Immagine concettuale di studenti laureati impegnati in una discussione costruttiva sull'impegno civico, con simboli di comunità e cambiamento sociale sullo sfondo. Obiettivo prime 35mm, duotone blu e grigio, profondità di campo.

Studenti Specializzandi e Impegno Civico: Abbiamo lo Strumento Giusto per Capirli?

Quante volte ci siamo chiesti cosa spinga davvero le persone, soprattutto quelle immerse nel mondo accademico avanzato, a rimboccarsi le maniche per le questioni sociali? Io me lo sono chiesto spesso, soprattutto pensando agli studenti specializzandi: un universo affascinante, spesso percepito come totalmente assorbito da tesi e laboratori. Ma è davvero così? E, soprattutto, come possiamo misurare il loro “termometro” civico?

Un Terreno Inesplorato: L’Impegno Civico dei Laureati

Vedete, negli ultimi vent’anni c’è stata una spinta enorme nelle università americane (e non solo, direi) per potenziare la capacità civica e l’impegno sociale degli studenti. Già nel 2012, una task force nazionale negli USA sottolineava l’urgenza di rendere l’alfabetizzazione civica, l’indagine e l’azione un risultato fondamentale per ogni laureato. La ricerca ha ampiamente documentato quanto gli anni universitari siano cruciali per instillare i principi dell’impegno sociale e della cittadinanza attiva. Pensate alla partecipazione agli organi studenteschi, al volontariato, all’attivismo: sono tutte palestre fondamentali.

Ma c’è un “ma”. La maggior parte di questi studi e strumenti di valutazione si è concentrata sugli studenti universitari di primo livello. E i dottorandi? E i ragazzi dei master? Loro, che spesso sono più maturi, con un lavoro, magari una famiglia, e con un focus primario sulla ricerca, sono stati un po’ trascurati. Alcuni studi suggeriscono che abbiano meno tempo per l’impegno comunitario o che non siano preparati ad applicare la loro istruzione al servizio civile. Era un vuoto che sentivo il bisogno di esplorare.

La Mia Missione: Mettere alla Prova uno Strumento Esistente

Così, mi sono messo all’opera. Il mio obiettivo? Valutare l’orientamento civico degli studenti specializzandi utilizzando uno strumento già esistente, la scala “Importance of Social Action Engagement”, e testarne la validità di costrutto e l’affidabilità quando applicata proprio a loro. Volevo capire quanto fossero disposti a impegnarsi nelle questioni sociali e, allo stesso tempo, fornire ai direttori dei programmi di specializzazione e ai docenti uno strumento valido per misurare questo orientamento. Le mie domande di ricerca erano semplici ma dirette:

  • Quanto è importante l’impegno sociale per gli studenti specializzandi?
  • Lo strumento “Importance of Social Action Engagement” è valido e affidabile se usato con loro?

Sappiamo che l’università è un crogiolo per coltivare l’impegno. Gli studenti arrivano carichi di entusiasmo, voglia di fare, di cambiare il mondo. L’attivismo studentesco, sia dentro che fuori dal campus, è un motore potente per la crescita come cittadini impegnati. E le università stesse hanno risposto, spronate da associazioni, dal mondo del lavoro che cerca individui con una mentalità civica, e da rapporti come quello del 2012 che citavo prima, intitolato “A national call to action: A crucible moment, college learning and democracy’s future“. Un vero e proprio appello all’azione!

Definire l’impegno civico non è semplice. Comprende atteggiamenti, motivazioni, azioni per combattere le ingiustizie, sostenere cause benefiche, proteggere l’ambiente. Thomas Ehrlich, nel 2000, lo definì come “lavorare per fare la differenza nella vita civica delle nostre comunità e sviluppare la combinazione di conoscenze, abilità, valori e motivazione per fare quella differenza”. Bello, no?

Nonostante l’importanza riconosciuta, misurarlo è una sfida. Esistono tantissimi strumenti, ma, come dicevo, principalmente per gli studenti dei primi anni. Per gli specializzandi, la ricerca è scarsa. Si tende a pensare che siano focalizzati sulla ricerca, con poco tempo e poche opportunità offerte dai loro programmi per l’impegno sociale.

Gruppo eterogeneo di studenti laureati che discutono animatamente di questioni sociali in un'aula universitaria moderna e luminosa, obiettivo 35mm, profondità di campo, luce naturale.

Per il mio studio, ho scelto la scala “Importance of Social Action Engagement” sviluppata da Sylvia Hurtado e colleghi. È composta da sette item che riflettono aspetti dell’impegno sociale ben radicati nella ricerca. Loro l’avevano testata su oltre 8000 matricole, con ottimi risultati di validità e affidabilità (Cronbach’s alpha di 0.83).

Come Ho Fatto? Il “Dietro le Quinte” della Ricerca

Dopo aver ottenuto l’approvazione del comitato etico (fondamentale!), ho distribuito lo strumento originale tramite un sondaggio elettronico. A chi? Agli studenti di master e dottorato dei programmi di amministrazione dell’istruzione superiore e affari studenteschi negli Stati Uniti. Perché proprio loro? Beh, questi programmi formano molti dei futuri professionisti universitari, persone che influenzeranno i valori e le convinzioni degli studenti. Inoltre, le loro associazioni professionali si aspettano che siano in grado di “progettare programmi ed eventi inclusivi, che promuovano la coscienza sociale e sfidino gli attuali sistemi di oppressione”. Mica poco!

Ho contattato i coordinatori di 94 programmi in altrettante istituzioni. Il sondaggio era a risposta forzata (dovevi rispondere a tutto per andare avanti) e includeva i sette item della scala, più domande demografiche. L’ho tenuto aperto per due mesi.

Alla fine, ho raccolto 415 risposte da 58 diverse università (un tasso di risposta istituzionale del 61.7%, non male!). Dopo una bella pulizia dei dati, ne sono rimaste 367 complete, pronte per l’analisi. I partecipanti provenivano da tutte e quattro le principali regioni degli USA, con una maggioranza dal Midwest. La maggior parte erano donne (73%), tra i 20 e i 29 anni (63%), e bianchi (67%). Il 72% frequentava un master. Per analizzare i dati, ho usato statistiche descrittive, ANOVA per i confronti tra gruppi, e l’analisi del modello di Rasch per valutare validità e affidabilità dello strumento.

I Risultati: Cosa Dicono i Numeri?

E veniamo al sodo! L’orientamento generale verso la responsabilità sociale tra i partecipanti è risultato moderatamente alto (Media=13.25 su un massimo di 21). Interessante, no? Due aspetti hanno ricevuto i punteggi medi più alti: “Promuovere la tolleranza e il rispetto razziale” e “Prendere posizione contro l’ingiustizia sociale“. Questo, secondo me, riflette gli sforzi concertati dei programmi di istruzione superiore per affrontare questioni di razzismo sistemico e ingiustizie, spesso spinti da iniziative per la diversità, l’inclusione, l’equità e la giustizia (DIEJ).

Al contrario, i livelli di responsabilità più bassi riguardavano il “Contribuire con denaro a una causa benefica” (Media=1.37). Questo potrebbe dipendere da vari fattori: ricerche recenti mostrano una diminuzione delle donazioni tra i giovani e una ridotta fiducia nella filantropia. Gli studenti, in particolare, preferiscono donare il loro tempo. E poi, diciamocelo, gli specializzandi sono spesso sottopagati e oberati di lavoro, quindi potrebbero non avere soldi o tempo da dedicare.

Ho anche trovato differenze statisticamente significative in base a due caratteristiche:

  • Razza: Gli studenti asiatico-americani/nativi hawaiani/delle isole del Pacifico avevano una media significativamente più alta nell’orientamento all’impegno sociale rispetto agli studenti bianchi. Questo potrebbe riflettere una crescente consapevolezza e impegno di questi gruppi nel combattere le ingiustizie.
  • Numero di lingue parlate: Chi parlava tre lingue aveva punteggi medi significativamente più alti di chi ne parlava una o due. Affascinante!

Non sono emerse differenze significative basate su genere, età o regione geografica.

Primo piano di un ricercatore che analizza dati statistici su un computer, con grafici e tabelle visibili sullo schermo, obiettivo macro 60mm, illuminazione controllata, alta definizione.

Lo Strumento Funziona? E Come Possiamo Migliorarlo?

L’analisi di Rasch ha dato ottimi indicatori! L’affidabilità delle persone (person reliability) era 0.82, e quella degli item (item reliability) addirittura 0.99. Questo significa che lo strumento è consistente e le stime di difficoltà degli item sono stabili. Le statistiche di infit e outfit MNSQ per ogni item erano nel range accettabile, dimostrando che misurano tutti un unico costrutto sottostante: l’importanza dell’impegno nell’azione sociale.

Tuttavia, la mappa item-persona ha mostrato che, sebbene gli item fossero ben distribuiti per chi aveva un livello medio di orientamento civico, c’erano delle “lacune” agli estremi. In pratica, mancavano item capaci di misurare adeguatamente chi aveva livelli di responsabilità molto alti o molto bassi. Questo suggerisce che lo strumento è un buon punto di partenza, ma bisogna aggiungere nuovi item per catturare l’intero spettro del costrutto.

Da dove potrebbero venire questi nuovi item? Ad esempio, da definizioni più ampie di impegno sociale, che includano idee come risolvere le controversie, comportarsi con civiltà, assumere un ruolo attivo nel processo politico. L’impegno politico, in particolare, è un’area intrigante, spesso meno menzionata dagli studiosi rispetto all’impegno civico o al service learning. Potrebbe essere utile anche differenziare i tipi di comunità in cui gli specializzandi potrebbero essere pronti a impegnarsi: la comunità universitaria, quella sociale più ampia, o le loro specifiche comunità accademiche disciplinari.

Cosa Ci Portiamo a Casa?

Questo studio, pur con i suoi limiti (non è generalizzabile a tutti gli specializzandi, si basa su autovalutazioni, ecc.), ci dice alcune cose importanti. Primo, l’orientamento all’impegno sociale degli specializzandi nel campo dell’istruzione superiore è moderato, con picchi su temi come la giustizia razziale. Questo ci ricorda che la responsabilità e l’orientamento al cambiamento sociale possono essere coltivati con sforzi mirati.

Secondo, lo strumento “Importance of Social Action Engagement” si è dimostrato affidabile ed efficace, un buon inizio per testare l’orientamento degli specializzandi. Ma c’è spazio per migliorarlo, aggiungendo item che coprano meglio l’intero spettro dell’impegno.

Per i direttori di programma e i docenti, questi risultati sono un feedback utile: c’è bisogno di incorporare iniziative di apprendimento che coinvolgano attivamente gli studenti specializzandi con le questioni sociali. E ora hanno uno strumento, seppur perfettibile, per misurare l’orientamento dei loro studenti verso la responsabilità sociale. Un piccolo passo, spero, per capire meglio e supportare i futuri leader del nostro mondo accademico e, perché no, della nostra società.

Studenti laureati che partecipano attivamente a un progetto di volontariato comunitario, piantando alberi in un parco urbano, teleobiettivo zoom 100mm, azione, luce diurna.

Fonte: Springer

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