Streptococco B in Gravidanza: Sorpresa dalla Tanzania! L’HIV è il Vero Fattore di Rischio, Non l’Ospedale o il Trimestre
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di qualcosa di veramente importante che riguarda la salute delle donne in gravidanza e dei loro bambini, un argomento che emerge da una ricerca affascinante condotta in Tanzania, precisamente a Mwanza. Parliamo dello Streptococcus agalactiae, meglio conosciuto come Streptococco di Gruppo B (GBS).
Cos’è lo Streptococco di Gruppo B e Perché Dovrebbe Interessarci?
Magari il nome non vi dice molto, ma questo batterio è un “inquilino” abbastanza comune del nostro tratto gastrointestinale e, nelle donne, della zona vaginale. Di per sé, spesso non dà problemi, fa parte della normale flora batterica. Il problema sorge durante la gravidanza e il parto. Il GBS è una delle cause più comuni di infezioni serie nei neonati (come sepsi e meningite) e può causare problemi anche alla mamma, come infezioni urinarie, corioamnionite (infezione delle membrane amniotiche) e, nei casi peggiori, può contribuire a parti pretermine o basso peso alla nascita. La trasmissione al bambino avviene principalmente durante il passaggio nel canale del parto.
A livello globale, la percentuale di donne incinte colonizzate da GBS varia molto. In Africa subsahariana, si stima che sia intorno al 22.4%, un tasso più alto rispetto ad altre regioni del mondo. Ma anche all’interno della stessa Africa, i dati possono essere molto diversi. Ecco perché studiare la situazione specifica in diverse aree è fondamentale.
La Grande Sorpresa: L’HIV Cambia le Carte in Tavola
Ed eccoci al cuore della ricerca condotta a Mwanza tra febbraio e giugno 2021 su 872 donne incinte. L’obiettivo era capire quanto fosse diffusa la colonizzazione da GBS e quali fattori la influenzassero, con un occhio di riguardo per lo stato HIV e il tipo di struttura sanitaria frequentata (dall’ambulatorio di base all’ospedale terziario).
I risultati sono stati, per certi versi, sorprendenti. In generale, quasi una donna su quattro (24.5%) è risultata colonizzata da GBS. Un dato già di per sé significativo. Ma la vera rivelazione è stata la differenza enorme tra le donne sieropositive e quelle sieronegative:
- Nelle donne incinte con HIV, la percentuale di colonizzazione schizzava al 63.1%!
- Nelle donne HIV-negative, la percentuale era del 18.9%.
Parliamo di un rischio più che triplicato, anzi, l’analisi statistica ha mostrato che le donne con HIV avevano una probabilità oltre 7 volte maggiore di essere colonizzate da GBS rispetto alle donne senza HIV (OR = 7.33). Questo è un dato potentissimo e un chiaro campanello d’allarme. Perché questa differenza? Le ragioni possono essere legate allo stato immunitario compromesso dall’HIV, che rende più suscettibili alla colonizzazione da parte di batteri opportunisti come il GBS. Potrebbero anche esserci fattori di rischio comportamentali condivisi tra l’acquisizione dell’HIV e la colonizzazione da GBS. Purtroppo, lo studio non ha potuto approfondire la correlazione con la conta dei CD4 o la carica virale per mancanza di dati completi, un aspetto che merita sicuramente future indagini.
Ospedale di Lusso o Ambulatorio Rurale? Al GBS Non Importa!
Un altro risultato interessante, e forse controintuitivo, è che non è stata trovata alcuna associazione significativa tra la colonizzazione da GBS e il tipo di struttura sanitaria frequentata. Che si trattasse di un piccolo centro sanitario rurale o di un grande ospedale terziario, la prevalenza del GBS era simile (variava tra il 18.6% e il 29.3% nei diversi centri, ma senza differenze statisticamente rilevanti tra i livelli). Allo stesso modo, non c’era differenza significativa tra i trimestri di gravidanza.
Cosa ci dice questo? Che il rischio di GBS è diffuso e non dipende dal “livello” dell’assistenza sanitaria a cui una donna ha accesso, né dalla fase della gravidanza in cui si trova. Questo rafforza l’idea che lo screening per il GBS dovrebbe essere considerato per tutte le donne incinte, indipendentemente da dove vengono seguite e a che punto della gravidanza sono, specialmente in contesti ad alta prevalenza.

Come Abbiamo Scovato il GBS: Questione di Metodo
Per scovare il batterio, i ricercatori hanno raccolto due tamponi da ogni donna: uno vaginale e uno rettale. E qui un altro dato utile: la colonizzazione è risultata molto più frequente nei campioni rettali (21.1%) rispetto a quelli vaginali (8.83%). Anzi, la maggior parte delle donne positive lo era solo sul tampone rettale. Questo suggerisce che, se per motivi di risorse si potesse fare un solo tampone, quello rettale sarebbe da preferire per massimizzare la possibilità di individuare il batterio.
Inoltre, sono stati usati due tipi di terreno di coltura: il classico agar sangue e un terreno più moderno e specifico, il CHROMagar™ StrepB. Indovinate un po’? Il CHROMagar™ StrepB si è dimostrato significativamente più sensibile, identificando il GBS nel 24.4% dei casi contro il 18.8% dell’agar sangue. Questo terreno speciale, che fa crescere le colonie di GBS con un colore distintivo (malva/viola), è più semplice e veloce da usare rispetto ai metodi tradizionali, anche se più costoso. È la prima volta che viene usato su così larga scala in uno studio del genere in Africa Orientale, e i risultati confermano la sua utilità per uno screening più efficace.
È interessante notare che la prevalenza generale del 24.5% trovata in questo studio a Mwanza è molto più alta del 9.5% riportato in uno studio precedente nella stessa città oltre dieci anni fa. Anche considerando solo l’agar sangue (usato in entrambi gli studi), la prevalenza attuale (18.8%) è quasi doppia rispetto al passato. Questo potrebbe indicare un reale aumento della colonizzazione nel tempo, rendendo ancora più urgente l’introduzione di programmi di screening.
Cosa Fare Ora? Screening Mirato e Terapie Efficaci
Alla luce di questi risultati, le raccomandazioni sono abbastanza chiare:
- È fondamentale introdurre lo screening di routine per il GBS nelle cliniche prenatali, per tutte le donne incinte, indipendentemente dal tipo di ospedale.
- Una priorità assoluta va data alle donne incinte con HIV, visto il loro rischio enormemente più elevato.
- Per lo screening, l’uso combinato di tamponi vaginali e rettali è l’ideale. Se le risorse sono limitate, il tampone rettale è più sensibile.
- L’uso di terreni di coltura ad alta sensibilità come il CHROMagar™ StrepB dovrebbe essere incoraggiato, dove possibile, per migliorare l’identificazione del GBS.
E per quanto riguarda il trattamento? La buona notizia è che la principale strategia per prevenire le infezioni neonatali da GBS è la somministrazione di antibiotici alla madre durante il travaglio (profilassi intrapartum). Lo studio ha testato la sensibilità dei ceppi di GBS isolati a vari antibiotici. I risultati sono stati molto incoraggianti:
- Ampicillina: 100% di sensibilità! Questo antibiotico (strettamente correlato alla penicillina, farmaco di prima scelta secondo le linee guida internazionali) è risultato pienamente efficace su tutti i campioni testati.
- Clindamicina: 84.4% di sensibilità.
- Eritromicina: 76.3% di sensibilità.
- Vancomicina: 98.1% di sensibilità.
Questi dati confermano che l’ampicillina può essere usata con fiducia per la profilassi e il trattamento in questa regione, e che clindamicina ed eritromicina rimangono valide alternative (importanti per le donne allergiche alla penicillina). Al contrario, la sensibilità a tetraciclina e trimetoprim-sulfametossazolo era bassissima (intorno al 2-3%), quindi questi farmaci non sono utili contro il GBS.
Uno Sguardo al Futuro: Verso Vaccini e Maggiore Comprensione
Questo studio apre la strada a ulteriori ricerche. Sarebbe importante capire meglio la relazione tra stato immunitario (CD4, carica virale) e rischio di GBS nelle donne con HIV. Inoltre, la caratterizzazione molecolare dei ceppi di GBS circolanti a Mwanza sarebbe utilissima per monitorare la diffusione di cloni specifici, collegarli ai profili di resistenza agli antibiotici e, soprattutto, guidare lo sviluppo e l’implementazione di future strategie vaccinali contro il GBS, che rappresentano la speranza a lungo termine per prevenire queste infezioni.
In Conclusione: Un Messaggio Chiaro da Mwanza
Insomma, questa ricerca ci lascia alcuni messaggi chiave: la colonizzazione da Streptococco di Gruppo B è un problema rilevante tra le donne incinte a Mwanza, riguardando quasi una su quattro. Il rischio è drammaticamente più alto nelle donne con HIV, rendendole un gruppo prioritario per lo screening. Sorprendentemente, né il tipo di ospedale né il trimestre di gravidanza sembrano influenzare il rischio, sottolineando la necessità di uno screening capillare. Fortunatamente, l’ampicillina rimane un’arma efficacissima per la profilassi. L’uso di metodi di screening più sensibili, come il tampone rettale e il terreno CHROMagar™ StrepB, può fare la differenza nell’individuare le donne a rischio e proteggere i loro bambini. Un passo importante per migliorare la salute materno-infantile in Tanzania e, potenzialmente, in altre regioni con contesti simili.
Fonte: Springer
