Visualizzazione astratta e luminosa di un processo decisionale complesso, rappresentato come una rete neurale o una mappa mentale tridimensionale. Nodi luminosi di diverse dimensioni (che simboleggiano decisioni) sono collegati da linee brillanti (che rappresentano influenze e connessioni) su uno sfondo blu scuro profondo. Alcuni percorsi sono più spessi o luminosi, indicando scelte consolidate o influenze forti. Obiettivo grandangolare 18mm per catturare l'intera rete, focus nitido sui nodi centrali, effetto bokeh sullo sfondo.

Dietro le Quinte della Progettazione Didattica: Sveliamo Come Nascono le Decisioni Chiave

Ciao a tutti! Vi siete mai chiesti cosa succede davvero quando si progetta un corso, un’esperienza formativa o una risorsa didattica? Sembra facile a dirsi, ma dietro ogni scelta c’è un mondo di riflessioni, influenze, compromessi e, sì, anche qualche ripensamento. Oggi voglio portarvi con me in un viaggio affascinante: esploreremo come i professionisti della progettazione didattica – chiamiamoli Learning Design Practitioners (LDPs) per comodità – prendono e, soprattutto, tracciano le loro decisioni.

Parliamo di un campo emergente chiamato Learning Engineering (LE). Non spaventatevi dal termine “engineering”, non si tratta solo di tecnologia fredda e distaccata. L’LE è un approccio che mescola le scienze dell’apprendimento con metodologie di progettazione centrate sull’uomo e sull’uso dei dati per migliorare costantemente l’esperienza formativa. Immaginatelo come un artigiano che non solo crea qualcosa di bello, ma misura, testa e rifinisce continuamente il suo lavoro basandosi su prove concrete.

Al centro di questo processo c’è uno strumento che trovo particolarmente interessante: il Learning Engineering Evidence and Decision (LEED) tracker. Pensatelo come un diario di bordo del progettista. Non è solo un posto dove annotare “cosa” si è deciso di fare e “come”, ma soprattutto “perché”. Quali prove, quali ragionamenti, quali influenze hanno portato a quella specifica scelta? E cosa succede quando si cambia idea?

Perché Tracciare le Decisioni è Cruciale?

Viviamo in contesti sempre più complessi. Quando si progetta per l’apprendimento, non si parte da zero in una stanza vuota. Ci sono mille fattori da considerare:

  • Le esigenze degli studenti (ovviamente!).
  • Gli obiettivi degli stakeholder (docenti, istituzioni, aziende…).
  • I vincoli tecnologici o di budget.
  • Le teorie dell’apprendimento consolidate.
  • L’esperienza pregressa del progettista stesso.

Navigare in questa complessità richiede non solo decisioni (il “cosa” e il “come”), ma anche giudizi di progettazione (il “perché”), come sottolineano Lachheb e Boling (2021). Tracciare queste decisioni e le loro motivazioni diventa fondamentale per diverse ragioni:

  • Trasparenza: Permette a tutto il team di capire il percorso fatto.
  • Apprendimento: Aiuta a riflettere sul proprio processo e a migliorare in futuro.
  • Iterazione: Rende più facile rivedere e modificare le scelte in modo informato.
  • Comunicazione: Facilita il dialogo con gli stakeholder e la condivisione delle conoscenze.

A differenza di altri metodi per studiare le decisioni dei progettisti (come interviste a posteriori o analisi di documenti finali), il LEED tracker cattura il pensiero in situ, mentre il lavoro si svolge, in modo continuo e spesso non lineare. È come avere una finestra diretta sul processo mentale del team di progettazione.

Cosa Ci Dice la Ricerca sul Campo?

Recentemente, uno studio affascinante (quello da cui prendo spunto oggi, pubblicato su Springer) ha analizzato come un gruppo di LDPs in un’istituzione post-secondaria ha utilizzato i LEED tracker (o documenti simili) in 18 progetti diversi. Questi progetti spaziavano dalla creazione di risorse interne per docenti, al miglioramento di corsi universitari (i progetti “Canvas Innovation Fund” o CIF, che coinvolgevano docenti, ex-studenti e LDPs), fino a iniziative di corsi online esterni.

I ricercatori si sono posti tre domande chiave:

  1. Come vengono tracciate e citate le fonti di influenza sulle decisioni?
  2. Come vengono comunicate, rivisitate e iterate queste decisioni nel tempo?
  3. Quando si cambia idea, quali influenze portano a queste revisioni?

I risultati sono davvero illuminanti e ci danno uno spaccato concreto del lavoro quotidiano di chi progetta per l’apprendimento.

Un gruppo eterogeneo di 3-4 professionisti della progettazione didattica, di età diverse, riuniti attorno a un tavolo moderno in un ufficio luminoso. Stanno discutendo animatamente, indicando grafici e note su un grande schermo digitale e su fogli sparsi sul tavolo. L'atmosfera è collaborativa e concentrata. Obiettivo prime 35mm, profondità di campo ridotta per mettere a fuoco il gruppo centrale, sfondo leggermente sfocato. Illuminazione controllata da ufficio.

Chi Influenza le Nostre Scelte? (RQ1)

Analizzando ben 283 decisioni tracciate, è emerso chiaramente che le due principali fonti di influenza citate dai professionisti sono:

  • Requirements (Requisiti): Le esigenze, gli obiettivi, le richieste specifiche degli stakeholder (docenti, studenti, l’istituzione stessa). Questo dimostra quanto sia fondamentale il dialogo e l’ascolto nel nostro lavoro.
  • Experience (Esperienza): L’esperienza accumulata dal progettista stesso, ma anche quella degli studenti (soprattutto nei progetti CIF, dove erano coinvolti direttamente) o degli esperti tecnici. Il nostro bagaglio personale gioca un ruolo enorme.

Interessante notare che anche il Context (Contesto) generale del progetto (vincoli di tempo, risorse, tecnologia disponibile, normative interne) è un’influenza molto citata, specialmente nei progetti più lunghi e complessi. Questo ci ricorda che nessuna progettazione avviene nel vuoto.

E la Research (Ricerca)? Viene citata, sì, dimostrando che i principi delle scienze dell’apprendimento non sono solo teoria accademica ma trovano applicazione pratica. Tuttavia, non è tra le influenze più frequenti, suggerendo forse che l’esperienza diretta e le esigenze contingenti spesso prendono il sopravvento nelle decisioni quotidiane.

Infine, il riferimento ai Data (Dati): spesso i progettisti indicavano l’intenzione di raccogliere dati per future iterazioni, più che basare la decisione su dati già esistenti. Questo evidenzia l’orientamento all’iterazione e al miglioramento continuo tipico del Learning Engineering, ma anche la sfida di avere dati utili prontamente disponibili.

Comunicare, Rivedere, Migliorare: Il Ciclo Continuo (RQ2)

Lo studio ha usato un approccio “case study” per capire come le decisioni venivano gestite nei diversi tipi di progetto.

  • Progetti Interni: Essendo più lunghi e multi-ciclo (spesso legati all’anno accademico), vedevano un maggior numero di decisioni tracciate e, soprattutto, più revisioni. La comunicazione con esperti tecnici e leader organizzativi era cruciale e spesso portava ad aggiustamenti, anche piccoli (come aggiornare contenuti per modifiche tecnologiche).
  • Progetti CIF: Qui, gli ex-studenti avevano il compito di tracciare le decisioni del team (docente, studente, LDP). I documenti prodotti erano fondamentali per la comunicazione durante il progetto e per il passaggio di consegne al docente. Le influenze dominanti erano i requisiti del docente (SME – Subject Matter Expert) e l’esperienza dello studente come discente (Learner). Il tracciamento si concentrava spesso sulle decisioni iniziali e sulle alternative considerate.
  • Progetti Esterni: In questo caso (uno solo nello studio), il LEED tracker è stato usato principalmente all’inizio, per generare e condividere idee iniziali basate sull’esperienza del LDP e sulla ricerca. È emersa però la sfida di mantenere la pratica del tracciamento costante in team con dinamiche complesse.

In generale, il tracciamento sembra particolarmente utile all’inizio per mettere nero su bianco le idee e i requisiti. La revisione e l’iterazione diventano più evidenti e tracciate nei progetti che si sviluppano su più cicli. Il documento di tracciamento diventa un artefatto vivo per la comunicazione interna ed esterna al team.

Dettaglio macro di una mano che scrive meticolosamente su un foglio di un LEED tracker cartaceo, con colonne per 'Decisione', 'Giustificazione/Influenza', 'Revisione'. Accanto, una tazza di caffè e un laptop aperto che mostra un diagramma complesso. Luce calda e focalizzata sulla scrittura. Obiettivo macro 100mm, alta definizione, focus precisissimo sulla punta della penna e sul testo.

Quando Cambiamo Idea: Cosa Guida le Revisioni? (RQ3)

Come prevedibile, le revisioni erano molto più frequenti nei progetti interni (40% delle decisioni tracciate) rispetto ai progetti CIF (7%), che duravano un solo ciclo. Cosa influenzava queste revisioni? Sorprendentemente, le stesse categorie principali viste per le decisioni iniziali: Requisiti, Esperienza e Contesto.

Questo suggerisce che le stesse forze che plasmano le idee iniziali continuano ad agire durante tutto il ciclo di vita del progetto, portando a necessari aggiustamenti. Nei progetti interni, l’influenza degli esperti tecnici (TA/TE) era particolarmente evidente nelle revisioni, spesso legate a cambiamenti tecnologici o nuove esigenze emerse nel tempo. La disponibilità di dati (Data Link) per informare le revisioni era presente solo nei progetti interni, confermando che servono cicli multipli per raccogliere e utilizzare feedback concreti dall’implementazione.

Perché Tutto Questo è Importante?

Questa esplorazione nel mondo del tracciamento delle decisioni ci lascia con spunti preziosi, sia per chi progetta (i practitioners) sia per chi studia questi processi (i researchers).

Per noi professionisti:

  • Il LEED tracker (o strumenti simili) non è solo burocrazia, ma un potente alleato per riflettere sul nostro lavoro, giustificare le scelte, comunicare efficacemente e navigare la complessità.
  • Ci spinge a considerare esplicitamente le diverse influenze, inclusa la ricerca e i dati, anche se l’esperienza e i requisiti immediati spesso dominano.
  • Può aiutarci a costruire quella che viene chiamata “design precedent”, una base di conoscenza condivisa sulle decisioni passate e i loro esiti, fondamentale per la crescita del campo.
  • Per i novizi, iniziare tracciando le decisioni basate sulla propria esperienza può essere un ottimo modo per entrare nella pratica riflessiva.

Per la ricerca:

  • I LEED tracker offrono un modo per raccogliere dati autentici e in situ sul processo decisionale, superando i limiti delle interviste retrospettive.
  • Permettono di studiare come le decisioni si evolvono nel tempo e attraverso diversi cicli di progettazione.
  • Aprono la porta a studi sull’efficacia delle decisioni tracciate e sull’impatto di questi strumenti sullo sviluppo delle competenze dei progettisti.

Guardando Oltre: Limiti e Prossimi Passi

Certo, questo studio ha i suoi limiti: si basa su una singola istituzione e su progetti informati specificamente dal Learning Engineering. Altri contesti e approcci potrebbero rivelare dinamiche diverse. Inoltre, capire esattamente chi ha influenzato una decisione in un team può essere complesso.

Ma le strade per il futuro sono tante: studiare come questi tracker vengono usati (o non usati) dopo la prima implementazione, analizzare le dinamiche relazionali tra LDPs e stakeholder, confrontare contesti diversi, valutare l’impatto effettivo delle decisioni tracciate sui risultati di apprendimento.

Tiriamo le Somme

Alla fine, quello che emerge è l’importanza fondamentale di rendere visibile il pensiero che sta dietro la progettazione didattica. Tracciare le decisioni, le influenze, le giustificazioni non è un esercizio fine a se stesso, ma un modo per rendere il nostro lavoro più consapevole, collaborativo, efficace e pronto a evolversi. Il LEED tracker è uno strumento promettente in questa direzione, un ponte tra la pratica quotidiana e la ricerca, aiutandoci a capire sempre meglio come creare esperienze di apprendimento che funzionino davvero. E voi, come tracciate le vostre decisioni progettuali?

Fonte: Springer

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