Sicurezza Alimentare Post-Disastro: Le Dure Lezioni dal Terremoto in Turchia
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un argomento che spesso passa in secondo piano durante le emergenze, ma che è assolutamente cruciale: la sicurezza alimentare e la sicurezza dell’approvvigionamento alimentare (food security) dopo un disastro naturale. Prendiamo come esempio il devastante terremoto che ha colpito la Turchia nel febbraio 2023. Immaginate la scena: distruzione ovunque, persone sfollate, e la necessità impellente di cibo e acqua. In questi momenti caotici, come ci assicuriamo che il cibo distribuito sia non solo sufficiente, ma anche sicuro?
Ma Cosa Intendiamo Esattamente?
Prima di tuffarci nel caso specifico, chiariamo due concetti chiave che sembrano simili ma non lo sono:
- Sicurezza alimentare (Food Safety): Riguarda tutte quelle misure che prendiamo per eliminare i rischi (fisici, chimici, biologici) legati al cibo. In pratica, parliamo di igiene, sanificazione, corretta conservazione e cottura per evitare che il cibo ci faccia ammalare.
- Sicurezza dell’approvvigionamento alimentare (Food Security): Questo concetto è più ampio. Non basta che il cibo sia sicuro; deve anche essere disponibile, accessibile (tutti devono poterlo ottenere), ben distribuito e sostenibile nel tempo. Si tratta di garantire a tutti, sempre, cibo sufficiente, sano e nutriente per una vita attiva e in salute.
Dopo un disastro, entrambe queste sicurezze sono messe a dura prova. La catena di approvvigionamento alimentare va in tilt: strade interrotte, magazzini danneggiati, mancanza di elettricità per i frigoriferi, difficoltà nella preparazione e distribuzione. È una vera corsa contro il tempo per portare aiuti, ma farla in modo sicuro è un’altra sfida.
L’Indagine sul Campo in Turchia: Uno Sguardo da Vicino
Poco dopo i terribili terremoti del 6 febbraio 2023 in Turchia (magnitudo 7.7 e 7.6, ricordiamolo!), che hanno colpito 11 province e causato oltre 50.000 vittime, è emersa un’enorme necessità di cibo. Organizzazioni statali come AFAD e la Mezzaluna Rossa Turca (KIZILAY), insieme a comuni, ONG e volontari, si sono mobilitate inviando cucine mobili, veicoli per la ristorazione, panetterie mobili. Milioni di pasti caldi, zuppe, acqua, pane e snack sono stati distribuiti. Un lavoro immenso!
Ma era tutto sicuro? Per capirlo, alcuni ricercatori hanno condotto uno studio tra il 20 e il 24 febbraio 2023 (quindi a circa 2-3 settimane dal sisma) nelle province più colpite, Kahramanmaraş e Hatay. Hanno visitato 40 organizzazioni diverse (enti pubblici, comuni, fondazioni, associazioni, ONG) che distribuivano cibo regolarmente ad almeno 100 persone.
Come hanno fatto? Con interviste faccia a faccia e un modulo di osservazione specifico, il “Food Safety and Security Observation Form” (FSSOF), creato apposta. Questo modulo, una sorta di checklist molto dettagliata (56 punti!), valutava i rischi su una scala da 0 (nessun rischio) a 4 (rischio molto alto) in diverse aree:
- Condizioni specifiche dell’organizzazione
- Pratiche di conservazione del cibo
- Condizioni di distribuzione del cibo
- Igiene del personale
- Condizioni ambientali (es. vicinanza ai rifiuti)
- Sicurezza dell’approvvigionamento (disponibilità, accessibilità, utilizzo, stabilità)
Hanno controllato temperature dei cibi, distanze dalle discariche, procedure di pulizia, igiene dei volontari, e persino se i menu fossero bilanciati (valutando le foto dei pasti!).

I Risultati: Cosa Non Ha Funzionato? Un Campanello d’Allarme
E qui arrivano le note dolenti. Lo studio ha rivelato un livello di rischio complessivo per la sicurezza alimentare e dell’approvvigionamento pari al 41.6%. Non proprio rassicurante. Se guardiamo alle singole aree, le pratiche di conservazione del cibo erano quelle a rischio più alto (54.1%), seguite dalla sicurezza dell’approvvigionamento (42.2%).
Ma qual è stato il fattore più critico emerso dall’analisi? La mancanza di controllo sul cibo fornito. Le organizzazioni che non controllavano adeguatamente il cibo ricevuto (scadenza, integrità delle confezioni, catena del freddo) mostravano livelli di rischio significativamente più alti in quasi tutte le aree: condizioni organizzative, distribuzione, igiene del personale, sicurezza dell’approvvigionamento e condizioni ambientali. Sembra banale, ma controllare ciò che si distribuisce è fondamentale!
