Immagine simbolica: una donna incinta guarda verso un futuro incerto ma speranzoso, seduta vicino a una finestra, con elementi che richiamano sia la maternità che la pandemia (es. una mascherina appoggiata sul tavolo accanto). Landscape wide angle 24mm, depth of field, luce naturale contrastata che crea ombre morbide.

Gravidanza e Postpartum ai Tempi del COVID: Un Viaggio Emotivo Sotto la Lente

Ciao a tutti! Mettetevi comodi, perché oggi parliamo di un argomento tosto ma super importante: come se la sono cavata le future e neomamme, a livello psicologico, durante quel periodo pazzesco che è stata la pandemia di COVID-19. Sappiamo bene che la gravidanza e il dopo parto sono già di per sé montagne russe emotive, ma aggiungiamoci l’ansia per un virus sconosciuto, le quarantene, la paura di andare in ospedale… un bel grattacapo, vero?

Ecco, proprio per capire meglio questa situazione, voglio raccontarvi di uno studio prospettico davvero interessante condotto tra febbraio 2020 e settembre 2021. Immaginatevi i ricercatori che seguono passo passo 252 donne incinte, dalla gravidanza fino alle prime settimane dopo il parto, proprio nel bel mezzo del caos pandemico. L’obiettivo? Vedere come cambiavano (o non cambiavano) i loro sintomi psicologici.

Come hanno fatto? Gli strumenti del mestiere

Per “misurare” il benessere psicologico, queste donne hanno compilato alcuni questionari specifici in due momenti chiave: durante la gravidanza (tra la 24esima e la 40esima settimana) e nel postpartum (tra la seconda e la sesta settimana dopo il parto). Gli strumenti usati erano:

  • Symptom Checklist 25 (SCL-25): Una sorta di check-up rapido per vari sintomi psicologici come somatizzazione (quando lo stress si manifesta fisicamente), ossessioni-compulsioni, sensibilità interpersonale, depressione, ansia, fobia, pensiero paranoide e nevroticismo.
  • Corona Disease Anxiety Scale (CDAS): Un questionario fatto apposta per misurare l’ansia specifica legata al COVID-19.
  • Post-Traumatic Stress Diagnostic Scale (PDS): Per valutare eventuali sintomi legati a stress post-traumatico.

Hanno anche raccolto informazioni generali come età, livello di istruzione, lavoro, e se avevano avuto il COVID-19 o altre malattie durante la gravidanza.

I risultati: cosa abbiamo scoperto?

Allora, tenetevi forte. La prima cosa che salta all’occhio è che, in media, il punteggio totale dei sintomi psicologici (misurato con l’SCL-25) è leggermente diminuito passando dalla gravidanza al postpartum. Sembra una buona notizia, no? E in effetti, sintomi come somatizzazione, depressione, ansia e fobia hanno mostrato un calo significativo dopo il parto. Forse la fine della gravidanza e l’arrivo del bambino portano un certo sollievo, nonostante tutto.

Ma attenzione, non è tutto rose e fiori. Nonostante questo calo generale, molti sintomi sono rimasti lì, belli presenti. E qui arriva il punto cruciale: le donne che avevano avuto una storia positiva di infezione da COVID-19 hanno mostrato livelli significativamente più alti di depressione, ansia e fobia rispetto a chi non si era ammalato. E questo valeva sia durante la gravidanza SIA nel postpartum. Il virus, insomma, sembra aver lasciato un segno psicologico più profondo in queste mamme.

Primo piano ritratto di una donna incinta, pensierosa ma con un accenno di speranza, luce naturale dalla finestra. 35mm portrait, depth of field, duotone blu e grigio.

Un altro dato interessante riguarda l’ansia specifica per il COVID (misurata dal CDAS): questa era più bassa durante la gravidanza e più alta nel postpartum. Forse una volta nato il bambino, la preoccupazione di proteggerlo dal virus si è fatta più intensa? È un’ipotesi. Al contrario, i sintomi da stress post-traumatico (PDS) erano più alti durante la gravidanza rispetto al dopo. La gravidanza stessa, in quel contesto pandemico, potrebbe essere stata vissuta come un evento più traumatico.

Altri fattori in gioco

Lo studio ha anche guardato se l’età, il livello di istruzione o il numero di gravidanze precedenti influenzassero questi cambiamenti. Sorprendentemente, per la maggior parte dei sintomi misurati dall’SCL-25, questi fattori non sembravano fare una differenza significativa nel passaggio da gravidanza a postpartum. L’unica eccezione notata è stata per le donne più giovani (18-30 anni), che nel postpartum avevano un punteggio generale di sintomi psicologici leggermente più basso rispetto alle donne più grandi (>31 anni).

È emerso però che avere avuto altre malattie durante la gravidanza (indipendentemente dal COVID) aveva un effetto significativo sui sintomi di somatizzazione e psicosi. Questo ci ricorda che la salute fisica e quella mentale vanno a braccetto, specialmente in un periodo delicato come la gravidanza.

Il COVID-19: un’ombra persistente

Ritorniamo un attimo sull’impatto diretto del COVID-19. Il fatto che depressione, ansia e fobia rimanessero più alte nelle donne che avevano contratto il virus è un campanello d’allarme importante. Non si tratta solo della paura del contagio durante la gravidanza, ma forse anche delle conseguenze fisiche della malattia, dell’isolamento, o dello stress legato all’esperienza stessa dell’infezione. Questo gruppo di donne merita sicuramente un’attenzione particolare.

Lo studio ha anche esplorato le correlazioni tra i diversi tipi di sintomi. Ad esempio, l’ansia da COVID durante la gravidanza era legata a più sintomi di sensibilità interpersonale e depressione (SCL-25), mentre nel postpartum era correlata soprattutto alla fobia. Lo stress post-traumatico, invece, mostrava legami complessi con la somatizzazione e la sensibilità interpersonale. Sono dati un po’ tecnici, ma ci dicono che questi disagi non viaggiano quasi mai da soli, ma si intrecciano tra loro.

Una donna seduta su un divano, guarda fuori dalla finestra con espressione ansiosa, tiene in mano una tazza. Luce soffusa, ombre lunghe. 35mm portrait, film noir style, depth of field.

Cosa ci portiamo a casa da questo studio?

Questo viaggio nei dati ci lascia con alcuni messaggi chiave. Primo: la gravidanza e il postpartum sono periodi di vulnerabilità psicologica, e la pandemia di COVID-19 ha gettato benzina sul fuoco per molte donne. Secondo: anche se alcuni sintomi possono migliorare dopo il parto, molti persistono, specialmente in chi ha vissuto direttamente l’esperienza del COVID-19 o ha sviluppato sintomi da stress post-traumatico.

La conclusione più importante, però, è una chiamata all’azione. I ricercatori sottolineano quanto sia fondamentale che tutti gli operatori sanitari che si prendono cura delle donne in gravidanza e nel postpartum – ginecologi, ostetriche, infermieri – siano preparati a riconoscere precocemente i segnali di disagio psicologico. Non basta chiedere “come stai?”, bisogna saper leggere tra le righe, usare strumenti di screening appropriati e, soprattutto, offrire un supporto tempestivo e adeguato.

Pensiamoci: intervenire presto può fare un’enorme differenza per la salute della mamma, del bambino e di tutta la famiglia. Può prevenire conseguenze più gravi e aiutare le neomamme a vivere questo momento incredibile con maggiore serenità, anche dopo la tempesta di una pandemia.

Certo, lo studio ha i suoi limiti, come il follow-up nel postpartum non lunghissimo a causa delle restrizioni pandemiche. Serviranno altre ricerche per confermare e approfondire questi risultati. Ma il messaggio è forte e chiaro: non dobbiamo abbassare la guardia sulla salute mentale perinatale. Mai, ma soprattutto dopo quello che abbiamo passato.

Una neomamma tiene in braccio il suo bambino piccolo, un'ostetrica o un'infermiera le parla con gentilezza in un ambiente clinico luminoso e moderno. Zoom lens 50mm, depth of field, luce calda e rassicurante.

Insomma, prendersi cura della mente è importante quanto prendersi cura del corpo, specialmente quando si sta mettendo al mondo una nuova vita. Speriamo che studi come questo aiutino a sensibilizzare sempre di più su questo tema cruciale.

Fonte: Springer

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