Il Tuo Tatuaggio Aumenta il Rischio di Cancro Cutaneo? Uno Studio Svedese Fa Chiarezza
Ammettiamolo, i tatuaggi sono diventati parte integrante della nostra cultura. Si stima che circa il 20% delle persone nei paesi occidentali ne abbia almeno uno, e questa percentuale sale ancora di più tra i giovani. Sono espressioni artistiche, ricordi impressi sulla pelle, simboli personali. Ma, come per ogni cosa che introduciamo nel nostro corpo, è naturale chiedersi: ci sono rischi per la salute a lungo termine? In particolare, mi sono imbattuto in una domanda che ronza da tempo: esiste un legame tra i tatuaggi e il cancro della pelle, specificamente il carcinoma cutaneo squamocellulare (cSCC)?
Recentemente, ho letto uno studio svedese molto interessante, pubblicato su Springer, che ha cercato di rispondere proprio a questa domanda. E ve lo dico subito: i risultati potrebbero sorprendervi, ma come sempre nella scienza, la risposta non è un semplice “sì” o “no”.
Perché questa preoccupazione? L’inchiostro sotto la lente
Prima di tuffarci nello studio, capiamo perché questa domanda è legittima. Gli inchiostri per tatuaggi non sono semplici acquerelli. Contengono una varietà di pigmenti (come pigmenti azoici, nero di carbonio, sali metallici) e altre sostanze chimiche. Il problema? Alcuni di questi composti sono classificati come possibili o probabili cancerogeni per l’uomo. Parliamo di idrocarburi policiclici aromatici (IPA), ammine aromatiche e metalli pesanti.
Aggiungiamo che studi recenti hanno mostrato come l’etichettatura degli inchiostri sia spesso imprecisa o addirittura fraudolenta, con pigmenti vietati presenti ma non dichiarati. Insomma, non sempre sappiamo esattamente cosa ci stiamo iniettando sotto pelle per tutta la vita. E visto che il cSCC è il secondo tumore della pelle più comune in Svezia e negli Stati Uniti, con un’incidenza in costante aumento, capire ogni potenziale fattore di rischio è fondamentale. L’ipotesi di partenza era che l’esposizione locale e potenzialmente sistemica a queste sostanze, magari combinata con un’infiammazione cronica indotta dal tatuaggio stesso, potesse aumentare il rischio di sviluppare cSCC.
Lo studio svedese: come hanno cercato risposte
I ricercatori svedesi hanno messo in piedi uno studio imponente, di tipo caso-controllo basato sulla popolazione. Cosa significa? Hanno identificato quasi 3000 persone (casi) tra i 20 e i 60 anni a cui era stato diagnosticato un cSCC tra il 2014 e il 2017, usando il Registro Nazionale Svedese dei Tumori (che ha una copertura altissima, quasi il 99%!). Per ogni caso, hanno selezionato a caso 3 persone (controlli) della stessa età e sesso, senza cSCC, dalla popolazione generale.
A tutti i partecipanti (o ai loro parenti più prossimi, in caso di decesso, per evitare bias di sopravvivenza) è stato inviato un questionario dettagliato nel 2019. Le domande riguardavano lo stile di vita, le abitudini di esposizione al sole (fattore di rischio notissimo per il cSCC!) e, ovviamente, i tatuaggi: ne avevano? Quanti? Dove? Di che colore? Quando avevano fatto il primo? Hanno considerato tatuaggi decorativi, cosmetici (trucco permanente) e medici.
L’obiettivo era confrontare la prevalenza dei tatuaggi tra chi aveva sviluppato il cancro (casi) e chi no (controlli), tenendo conto di altri fattori che potessero influenzare il rischio (i cosiddetti fattori confondenti).

I fattori confondenti: cosa poteva “sporcare” i risultati?
Quando si studia una possibile associazione come questa, non basta guardare solo al tatuaggio. Bisogna considerare altri elementi che potrebbero essere collegati sia all’avere un tatuaggio sia al rischio di cSCC. I ricercatori svedesi si sono concentrati su alcuni punti chiave:
- Esposizione ai raggi UV: È il fattore di rischio numero uno per il cSCC. Chi si tatua magari si espone anche di più al sole? O forse l’esposizione UV potrebbe interagire con l’inchiostro? Hanno raccolto dati sull’esposizione solare lavorativa e ricreativa (vacanze, lettini solari) creando un indice UV.
- Status Socioeconomico (SES): Livello di istruzione e fonte di reddito. Sembra esserci una correlazione tra SES e cSCC, e anche con la prevalenza dei tatuaggi.
- Caratteristiche della Pelle: Tipo di pelle secondo la scala Fitzpatrick, reazione al sole (scottature vs abbronzatura). La pelle chiara è un fattore di rischio noto per il cSCC e potrebbe influenzare la decisione di tatuarsi. Hanno creato un indice di rischio fenotipico.