Altre criticità emerse con forza:
- Diete speciali e allergeni: Il rischio più alto in assoluto riguardava la mancata fornitura di diete appropriate per chi ne aveva bisogno (es. diabetici, celiaci) e la mancata comunicazione sugli allergeni presenti nei cibi preparati. Pensate a un bambino allergico che riceve cibo pericoloso per lui in una situazione già drammatica! Studi precedenti (come dopo il terremoto in Giappone) avevano già evidenziato questo problema.
- Mancanza di campioni alimentari: Un’altra pratica ad alto rischio era non prelevare e conservare campioni dei pasti distribuiti. Questa procedura, obbligatoria in condizioni normali per le mense, serve a rintracciare la fonte in caso di intossicazioni alimentari. In un contesto di distribuzione di massa post-disastro, diventa ancora più importante.
- Ruolo degli esperti: La presenza di un ingegnere alimentare o di un dietologo/nutrizionista era associata a minori rischi nelle pratiche di conservazione, ma non sembrava influenzare significativamente le altre aree. Questo suggerisce che avere esperti aiuta, ma non basta se mancano controlli e procedure standardizzate.
- Numero di addetti: Sorprendentemente, un numero maggiore di addetti (10 o più) era associato a un aumento dei rischi legati alle condizioni specifiche dell’organizzazione. Forse per la difficoltà di coordinare tante persone, spesso volontari non formati, in condizioni caotiche?
Questi risultati non sono isolati. Problemi simili (cibo scaduto, conservazione inadeguata, scarsa igiene, difficoltà logistiche) erano stati segnalati anche dopo altri terremoti in Turchia (Izmit 1999, Afyon 2002) e in altri disastri nel mondo (Giappone 2011, uragani negli USA). Sembra che facciamo fatica a imparare la lezione.

Le Conseguenze Sulla Salute: Non Sottovalutiamole
Mangiare cibo non sicuro può causare intossicazioni alimentari, un problema serio sempre, ma devastante in un contesto post-disastro dove le strutture sanitarie sono già al collasso. Inoltre, l’insicurezza alimentare (cibo insufficiente o non nutriente) porta a malnutrizione, carenze vitaminiche (come visto in Giappone con problemi gastrointestinali per mancanza di frutta e verdura fresca) e può peggiorare malattie croniche preesistenti. Le popolazioni più vulnerabili (bambini, anziani, malati cronici, persone con allergie) sono ovviamente le più colpite.
Cosa Possiamo Imparare? Raccomandazioni per il Futuro
Questo studio, pur con i suoi limiti (condotto in un periodo specifico, basato in parte su dichiarazioni, numero limitato di organizzazioni), ci offre spunti preziosi. Cosa dovremmo fare per migliorare?
- Piani di preparazione migliori: Bisogna integrare seriamente la sicurezza alimentare nei piani di emergenza, con approcci proattivi.
- Standard e controlli: Servono standard chiari per la catena di approvvigionamento alimentare umanitaria (Humanitarian FSC). Le organizzazioni devono essere controllate e quelle rischiose escluse o messe sotto stretta sorveglianza. Le autorità pubbliche devono intensificare le ispezioni e applicare sanzioni.
- Formazione del personale: La qualità del personale (anche volontario) è più importante della quantità. Serve formazione specifica su sicurezza alimentare, igiene, controllo del cibo, prevenzione della contaminazione. Magari con corsi online standardizzati.
- Ruolo degli esperti: Aumentare la presenza di ingegneri alimentari e dietologi nei centri di distribuzione per supervisionare la sicurezza.
- Tecnologia d’aiuto: Utilizzare sistemi di tracciamento digitale per la logistica alimentare, monitorare lo stato degli aiuti e i punti di distribuzione. Droni potrebbero monitorare i centri, veicoli di ispezione mobile potrebbero fare controlli sul posto.
- Attenzione ai bisogni speciali: È fondamentale garantire diete speciali e informazioni sugli allergeni. Creare database centralizzati per tracciare le persone con esigenze particolari e assicurare che ricevano cibo adeguato. Includere sistematicamente alimenti specifici (senza glutine, per diabetici, ecc.) nei pacchi di aiuti.
- Collaborazione: Incoraggiare la collaborazione tra nutrizionisti, personale sanitario, team logistici e tutte le organizzazioni coinvolte.
Insomma, la gestione del cibo dopo un disastro è una faccenda complessa e delicata. Non basta dare da mangiare, bisogna farlo in modo sicuro e adeguato. Eventi come il terremoto in Turchia ci ricordano dolorosamente quanto sia importante essere preparati e organizzati anche su questo fronte, per proteggere la salute di chi ha già perso tanto. Speriamo che queste lezioni vengano recepite per le emergenze future.
Fonte: Springer
