Elsunersen: Una Speranza Concreta per Neonati con Grave Epilessia Genetica (SCN2A-DEE)?
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di qualcosa di veramente incredibile, una storia che mescola la fragilità di una nuova vita, la complessità della genetica e l’avanguardia della ricerca medica. Immaginate un neonato, venuto al mondo troppo presto, che fin dal primo giorno si trova a combattere una battaglia durissima contro crisi epilettiche incessanti. Non parliamo di qualche episodio sporadico, ma di uno stato di male epilettico continuo, con 20-25 crisi *all’ora*. Un vero incubo per i genitori e una sfida enorme per i medici.
Questa è la realtà per i piccoli affetti da una forma molto grave e precoce di encefalopatia epilettica e dello sviluppo legata al gene SCN2A. Questo gene è fondamentale perché contiene le istruzioni per costruire un pezzetto cruciale dei nostri neuroni: il canale del sodio Nav1.2. Questi canali sono come delle porte che regolano il passaggio degli ioni sodio, essenziali per la trasmissione degli impulsi nervosi.
Il Problema: Quando il Gene “Va in Overdrive”
Nel caso di questa specifica encefalopatia (chiamata SCN2A-DEE), il problema è causato da mutazioni dette “gain-of-function” (GoF). In pratica, queste mutazioni rendono il canale Nav1.2 iperattivo, come se la porta rimanesse aperta troppo a lungo o si aprisse troppo facilmente. Il risultato? Un’eccessiva eccitabilità neuronale che scatena crisi epilettiche devastanti, spesso resistenti ai farmaci tradizionali, e compromette gravemente lo sviluppo neurologico fin dai primissimi mesi di vita (<3 mesi). I farmaci che bloccano i canali del sodio a volte aiutano a ridurre le crisi, ma spesso non bastano a fermarle del tutto e, purtroppo, l'impatto sullo sviluppo motorio, linguistico e cognitivo rimane profondo. Serviva qualcosa di più mirato, qualcosa che andasse alla radice del problema.
La Soluzione Innovativa: Gli Oligonucleotidi Antisenso (ASO)
Ed è qui che entra in gioco una tecnologia che sembra uscita da un romanzo di fantascienza, ma che sta diventando una realtà sempre più concreta: la terapia con oligonucleotidi antisenso (ASO). Pensate agli ASO come a dei “silenziatori genetici” personalizzati. Sono piccole molecole progettate in laboratorio per riconoscere e legarsi a un bersaglio specifico, in questo caso l’RNA messaggero (mRNA) prodotto dal gene SCN2A “difettoso”. Legandosi all’mRNA, l’ASO ne impedisce la traduzione in proteina o ne causa la degradazione. L’obiettivo? Ridurre la quantità della proteina Nav1.2 iperattiva e, di conseguenza, calmare l’ipereccitabilità neuronale.
Studi precedenti su modelli animali avevano già mostrato risultati promettenti: un ASO specifico per il gene Scn2a (la versione murina) era riuscito a ridurre i livelli di mRNA e l’incidenza delle crisi in topolini con una mutazione GoF simile. Questo ha aperto la strada alla sperimentazione clinica sull’uomo.

Il Caso Clinico: Una Neonata Prematura e la Sfida di Elsunersen
Il cuore di questa storia è una bambina, nata prematura a 29 settimane di gestazione. Già durante la gravidanza, l’ecografia aveva mostrato segni preoccupanti (polidramnios, braccia flesse in modo anomalo). L’analisi genetica prenatale aveva identificato la “colpevole”: una mutazione de novo (cioè non ereditata dai genitori) nel gene SCN2A (specificamente la c.3986C>A, p.Ala1329Asp).
Dal primo giorno di vita, la piccola è entrata in stato di male epilettico. I medici hanno provato di tutto: fenobarbital, levetiracetam, fenitoina, lacosamide, oxcarbazepina, midazolam, carbamazepina, lidocaina… un arsenale di farmaci antiepilettici che, però, non riusciva a fermare le crisi continue. Solo la fenitoina dava un sollievo temporaneo, ma brevissimo (circa 20 minuti). La situazione era disperata.
Prima di tentare la nuova strada, i ricercatori hanno voluto essere sicuri che la mutazione della bambina fosse effettivamente una GoF e che quindi potesse rispondere a una terapia mirata a ridurre l’attività del canale. Hanno usato modelli computerizzati 3D ed esperimenti di elettrofisiologia (voltage-clamp e dynamic action potential clamp) che hanno confermato le previsioni: la mutazione A1329D comprometteva la normale inattivazione del canale Nav1.2, portando a un aumento della corrente persistente e a una maggiore facilità nel generare potenziali d’azione (cioè impulsi nervosi). Era decisamente una mutazione GoF.
Il Trattamento e i Risultati: Un Raggio di Luce
A 7 settimane di vita, vista l’inefficacia di tutte le terapie standard, si è deciso di provare con elsunersen (noto anche come PRAX-222), un ASO non-selettivo (cioè che colpisce sia l’mRNA del gene mutato che quello normale) progettato per ridurre l’espressione di SCN2A. Il farmaco è stato somministrato direttamente nel liquido cerebrospinale tramite puntura lombare (somministrazione intratecale), per raggiungere più efficacemente il cervello.
I risultati sono stati sorprendenti. Già 8 giorni dopo la prima somministrazione, lo stato di male epilettico ha iniziato a interrompersi in modo intermittente. Con le dosi successive, e reintroducendo la fenitoina (un bloccante dei canali del sodio), lo stato di male è finalmente cessato! La frequenza delle crisi è crollata drasticamente. Se nelle prime 12 settimane la media era di quasi 20 crisi all’ora, nel periodo successivo (fino a 35 settimane) la media è scesa a circa 6-7 crisi all’ora, con una riduzione superiore al 60%. Questa riduzione si è mantenuta stabile nel tempo, fino all’ultimo controllo a 22 mesi di età.
I genitori hanno notato anche una riduzione della severità delle crisi circa 3-4 settimane dopo la prima dose. Un dato interessante è che sembrava esserci un aumento della frequenza e della severità delle crisi circa 4-6 settimane dopo ogni somministrazione. Questo suggerisce che l’effetto dell’ASO non è permanente e che sono necessarie somministrazioni regolari. Modelli farmacocinetici hanno confermato che elsunersen non si accumula eccessivamente nel cervello e ha un tempo di permanenza moderato, supportando l’idea di una somministrazione mensile (circa ogni 4-6 settimane).

Sicurezza e Sfide Future
Dal punto di vista della sicurezza, elsunersen si è dimostrato ben tollerato. Dopo 19 somministrazioni intratecali nell’arco di 20 mesi, non sono stati riportati eventi avversi gravi o severi correlati al farmaco. Non si è verificato idrocefalo, un potenziale effetto collaterale noto per la classe degli ASO. Gli esami del sangue, l’elettrocardiogramma e l’ecocardiografia non hanno mostrato anomalie persistenti attribuibili al trattamento.
Tuttavia, e questo è un punto cruciale, nonostante il notevole miglioramento nel controllo delle crisi, lo sviluppo neurologico della bambina è rimasto gravemente compromesso. A 8 mesi, presentava ipotonia severa (scarso controllo della testa), riusciva a deglutire ma necessitava di un sondino per l’alimentazione, mostrava reazioni minime agli stimoli visivi (cecità) e uditivi. Anche a 18 mesi, pur con le crisi sotto controllo, permaneva un quadro di grave disabilità.
Perché questa discrepanza? L’ipotesi più probabile è che il danno neurologico si sia instaurato molto precocemente, a causa della gravità della malattia fin dalla nascita e dell’enorme carico di crisi subite prima che il trattamento potesse fare effetto (si stima circa 60.000 crisi nei primi 8 mesi!). Le risonanze magnetiche cerebrali sequenziali hanno mostrato un’atrofia progressiva della corteccia cerebrale, un quadro purtroppo già osservato in altri pazienti con SCN2A-DEE GoF e probabilmente legato alla malattia stessa, non al farmaco.
Cosa Ci Insegna Questa Storia?
Questo caso, seppur singolo (n-of-1), è estremamente importante. Ci offre uno sguardo preliminare ma potente sull’efficacia e la sicurezza di elsunersen in un contesto difficilissimo: un neonato prematuro con una forma devastante di epilessia genetica.
- Dimostra che la terapia ASO può ridurre drasticamente le crisi epilettiche in pazienti con SCN2A-DEE GoF.
- Suggerisce che un approccio combinato (ASO + farmaci tradizionali come i bloccanti dei canali del sodio) potrebbe essere ottimale.
- Conferma un buon profilo di sicurezza per elsunersen, almeno nel medio termine.
- Sottolinea l’importanza cruciale di una diagnosi e di un intervento terapeutico il più precoci possibile per cercare di limitare il danno neurologico.
- Evidenzia la necessità assoluta di studi clinici più ampi e controllati per confermare questi risultati e valutare l’impatto a lungo termine sullo sviluppo.

In conclusione, la storia di questa bambina e del trattamento con elsunersen rappresenta una speranza concreta. È la dimostrazione che la medicina di precisione, basata sulla comprensione profonda dei meccanismi genetici delle malattie, può offrire nuove armi terapeutiche anche per condizioni considerate intrattabili fino a poco tempo fa. La strada è ancora lunga, ma questo è un passo avanti importantissimo nella lotta contro le encefalopatie epilettiche genetiche.
