Ritratto fotografico di un adulto pensieroso davanti a uno schermo luminoso di un computer, con simboli astratti di connessioni neurali e icone social media sovrapposti leggermente in trasparenza. 35mm portrait, depth of field, stile film noir con illuminazione drammatica.

Internet: Schiavi dello Schermo? Un Nuovo Test Svela il Legame Nascosto tra Uso Eccessivo, Cervello e Felicità negli Adulti

Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di qualcosa che tocca le vite di quasi tutti noi: Internet. È ovunque, è utile, ci connette, ci informa, ci diverte. Ma, come per tutte le cose belle, c’è un “ma”. A volte, l’uso che ne facciamo può diventare… problematico. E non parlo solo dei ragazzi, ma anche di noi adulti.

Siamo onesti, chi non si è mai ritrovato a “scrollare” senza meta per ore, perdendo la cognizione del tempo? O a rimandare qualcosa di importante per dare “solo un’altra occhiata” alle notifiche? Ecco, quando questi comportamenti diventano la norma e iniziano a creare problemi nella vita reale – sonno perso, lavoro trascurato, discussioni con amici e parenti – allora potremmo trovarci di fronte a quello che gli esperti chiamano Uso Problematico di Internet (PIU).

Cos’è l’Uso Problematico di Internet (PIU)?

Il termine stesso è ancora dibattuto tra gli studiosi. C’è chi parla di “dipendenza da Internet”, chi di “uso patologico”. Personalmente, trovo che “Uso Problematico di Internet” (PIU), come suggerito da alcuni ricercatori italiani già nel 2015, sia un termine più inclusivo. Non si focalizza su una singola attività (come il gaming o i social media), ma abbraccia un insieme di comportamenti online che possono sfuggire di mano e avere conseguenze negative sul nostro benessere fisico e mentale.

Pensateci: si stima che circa il 7% della popolazione mondiale soffra di una forma generalizzata di dipendenza da Internet. E le conseguenze non sono da sottovalutare:

  • Scarsa qualità del sonno
  • Stress psicologico
  • Basso benessere generale
  • Disturbi dell’umore

Sorprendentemente, nonostante l’uso di Internet sia diffusissimo tra gli adulti (in Europa e Nord America siamo tra l’86% e il 91% di utenti!), la maggior parte della ricerca sul PIU si è concentrata sui giovani. Una rapida ricerca accademica mostra milioni di studi su adolescenti e bambini, contro poche decine di migliaia sugli adulti. C’è chiaramente un vuoto da colmare!

La Sfida: Misurare il PIU negli Adulti

Per studiare un fenomeno, servono strumenti affidabili. Esistono già diversi test per misurare il PIU, come l’IAT, il PIUQ, il CIUS. Hanno tutti buone proprietà, ma tendono ad essere lunghi (da 14 a 26 domande). Immaginate di dover compilare questionari chilometrici in un’indagine su larga scala: la gente si stanca, salta domande, o non risponde affatto. Questo può compromettere la qualità dei dati.

Esistono anche test più brevi, ma spesso sono focalizzati su aspetti specifici, come la dipendenza da Facebook o dai social media in generale. Non catturano l’intero spettro del PIU.

Primo piano di una persona adulta, illuminata solo dalla luce bluastra dello schermo di uno smartphone in una stanza buia, espressione assorta e leggermente ansiosa. Macro lens, 85mm, high detail, precise focusing, controlled low lighting.

La Nostra Missione: Validare un Test Breve ed Efficace

Qui entra in gioco il nostro studio. Ci siamo posti un obiettivo chiaro: validare uno strumento già esistente, ma finora testato solo sugli adolescenti italiani, anche per la popolazione adulta. Sto parlando dello Short Problematic Internet Use Test (SPIUT).

