Un'immagine concettuale che mostra una testa umana stilizzata. Da un lato, ingranaggi scuri e aggrovigliati che rappresentano lo stress debilitante e il disimpegno, che portano a un'icona di un controller di gioco incatenato. Dall'altro lato, ingranaggi luminosi e fluidi che rappresentano una mentalità potenziante, che portano a icone di crescita personale e benessere. Obiettivo macro, 60mm, illuminazione drammatica per evidenziare il contrasto, alto dettaglio.

Stress e Videogiochi: Quando la Mente Giusta Fa la Differenza (Anche per i Futuri Medici!)

Amici, parliamoci chiaro: chi di noi non si è mai sentito sotto pressione? Che sia per lo studio, il lavoro, o la vita in generale, lo stress è una vecchia conoscenza. Ma avete mai pensato che il modo in cui percepiamo lo stress possa influenzare comportamenti insospettabili, come la nostra tendenza a rifugiarci nei videogiochi fino a sviluppare una vera e propria dipendenza? Ebbene sì, uno studio recentissimo condotto su studenti di medicina in Cina ha gettato nuova luce su questo legame affascinante, e oggi voglio raccontarvelo con parole semplici.

Ma cos’è esattamente questo “Disturbo da Gioco su Internet”?

Prima di addentrarci nel cuore della ricerca, facciamo un passo indietro. Il Disturbo da Gioco su Internet (o IGD, dall’inglese Internet Gaming Disorder) non è semplicemente passare qualche ora di troppo davanti allo schermo. Parliamo di una condizione seria, inserita persino nel DSM-5 (il manuale di riferimento per i disturbi mentali) come una situazione che merita attenzione clinica. Pensate a sintomi come:

  • Preoccupazione costante per il gioco
  • Sintomi di astinenza se non si gioca
  • Bisogno di giocare sempre di più (tolleranza)
  • Tentativi falliti di smettere o ridurre
  • Perdita di interesse per altri hobby
  • Continuare a giocare nonostante i problemi che causa
  • Mentire sul tempo passato a giocare
  • Giocare per sfuggire a stati d’animo negativi
  • Mettere a rischio relazioni, studio o lavoro per il gioco

Se una persona manifesta cinque o più di questi sintomi in un anno, beh, potrebbe esserci un problema. E gli studenti universitari, soprattutto quelli di medicina con i loro ritmi serrati e le pressioni accademiche, sembrano essere un gruppo particolarmente a rischio.

La Mentalità dello Stress: Potenziante o Debilitante?

Ora, veniamo al concetto chiave: la mentalità dello stress (stress mindset). Immaginate un bivio: da una parte c’è chi vede lo stress come una catastrofe, qualcosa che debilita, che prosciuga energie e impedisce di andare avanti. Questa è la mentalità “stress-is-debilitating”. Dall’altra, c’è chi, pur riconoscendo la fatica, riesce a vedere nello stress un’opportunità di crescita, uno stimolo per migliorare, per imparare. Questa è la mentalità “stress-is-enhancing”, ovvero che potenzia.
Diversi studi hanno già dimostrato che avere una mentalità potenziante verso lo stress porta benefici fisici, psicologici ed emotivi. Ma nessuno, prima di questa ricerca, aveva esplorato il suo legame con l’IGD.

Il Disimpegno Comportamentale: Fuga o Affronto?

Quando siamo stressati, mettiamo in atto delle strategie di coping, dei modi per far fronte alla situazione. Alcune sono adattive (come cercare soluzioni al problema), altre meno. Tra quelle disadattive c’è il disimpegno comportamentale. In pratica, invece di affrontare il problema, si “getta la spugna”, ci si ritira, si cerca una via di fuga. E quale fuga migliore, per alcuni, se non immergersi in un mondo virtuale dove si possono dimenticare le preoccupazioni reali? Ecco, il gioco online può diventare proprio questo: un meccanismo di evasione.

Primo piano di uno studente di medicina cinese, maschio, sui 20 anni, che guarda pensieroso lo schermo di un computer in una biblioteca universitaria scarsamente illuminata, con libri sullo sfondo. L'immagine dovrebbe trasmettere un senso di stress accademico e la potenziale tentazione di evasione tramite il gioco. Obiettivo prime, 35mm, profondità di campo, toni seppia e blu.

