Selenio Basso, Invecchiamento Acceso? La Scienza Dietro l’Età Biologica e Cosa Ci Dice lo Studio BASE-II
Ciao a tutti! Parliamoci chiaro: chi non vorrebbe invecchiare bene, mantenendosi in forma e pieno di energia il più a lungo possibile? L’età che leggiamo sulla carta d’identità, la cosiddetta età cronologica, è una cosa. Ma poi c’è l’età biologica, quella che riflette davvero come stanno funzionando i nostri organi e sistemi. E sapete una cosa? Non sempre queste due età vanno a braccetto! Alcuni di noi sembrano sfidare il tempo, altri invece mostrano i segni dell’invecchiamento un po’ prima.
Ma come facciamo a misurare questa sfuggente età biologica? Qui entra in gioco la scienza, con strumenti affascinanti come gli orologi epigenetici. Immaginate dei minuscoli interruttori sul nostro DNA (la metilazione del DNA, per i più tecnici) che cambiano con l’età e con il nostro stile di vita. Analizzando questi pattern, gli scienziati possono stimare la nostra età biologica (DNAmA) e persino calcolare se stiamo invecchiando più velocemente o più lentamente del previsto (la cosiddetta accelerazione dell’età epigenetica, DNAmAA).
Negli ultimi anni, si è parlato molto di come alcuni nutrienti possano influenzare questo processo. Uno dei candidati più interessanti è il selenio.
Cos’è il Selenio e Perché è Importante?
Il selenio è un oligoelemento essenziale, il che significa che dobbiamo assumerlo con la dieta perché il nostro corpo non può produrlo, ma ne ha bisogno per funzionare correttamente. È un componente chiave di diverse proteine speciali, chiamate selenoproteine. Tra queste, ce ne sono alcune molto importanti per la nostra salute:
- Selenoproteina P (SELENOP): È la principale proteina che trasporta il selenio nel sangue, assicurando che arrivi dove serve.
- Glutatione Perossidasi 3 (GPx3): È un potente antiossidante che protegge le nostre cellule dai danni.
Livelli bassi di selenio e di queste selenoproteine sono stati collegati in passato a vari problemi di salute e a una maggiore mortalità, soprattutto in età avanzata. Viene naturale chiedersi: c’è un legame anche con l’invecchiamento biologico misurato dagli orologi epigenetici?
Lo Studio BASE-II: Una Lente sull’Invecchiamento a Berlino
Per capirne di più, un gruppo di ricercatori ha analizzato i dati del Berlin Aging Study II (BASE-II), uno studio molto ampio che segue un gruppo di persone anziane (in questo caso, circa 1500 partecipanti con un’età media di quasi 69 anni) per capire quali fattori promuovono un invecchiamento sano. Hanno misurato i livelli di selenio totale nel siero, della SELENOP e della GPx3. Poi, hanno calcolato l’età biologica dei partecipanti usando diversi orologi epigenetici, inclusi quelli di “ultima generazione” come il DunedinPACE, che è particolarmente bravo a misurare la *velocità* dell’invecchiamento biologico.

I Risultati: Cosa Ci Dicono i Dati?
E qui arrivano le scoperte interessanti! Analizzando i dati, i ricercatori hanno osservato delle associazioni significative:
- Bassi livelli di Selenio Totale: Le persone con livelli di selenio considerati carenti (sotto i 90 μg/L) mostravano un ritmo di invecchiamento biologico più veloce, misurato dall’orologio DunedinPACE. E questa associazione rimaneva valida anche tenendo conto di altri fattori come età, sesso, indice di massa corporea (BMI), fumo e persino fattori genetici.
- Bassi livelli di SELENOP: Similmente, chi aveva i livelli più bassi della proteina trasportatrice SELENOP (nel quartile più basso) tendeva ad avere un passo di invecchiamento biologico (DunedinPACE) più accelerato rispetto a chi ne aveva di più (nel quartile più alto).
- Bassi livelli di GPx3: L’associazione più forte è emersa con la GPx3. Le persone nel quartile più basso di questa proteina antiossidante mostravano un’accelerazione dell’età biologica significativa non solo con il DunedinPACE, ma anche con un altro orologio di seconda generazione, il GrimAge. Questa associazione è rimasta statisticamente significativa anche dopo aver applicato delle correzioni statistiche molto rigorose per test multipli, suggerendo che sia particolarmente robusta.
In pratica, sembra che avere bassi livelli di questi importanti biomarcatori legati al selenio sia associato a un orologio biologico che corre un po’ più in fretta.
Interpretazione: Cosa Significa Tutto Questo?
Attenzione, è fondamentale essere chiari: questo studio, essendo trasversale (cioè ha scattato una fotografia in un dato momento), non può dimostrare un rapporto di causa-effetto. Non possiamo dire con certezza che sia la carenza di selenio a *causare* l’invecchiamento accelerato. Potrebbe anche essere il contrario, o entrambi potrebbero essere influenzati da altri fattori non misurati.
Tuttavia, questi risultati sono molto intriganti e si aggiungono a un crescente corpo di evidenze. Sappiamo già da altri studi che bassi livelli di selenio e SELENOP sono associati a un maggior rischio di mortalità per tutte le cause e per malattie cardiovascolari. Inoltre, è biologicamente plausibile che il selenio influenzi l’epigenetica, dato che è coinvolto in processi antiossidanti e redox che possono impattare sulla stabilità del nostro DNA e sulla sua metilazione.

È interessante notare come gli orologi epigenetici più recenti, come il DunedinPACE, sembrino più sensibili nel rilevare queste associazioni rispetto a quelli di prima generazione. Questo potrebbe essere dovuto al fatto che sono stati sviluppati proprio per catturare meglio le differenze nel ritmo di invecchiamento biologico tra le persone.
Limiti e Prospettive Future
Come ogni ricerca scientifica, anche questa ha i suoi limiti. Oltre alla natura trasversale, i partecipanti allo studio BASE-II tendono ad essere più sani della popolazione generale, quindi i risultati potrebbero non essere completamente generalizzabili. Inoltre, non si avevano dati precisi sull’eventuale assunzione di integratori di selenio (chi li assumeva è stato escluso, ma non si può valutare l’effetto dell’integrazione).
Cosa ci aspetta ora? Sicuramente servono ulteriori ricerche, in particolare studi longitudinali (che seguono le persone nel tempo) e, soprattutto, studi clinici randomizzati controllati (RCT). Solo questi ultimi potranno dirci se integrare il selenio in persone con livelli bassi possa effettivamente rallentare l’invecchiamento biologico e migliorare la salute a lungo termine.
Conclusione: Un Tassello Importante nel Puzzle dell’Invecchiamento
Insomma, questo studio aggiunge un tassello importante alla nostra comprensione dei fattori che influenzano l’invecchiamento. Ci suggerisce che mantenere livelli adeguati di selenio potrebbe essere un fattore da non sottovalutare per promuovere un invecchiamento più sano, almeno a livello biologico. Non abbiamo ancora la “pillola della giovinezza”, ma la ricerca continua a svelarci quanto la nutrizione e micronutrienti come il selenio possano giocare un ruolo cruciale nel nostro percorso di vita. Staremo a vedere cosa ci riserverà il futuro!
Fonte: Springer
