Illustrazione medica concettuale che mostra cellule immunitarie stilizzate (linfociti, macrofagi) che interagiscono positivamente con simboli di nutrizione (frutta, verdura, proteine stilizzate) attorno a una rappresentazione schematica delle ovaie, sfondo astratto luminoso nei toni del verde e dell'azzurro, alta definizione.

Cancro Ovarico: Il Tuo Stato Nutrizionale Prima dell’Intervento Fa la Differenza?

Parliamoci chiaro, affrontare una diagnosi di cancro ovarico è una delle sfide più grandi che una donna possa incontrare. E quando si parla di trattamento, la chirurgia è spesso un passo fondamentale, a volte l’unico modo per rimuovere il tumore e avere una speranza concreta di guarigione. Ma l’intervento chirurgico, specialmente quelli addominali estesi necessari per il cancro ovarico, non è una passeggiata. Porta con sé un rischio non indifferente: le complicazioni postoperatorie.

Queste complicazioni sono un vero grattacapo. Possono allungare la degenza in ospedale, aumentare i costi, peggiorare la qualità della vita e, cosa ancora più preoccupante, ritardare o compromettere i trattamenti successivi come la chemioterapia, influenzando negativamente la prognosi a lungo termine. Insomma, meno ce ne sono, meglio è.

Ma se vi dicessi che forse abbiamo un modo per capire *prima* dell’intervento chi è più a rischio di sviluppare queste complicanze? E se questo modo avesse a che fare con qualcosa che possiamo, almeno in parte, influenzare? Sto parlando dello stato immunonutrizionale preoperatorio.

Cosa significa “Stato Immunonutrizionale”?

Sembra un parolone, ma in sostanza si riferisce a due aspetti cruciali della nostra salute prima di un intervento:

  • Stato Nutrizionale: Quanto siamo ben nutriti? Abbiamo abbastanza proteine (come l’albumina nel sangue), energia e altri nutrienti essenziali per affrontare lo stress chirurgico e riparare i tessuti?
  • Stato Immunitario/Infiammatorio: Come sta reagendo il nostro sistema immunitario? C’è un’infiammazione eccessiva o, al contrario, un sistema immunitario indebolito che fatica a difenderci?

La malnutrizione, purtroppo comune nelle pazienti con cancro ovarico, indebolisce la capacità del corpo di resistere allo stress chirurgico. È come chiedere a una macchina di fare un lungo viaggio senza benzina e con il motore che perde colpi: le probabilità di arrivare a destinazione senza problemi diminuiscono drasticamente.

Lo Studio: Numeri che Parlano Chiaro

Recentemente, uno studio multicentrico molto ampio condotto in Cina ha messo sotto la lente d’ingrandimento proprio questo aspetto. Hanno analizzato i dati di ben 922 pazienti con cancro ovarico epiteliale (il tipo più comune) operate in sette grandi ospedali tra il 2012 e il 2023. L’obiettivo era proprio capire se indicatori specifici dello stato immunonutrizionale, misurabili con semplici esami del sangue prima dell’intervento, potessero predire il rischio di complicazioni postoperatorie.

E i risultati sono stati illuminanti. Pensate che ben il 61,3% delle pazienti (565 su 922) ha avuto almeno una complicanza dopo l’intervento! Certo, la maggior parte erano di grado lieve o moderato (grado I e II secondo la classificazione Clavien-Dindo), ma comunque un numero altissimo. Solo il 6,4% ha avuto complicazioni gravi (grado III-V).

Primo piano macro di una provetta di sangue con etichetta vuota appoggiata su un referto medico sfocato, lente macro 80mm, illuminazione da laboratorio controllata, alta definizione, focus sulla provetta.

La cosa interessante è che analizzando i valori preoperatori di diversi indicatori immunonutrizionali, i ricercatori hanno trovato differenze significative tra chi ha avuto complicazioni e chi no. Stiamo parlando di sigle come:

  • PNI (Prognostic Nutritional Index): Un indice che combina l’albumina e il conteggio dei linfociti. Un PNI basso suggerisce malnutrizione e/o infiammazione.
  • FAR (Fibrinogen to Albumin Ratio): Rapporto tra fibrinogeno (una proteina della coagulazione spesso alta nell’infiammazione) e albumina. Un FAR alto indica uno stato infiammatorio/nutrizionale sfavorevole.
  • LMR (Lymphocyte to Monocyte Ratio): Rapporto tra linfociti (cellule chiave dell’immunità specifica) e monociti (coinvolti nell’infiammazione). Un LMR basso può indicare un’immunità compromessa.
  • Altri indicatori come NLR, PLR, SII, CONUT, TCLR, FLR.

In pratica, chi aveva valori “peggiori” in questi indicatori (ad esempio, PNI basso, FAR alto, LMR basso) aveva una probabilità significativamente maggiore di andare incontro a complicazioni.

Non Solo Nutrizione: Altri Fattori di Rischio

Ovviamente, lo stato immunonutrizionale non è l’unico fattore in gioco. Lo studio ha confermato che anche altri elementi aumentano il rischio di complicazioni:

  • Presenza di idrotorace (liquido nella cavità pleurica) prima dell’intervento.
  • Tipo di intervento: la laparotomia (taglio addominale esteso) è risultata più rischiosa della laparoscopia (tecnica mininvasiva).
  • Necessità di enterectomia (resezione di una parte dell’intestino) durante l’intervento.

Anche l’età gioca un ruolo. Nello studio, le donne sopra i 53 anni avevano un rischio leggermente aumentato. L’invecchiamento, infatti, può influenzare sia lo stato nutrizionale (minore capacità di assorbire nutrienti) sia la risposta immunitaria (“immunosenescenza”).

Un Modello Predittivo per Aiutare Medici e Pazienti

La parte forse più affascinante dello studio è che i ricercatori non si sono fermati a identificare i fattori di rischio. Hanno usato i dati per costruire un modello predittivo, una sorta di “calcolatore di rischio” sotto forma di nomogramma. Questo strumento, basato sui fattori risultati più importanti (PNI, FAR, LMR, idrotorace, tipo di chirurgia, enterectomia), permette di stimare la probabilità che una specifica paziente sviluppi complicazioni postoperatorie.

Fotografia still life di un piatto bilanciato con legumi, verdure colorate e una fonte proteica magra, lente macro 100mm, illuminazione naturale laterale che crea ombre morbide, alta definizione, focus preciso sul cibo.

Immaginate l’utilità! I medici potrebbero usare questo strumento per:

  • Identificare precocemente le pazienti ad alto rischio.
  • Monitorarle più attentamente nel postoperatorio.
  • Soprattutto, intervenire *prima* dell’intervento!

La Buona Notizia: Possiamo Intervenire!

Ed è qui che arriva il messaggio più potente. Se sappiamo che uno stato immunonutrizionale non ottimale aumenta il rischio, possiamo provare a migliorarlo prima dell’intervento. Interventi nutrizionali mirati, magari con supplementi specifici (immunonutrizione), potrebbero “rinforzare” la paziente, rendendola più resiliente allo stress chirurgico e riducendo così il rischio di complicazioni.

Alcuni studi preliminari suggeriscono che questo approccio funziona: migliora gli esiti postoperatori, riduce le complicazioni e può persino potenziare la risposta immunitaria contro il tumore stesso. Certo, serve più ricerca per capire esattamente quali interventi sono più efficaci, per chi e quando iniziarli. Ma la strada sembra promettente.

Ritratto di una donna anziana sorridente che tiene in mano una mela rossa, luce naturale da finestra, sfondo leggermente sfocato, lente 50mm, profondità di campo media, bianco e nero.

Cosa Portiamo a Casa?

Questo studio ci ricorda una cosa fondamentale: la preparazione all’intervento chirurgico per il cancro ovarico non è solo una questione tecnica legata alla sala operatoria. Lo stato di salute generale della paziente, e in particolare il suo stato immunonutrizionale, gioca un ruolo cruciale.

Valutare indicatori come PNI, FAR e LMR prima dell’intervento può darci indizi preziosi sul rischio di complicazioni. E, cosa più importante, apre la porta a possibili interventi nutrizionali preoperatori che potrebbero fare davvero la differenza, migliorando non solo il decorso postoperatorio immediato, ma potenzialmente anche la prognosi a lungo termine.

È un campo in evoluzione, ma è un passo avanti importante verso una gestione sempre più personalizzata e attenta delle pazienti che affrontano la difficile battaglia contro il cancro ovarico. Perché ogni piccola cosa che possiamo fare per ridurre le complicazioni è una vittoria.

Fonte: Springer

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