Concettualizzazione del legame tra chirurgia del cancro al pancreas e rischio di tromboembolismo venoso, con focus sui fattori di coagulazione sanguigna. Obiettivo macro, 85mm, dettaglio elevato, illuminazione controllata, rappresentazione simbolica.

Cancro al Pancreas e Trombosi: Sveliamo i Segreti con lo Studio PaTR-VTE

Parliamoci chiaro, il cancro al pancreas è una delle sfide più ardue della medicina moderna. Non solo è difficile da diagnosticare precocemente e spesso aggressivo, ma nasconde anche un lato oscuro di cui forse si parla meno: è una delle neoplasie che più “ama” provocare trombosi. Immaginate il sangue che, invece di scorrere fluido nelle vene, inizia a formare coaguli, i cosiddetti trombi. Quando questi si formano nelle vene profonde (spesso delle gambe) parliamo di trombosi venosa profonda (TVP), e se un frammento del coagulo si stacca e viaggia fino ai polmoni, causa un’embolia polmonare (EP). Insieme, TVP ed EP formano quella che chiamiamo tromboembolismo venoso (TEV), una complicanza seria, che nei pazienti oncologici è addirittura la seconda causa di morte dopo la progressione del tumore stesso.

Nel caso specifico del cancro al pancreas, il rischio di TEV schizza alle stelle, con un’incidenza che può arrivare fino al 18%! Un numero davvero impressionante. Ma perché proprio questo tumore è così “trombogenico”? Beh, i meccanismi esatti sono ancora oggetto di studio, ma sembra che le cellule tumorali pancreatiche siano particolarmente abili nell’attivare le piastrine e innescare una cascata di eventi infiammatori e pro-coagulanti. È un circolo vizioso complesso che coinvolge cellule immunitarie come i neutrofili, fattori di coagulazione e molecole infiammatorie.

Capire per Prevenire: Nasce lo Studio PaTR-VTE

Di fronte a questo quadro, noi ricercatori non potevamo restare a guardare. Ci siamo chiesti: è possibile prevedere quali pazienti, tra quelli operati per un cancro al pancreas con intento curativo, svilupperanno una trombosi nel periodo post-operatorio? Identificare questi pazienti ad alto rischio ci permetterebbe di mettere in atto strategie preventive più mirate ed efficaci.

Ed è proprio qui che entra in gioco lo studio PaTR-VTE (Pancreatic Cancer Surgery – Venous Thromboembolism), un progetto osservazionale prospettico che sto seguendo da vicino. L’obiettivo principale è cristallino: vogliamo valutare se alcuni parametri facilmente misurabili nel sangue, in particolare il rapporto tra neutrofili e linfociti (Neutrophil/Lymphocyte Ratio, NLR) e altri biomarcatori della coagulazione, possano funzionare come “campanelli d’allarme” per il rischio di TEV dopo l’intervento chirurgico.

L’NLR, in particolare, ci interessa molto. È un indicatore semplice, economico, calcolabile da un normale emocromo, che in altri tipi di tumore si è già dimostrato associato a una prognosi peggiore. Potrebbe essere la chiave anche per stratificare il rischio trombotico nel cancro al pancreas operabile? È quello che vogliamo scoprire.

Come Funziona lo Studio?

Lo studio PaTR-VTE, approvato dal comitato etico e registrato ufficialmente (NCT05964621), coinvolge pazienti con diagnosi di cancro al pancreas primario, giudicato resecabile o borderline resecabile, che si sottopongono a intervento chirurgico con l’obiettivo di rimuovere completamente il tumore. Ci sono, ovviamente, dei criteri precisi: i pazienti devono avere più di 18 anni, dare il loro consenso informato, non devono aver avuto eventi tromboembolici nei 6 mesi precedenti, non devono avere gravi problemi di salute preesistenti (ASA score > 3) o disturbi della coagulazione noti, e non devono avere altri tumori primari attivi. Vengono esclusi anche i pazienti il cui tumore si rivela inoperabile durante l’intervento.

Per ogni paziente arruolato, seguiamo un protocollo preciso:

  • Prelievi di sangue: Effettuiamo tre prelievi in momenti chiave: prima dell’intervento, subito dopo l’operazione al risveglio dall’anestesia, e prima della dimissione dall’ospedale.
  • Analisi approfondite: Su questi campioni, oltre agli esami di routine (emocromo, funzionalità epatica e renale, coagulazione standard), andiamo a misurare una serie di parametri specifici: l’NLR, il fattore di von Willebrand (vWF), i fattori VIII e XI della coagulazione, i D-dimeri (un prodotto di degradazione della fibrina, spesso elevato in caso di trombosi), il fibrinogeno, la funzionalità piastrinica, l’Adamts 13 (un enzima che regola il vWF) e l’attività anti-Xa (per verificare l’effetto degli anticoagulanti).
  • Monitoraggio post-operatorio: Registriamo qualsiasi evento tromboembolico (TVP o EP) che si verifichi durante il ricovero.
  • Screening a un mese: Circa un mese dopo l’intervento, tutti i pazienti vengono sottoposti a un’ecografia triplex degli arti inferiori per cercare eventuali trombosi venose profonde asintomatiche, quelle che non danno segni evidenti ma possono essere comunque pericolose.

Vista microscopica delle cellule tumorali pancreatiche che interagiscono con piastrine e neutrofili, suggerendo ipercoagulazione. Lente macro, 60 mm, dettagli elevati, illuminazione controllata.
Naturalmente, tutti i pazienti ricevono la profilassi antitrombotica standard con eparina a basso peso molecolare (EBPM) a partire dal primo giorno dopo l’intervento, come da linee guida. Il dosaggio viene adattato in base alla storia clinica del paziente.

Cosa Ci Aspettiamo di Trovare?

L’obiettivo primario, come detto, è capire se l’NLR misurato prima o subito dopo l’intervento possa predire l’insorgenza di TEV. Ma non ci fermiamo qui. Vogliamo anche:

  • Determinare l’incidenza esatta di TEV in questa specifica popolazione di pazienti (quelli operati con intento curativo).
  • Fotografare lo stato della coagulazione dei pazienti nel periodo perioperatorio.
  • Valutare il valore predittivo di altri biomarcatori della coagulazione (come vWF, D-dimeri, Adamts-13).
  • Identificare eventuali altri fattori (caratteristiche del paziente, tipo di intervento, ecc.) che possano influenzare il rischio di trombosi.

Abbiamo calcolato che, per avere risultati statisticamente significativi sulla specificità dell’NLR (che in letteratura si attesta intorno all’80% per predire TEV a 30 giorni), ci serviranno circa 70 pazienti. Un numero raggiungibile, considerando che lo studio si svolge in un centro terziario ad alto volume come l’Ospedale Universitario di Larissa.

Certo, lo studio ha delle limitazioni, come il fatto di essere condotto in un unico centro. Tuttavia, siamo entusiasti perché, per quanto ne sappiamo, è la prima volta che alcuni di questi biomarcatori, come l’Adamts-13, vengono studiati in modo così sistematico nel contesto perioperatorio del cancro al pancreas.

Primo piano di un tecnico di laboratorio che gestisce attentamente i tubi del campione di sangue etichettati per i test di coagulazione. Lenti macro, 100 mm, messa a fuoco precisa, dettagli elevati, ambientazione di laboratorio clinico.

Verso una Cura Più Personalizzata

Il cancro al pancreas, anche quando operabile, rimane una malattia con un alto tasso di recidiva e complicanze. Il tromboembolismo venoso è una di queste complicanze, potenzialmente fatale, che dobbiamo imparare a prevenire meglio.

Se lo studio PaTR-VTE confermerà il valore predittivo dell’NLR o di altri biomarcatori, avremo a disposizione strumenti semplici ed economici per identificare più precocemente i pazienti a maggior rischio. Questo aprirebbe la strada a strategie di profilassi antitrombotica personalizzate: magari un dosaggio diverso di eparina, una durata della profilassi più lunga, o un monitoraggio più stretto per alcuni pazienti.

Insomma, la speranza è che i risultati di questo studio ci aiutino a “mettere i puntini sulle i” sulla gestione del rischio trombotico in chi affronta la chirurgia per il cancro al pancreas, ottimizzando le cure perioperatorie e, in ultima analisi, migliorando la prognosi e la qualità di vita di questi pazienti. La ricerca va avanti, passo dopo passo, per rendere il percorso di cura un po’ meno irto di ostacoli.

Fonte: Springer

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