- Fumo: Spesso usato come indicatore indiretto dello status socioeconomico.
- Immunosoppressione: Malattie croniche (come la psoriasi) o terapie (es. post-trapianto) che indeboliscono il sistema immunitario aumentano il rischio di cSCC. Inoltre, condizioni infiammatorie della pelle potrebbero influenzare la scelta di tatuarsi (fenomeno di Koebner).
Analizzando tutti questi dati insieme, hanno usato modelli statistici (regressione logistica) per calcolare il rischio relativo (espresso come Incidence Rate Ratio, IRR) di sviluppare cSCC per le persone tatuate rispetto a quelle non tatuate.
Il verdetto dello studio: nessuna associazione trovata (per ora)
E qui arriva il punto cruciale. Dopo aver analizzato i dati di oltre 1600 casi e 4500 controlli che hanno risposto al questionario (tassi di risposta del 61% per i casi e 53% per i controlli), cosa hanno scoperto?
Nessun aumento significativo del rischio di cSCC è stato trovato nelle persone tatuate rispetto a quelle non tatuate. L’IRR calcolato era 0.95, con un intervallo di confidenza al 95% tra 0.78 e 1.15. Cosa significa questo intervallo? Che il valore “vero” del rischio ha il 95% di probabilità di trovarsi lì dentro. Poiché questo intervallo include il valore 1 (che rappresenta nessun aumento né diminuzione del rischio), il risultato non è statisticamente significativo. Anzi, l’analisi non appaiata suggeriva addirittura un rischio leggermente inferiore (IRR = 0.88), ma anche in quel caso l’intervallo di confidenza includeva l’1, quindi si interpreta come un risultato nullo.
Curiosamente, i casi (persone con cSCC) erano leggermente meno tatuati dei controlli (15.1% vs 17.6%). Inoltre, i casi tendevano a proteggere di più i loro tatuaggi dal sole rispetto ai controlli.
I ricercatori hanno anche verificato se l’esposizione ai raggi UV modificasse l’effetto dei tatuaggi, ma non hanno trovato prove di interazione. Lo stesso vale per l’immunosoppressione. Hanno anche guardato alla dimensione dei tatuaggi (superficie corporea coperta) e al numero di sedute, senza trovare una relazione dose-risposta evidente.

Limiti dello studio: perché non è la parola fine
Come ogni studio scientifico, anche questo ha i suoi limiti, ed è importante esserne consapevoli prima di trarre conclusioni definitive.
- Dati autodichiarati: Molte informazioni (come l’esposizione al sole e dettagli sui tatuaggi) si basavano sui ricordi dei partecipanti, il che introduce un potenziale bias di richiamo (le persone con cancro potrebbero ricordare o riportare diversamente la loro esposizione al sole, ad esempio).
- Bias di selezione: Chi ha risposto al questionario era tendenzialmente di status socioeconomico più alto e più spesso nato in Svezia rispetto a chi non ha risposto. Poiché un SES più basso e lavori all’aperto potrebbero essere associati sia a più tatuaggi sia a più cSCC, i risultati potrebbero sottostimare un eventuale rischio reale.
- Contesto specifico: Lo studio è stato condotto in Svezia, un paese nordico con livelli di radiazione UV relativamente bassi e una popolazione con limitata variazione nella pigmentazione della pelle. I risultati potrebbero non essere generalizzabili a regioni con più sole o a popolazioni con pelle più scura (dove i fattori di rischio per cSCC possono essere diversi, come l’HPV).
- Focus su cSCC in età medio-giovane: I risultati riguardano persone diagnosticate tra i 20 e i 60 anni. Non possiamo sapere se l’associazione sia diversa negli anziani.
- Solo cSCC: Questo studio riguardava specificamente il carcinoma squamocellulare. Non dice nulla su altri tipi di cancro della pelle (come il melanoma o il carcinoma basocellulare) o altri tipi di tumori in generale.
Cosa portiamo a casa?
Questo studio svedese è il primo a indagare in modo così ampio e rigoroso il legame tra tatuaggi e cSCC. La buona notizia è che, sulla base di questi dati, non sembra esserci un aumento del rischio. Tuttavia, i ricercatori stessi sottolineano che è solo il primo passo.
È fondamentale che altri studi epidemiologici vengano condotti in diverse popolazioni e contesti geografici per confermare o smentire questi risultati. Prima di poter affermare con sicurezza che i tatuaggi non influenzano il rischio di cSCC (o di altri tumori), serve più ricerca.
Quindi, se hai un tatuaggio o stai pensando di fartene uno, questo studio offre un po’ di rassicurazione riguardo al cSCC, ma non è un “via libera” assoluto da ogni preoccupazione a lungo termine. La ricerca sulla sicurezza degli inchiostri e sugli effetti sulla salute continua, ed è giusto rimanere informati.
Fonte: Springer
