Stenosi Lombare: Stabilizzazione Dinamica o Endoscopia Mini-invasiva? Il Verdetto su IDSS e UBE
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un problema che affligge tante persone: la stenosi spinale lombare (LSS). In parole povere, è quando il canale dove passano i nervi nella parte bassa della schiena si restringe, causando dolore, spesso irradiato alle gambe, e difficoltà a camminare. Un bel fastidio, vero? Per anni, la soluzione chirurgica più comune è stata la fusione vertebrale (PLIF), che però “blocca” quel tratto di colonna. Ultimamente, però, si stanno facendo strada tecniche alternative, meno invasive e che cercano di preservare il movimento naturale della schiena.
Due Approcci Moderni a Confronto
Parliamo di due protagonisti di questa nuova era: il Sistema di Stabilizzazione Dinamica Interspinosa (IDSS) e l’Endoscopia Unilaterale Biportale (UBE). Cosa sono?
- IDSS: Immaginate un piccolo “ammortizzatore” flessibile che viene inserito tra le apofisi spinose (quelle “punte” delle vertebre che sentite sulla schiena). L’idea è stabilizzare il segmento senza fonderlo, mantenendo un certo grado di movimento. È una tecnica che mira a preservare la mobilità.
- UBE: Questa è una tecnica chirurgica mini-invasiva super avanzata. Si usano due piccoli fori: uno per una telecamera (endoscopio) e uno per gli strumenti chirurgici. Il chirurgo vede tutto su uno schermo e può rimuovere con precisione ciò che comprime i nervi (come legamenti ispessiti o ernie), disturbando il meno possibile i tessuti circostanti. È una tecnica di decompressione.
Entrambe promettono bene, ma quale funziona meglio? Fino ad ora, mancava un confronto diretto serio tra queste due filosofie: stabilizzare preservando il movimento (IDSS) vs decomprimere in modo mini-invasivo (UBE). Ed è qui che entra in gioco uno studio retrospettivo molto interessante che voglio raccontarvi.
Lo Studio: Mettere IDSS e UBE Sotto la Lente
Dei ricercatori hanno preso in esame i dati di 209 pazienti con stenosi lombare a singolo livello, operati tra il 2015 e il 2022. Li hanno divisi in due gruppi: 112 trattati con IDSS e 97 con UBE. Hanno poi confrontato un sacco di cose:
- Dati demografici e perioperatori: Età, sesso, BMI, durata dell’intervento, perdite di sangue, lunghezza dell’incisione, giorni in ospedale, uso della fluoroscopia (raggi X durante l’intervento), complicazioni.
- Risultati clinici: Come stavano i pazienti prima e dopo l’intervento (a 1 mese, 3 mesi e all’ultimo controllo)? Hanno usato scale specifiche per misurare il dolore alla schiena e alle gambe (Scala Visuale Analogica – VAS) e la disabilità (Indice di Disabilità di Oswestry – ODI). Hanno anche valutato il successo generale con i criteri modificati di MacNab.
- Risultati radiologici: Hanno confrontato le radiografie prima e dopo, misurando il Range di Movimento Segmentale (SROM), l’altezza dello spazio tra le vertebre (ISH), quanto sono state preservate le faccette articolari (FJPR) e quanto si è espanso lo spazio per i nervi (DSCAER).
L’obiettivo era chiaro: capire quale tecnica desse i risultati migliori, sia dal punto di vista del paziente (dolore, funzione) sia da quello che si vede nelle immagini radiologiche.
Risultati Clinici: Stanno Tutti Meglio!
La prima buona notizia è che entrambe le tecniche funzionano! Sia i pazienti del gruppo IDSS che quelli del gruppo UBE hanno riportato miglioramenti significativi nel dolore alla schiena, nel dolore alle gambe e nella funzionalità generale a tutti i controlli post-operatori rispetto a prima dell’intervento. E, cosa interessante, confrontando i due gruppi, non c’erano differenze significative in questi miglioramenti clinici. Anche la valutazione finale con i criteri di MacNab ha mostrato tassi di successo “eccellente/buono” simili (circa 85% per IDSS e 90% per UBE). Quindi, dal punto di vista del sollievo dai sintomi e del recupero funzionale, entrambe le strade sembrano portare a destinazione.

Risultati Perioperatori: Qui l’UBE Vince a Mani Basse
Se guardiamo però a come è andato l’intervento e il periodo subito dopo, le cose cambiano. Qui l’UBE ha mostrato vantaggi netti e statisticamente significativi:
- Durata intervento più breve: Circa 61 minuti per UBE contro 71 per IDSS.
- Meno perdite di sangue: Circa 32 ml per UBE contro 53 ml per IDSS.
- Incisione minuscola: Meno di 2 cm per UBE contro quasi 6 cm per IDSS.
- Degenza ospedaliera più corta: Circa 4 giorni per UBE contro quasi 6 per IDSS.
- Meno complicazioni: Tasso di complicanze del 9.3% per UBE contro il 18.75% per IDSS.
Parliamo un attimo delle complicazioni. Nel gruppo IDSS, ci sono state rotture durali (la membrana che avvolge i nervi), ematomi, infezioni, dolore/intorpidimento temporaneo alle gambe, ma anche problemi specifici dell’impianto: fratture delle apofisi spinose (2.7%) e spostamento dell’impianto (3.6%), che hanno richiesto anche revisioni chirurgiche. Nel gruppo UBE, le complicazioni sono state meno numerose e, ovviamente, non c’erano quelle legate all’impianto, visto che non se ne usano! Se escludiamo i problemi legati all’impianto IDSS, i tassi di altre complicazioni diventano più simili (12.5% IDSS vs 9.3% UBE), ma la differenza generale rimane a favore dell’UBE. Un altro punto a favore dell’UBE: zero infezioni della ferita, probabilmente grazie al lavaggio continuo con soluzione salina durante l’intervento, a differenza dell’ambiente “a secco” dell’IDSS e dell’incisione più lunga.
Insomma, l’UBE sembra essere un’opzione chirurgica meno traumatica, più rapida nel recupero e con meno rischi nell’immediato.

Risultati Radiologici: La Differenza Chiave è nel Movimento
E le radiografie cosa ci dicono? Qui emerge una differenza fondamentale.
- Range di Movimento Segmentale (SROM): Nel gruppo IDSS, il movimento nel segmento operato si è ridotto significativamente dopo l’intervento. È logico: l’impianto, per quanto dinamico, limita un po’ la flesso-estensione. Nel gruppo UBE, invece, il movimento è rimasto praticamente uguale a prima dell’operazione! Questo significa che l’UBE preserva meglio la mobilità naturale della colonna.
- Altezza Spazio Intervertebrale (ISH): Nessuna differenza significativa tra i gruppi o rispetto a prima dell’intervento nel lungo periodo.
- Preservazione Faccette Articolari (FJPR): Entrambe le tecniche sono state brave a preservare le faccette articolari (oltre il 70% in media), un fattore importante per la stabilità.
- Espansione Canale Spinale (DSCAER): Entrambe le tecniche hanno aumentato significativamente lo spazio per i nervi, confermando l’efficacia della decompressione.
Quindi, entrambe le tecniche decomprimono efficacemente e preservano la stabilità e l’altezza discale, ma l’UBE lo fa senza sacrificare il movimento fisiologico del segmento trattato.
Il Succco del Discorso: Perché l’UBE Potrebbe Essere Preferibile
Ricapitolando: sia IDSS che UBE sono efficaci nel trattare i sintomi della stenosi lombare, migliorando dolore e qualità della vita. Tuttavia, questo studio evidenzia che l’UBE ha diversi assi nella manica:
- È meno invasiva (incisione più piccola, meno danni ai tessuti).
- Comporta meno complicazioni chirurgiche (niente problemi legati a impianti, meno infezioni).
- Permette un recupero più rapido (meno perdite di sangue, degenza più breve).
- Preserva meglio il movimento naturale del segmento spinale operato.
Questi vantaggi, specialmente la minor invasività e la miglior preservazione del movimento (che a lungo termine potrebbe ridurre il rischio di problemi ai livelli vicini, anche se questo studio non lo indagava direttamente), posizionano l’UBE come un’opzione chirurgica potenzialmente preferibile per molti pazienti con stenosi spinale lombare, in linea con i principi moderni della chirurgia spinale mini-invasiva.
Certo, ogni paziente è un caso a sé e la scelta va sempre discussa approfonditamente con il proprio chirurgo, ma studi come questo ci aiutano a capire meglio le opzioni disponibili e a fare scelte più informate.

Spero che questa “chiacchierata” su un argomento un po’ tecnico vi sia stata utile! Alla prossima!
Fonte: Springer
