Donne, Muscoli e Psiche: Il Lato Nascosto dell’Uso di Steroidi Anabolizzanti
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un argomento tosto, affascinante e, diciamocelo, ancora poco esplorato, soprattutto quando si parla di donne: l’uso di steroidi anabolizzanti androgeni (AAS) e le sue connessioni con la nostra psiche. Sappiamo che gli AAS vengono spesso usati per pompare i muscoli e migliorare le performance sportive, ma quali sono i risvolti psicologici, specialmente nel mondo femminile? Mi sono imbattuta in uno studio esplorativo molto interessante che ha cercato di far luce proprio su questo.
Steroidi Anabolizzanti: Non Solo Muscoli
Prima di tuffarci nei risultati, capiamo un attimo di cosa stiamo parlando. Gli AAS sono derivati sintetici del testosterone. Se pensate che siano una prerogativa maschile, vi sbagliate. Certo, l’uso è più diffuso tra gli uomini (si stima un 6.4% contro l’1.6% delle donne a livello globale), ma attenzione: tra le bodybuilder donne, la percentuale schizza a quasi il 17%! Questo aumento potrebbe essere legato anche ai canoni estetici che spingono verso fisici sempre più magri e muscolosi. Il problema? Le donne che usano AAS affrontano uno stigma maggiore rispetto agli uomini, il che porta a sottostimare il fenomeno e, peggio ancora, a reperire informazioni sulla salute da fonti poco affidabili come partner non qualificati, coach improvvisati o il web [11]. Oltre agli effetti collaterali “classici” (problemi cardiovascolari, acne, ansia, aggressività, ridotta fertilità), le donne vanno incontro a rischi specifici come alterazioni del ciclo mestruale, ingrossamento del clitoride, abbassamento della voce e riduzione del seno [9, 12-18]. Sembra anche che le donne cerchino aiuto medico prima degli uomini per questi problemi, forse perché più evidenti o preoccupanti [8].
La Ricerca: Cosa Hanno Scoperto?
Lo studio che ho analizzato ha coinvolto 32 sollevatrici di pesi: 16 che avevano usato AAS (alcune attualmente, altre in passato) e 16 come gruppo di controllo (WLC – Weightlifting Controls) che non ne avevano mai fatto uso. Hanno compilato questionari specifici per valutare aspetti comportamentali e psicologici (come l’ASEBA – Achenbach System of Empirically Based Assessment e il BPAQ – Buss-Perry Aggression Questionnaire) e la dipendenza da AAS è stata valutata tramite interviste cliniche strutturate (basate sul DSM-IV). L’obiettivo era proprio capire se ci fossero differenze psicologiche tra i due gruppi e se certi tratti fossero associati ai sintomi di dipendenza.
Risultati Sorprendenti: Aggressività e Problemi Psicologici
Ebbene sì, le differenze sono emerse, e anche piuttosto nette. Le donne che avevano usato AAS mostravano livelli significativamente più alti di problematiche psicologiche, sia internalizzanti (come ansia e depressione) che esternalizzanti (come comportamenti antisociali e problemi di attenzione). Ma il dato che mi ha colpito di più riguarda l’aggressività: le utilizzatrici di AAS avevano punteggi molto più alti nel questionario BPAQ, specialmente nella sottoscala della rabbia e nell’aggressività totale. Sorprendentemente, i punteggi medi di aggressività totale erano paragonabili a quelli riportati in studi precedenti su *uomini* utilizzatori di AAS [15]! Questo suggerisce che le donne che scelgono di usare queste sostanze potrebbero rappresentare una sottopopolazione con un carico di disagio psicologico particolare, forse maggiore rispetto agli uomini [18, 25, 40]. Questi risultati sono in linea con ricerche precedenti che indicavano maggiore aggressività e umore labile tra le donne che usano AAS [37, 38] e con racconti qualitativi di donne che si sentivano “più scontrose” e impazienti durante i cicli [49].

Un altro aspetto chiave emerso con forza è la presenza di problemi di attenzione e sintomi riconducibili all’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività). Le differenze tra i due gruppi su queste scale erano tra le più marcate. Questo fa eco a quanto già osservato negli uomini utilizzatori di AAS [50, 51] e si inserisce nel contesto più ampio della comorbidità tra ADHD e disturbi da uso di sostanze (SUD) [35, 52]. Spesso, chi usa AAS fa uso anche di altre sostanze e adotta comportamenti a rischio per la salute, il che potrebbe in parte spiegare questa associazione [44, 53, 54].
La Dipendenza da AAS nelle Donne: Un Quadro Diverso?
Parliamo di dipendenza. Circa il 30% degli uomini che usano AAS sviluppa una dipendenza [28-30]. Ma nelle donne? Questo studio ha cercato di capirne di più. Tra le 14 donne utilizzatrici di cui erano disponibili i dati sull’intervista clinica, 7 (il 50%) soddisfacevano i criteri per una diagnosi di dipendenza da AAS (lifetime). Quali erano i sintomi più comuni?
- Tempo speso: Il 50% (7 donne) riportava di dedicare una quantità significativa di tempo ad attività legate all’uso di AAS (procurarseli, usarli, recuperare dagli effetti, ma anche allenarsi, gestire dieta e integratori).
- Uso maggiore/più lungo del previsto: Il 42.9% (6 donne) ammetteva di aver usato più sostanze o per periodi più lunghi di quanto inizialmente pianificato.
Interessante notare che solo 2 donne (14.3%) riportavano sintomi di astinenza, il sintomo meno frequente. Questo è un punto cruciale di differenza rispetto agli uomini, dove l’astinenza è riportata da circa la metà degli utilizzatori dipendenti [47]. Perché questa differenza? Potrebbe dipendere da fattori biologici (le donne hanno livelli endogeni di testosterone più bassi e potrebbero risentire meno della sua mancanza) ma anche sociali (maggiore difficoltà a reperire informazioni corrette, maggiore tendenza a cercare aiuto medico per gli effetti collaterali [8, 48]).
Correlazioni Pericolose: Dipendenza, Aggressività e Problemi di Attenzione
Lo studio non si è fermato a confrontare i gruppi, ma ha esplorato le correlazioni tra i sintomi di dipendenza e i tratti psicologici. E qui le cose si fanno ancora più interessanti (e preoccupanti). Sono emerse associazioni significative:
- La tolleranza (necessità di aumentare le dosi per ottenere lo stesso effetto) era correlata positivamente con il comportamento aggressivo (ρ= 0.79) e i problemi di attenzione (ρ= 0.55).
- L’astinenza era correlata con i problemi di attenzione (ρ= 0.78).
- L’incapacità di smettere l’uso era associata a problemi ansioso/depressivi (ρ= 0.80) e problemi internalizzanti in generale (ρ= 0.79).
- Continuare l’uso nonostante gli effetti avversi era legato al comportamento aggressivo (ρ= 0.65).
Inoltre, il numero totale di sintomi di dipendenza sperimentati era significativamente correlato con i problemi di attenzione (ρ= 0.66), il comportamento aggressivo (ρ= 0.57) e i problemi antisociali (ρ= 0.58). Questo suggerisce che maggiore è la gravità della dipendenza, più pronunciate sono queste difficoltà psicologiche.

Un Quadro Complesso: Causa o Effetto?
Qui arriva il punto cruciale che ogni studio trasversale come questo deve affrontare: non possiamo stabilire un rapporto di causa-effetto. I problemi psicologici (aggressività, ADHD, ansia, depressione) esistevano *prima* dell’uso di AAS e hanno magari rappresentato un fattore di rischio per iniziare? Oppure sono una *conseguenza* dell’uso di queste sostanze? Probabilmente la verità sta nel mezzo, in una complessa interazione di fattori. Studi sugli animali suggeriscono che la somministrazione di AAS possa aumentare l’aggressività nelle femmine [41], ma studi sull’uomo indicano che manipolare il testosterone non aumenta l’aggressività nelle donne [57]. L’aggressività è un fenomeno complesso, influenzato da fattori neurobiologici, ambientali ed endocrini [58], e spesso si presenta insieme ad altri disturbi psichiatrici e all’uso di sostanze [59-63]. È possibile che comorbidità preesistenti (come ADHD o disturbi di personalità) contribuiscano sia all’uso di AAS che ai livelli elevati di aggressività osservati.
Cosa Portiamo a Casa? Implicazioni e Riflessioni
Nonostante i limiti (campione piccolo, misure self-report, natura trasversale), questo studio ci lascia spunti importanti.
Primo: i problemi di attenzione e i sintomi ADHD sembrano fortemente associati all’uso e alla dipendenza da AAS nelle donne, proprio come negli uomini. Questo potrebbe essere un target importante per la prevenzione. Riconoscere e trattare questi disturbi potrebbe aiutare a interrompere l’uso di AAS.
Secondo: la dipendenza da AAS potrebbe manifestarsi diversamente tra uomini e donne. L’astinenza sembra giocare un ruolo meno centrale per le donne, e questo va considerato nella valutazione clinica.
Terzo: non sottovalutiamo l’aggressività. I livelli riportati dalle donne in questo studio erano alti. I clinici devono esserne consapevoli.
Quarto: bisogna considerare le sfide complesse che le donne utilizzatrici di AAS affrontano, inclusi il disagio psicologico e lo stigma sociale, soprattutto perché sembrano più propense a cercare aiuto medico rispetto agli uomini.
Insomma, c’è ancora tanto da capire, ma è fondamentale continuare a ricercare e parlare di questi argomenti, rompendo i tabù e offrendo supporto informato a chi ne ha bisogno. La salute, fisica e mentale, viene prima di tutto.
Fonte: Springer
