporaneo per poi lasciar fare da soli), e il poter usare la lingua madre sembra potenziarlo.
Il codesign si è rivelato un metodo potentissimo per coinvolgere i caregiver fin dall’inizio, valorizzando le loro conoscenze (i loro “funds of knowledge”) e i loro obiettivi personali (come quello di Annika per lo svedese di Herb). Certo, richiede tempo, fiducia e la creazione di una vera relazione. Abbiamo passato mesi a conoscerci prima che Annika si sentisse abbastanza a suo agio da dare suggerimenti specifici sul contenuto matematico. Questo ci ricorda quanto sia cruciale investire nella costruzione di partnership autentiche.

Quindi, la prossima volta che pensiamo a come supportare l’apprendimento matematico dei bambini multilingue, ricordiamoci di aprire le porte a tutte le lingue, di creare attività che siano ponti e non muri, e di vedere i caregiver non come semplici destinatari di istruzioni, ma come partner preziosi, pieni di risorse e capaci di accendere scintille incredibili nei loro figli. E magari, nel processo, di ritrovare anche loro stessi un po’ di gioia nella matematica!

Fonte: Springer

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