Un'immagine fotorealistica di una termocamera a infrarossi professionale puntata verso un braccio umano in un contesto di pronto soccorso. Sullo schermo della termocamera è visibile una mappa termica dettagliata dell'arto, con colori che variano dal rosso vivo (caldo) al blu scuro (freddo), evidenziando il gradiente di temperatura. Prime lens, 35mm, depth of field, illuminazione ambientale da ospedale leggermente soffusa, con un focus nitido sulla termocamera e sull'immagine termica.

Febbre Invisibile e Freddo Periferico: La Termografia a Infrarossi Smaschera la Sepsi in Pronto Soccorso?

Amici, oggi vi porto con me in un viaggio affascinante, quasi da detective, nel mondo frenetico del pronto soccorso. Parleremo di una nemica subdola e pericolosissima: la sepsi. Pensate, questa condizione, che è una risposta esagerata e anomala del nostro corpo a un’infezione, miete vittime in tutto il mondo, rappresentando circa il 20% di tutti i decessi a livello globale. In India, dove è stato condotto lo studio di cui vi parlerò, la situazione è particolarmente critica, con milioni di casi e un tasso di mortalità che, nel centro studi in questione, si aggirava intorno al 40% a 28 giorni. Numeri da far accapponare la pelle, vero?

La sepsi è un’emergenza medica: agire in fretta con antibiotici e una corretta rianimazione può fare la differenza tra la vita e la morte. Ma come facciamo a capire subito chi è più a rischio, chi sta peggiorando rapidamente? Esistono tanti sistemi di punteggio (SOFA, qSOFA, SIRS, ecc.), ma la loro efficacia non è sempre ottimale. Ecco perché la ricerca non si ferma mai, e l’attenzione si sta spostando sempre più sulla microcircolazione, quel complesso sistema di piccoli vasi sanguigni che, se va in tilt, ci dice molto sulla gravità della sepsi.

La “Febbre” che Non si Vede: Il Gradiente Termico

Avete presente quando avete la febbre alta e magari mani e piedi freddi? Ecco, questo è un esempio, molto semplificato, di come la temperatura del nostro corpo non sia uniforme, specialmente quando qualcosa non va. Nella sepsi, la microcircolazione periferica può essere compromessa, portando a una differenza di temperatura tra il “nucleo” del corpo (core) e le estremità (pelle, arti). Questo è il cosiddetto gradiente termico core-periferia.

Monitorare questo gradiente potrebbe essere una chiave per capire la gravità della situazione. Ci sono vari metodi per farlo: il punteggio di marezzatura della pelle (mottling score), il tempo di riempimento capillare (CRT), la spettroscopia nel vicino infrarosso (NIRS) o la microscopia sublinguale. Alcuni sono semplici ma poco applicabili su pelli scure, altri richiedono attrezzature ingombranti o sono invasivi.

E se vi dicessi che esiste uno strumento che potrebbe darci informazioni preziose in modo rapido, non invasivo e con un minimo addestramento? Sto parlando della termografia a infrarossi (IRT). Sì, quella specie di “pistola” o telecamera che misura la temperatura a distanza, creando mappe colorate del calore corporeo. L’idea è semplice ma geniale: usare l’IRT per misurare questo gradiente termico e vedere se ci aiuta a prevedere chi se la caverà e chi no.

Lo Studio: Termocamere Puntate in Pronto Soccorso

Ed è proprio quello che hanno fatto i ricercatori in un ospedale universitario in India. Hanno condotto uno studio prospettico osservazionale su pazienti adulti che arrivavano al Dipartimento di Emergenza e Urgenza con sospetta sepsi o shock settico. Immaginate la scena: pazienti critici, medici e infermieri che corrono, e in mezzo a tutto questo, i ricercatori che, con una termocamera FLIR E8 (una specie di fotocamera che “vede” il calore), misuravano la temperatura della pelle degli arti (dita delle mani, dita dei piedi, ginocchia, fosse cubitali) all’arrivo e dopo 3 ore di rianimazione. La temperatura centrale, invece, veniva misurata con un termometro timpanico.

L’obiettivo primario? Vedere se c’era una correlazione tra questi gradienti di temperatura e la mortalità a 7 giorni. Ma non solo: hanno anche guardato la mortalità a 28 giorni, la pressione arteriosa media, i livelli di lattato nel sangue (un altro indicatore di sofferenza dei tessuti), il punteggio SOFA (che valuta la disfunzione d’organo) e la necessità di farmaci vasopressori (quelli che aiutano a mantenere la pressione sanguigna quando è troppo bassa).

Dopo aver escluso alcuni pazienti, ne sono stati analizzati 187. L’età media era di circa 57 anni, con una prevalenza di uomini. La fonte più comune di sepsi era l’apparato respiratorio. È interessante notare che, sebbene tutti i pazienti soddisfacessero i criteri SIRS (Sindrome da Risposta Infiammatoria Sistemica), il punteggio qSOFA (un rapido strumento di screening per la sepsi) era spesso basso, anche in pazienti che poi non ce l’hanno fatta. Questo ci dice, ancora una volta, che affidarsi a un singolo strumento di screening può non essere sufficiente.

Un medico in un ambiente di pronto soccorso scarsamente illuminato utilizza una termocamera a infrarossi su un paziente. L'immagine termica è visibile sullo schermo della termocamera, mostrando gradienti di colore dal rosso (caldo) al blu (freddo) sull'arto del paziente. Prime lens, 35mm, film noir style, depth of field, focus on the thermocamera and the thermal image.

Dei 187 pazienti, il 23,5% è deceduto entro 7 giorni, e la mortalità a 28 giorni ha raggiunto il 31%. Numeri che confermano quanto sia temibile la sepsi.

Cosa Hanno Scoperto i “Detective del Calore”?

E qui arrivano i risultati che ci fanno drizzare le antenne! I ricercatori hanno trovato delle correlazioni significative. In particolare:

  • Un gradiente di temperatura core-ginocchio superiore a 4.9°C (8.85°F) all’arrivo era correlato con la mortalità a 7 giorni (p=0.003).
  • Un gradiente core-alluce superiore a 6.8°C (12.25°F) all’arrivo era anch’esso correlato con la mortalità a 7 giorni (p=0.020).
  • Il gradiente core-ginocchio si è dimostrato correlato anche con la mortalità a 48 ore (p<0.013). Questo è importantissimo, perché ci dà un'indicazione prognostica molto precoce!

Pensateci: una semplice misurazione della temperatura superficiale del ginocchio o dell’alluce, confrontata con quella centrale, potrebbe dirci chi rischia di più nelle primissime, cruciali ore. Il gradiente core-ginocchio, in particolare, ha mostrato una buona specificità (88.2%) e un’accuratezza del 75% nel predire la mortalità a 7 giorni, anche se la sensibilità era più bassa (31.7%). Questo significa che se il test è positivo (cioè il gradiente è alto), è molto probabile che il paziente sia a rischio, ma se è negativo, non possiamo escludere completamente il pericolo.

E non è finita qui! Il gradiente core-dito indice all’arrivo era correlato con la necessità di usare farmaci vasopressori entro 48 ore (p=0.020). Questo stesso gradiente mostrava una correlazione negativa con la pressione arteriosa media (più alto il gradiente, più bassa la pressione) e una correlazione positiva con i livelli di lattato e con i punteggi SOFA e qSOFA. In pratica, un dito indice “freddo” rispetto al core era un campanello d’allarme per una situazione clinica più grave e per un maggior bisogno di supporto intensivo.

Curiosamente, nessuno dei gradienti è risultato significativamente correlato con la mortalità a 28 giorni. Questo, secondo gli autori, potrebbe dipendere dal fatto che a quella distanza temporale entrano in gioco troppi altri fattori (comorbidità, infezioni ospedaliere, complicazioni della terapia intensiva). L’IRT sembra quindi più utile per fotografare la situazione acuta, la fisiologia “calda” del momento.

Limiti e Prospettive Future: L’IRT è Davvero la Svolta?

Come ogni studio, anche questo ha i suoi limiti. È stato condotto in un singolo centro, quindi i risultati potrebbero non essere generalizzabili ovunque. La misurazione della temperatura timpanica per il core, sebbene poco invasiva, non è la più accurata in assoluto. C’è la possibilità di un bias di selezione, e farmaci come i vasopressori o i fluidi endovenosi potrebbero influenzare le letture termografiche. Inoltre, non ci sono dati su come siano questi gradienti in una popolazione sana, per avere un confronto.

Nonostante ciò, i risultati sono promettenti. La termografia a infrarossi si è dimostrata uno strumento potenzialmente utile, un “aiutante” rapido e non invasivo per valutare la circolazione e predire il deterioramento clinico nei pazienti con sepsi. Immaginate un dispositivo portatile, o addirittura montato, che fornisce in tempo reale un’immagine a colori del gradiente termico: potrebbe essere un colpo d’occhio immediato per i medici in un ambiente dove ogni minuto conta.

Primo piano di una termografia a infrarossi di una gamba umana, con aree di interesse (ROI) evidenziate sul ginocchio e sull'alluce. La scala di colori mostra chiaramente le differenze di temperatura. Macro lens, 100mm, high detail, precise focusing, controlled lighting, stile documentaristico medico.

L’IRT non sostituirà certo gli altri esami o il giudizio clinico, ma potrebbe integrarsi perfettamente. Pensate all’utilità durante la pandemia di COVID-19, quando i termometri a infrarossi sono diventati di uso comune per lo screening della febbre. Qui parliamo di un’applicazione più sofisticata, ma con la stessa base tecnologica.

E se la accoppiassimo all’intelligenza artificiale? Potremmo avere sistemi potentissimi per rilevare lo shock e fare prognosi. Addirittura, si potrebbe pensare a un suo utilizzo in contesti pre-ospedalieri, per uno screening rapido in caso di disastri o grandi emergenze.

In conclusione, anche se la strada è ancora lunga e servono ulteriori studi, l’idea di usare il “freddo” delle estremità, visualizzato da una termocamera, come spia di un “incendio” interno chiamato sepsi, è decisamente intrigante. È un altro piccolo passo avanti nella lotta contro un killer silenzioso, e come appassionato di scienza e medicina, non posso che essere entusiasta di queste innovazioni!

Fonte: Springer

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *