Primo piano di un orologio biologico stilizzato che si sovrappone a un grafico che mostra la stabilità del sonno durante la pandemia, con sullo sfondo la bandiera canadese sfocata. Portrait photography, 35mm, film noir, profondità di campo.

COVID-19 e Sonno: La Sorpresa Canadese che Non ti Aspetti!

Ehilà, amici lettori! Ricordate i primi giorni della pandemia? Un vero e proprio terremoto nelle nostre vite, vero? Tutto sottosopra: lavoro, socialità, abitudini… e il sonno? Ah, il sonno! Molti di noi avranno pensato: “Ecco, ora dormirò malissimo e chissà per quanto!”. E in effetti, un sacco di studi in giro per il mondo sembravano confermarlo: qualità del sonno in picchiata, anche se, stranamente, alcuni riportavano un aumento della durata. Ma cosa è successo veramente qui, o meglio, in Canada, durante quei primi, concitati mesi del 2020? Beh, tenetevi forte, perché sto per raccontarvi i risultati di uno studio canadese, rappresentativo a livello nazionale, che potrebbe farvi cambiare idea su come abbiamo reagito, almeno sotto le lenzuola.

Ma cosa è successo davvero al nostro sonno?

Vedete, la salute del sonno è una cosa seria. Dormire male o troppo poco (o anche troppo!) può avere conseguenze pesanti sulla nostra salute fisica e mentale. Pensate che dormire a lungo è stato associato a un maggior rischio di mortalità per tutte le cause, mentre dormire poco può aumentare il rischio di sovrappeso, obesità e diabete. E la qualità? Se è scarsa, può portare a difficoltà di salute mentale, ansia, depressione e persino pensieri suicidi. Insomma, non è roba da poco.

In Canada, già prima della pandemia, circa un quarto degli adulti diceva di non dormire abbastanza e fino a un quinto non trovava il proprio sonno “ristoratore”. Poi è arrivato il COVID-19, con tutti i suoi stravolgimenti. Molti studi internazionali, condotti tra gennaio e giugno 2020, hanno segnalato un calo della qualità del sonno e, curiosamente, un aumento della sua durata, oltre a un incremento dei sintomi di insonnia. Però, c’era un problema: spesso questi studi si basavano su ricordi (“come dormivi prima della pandemia?”), e sappiamo bene quanto la memoria possa ingannarci, soprattutto quando siamo stressati. Inoltre, non c’era un accordo su cosa significasse “prima della pandemia”.

Studi Canadesi Precedenti: Un Quadro Diverso

In Canada, alcuni studi iniziali avevano dipinto un quadro un po’ diverso: sì, la qualità del sonno sembrava peggiorata, ma per quanto riguarda la durata, i risultati erano contraddittori, con alcuni che indicavano addirittura una diminuzione. Per esempio, uno studio di Robillard e colleghi riportava una diminuzione media della durata del sonno. Un altro, di Carroll et al., trovava che il 34% degli adulti dormiva meno. Morin et al., invece, confermavano un calo della qualità e un aumento dell’insonnia.

Il “ma” grosso di questi studi canadesi? Nessuno era veramente rappresentativo dell’intera popolazione. Alcuni si concentravano su donne bianche, istruite e con reddito elevato; altri solo su genitori dell’Ontario; altri ancora su canadesi francofoni, principalmente del Québec, una provincia che aveva adottato misure anti-COVID particolarmente restrittive. Capite bene che generalizzare questi risultati a tutto il Canada era un po’ azzardato.

L’Indagine Che Cambia le Carte in Tavola

E qui entra in gioco lo studio di cui vi parlo oggi. L’obiettivo era ambizioso: capire come fossero cambiate davvero la durata e la qualità del sonno dei canadesi durante la prima ondata della pandemia, usando un campione rappresentativo a livello nazionale e seguendo le persone nel tempo. Niente ricordi vaghi, ma misurazioni ripetute!

I ricercatori hanno coinvolto 2.246 persone da tutto il Canada, intervistandole ben 6 volte tra aprile e luglio 2020. Hanno chiesto loro come dormivano e raccolto informazioni su vari fattori socio-demografici e legati alla salute. L’idea era:

  1. Identificare le “traiettorie” del sonno: il sonno è rimasto stabile? È migliorato? È peggiorato? E per chi?
  2. Capire quali fattori (età, sesso, vivere da soli o con altri, preoccupazioni per il COVID, ecc.) fossero associati a traiettorie di sonno “instabili”.
  3. Esplorare se ci fosse un legame tra le traiettorie della durata e quelle della qualità del sonno.

Si aspettavano di trovare un sonno instabile, influenzato da fattori come l’età più giovane, l’essere donna, vivere da soli o con minori, essere molto preoccupati per il virus o per le finanze.

Una persona dall'aspetto sereno dorme profondamente nel suo letto, la stanza è in penombra con una luce soffusa che filtra dalla finestra socchiusa, suggerendo tranquillità e riposo. Macro lens, 60mm, high detail, precise focusing, controlled lighting.

I Risultati che Spiazzano: Qualità del Sonno Stabile!

Ebbene, preparatevi alla sorpresa. Per quanto riguarda la qualità del sonno, i ricercatori hanno identificato quattro gruppi, o “traiettorie”. E la cosa incredibile è che per tutti e quattro i gruppi, la qualità del sonno è rimasta costante per tutto il periodo osservato! Certo, c’erano livelli diversi:

  • Un piccolo gruppo (6,7%) con qualità del sonno costantemente bassa (media 2,48 su 10).
  • Un gruppo più numeroso (37,1%) con qualità media (5,44 su 10).
  • Il gruppo più grande (45,5%) con qualità buona (7,83 su 10).
  • E un fortunato 10,7% con qualità del sonno costantemente altissima (10 su 10!).

Nessun peggioramento generale, quindi. Una stabilità che fa riflettere.

E la Durata del Sonno? Qui le Cose si Complicano (un po’)

Per la durata del sonno, la situazione è leggermente diversa, ma non drammatica. Sono emersi due gruppi principali:

  • Circa un terzo del campione (33,9%) ha mostrato una durata del sonno più breve (circa 369 minuti, poco più di 6 ore) che è rimasta stabile.
  • I restanti due terzi (66,1%) avevano una durata del sonno inizialmente più lunga (circa 486 minuti, poco più di 8 ore), che però tendeva a diminuire leggermente nel tempo (circa 2,32 minuti in meno ogni due settimane).

Quindi, niente crolli verticali, ma per la maggioranza una lieve riduzione partendo da una durata più lunga. Questo contrasta con molti studi internazionali che parlavano di un aumento della durata del sonno. Sembra che in Canada, se c’è stato un cambiamento, sia stato più verso una leggera riduzione per chi dormiva di più all’inizio, o una stabilità.

Chi Ha Vissuto Cambiamenti Maggiori?

Qualche fattore interessante è emerso quando si è cercato di capire chi rientrava in questi gruppi.
Per la durata del sonno:

  • Le persone con 25 anni o più avevano meno probabilità di appartenere al gruppo con sonno lungo e in diminuzione rispetto ai più giovani (18-25 anni). Sembra che i più giovani abbiano sperimentato questo pattern in modo più marcato.
  • Chi viveva con qualcun altro aveva più probabilità di essere nel gruppo con sonno lungo e in diminuzione rispetto a chi viveva da solo.

Per la qualità del sonno:

  • Gli over 65 avevano una probabilità significativamente maggiore di appartenere al gruppo con qualità del sonno molto alta e stabile rispetto ai giovani adulti. L’età, in questo caso, sembra protettiva.
  • Gli uomini avevano una probabilità leggermente maggiore di appartenere al gruppo con qualità del sonno alta e stabile rispetto alle donne.
  • Chi dichiarava di seguire le raccomandazioni del governo sul COVID-19 tendeva ad avere una qualità del sonno più alta e stabile. Forse un senso di controllo o di fare la cosa giusta?

Un dato importante: l’appartenenza a minoranze etniche non è emersa come un predittore significativo di traiettorie di sonno instabili o peggiori, contrariamente a quanto ipotizzato o riscontrato in altri contesti.

Il Legame tra Durata e Qualità

E c’è un’ultima chicca: chi apparteneva al gruppo con la qualità del sonno molto alta e stabile aveva una probabilità altissima (98,9%!) di trovarsi anche nel gruppo con la durata del sonno lunga e in diminuzione. Questo è super interessante! Forse, all’inizio della pandemia, con meno impegni esterni e più tempo a casa, queste persone hanno potuto “recuperare” sonno arretrato (la cosiddetta “sazietà da sonno”). Una volta ripagato il debito di sonno, la durata è naturalmente diminuita un po’, pur mantenendo una qualità eccellente. È come se avessero ridotto il loro “social jet lag”, quel fenomeno per cui dormiamo diversamente tra giorni lavorativi e giorni liberi.

Un grafico stilizzato che mostra diverse linee di traiettoria del sonno, alcune stabili altre con lievi variazioni, su uno sfondo che richiama dati scientifici e dati demografici canadesi. Macro lens, 60mm, illuminazione controllata, alta definizione.

Perché Questa Stabilità? I Misteri del Sonno

Ma allora, perché questa sorprendente stabilità generale del sonno, soprattutto della qualità, in un periodo così turbolento? I ricercatori suggeriscono che il sonno potrebbe essere governato da fattori che sono rimasti relativamente stabili nonostante la pandemia. Pensiamo ai cosiddetti “zeitgebers”, i nostri sincronizzatori interni: l’esposizione alla luce, gli orari dei pasti, e persino alcuni aspetti delle routine sociali (interazioni online, o quelle con i conviventi). Questi segnali potrebbero aver avuto un potere stabilizzante più forte delle perturbazioni esterne.

La lieve diminuzione della durata del sonno nel gruppo più numeroso potrebbe essere spiegata dagli effetti contrastanti del confinamento. Da un lato, più stress, faccende domestiche, magari homeschooling. Dall’altro, meno tempo perso in trasporti, più flessibilità grazie al telelavoro, più libertà di dormire secondo il proprio cronotipo. Forse, per molti, i benefici hanno inizialmente portato a dormire di più, per poi assestarsi.

La maggiore stabilità del sonno negli anziani potrebbe derivare da una maggiore resilienza acquisita con l’esperienza di vita, un ritmo di vita già più lento e minori pressioni socio-economiche. Vivere da soli, contrariamente alle ipotesi, non è stato associato a un sonno più instabile. Anzi, vivere con altri (e quindi potenziali responsabilità familiari o conflitti) era associato alla traiettoria di sonno più lunga e in diminuzione.

Un Confronto con Altri Studi: Perché il Canada è Diverso?

Questa ricerca canadese si distingue. Mentre molti studi internazionali (spesso retrospettivi) parlavano di qualità in calo e durata in aumento, qui vediamo qualità stabile e, per la maggioranza, una durata inizialmente più lunga che poi si riduce leggermente. Anche rispetto ad altri studi canadesi, questo lavoro offre una visione più completa grazie al suo disegno longitudinale e al campione rappresentativo. Le differenze potrebbero dipendere proprio dalla metodologia: misurare il sonno nel tempo, invece di chiedere di ricordarlo, fa una grossa differenza ed evita il “recall bias”, la tendenza a ricordare il passato in modo distorto.

Piccole Grandi Limitazioni (Perché la Scienza è Onesta)

Certo, ogni studio ha i suoi limiti. Le domande sul sonno si riferivano alle ultime 24 ore, che potrebbero non essere rappresentative delle intere due settimane tra un’intervista e l’altra. Inoltre, lo studio escludeva chi non aveva accesso a internet o non capiva inglese o francese (una piccola percentuale della popolazione canadese, comunque). Nonostante si sia cercato di avere un campione rappresentativo e si siano usati pesi statistici per correggere eventuali squilibri, alcune categorie (es. persone con livelli di istruzione più bassi, madrelingua francesi, popolazioni indigene) erano leggermente sottorappresentate nel campione originale. Infine, non sono stati misurati problemi di salute mentale preesistenti che potrebbero influenzare il sonno.

Cosa Portiamo a Casa da Questa Ricerca?

Nonostante tutto, questo studio è una pietra miliare. È il primo a fornirci dati empirici così dettagliati sulle traiettorie del sonno in un campione rappresentativo di canadesi durante la prima, critica ondata della pandemia. E il messaggio principale è sorprendentemente positivo: la durata e la qualità del sonno sono rimaste nel complesso stabili. Questo suggerisce che il nostro sonno è un sistema piuttosto resiliente, governato da una costellazione di fattori che possono resistere anche a crisi di vasta portata.

Abbiamo visto che vivere con altri era associato a durate del sonno inizialmente più lunghe che poi diminuivano, e che gli adulti sopra i 25 anni avevano meno probabilità di appartenere a questa traiettoria “instabile” (ma non necessariamente negativa!).

Insomma, forse il COVID-19, almeno nei suoi primi mesi e per la popolazione canadese nel suo insieme, non ha mandato K.O. il nostro sonno come avremmo potuto temere. Una bella notizia, no? E uno stimolo a capire ancora meglio i meccanismi che rendono il nostro riposo così tenace!

Fonte: Springer

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