Cervello Sotto Stimolo: Quale Area Spegne Meglio la Voglia di Sigaretta?
Ragazzi, parliamoci chiaro: smettere di fumare è una delle sfide più toste che ci siano. La voglia matta (il famoso craving) e i sintomi d’astinenza possono mettere KO anche i più determinati. Ecco perché la ricerca non si ferma mai, cercando sempre nuove strade per dare una mano a chi vuole liberarsi dalle sigarette. E una delle strade più affascinanti, su cui abbiamo lavorato anche noi, è quella della neuromodulazione, in particolare la Stimolazione Magnetica Transcranica ripetitiva (rTMS).
Cos’è la TMS e perché ci interessa per il fumo?
Immaginate una specie di “massaggio magnetico” mirato per specifiche aree del cervello. La TMS usa impulsi magnetici per stimolare (o inibire) l’attività dei neuroni in zone precise. Non è fantascienza, anzi! È una tecnica sicura, già approvata per trattare la depressione e, più di recente, anche per aiutare a smettere di fumare (almeno negli USA, con un tipo specifico di TMS profonda).
Noi, però, ci siamo chiesti: e se potessimo usare le apparecchiature TMS più comuni, quelle già presenti in tante cliniche, per ottenere risultati simili o magari anche migliori? Molti studi suggeriscono che la TMS “convenzionale” (con bobine a forma di 8) può effettivamente ridurre il craving da sigaretta. La maggior parte di questi studi si è concentrata su un’area specifica: la corteccia prefrontale dorsolaterale sinistra (dlPFC), una specie di “centro di controllo” del nostro cervello. Ma se ci fossero bersagli ancora più efficaci?
L’ipotesi delle Reti Cerebrali: Non solo un punto, ma un’intera squadra
Il nostro cervello non funziona a compartimenti stagni. Le diverse aree comunicano tra loro formando delle vere e proprie “reti” neurali. Un modello molto studiato, chiamato “Triple Network Model”, suggerisce che tre grandi reti – la Salience Network (SN), il Default Mode Network (DMN) e l’Executive Control Network (ECN) – siano coinvolte in molti stati mentali, inclusi quelli disfunzionali come la dipendenza. L’idea è che la SN faccia un po’ da “centralinista”, smistando l’attenzione tra la rete dei pensieri “a ruota libera” (DMN) e quella del controllo e della pianificazione (ECN), specialmente durante il craving acuto.
Quindi, la nostra scommessa è stata: e se, invece di stimolare solo la dlPFC (un nodo dell’ECN), provassimo a “toccare” anche dei punti chiave delle altre due reti? Potremmo influenzare meglio l’equilibrio tra queste reti e, di conseguenza, calmare la voglia di fumare e l’astinenza?
Il Nostro Studio: Mettiamo alla Prova Tre Bersagli (più uno di controllo)
Abbiamo messo in piedi uno studio clinico randomizzato (registrato su ClinicalTrials.gov, per la massima trasparenza) coinvolgendo 72 persone con diagnosi di disturbo da uso di tabacco, che fumavano quotidianamente da almeno un anno. A tutti abbiamo chiesto di arrivare alle sessioni dopo almeno 12 ore di astinenza (sì, lo so, una bella prova!).
Ogni partecipante ha ricevuto, in giorni diversi e in ordine casuale, una singola sessione di TMS su quattro diverse aree del cervello (tutte nell’emisfero sinistro):
- dlPFC: Il nostro “classico”, nodo dell’Executive Control Network.
- Giro Frontale Superiore (SFG): Un nodo chiave della Salience Network.
- Corteccia Parietale Posteriore (PPC): Un hub importante del Default Mode Network.
- Area v5: Un’area visiva usata come controllo attivo (per assicurarci che gli effetti non fossero dovuti semplicemente alla sensazione della stimolazione).
Per essere super precisi, non abbiamo stimolato un punto generico, ma abbiamo usato la risonanza magnetica funzionale (fMRI) fatta prima della TMS per identificare, in ogni partecipante, il punto esatto all’interno di ciascuna area target che fosse più connesso alla rete di interesse. Un approccio personalizzato!
Prima e subito dopo ogni sessione di TMS, abbiamo misurato il livello di craving (con la scala “Urge to Smoke”), i sintomi di astinenza (con il questionario “Shiffman-Jarvik”) e l’umore negativo (con la scala “PANAS”). Abbiamo anche fatto una fMRI a riposo per vedere se e come la TMS avesse modificato la connettività all’interno e tra le famose tre reti (DMN, SN, ECN).

I Risultati: Sorprese e Conferme!
E qui viene il bello! Cosa abbiamo scoperto?
Il vincitore è… l’SFG! La stimolazione del Giro Frontale Superiore (SFG) è stata l’unica a ridurre significativamente sia il craving che i sintomi di astinenza rispetto alla stimolazione di controllo (area v5). Un risultato davvero promettente!
La dlPFC si difende bene: Anche la stimolazione della “solita” dlPFC ha mostrato una tendenza a ridurre craving e astinenza, confermando i dati precedenti, anche se l’effetto non è risultato statisticamente superiore al controllo nel confronto diretto sull’interazione tempo*sito come per l’SFG.
La PPC non pervenuta: La stimolazione della Corteccia Parietale Posteriore (PPC), nodo del DMN, non ha invece mostrato effetti significativi su craving o astinenza rispetto al controllo.
Questione di genere? Analizzando i dati più a fondo, è emerso un dettaglio interessante: gli effetti della stimolazione dell’SFG sembravano essere più marcati negli uomini che nelle donne. Le dimensioni dell’effetto (una misura di quanto è forte l’effetto) per gli uomini erano circa il doppio rispetto a quelle per le donne, soprattutto per quanto riguarda la riduzione dei sintomi psicologici dell’astinenza. Questo suggerisce che potrebbero esserci differenze di genere da considerare nei futuri trattamenti.
E le reti cerebrali? Il colpo di scena: Qui arriva la sorpresa. Ci aspettavamo che stimolare un nodo di una rete modificasse la connettività di quella rete. E invece…
- La stimolazione dell’SFG, pur essendo efficace sui sintomi, non ha modificato in modo significativo la connettività all’interno o tra le reti DMN, SN ed ECN.
- Al contrario, la stimolazione della dlPFC ha prodotto cambiamenti misurabili! Ha aumentato la connettività tra la rete somatomotoria e il DMN, e tra la rete somatomotoria e la rete dell’attenzione dorsale. Ha anche diminuito la connettività all’interno della rete visiva e tra la rete somatomotoria e l’ECN. Un bel rimescolamento, anche in reti che non erano il nostro focus principale!
Questo significa che l’idea iniziale basata sul “Triple Network Model” potrebbe non spiegare completamente perché la stimolazione dell’SFG funziona. Il meccanismo potrebbe essere diverso, o coinvolgere altre vie neurali che dobbiamo ancora esplorare.

Cosa ci portiamo a casa (per ora)?
Questo studio ci dice alcune cose importanti:
- Il Giro Frontale Superiore (SFG) emerge come un bersaglio molto promettente per la TMS nel trattamento della dipendenza da tabacco, capace di ridurre sia il craving che l’astinenza con una singola sessione. E la buona notizia è che si può stimolare con le apparecchiature TMS standard.
- Gli effetti potrebbero essere diversi tra uomini e donne, un aspetto cruciale da approfondire.
- Il modo in cui la TMS agisce sul cervello per ridurre il craving potrebbe essere più complesso di quanto pensassimo, e non seguire pedissequamente il modello delle tre reti principali (DMN, SN, ECN), almeno per quanto riguarda l’SFG. La dlPFC, invece, sembra avere un impatto più ampio sulla connettività di rete.
- La TMS si è confermata una procedura sicura: non ci sono stati eventi avversi gravi legati al trattamento (solo un paio di partecipanti si sono ritirati per fastidio durante la stimolazione della dlPFC).
Limiti e Prossimi Passi: La Ricerca Continua!
Come ogni studio, anche il nostro ha dei limiti. La pandemia di COVID-19 ha allungato i tempi di raccolta dati, e nel frattempo le abitudini (come l’uso di sigarette elettroniche) potrebbero essere cambiate. Abbiamo escluso persone con altri disturbi psichiatrici o di dipendenza, quindi i risultati potrebbero non applicarsi a tutti. Eravamo un po’ “sottodimensionati” per analizzare a fondo le differenze di genere. Inoltre, abbiamo usato una sola frequenza di stimolazione (10 Hz) e una dose relativamente bassa; forse altre frequenze o dosi potrebbero funzionare meglio per target specifici. Anche l’approccio di targeting personalizzato, sebbene interessante, andrebbe confrontato direttamente con quello standard in studi futuri.
Cosa fare ora? Servono studi più ampi (Fase 2 e 3) per confermare l’efficacia della stimolazione dell’SFG nel lungo termine per smettere di fumare. Bisognerà ottimizzare il protocollo (frequenza, dose, numero di sessioni) e capire meglio i meccanismi neurali sottostanti, magari cercando specifici “circuiti del craving” che rispondono alla TMS. Sarà fondamentale studiare le differenze individuali, incluse quelle di genere, per arrivare un giorno a trattamenti davvero personalizzati.
Insomma, la strada è ancora lunga, ma i risultati sull’SFG sono un passo avanti entusiasmante nella lotta contro il fumo. Continueremo a “stimolare” la ricerca!
Fonte: Springer
