Imponente vista di un ghiacciaio Patagonico come il Perito Moreno, con crepacci blu intenso e montagne innevate sullo sfondo, cielo limpido. Landscape wide angle, 10mm, sharp focus, alta definizione, luce naturale brillante.

Anticicloni Subtropicali in Movimento: Ecco Perché i Ghiacciai della Patagonia si Sciolgono

Avete presente quelle immagini mozzafiato della Patagonia? Quelle lingue di ghiaccio imponenti che si tuffano in laghi turchesi o nell’oceano? Ecco, quei giganti, i ghiacciai patagonici – la più grande massa glaciale dell’emisfero australe fuori dall’Antartide – stanno soffrendo. E parecchio. Negli ultimi vent’anni, la loro perdita di massa è stata rapidissima, ma capire esattamente *perché* stava succedendo è stato un bel rompicapo. Fino ad ora.

Il Mistero dello Scioglimento Accelerato

Io e il mio team (parlo in senso lato, rappresentando la comunità scientifica che ha lavorato su questo!) ci siamo tuffati nei dati, usando modelli climatici regionali all’avanguardia – chiamiamoli MAR e RACMO, per gli amici – per ricostruire la storia del “bilancio di massa superficiale” (SMB) di questi ghiacciai dal 1940 fino al 2023. Cos’è l’SMB? Immaginatelo come il conto in banca del ghiacciaio: da una parte ci sono gli accrediti (la neve che si accumula), dall’altra gli addebiti (l’acqua che fonde e scorre via, più la sublimazione, cioè il passaggio diretto da ghiaccio a vapore). Se il bilancio è negativo, il ghiacciaio perde massa.

Abbiamo “zoomato” con i nostri modelli fino a una risoluzione pazzesca di 500 metri, confrontando poi i risultati con le misurazioni fatte sul campo (le classiche paline piantate nel ghiaccio) e con i dati dei satelliti GRACE e GRACE-FO, che misurano le variazioni di massa dall’alto. E i conti tornano: i nostri modelli riescono a spiegare molto bene la perdita di massa osservata recentemente.

Non è (solo) Colpa della Neve che Manca

La scoperta chiave è questa: la perdita di massa dei ghiacciai patagonici coincide con un calo a lungo termine del loro bilancio di massa superficiale (SMB). Parliamo di un trend negativo di circa -0.35 miliardi di tonnellate all’anno al quadrato (Gt yr⁻²). Ma da cosa dipende questo calo? Sorprendentemente, non tanto da una diminuzione delle precipitazioni nevose, che sono rimaste più o meno costanti. Il vero “colpevole” è l’aumento del deflusso superficiale, cioè dell’acqua di fusione che scorre via dal ghiacciaio. Questo deflusso è aumentato di ben +0.47 miliardi di tonnellate all’anno al quadrato (Gt yr⁻²).

In pratica: piove (o nevica) più o meno come prima, ma si scioglie molta più acqua che poi non resta lì, ma se ne va. E perché si scioglie di più? Semplice: fa più caldo.

Ghiacciaio Patagonico imponente con evidenti segni di scioglimento accelerato, numerosi rivoli d'acqua di fusione che solcano la superficie ghiacciata sotto un cielo parzialmente nuvoloso. Landscape wide angle, 10mm, sharp focus, long exposure per rendere l'acqua setosa, colori freddi ma dettagliati.

Il Grande Burattinaio: gli Anticicloni Subtropicali

Qui entra in gioco il vero motore di questo cambiamento. Abbiamo collegato l’aumento delle temperature e del deflusso a un fenomeno atmosferico su larga scala: uno spostamento verso i poli degli anticicloni subtropicali. Avete presente quelle grandi aree di alta pressione che stazionano nelle zone subtropicali, come l’Anticiclone di Sant’Elena nel Pacifico meridionale? Bene, questi sistemi si stanno spostando verso sud.

Questo spostamento non è una cosa da poco. Favorisce l’arrivo in Patagonia di masse d’aria più calde provenienti da nord-ovest, direttamente dalle zone subtropicali. È come se si fosse aperto un nastro trasportatore di aria calda puntato dritto sui ghiacciai. I dati parlano chiaro: abbiamo registrato un aumento della temperatura a 850 hPa (circa 1500 metri di quota, un buon indicatore delle condizioni atmosferiche generali) di +0.14°C per decennio. Questo riscaldamento è persino superiore alla media globale!

Questo meccanismo spiega perché le temperature superficiali sui ghiacciai sono aumentate (circa +0.10°C per decennio), innescando tutta una serie di processi:

  • Più fusione: L’aria più calda fa sciogliere più ghiaccio e neve.
  • Più pioggia, meno neve: Una parte maggiore delle precipitazioni cade sotto forma di pioggia anziché neve, e la pioggia scorre via più facilmente.
  • Meno “spazio” per ricongelare: Lo strato superficiale di neve vecchia e compatta (il firn), che normalmente trattiene un po’ d’acqua di fusione facendola ricongelare, si riduce e si satura prima, perdendo la sua capacità di “tamponare” la fusione. La sua capacità di trattenere acqua è diminuita dello 0.3% per decennio.
  • La linea di equilibrio si alza: La quota sopra la quale la neve accumulata supera la fusione (Equilibrium Line Altitude, ELA) si è alzata di quasi 9 metri per decennio, passando da circa 1220 metri negli anni ’40 a 1300 metri oggi. Questo significa che un’area sempre più vasta del ghiacciaio è esposta alla fusione estiva.

Un Contributo Enorme all’Innalzamento dei Mari

Il risultato finale di tutta questa catena di eventi è impressionante. Dal 1940, i ghiacciai della Patagonia hanno perso circa 1350 ± 499 miliardi di tonnellate di ghiaccio. Sembra un numero astratto, ma convertito in innalzamento del livello medio globale del mare, fa 3.7 ± 1.2 millimetri. Può sembrare poco, ma considerate che la Patagonia contiene solo il 3% del volume di ghiaccio terrestre al di fuori delle calotte polari, eppure è responsabile di circa il 10% del contributo dei ghiacciai all’innalzamento dei mari! Un contributo sproporzionato.

Mappa atmosferica fotorealistica focalizzata sull'emisfero sud, che mostra chiaramente l'Anticiclone di Sant'Elena (SHH) intensificato e spostato verso sud, con frecce eleganti che indicano il flusso di aria calda nord-occidentale verso la punta del Sud America (Patagonia). Wide-angle, 24mm, sharp focus, colori vividi per le isobare e le temperature.

Le nostre scoperte, basate su modelli ad alta risoluzione e validate con una marea di dati osservativi (dai satelliti alle misure dirette sul ghiaccio), ribaltano in parte alcune idee precedenti che davano più peso alle variazioni delle precipitazioni. Noi sosteniamo che, sebbene le precipitazioni giochino un ruolo, è l’aumento del deflusso guidato dal riscaldamento atmosferico (a sua volta legato allo spostamento degli anticicloni) il vero protagonista della recente, drammatica perdita di massa.

Uno Sguardo al Futuro (Poco Rassicurante)

Cosa ci aspetta? Le proiezioni climatiche non lasciano ben sperare. Il riscaldamento continuerà, lo spostamento degli anticicloni probabilmente anche, e quindi la perdita di massa dei ghiacciai patagonici è destinata a proseguire, contribuendo ancora all’innalzamento dei mari. Al ritmo attuale di perdita, calcolato tra il 1979 e il 2023 (circa 24 Gt all’anno), questi magnifici giganti di ghiaccio potrebbero teoricamente scomparire del tutto entro i prossimi 220 anni. E questa è una stima conservativa, perché non tiene conto del fatto che i ghiacciai, ritirandosi e assottigliandosi, potrebbero diventare ancora più vulnerabili.

Quello che sta accadendo in Patagonia è un potente promemoria di quanto siano interconnessi i sistemi climatici del nostro pianeta e di come i cambiamenti innescati dalle attività umane possano avere effetti profondi e visibili anche negli angoli più remoti e spettacolari della Terra.

Fonte: Springer

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *