Luce Rossa contro la Miopia: Chi Risponde Meglio alla Terapia? Scopriamolo Insieme!
Ciao a tutti! Se siete miopi come il sottoscritto (o avete figli che lo sono), sapete bene quanto possa essere fastidiosa questa condizione. Occhiali, lenti a contatto, la paura che la vista peggiori di anno in anno… un bel grattacapo, vero? Beh, da un po’ di tempo si sente parlare di una nuova frontiera nel controllo della miopia, una terapia che suona quasi fantascientifica: la terapia a luce rossa a basso livello (RLRL). Incuriosito, mi sono imbattuto in uno studio recente che ha cercato di capire non solo se funziona, ma soprattutto chi sono i candidati ideali per trarne i maggiori benefici. E oggi ve lo racconto, come se fossimo al bar a chiacchierare di scoperte scientifiche!
La Miopia: Un Problema Globale in Crescita
Prima di tuffarci nella luce rossa, due parole sulla miopia. Non è solo un “non vederci bene da lontano”. È un problema di salute pubblica globale, in crescita esponenziale soprattutto tra i più giovani. E quando la miopia diventa “elevata”, può portare a complicazioni serie, come il distacco della retina o il glaucoma. Insomma, non è da prendere sottogamba. Per questo, la ricerca si sta dando un gran da fare per trovare metodi efficaci per rallentarne la progressione: dalle goccine di atropina a basso dosaggio, alle lenti ortocheratologiche (quelle notturne, per intenderci), fino a consigli più “naturali” come passare più tempo all’aria aperta.
Arriva la Luce Rossa: Una Speranza Non Invasiva?
Ed ecco che entra in scena la terapia RLRL. Immaginate una luce rossa, tipicamente a una lunghezza d’onda di 650 nm, che viene applicata delicatamente sugli occhi. L’idea è che questa luce stimoli i fotorecettori e, in qualche modo, aiuti a frenare l’allungamento eccessivo del bulbo oculare (la famosa lunghezza assiale), che è il principale responsabile della miopia. Diversi studi clinici, soprattutto su bambini, hanno mostrato risultati promettenti, con una significativa riduzione della velocità di allungamento assiale. Addirittura, una meta-analisi ha calcolato una riduzione media di 0.22 mm all’anno rispetto a chi non faceva la terapia. Niente male, eh?
Ma come funziona esattamente? Beh, qui la scienza sta ancora indagando. Le ipotesi più accreditate parlano di un aumento del flusso sanguigno nella retina, una riduzione dello stress ossidativo e dell’infiammazione. Tutti fattori che potrebbero contrastare l’ipossia sclerale (una sorta di “fame d’ossigeno” della sclera, la parte bianca dell’occhio) che sembra giocare un ruolo nello sviluppo della miopia. Qualcuno ipotizza persino che la luce rossa possa promuovere un “rimodellamento” o un accorciamento della sclera. Affascinante, vero?
Lo Studio: Chi Sono i “Buoni Risponditori”?
Veniamo ora allo studio che ha catturato la mia attenzione, intitolato “Effect of repeated Low-Level red light therapy on axial length in myopic individuals: predictors for a good response”. L’obiettivo era proprio questo: capire chi trae maggior giovamento dalla RLRL. I ricercatori hanno coinvolto 91 partecipanti miopi e li hanno seguiti per un anno, monitorando attentamente la loro lunghezza assiale e altre caratteristiche oculari.
Dopo un anno di terapia (due sessioni al giorno, cinque giorni a settimana, ogni sessione di tre minuti), i partecipanti sono stati divisi in due gruppi: i “good responders” (quelli che hanno avuto una riduzione significativa della lunghezza assiale, oltre 0.1 mm) e i “poor responders” (quelli in cui la lunghezza assiale è aumentata di oltre 0.1 mm, indicando una progressione della miopia).
E qui, amici, la cosa si fa interessante! I “good responders” (41 persone) hanno mostrato una riduzione media della lunghezza assiale di ben -0.29 mm. Un risultato notevole! Al contrario, i “poor responders” (50 persone) hanno visto un aumento medio di +0.23 mm. Questo ci dice subito una cosa importante: la terapia RLRL non funziona allo stesso modo per tutti.

Ma allora, cosa distingueva i fortunati “good responders”? Lo studio ha identificato due fattori chiave presenti all’inizio del trattamento:
- Una miopia iniziale più severa: i “good responders” avevano in media un difetto refrattivo sferico equivalente (SER) di -4.15 diottrie, contro le -2.62 diottrie dei “poor responders”. Quindi, chi partiva da una miopia più marcata sembrava rispondere meglio.
- Una lunghezza assiale iniziale maggiore: i “good responders” avevano occhi mediamente più lunghi (24.76 mm) rispetto ai “poor responders” (24.15 mm).