Lo SPIUT è stato sviluppato nel 2015 da Siciliano e colleghi. È un gioiellino di efficienza: solo 6 domande su una scala da 0 (“mai”) a 4 (“molto spesso”). Indaga aree cruciali basate sui criteri della dipendenza comportamentale, come:

  • Perdita di controllo (stare online più del previsto, perdere ore di sonno)
  • Preoccupazione/Salienza (trascurare il lavoro, preferire Internet alle uscite)
  • Conflitto (essere rimproverati da amici/parenti per il tempo online)
  • Astinenza/Coping (sentirsi nervosi offline e sollevati tornando online)

Il bello dello SPIUT? È breve, non è legato a specifiche attività online (quindi si adatta ai cambiamenti tecnologici) ed è stato pensato proprio per popolazioni non cliniche. Ma funzionerà anche sugli adulti? E, cosa ancora più intrigante, c’è un legame tra i punteggi SPIUT, le nostre capacità cognitive e il nostro benessere generale?

Come Abbiamo Fatto: Uno Sguardo alla Ricerca

Per rispondere a queste domande, abbiamo utilizzato i dati dell’Italian Population Survey on Alcohol and other Drugs (IPSAD®) del 2022, un’indagine rappresentativa della popolazione italiana adulta condotta dal CNR. Abbiamo raccolto dati da ben 5.160 adulti tra i 18 e gli 84 anni, garantendo l’anonimato.

Oltre allo SPIUT, abbiamo somministrato altri due questionari:

  • ADEXI (Adult Executive Functioning Inventory): Per valutare le funzioni esecutive, in particolare la memoria di lavoro (la capacità di tenere a mente e manipolare informazioni) e l’inibizione (la capacità di controllare impulsi e comportamenti).
  • WHO-5 (World Health Organization – Five Well-Being Index): Un breve questionario per misurare il benessere percepito negli ultimi 15 giorni.

Abbiamo poi usato analisi statistiche avanzate (come Analisi delle Componenti Principali, Analisi delle Corrispondenze Multiple e Modelli di Equazioni Strutturali) per verificare se lo SPIUT fosse affidabile (coerenza interna delle domande) e valido (se misura effettivamente il PIU e se correla come previsto con funzioni esecutive e benessere).

I Risultati: Lo SPIUT Promosso a Pieni Voti!

Ebbene sì, i risultati sono stati molto incoraggianti! Lo SPIUT si è dimostrato uno strumento affidabile (con un buon indice di Cronbach’s α di 0.810) e valido anche per la popolazione adulta italiana (18-84 anni). Le analisi hanno confermato che le 6 domande misurano effettivamente un unico costrutto latente, che possiamo chiamare “Uso Problematico di Internet”.

Un dato interessante emerso è che, nel nostro campione, gli uomini tendono ad avere punteggi SPIUT leggermente più alti delle donne, un risultato in linea con altre ricerche internazionali sul PIU.

Visualizzazione concettuale del cervello umano con aree illuminate che rappresentano le funzioni esecutive (corteccia prefrontale) e il benessere (sistemi limbici), connesse da linee digitali luminose che simboleggiano l'influenza di Internet. Wide-angle lens, 15mm, sharp focus, stile grafico high-tech.

Il Legame Nascosto: PIU, Funzioni Esecutive e Benessere

Ma la parte forse più affascinante è stata confermare le nostre ipotesi sul legame tra PIU e altri aspetti della nostra vita mentale. Abbiamo trovato che:

H1 Confermata: Punteggi più alti allo SPIUT (cioè un maggior uso problematico di Internet) sono associati a peggiori funzioni esecutive. In particolare, chi riportava un PIU più elevato tendeva ad avere maggiori difficoltà nella memoria di lavoro (ricordare istruzioni, tenere a mente più cose) e nell’inibizione (controllare gli impulsi, pensare prima di agire). Questo non ci dice se sia il PIU a causare problemi cognitivi o viceversa (potrebbe essere una strada a doppio senso!), ma la correlazione è significativa. È come se l’eccesso di stimoli online o la costante “fuga” dalla realtà potessero, alla lunga, intaccare le nostre capacità di controllo e pianificazione.

H2 Confermata: Punteggi più alti allo SPIUT sono associati a un minore benessere percepito. Chi usava Internet in modo più problematico riportava di sentirsi meno fresco e riposato, meno attivo e interessato alle cose, insomma, meno “bene” in generale, secondo l’indice WHO-5. Anche qui, la causalità è da esplorare, ma il legame è chiaro. Forse l’uso compensatorio di Internet (usarlo per sfuggire a problemi o noia) dà un sollievo momentaneo ma mina il benessere a lungo termine, come suggerito da alcuni modelli psicologici.

Un Possibile Fattore Comune: La Solitudine?

Mettendo insieme i pezzi – PIU, difficoltà cognitive (soprattutto nel controllo), e basso benessere – viene da chiedersi: c’è un fattore psicologico che potrebbe legare tutto questo? Una possibile candidata, suggerita anche da altre ricerche, è la solitudine.

La solitudine, definita come la discrepanza tra le relazioni che desideriamo e quelle che percepiamo di avere, è un potente fattore di rischio per la salute mentale e fisica. Alcuni studi suggeriscono che le persone sole potrebbero usare Internet in modo problematico come strategia di coping (magari disfunzionale). Inoltre, la solitudine è stata collegata a difficoltà nel controllo prefrontale (le nostre funzioni esecutive!) e ad alterazioni in reti cerebrali come il Default Mode Network (DMN), implicato anche nel nostro senso di benessere.

Potrebbe essere che la solitudine spinga verso un uso problematico di Internet, il quale a sua volta, forse attraverso meccanismi di neuroplasticità maladattiva, peggiora le funzioni esecutive e il benessere, creando un circolo vizioso? È un’ipotesi affascinante che merita sicuramente ulteriori indagini.

Una persona seduta da sola in un caffè guarda malinconicamente fuori dalla finestra, con il riflesso dello schermo luminoso del suo smartphone visibile sul vetro. Prime lens, 50mm, depth of field accentuando la solitudine, luce naturale morbida.

Limiti e Prospettive Future

Come ogni studio, anche il nostro ha dei limiti. Ci siamo basati su auto-valutazioni, che possono essere soggette a bias. Non abbiamo usato misure oggettive per le funzioni esecutive (come test neuropsicologici). Il disegno cross-sezionale non ci permette di stabilire cause ed effetti. Inoltre, non abbiamo misurato direttamente la solitudine.

Tuttavia, i punti di forza sono notevoli: un campione ampio e rappresentativo, la validazione di uno strumento breve e pratico (lo SPIUT!) per gli adulti, e l’aver gettato nuova luce sulla triade “PIU – Funzioni Esecutive – Benessere” in questa fascia d’età.

In Conclusione: Uno Strumento Utile e Nuove Domande

Cosa ci portiamo a casa? Che lo Short Problematic Internet Use Test (SPIUT) è uno strumento valido e affidabile per misurare l’uso problematico di Internet anche negli adulti italiani. La sua brevità lo rende ideale per screening rapidi e indagini su larga scala.

Inoltre, il nostro studio rafforza l’idea che l’uso eccessivo e problematico di Internet non è privo di conseguenze: è legato a difficoltà nelle nostre capacità di controllo mentale e a un minore benessere generale.

La strada della ricerca è ancora lunga. Serviranno studi futuri per definire soglie precise nello SPIUT, per capire meglio le cause e gli effetti di questi legami, e per esplorare il ruolo cruciale che fattori come la solitudine potrebbero giocare in questo complesso quadro.

Nel frattempo, avere strumenti come lo SPIUT ci aiuta a monitorare meglio questo fenomeno dilagante e a sensibilizzare sull’importanza di un rapporto equilibrato con la tecnologia, a tutte le età.

Fonte: Springer

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *