Odontoiatria: Rompere il Silenzio tra Paura e Coraggio Studentesco
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di qualcosa di veramente importante, qualcosa che tocca le corde profonde del nostro percorso formativo e della futura professione: la capacità, o la difficoltà, di noi studenti di odontoiatria nel “rompere il silenzio”. Avete mai pensato a cosa succede quando, durante il tirocinio clinico, vediamo qualcosa che non ci convince? Magari una procedura non proprio a regola d’arte, un problema di igiene, o un atteggiamento poco rispettoso verso un paziente o un collega? Ecco, questo atto di segnalare le preoccupazioni, noto anche come whistleblowing, è fondamentale per la sicurezza dei pazienti e la qualità delle cure.
Recentemente mi sono imbattuto in uno studio nazionale condotto in Giordania che ha messo sotto la lente d’ingrandimento proprio questo aspetto, focalizzandosi su noi, studenti di odontoiatria degli ultimi anni. Lo studio voleva capire quanto ci sentiamo sicuri nel segnalare queste preoccupazioni e quali ostacoli troviamo sulla nostra strada. E i risultati, lasciatemelo dire, fanno riflettere parecchio.
La Fiducia: C’è, Ma Non Troppa
Allora, cosa è emerso? Beh, diciamo che la fiducia nel segnalare problemi c’è, ma… appena appena. Lo studio parla di una fiducia “marginale”. Sembra che ci sentiamo un po’ più tranquilli quando si tratta di questioni legate direttamente alla sicurezza del paziente, come ad esempio un controllo delle infezioni non ottimale. Qui, forse, la linea tra giusto e sbagliato è più netta, e sentiamo più forte il dovere di intervenire.
Il discorso cambia, però, quando le preoccupazioni riguardano la condotta del personale clinico o dei nostri stessi colleghi. Lì la fiducia cala vistosamente. È come se ci fosse una barriera invisibile, un timore reverenziale o la paura di creare tensioni interpersonali. Pensateci: è più facile far notare una siringa usata lasciata in giro o dire a un supervisore o a un collega che il suo modo di fare con un paziente o con un altro studente non è stato rispettoso? La seconda opzione è decisamente più spinosa.
Questi risultati non sono poi così sorprendenti se pensiamo ad altri studi simili condotti su studenti di medicina, che hanno mostrato tendenze simili: più sicuri sulla sicurezza del paziente, molto meno su questioni di probità o comportamento dello staff.
Chi Si Sente Più Sicuro? Questione di Genere ed Esperienza
Un dato interessante emerso dallo studio riguarda le differenze di genere e l’anno di corso. Sembra che le studentesse e gli studenti più avanti nel percorso (quelli all’ultimo anno o tirocinanti) riportino una maggiore fiducia in sé stessi nel segnalare problemi. Questo potrebbe dipendere da tanti fattori: forse una maggiore maturità, più esperienza clinica accumulata, o forse una diversa sensibilità etica? È difficile dirlo con certezza. Curiosamente, uno studio nel Regno Unito aveva trovato un risultato opposto, suggerendo che più esperienza clinica portava a un minor senso di responsabilità nel segnalare. Il dibattito è aperto!
Inoltre, con chi ci sentiamo più a nostro agio a parlare? Principalmente con i nostri pari, altri studenti, o con il nostro supervisore clinico diretto. La fiducia diminuisce quando dobbiamo rivolgerci a figure più “istituzionali”, come il direttore del corso clinico o il manager della clinica. Forse perché con i colleghi o il tutor diretto c’è un rapporto più informale, si può “sondare il terreno” prima di fare una segnalazione ufficiale.

Le Barriere Invisibili: Perché È Così Difficile Parlare?
E veniamo al dunque: perché esitiamo? Quali sono questi muri che ci bloccano? Lo studio giordano ha identificato diverse barriere, e sono sicuro che molte risuoneranno familiari anche a noi:
- Paura di causare problemi: La paura numero uno. Timore di essere etichettati come “piantagrane”, di creare tensioni, di inimicarsi qualcuno.
- Mancanza di supporto: La sensazione di essere soli, di non avere nessuno a cui rivolgersi o che ci possa sostenere in questo passo.
- Paura di essere ignorati: Il timore che la nostra segnalazione cada nel vuoto, che non venga presa sul serio o che non porti a nessun cambiamento concreto. Questo è demotivante!
- Paura di creare conflitti: Simile alla prima, ma più focalizzata sulla dinamica interpersonale diretta.
- Preoccupazione per i voti: Il timore, molto concreto, che segnalare un problema possa avere ripercussioni negative sulla nostra valutazione accademica.
Queste paure contribuiscono a creare quella che viene definita una “cultura del silenzio”, dove è più facile girarsi dall’altra parte piuttosto che esporsi.
Consapevolezza e Formazione: C’è Ancora Molta Strada da Fare
Un altro dato allarmante dello studio è la scarsa consapevolezza e preparazione formale. Meno della metà degli studenti (44%) sapeva se la propria università avesse un documento ufficiale (una policy) su come segnalare le preoccupazioni. E solo una piccola minoranza (circa il 18%) aveva ricevuto una formazione specifica su questo tema! Ancora più preoccupante, quasi un terzo degli studenti (29%) non era sicuro se le situazioni che aveva osservato giustificassero effettivamente una segnalazione. Questo indica una possibile mancanza di conoscenza su cosa costituisca una violazione etica o un rischio per la sicurezza, rendendo ancora più difficile decidere se e come agire.
Cosa Chiediamo Noi Studenti?
Nonostante le difficoltà, noi studenti abbiamo le idee chiare su cosa potrebbe aiutarci a sentirci più sicuri e supportati nel segnalare preoccupazioni. Le richieste più frequenti emerse dallo studio sono:
- Garanzia di sicurezza: Sapere di essere protetti da ritorsioni o conseguenze negative.
- Certezza del cambiamento: Vedere che le segnalazioni portano a miglioramenti concreti.
- Chiarezza su cosa segnalare: Avere linee guida precise su quali situazioni richiedono un intervento.
- Una figura di riferimento: Sapere esattamente a chi rivolgersi.
- Canali di segnalazione chiari: Procedure semplici e accessibili per fare una segnalazione.
- Formazione e supporto regolari: Ricevere training specifico e continuo su questi temi.
Verso una Cultura Aperta e Sicura
Questo studio, pur con i suoi limiti (come un tasso di risposta non altissimo e il focus su un contesto specifico), ci lancia un messaggio forte e chiaro. C’è un bisogno urgente che le nostre scuole di odontoiatria lavorino per creare un ambiente dove ci sentiamo sicuri, ascoltati e supportati nel segnalare ciò che non va. Non si tratta solo di insegnarci le tecniche odontoiatriche, ma anche di formarci come professionisti etici e responsabili.
Promuovere una cultura trasparente e di supporto non è solo un bene per noi studenti, ma è essenziale per migliorare la sicurezza dei pazienti e la qualità generale delle cure odontoiatriche. Dobbiamo essere messi nelle condizioni di poter “rompere il silenzio” quando necessario, senza paura, sapendo che la nostra voce conta. È una sfida importante, ma fondamentale per il futuro della nostra professione.
Fonte: Springer