Cosa Hanno Scoperto i Ricercatori? Numeri e Meccanismi

Lo studio, condotto su ben 8.552 studenti di medicina in sette città cinesi, ha rivelato dati interessanti. Innanzitutto, la prevalenza di IGD era del 7,5%. Non poco, se pensiamo che si tratta di futuri medici! E, come spesso accade in questi casi, i ragazzi mostravano una prevalenza significativamente più alta delle ragazze (14,7% contro il 7,4%).

Ma la vera chicca è un’altra. I ricercatori hanno scoperto che:

  1. Una mentalità che vede lo stress come potenziante era associata a un minor rischio di sviluppare IGD. Insomma, vedere lo stress come una sfida positiva sembra proteggere dalla dipendenza da videogiochi.
  2. Il disimpegno comportamentale era associato a un maggior rischio di IGD. Chi tende a fuggire dai problemi è più incline a rifugiarsi nel gioco patologico.

E qui arriva il bello: il disimpegno comportamentale agiva da mediatore completo. Cosa significa? Che la mentalità positiva verso lo stress non riduceva direttamente l’IGD, ma lo faceva influenzando il disimpegno. In pratica: se hai una mentalità “stress-is-enhancing”, sei meno propenso al disimpegno comportamentale e, di conseguenza, sei meno a rischio di IGD. È come una catena: mentalità positiva → meno fuga dai problemi → meno rischio di dipendenza da gioco.

Sorprendentemente, il genere non sembrava influenzare queste specifiche associazioni. Cioè, il meccanismo “mentalità → disimpegno → IGD” funzionava in modo simile sia per i maschi che per le femmine, nonostante i maschi fossero più a rischio di IGD in generale.

Perché i Maschi Giocano di Più (e Rischiano di Più)?

La maggiore vulnerabilità maschile all’IGD non è una novità e può dipendere da vari fattori. I ragazzi tendono ad avere motivazioni di gioco più orientate all’evasione rispetto alle ragazze. A livello neurologico, sembra che i maschi abbiano un controllo minore sulle voglie scatenate dal gioco e una maggiore attivazione del sistema di ricompensa cerebrale. Inoltre, le ragazze tendono ad avere un supporto sociale più forte, che è un fattore protettivo.

Implicazioni Pratiche: Come Sfruttare Queste Scoperte?

Questi risultati sono importantissimi! Ci dicono che intervenire sulla mentalità con cui si affronta lo stress e sulle strategie di coping potrebbe essere una via efficace per prevenire l’IGD, specialmente in popolazioni sotto forte pressione come gli studenti di medicina.
La buona notizia è che la mentalità dello stress si può modificare! Esistono interventi, anche brevi (come guardare video specifici o training metacognitivi), che hanno dimostrato di poter coltivare una visione più potenziante dello stress. Allo stesso modo, si può lavorare per ridurre le strategie di coping disadattive come il disimpegno, ad esempio attraverso programmi di gestione dello stress, terapie cognitivo-comportamentali o interventi basati sulla mindfulness.

Un gruppo eterogeneo di studenti universitari, maschi e femmine, che partecipano attivamente a un workshop sulla gestione dello stress in un'aula moderna e luminosa. Un facilitatore indica una lavagna con diagrammi sulla mentalità e le strategie di coping. Obiettivo zoom, 24mm, luce naturale, colori vivaci, catturare l'interazione e l'apprendimento.

Certo, lo studio ha i suoi limiti: è trasversale (quindi non stabilisce nessi di causa-effetto definitivi), si basa su auto-valutazioni e si concentra solo su studenti di medicina cinesi. L’effetto della mentalità sull’IGD, seppur significativo, era relativamente piccolo a livello individuale, ma a livello di popolazione, anche un piccolo miglioramento nella mentalità verso lo stress potrebbe portare benefici sostanziali.

In Conclusione: La Mente è la Nostra Migliore Alleata

Quello che mi porto a casa da questa ricerca è un messaggio di speranza e di potere. Il modo in cui interpretiamo le sfide della vita, come lo stress, ha un impatto reale sui nostri comportamenti e sul nostro benessere. Non si tratta di negare la fatica o le difficoltà, ma di imparare a vederle anche come occasioni per tirare fuori il meglio di noi, invece di cercare scorciatoie o fughe che, alla lunga, possono diventare gabbie. E questo, amici miei, vale per gli studenti di medicina cinesi, ma anche per ognuno di noi, joystick alla mano o meno!

Fonte: Springer

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