In pratica, sembra che la terapia RLRL sia particolarmente efficace per chi ha già una miopia più pronunciata e un occhio più allungato. È come se questi occhi avessero un “margine” maggiore su cui la terapia può agire.
Altri Fattori in Gioco: Costanza e Spessore Coroideale
C’è un altro elemento che, sebbene non abbia raggiunto la significatività statistica piena nell’analisi multivariata, ha mostrato un trend interessante: la compliance al trattamento, ovvero la costanza nel seguire la terapia. Chi è stato più diligente ha mostrato una tendenza verso risultati migliori (p=0.052, quasi significativo!). Questo non sorprende: come per ogni cura, la costanza è fondamentale.
Un altro dato emerso riguarda lo spessore coroideale (CT), lo strato vascolare sotto la retina. Entrambi i gruppi hanno mostrato un aumento dello spessore coroideale dopo un anno, ma l’aumento è stato significativamente maggiore nei “good responders”. Questo potrebbe essere un indizio sui meccanismi d’azione della luce rossa, magari legati a un miglioramento della vascolarizzazione oculare. Tuttavia, l’aumento del CT (circa 21.9 µm nei “good responders”) era molto inferiore alla riduzione della lunghezza assiale (0.29 mm, cioè 290 µm), suggerendo che l’accorciamento dell’occhio potrebbe essere dovuto ad altri fenomeni, come il già citato rimodellamento sclerale.
Fattori come età, sesso, pressione intraoculare (IOP) e diametro della costrizione pupillare (PCD) non sembravano invece fare una grande differenza tra i due gruppi in questo studio.
Non è Tutto Oro Quello che Luccica: Cautele e Limiti
Diciamocelo chiaramente: la RLRL è promettente, ma non è una bacchetta magica e ci sono ancora aspetti da chiarire. Lo stesso studio evidenzia alcune limitazioni: il disegno retrospettivo, un numero di partecipanti non enorme (91), un tasso di esclusione del 42% che potrebbe introdurre bias, e un follow-up di un solo anno, che potrebbe non essere sufficiente per valutare gli effetti a lungo termine. Inoltre, non sono stati considerati fattori ambientali importanti come il tempo passato all’aperto o le attività da vicino.
Poi c’è la questione della sicurezza. Sebbene la maggior parte degli studi clinici riporti solo effetti collaterali minori e transitori (come un fastidio per la luce intensa), stanno emergendo alcune preoccupazioni. Si è parlato di un possibile “effetto rebound” (un peggioramento alla sospensione della terapia) e, cosa più seria, sono stati documentati casi di danno retinico in seguito a sessioni multiple, anche se con dispositivi a bassa intensità. Alcune valutazioni hanno sollevato il dubbio che certi apparecchi RLRL possano superare i limiti di esposizione massima ammissibile, aumentando il rischio per la retina. Recentemente, Schaeffel e Wildsoet hanno sottolineato la necessità di indagare a fondo questi rischi, specialmente per la sicurezza oculare a lungo termine. È un aspetto cruciale che la ricerca dovrà tenere ben presente.

Interessante notare che, a partire da luglio 2024, i dispositivi per la terapia a luce rossa in Cina (dove è stato condotto questo studio) saranno classificati come dispositivi medici di Classe III, la più alta, indicando una maggiore attenzione regolatoria.
Cosa Ci Portiamo a Casa?
Quindi, cosa ci dice questo studio? Che la terapia RLRL può essere un’arma in più nella lotta alla progressione miopica, specialmente per circa il 40% dei pazienti trattati che sembrano rispondere bene. E ora abbiamo qualche indizio in più per capire chi potrebbe trarne i maggiori benefici: individui con una miopia iniziale più elevata e una maggiore lunghezza assiale. La costanza nel trattamento, come sempre, sembra giocare un ruolo importante.
Certo, la strada è ancora lunga. Bisogna capire meglio i meccanismi biologici precisi, valutare gli effetti e la sicurezza a lungo termine, e magari esplorare come combinare la RLRL con altri metodi di controllo della miopia per ottenere risultati ancora migliori. Sarà fondamentale, come suggeriscono gli autori, capire perché i pazienti con queste caratteristiche rispondano meglio e condurre studi con gruppi di controllo per validare ulteriormente i risultati.
Personalmente, trovo questi sviluppi estremamente stimolanti. La possibilità di avere trattamenti personalizzati, basati sulle caratteristiche individuali di ciascun paziente, è il futuro della medicina. E chissà, forse un giorno la luce rossa diventerà uno strumento comune e sicuro per tenere a bada la miopia. Io, da miope curioso, continuerò a seguire con interesse!
Fonte: Springer
