Ginocchio Varo Grave? La Stampa 3D e l’Osteotomia Biplanare Stanno Riscrivendo le Regole del Gioco!
Amici appassionati di scienza e innovazione, oggi voglio parlarvi di una di quelle storie che mi fanno brillare gli occhi, una di quelle che dimostrano come la tecnologia possa davvero cambiarci la vita, letteralmente, rimettendoci in piedi! Parliamo di ginocchia, e più precisamente di quel fastidioso e doloroso problema che è il ginocchio varo grave, specialmente quando è accompagnato da deformità femorali.
Immaginate di avere un ginocchio che tende verso l’interno, creando quella tipica forma a “parentesi”. Non è solo una questione estetica, ve lo assicuro. Porta con sé dolore, difficoltà nei movimenti e, nei casi più seri, può compromettere seriamente la qualità della vita. Per anni, noi medici abbiamo cercato soluzioni sempre più efficaci, e una di queste è l’osteotomia a doppio livello (DLO). Detta in parole povere, si tratta di intervenire chirurgicamente sia sul femore che sulla tibia per riallineare l’arto. Una procedura complessa, ma spesso necessaria quando la deformità è importante, diciamo oltre i 20 gradi, o coinvolge entrambe le ossa.
La Sfida dell’Osteotomia a Doppio Livello: Precisione Cercasi!
Ora, qual è il “tallone d’Achille” di questa tecnica? Beh, quando si esegue la prima osteotomia, che sia sul femore o sulla tibia, i punti di riferimento per l’asse meccanico dell’arto cambiano. Questo rende la seconda osteotomia una vera e propria sfida di precisione. È un po’ come cercare di colpire un bersaglio in movimento dopo aver spostato il mirino! E non finisce qui: spesso, chi soffre di ginocchio varo grave presenta anche una certa lassità del legamento collaterale laterale (LCL). Quindi, non solo dobbiamo correggere l’allineamento, ma dobbiamo anche pensare a come garantire la stabilità del ginocchio dopo l’intervento. Un bel rompicapo, vero?
Entra in Scena la Stampa 3D: Una Rivoluzione Chirurgica
Ed è qui che la tecnologia ci viene in soccorso con una soluzione che sembra uscita da un film di fantascienza: la stampa 3D! Sì, avete capito bene. Grazie alla pianificazione computerizzata preoperatoria e a delle guide chirurgiche stampate in 3D su misura per il paziente, l’osteotomia a doppio livello diventa incredibilmente più precisa e predicibile.
Vi racconto come funziona, prendendo spunto da un caso emblematico, quello di un signore di 64 anni con una deformità varo del suo arto inferiore destro da oltre 40 anni. Un caso limite, con una deviazione di ben 40 gradi! Prima di tutto, si acquisiscono immagini dettagliate dell’arto del paziente tramite radiografie e una TAC a figura intera. Questi dati vengono poi “dati in pasto” a un software di progettazione 3D (nel caso specifico, Arigin 3D STS Design). È qui che avviene la magia: si crea un modello tridimensionale dell’arto e si simula l’intervento al computer. Si pianifica l’angolo e la direzione esatta dei tagli ossei (osteotomie) sia sul femore che sulla tibia. Pensate, per questo paziente si è pianificata una correzione di 30 gradi sul femore e 12 gradi sulla tibia!
Ma la vera chicca è questa: per affrontare la lassità del legamento collaterale laterale, si è deciso intenzionalmente di aumentare l’angolo dell’osteotomia laterale di 2 gradi. Un piccolo accorgimento che può fare una grande differenza nel ridurre il rischio di instabilità post-operatoria, evitando magari la necessità di ricostruire il legamento stesso. Una volta definita la strategia, si passa alla stampa 3D delle guide chirurgiche personalizzate e dei modelli ossei. Queste guide, una volta in sala operatoria, si adatteranno perfettamente all’osso del paziente, guidando la mano del chirurgo con una precisione millimetrica.

L’intervento, quindi, procede con una sicurezza e una precisione prima impensabili. Si effettua prima l’osteotomia sul femore, utilizzando la guida stampata, e poi quella sulla tibia, sempre con l’ausilio della sua guida specifica. Le placche di fissaggio vengono poi applicate per stabilizzare le correzioni. Durante l’osteotomia tibiale, si verifica con una radiografia intraoperatoria che l’asse meccanico sia corretto (nel caso specifico, si mirava a un leggero valgismo di 2 gradi, addirittura più valgo dell’arto sano, per proteggere ulteriormente il compartimento laterale).
Risultati che Parlano da Soli e i Vantaggi della Tecnica
E i risultati? Beh, nel caso del nostro paziente di 64 anni, a distanza di 47 mesi dall’intervento, il quadro era eccezionale:
- Il punteggio del dolore (VAS) è passato da 5 a 0. Avete letto bene, zero dolore!
- Il punteggio KOOS (che valuta sintomi, dolore, funzionalità nella vita quotidiana e sportiva, e qualità della vita) è migliorato da 193 a 84 (un punteggio più basso indica un miglioramento).
- L’ampiezza di movimento (ROM) è passata da 115° a 120°.
- Il Knee Society Score (KSS), che valuta la funzionalità del ginocchio, è schizzato da 128 a ben 199!
Il ginocchio era stabile e la sua funzione ottimale. Questo non è solo un aneddoto, ma la dimostrazione pratica dei vantaggi di questa tecnica assistita dalla stampa 3D:
- Precisione millimetrica: La capacità di correggere l’asse meccanico in modo tridimensionale è impagabile.
- Semplificazione della procedura: Meno “navigazione a vista” e riduzione del numero di controlli radiografici intraoperatori.
- Tempi operatori ridotti e minor trauma chirurgico: Un vantaggio non da poco per il paziente.
- Soluzione per la lassità legamentosa: La possibilità di “sovra-correggere” leggermente l’angolo può stabilizzare il ginocchio ed evitare interventi aggiuntivi sui legamenti.
- Chirurgia conservativa: Questa è una procedura che “risparmia” l’articolazione, potendo ritardare o addirittura evitare la necessità di una protesi di ginocchio.
Guardando al Futuro: L’Osteotomia Diventa Sartoriale
Insomma, l’accoppiata tra pianificazione digitale, stampa 3D e osteotomia a doppio livello sta aprendo scenari entusiasmanti per il trattamento delle deformità gravi del ginocchio. Stiamo parlando di una chirurgia sempre più “sartoriale”, personalizzata sulle specifiche esigenze anatomiche di ogni singolo paziente. Questo non solo migliora l’accuratezza dell’intervento, ma apre la porta a una stabilità articolare a lungo termine, anche in casi complessi con lassità legamentosa. È la dimostrazione che, quando ingegno umano e tecnologia avanzata si incontrano, i risultati possono essere davvero straordinari. E io non vedo l’ora di scoprire quali altre meraviglie ci riserverà il futuro in questo campo!
Fonte: Springer
