Una collezione di antiche perle di corniola nubiana, macro lens, 105mm, alta definizione, illuminazione controllata per esaltare i colori rosso-arancio e le diverse forme, alcune con fori di perforazione visibili, disposte su un tessuto scuro e testurizzato che evoca un contesto archeologico.

Svelando i Segreti della Corniola Nubiana: Un Viaggio tra Commerci Millenari e Tecnologie Perdute

Amici appassionati di storia e misteri, oggi voglio portarvi con me in un viaggio affascinante nel cuore dell’Africa nord-orientale, precisamente nell’antica Nubia, l’odierno Sudan. Immaginatevi deserti dorati, il Nilo che scorre maestoso e civiltà millenarie che hanno lasciato tracce indelebili. Tra queste tracce, ci sono piccoli oggetti, ma di enorme valore storico e culturale: le perle di corniola. Questi ornamenti rosso-arancio, una varietà di calcedonio, non erano solo belli da vedere, ma veri e propri indicatori di commerci, tecnologie e ideologie. Ebbene, ci siamo messi sulle tracce delle loro origine, analizzando reperti provenienti da due siti pazzeschi: Banganarti e Old Dongola. Preparatevi, perché quello che abbiamo scoperto ha dell’incredibile!

Un Tesoro Rosso Fuoco: Le Perle di Corniola della Nubia

Per prima cosa, lasciate che vi presenti i “luoghi del delitto”. Abbiamo analizzato sei perle di corniola da Banganarti, un centro di pellegrinaggio cristiano del Regno di Makuria, fiorito tra il IX e il XIV secolo. Pensate, un luogo di fede e incontro, dove confluivano persone da ogni dove. Poi, ci siamo spostati a Old Dongola, la capitale del Regno di Dongola, esaminando 18 perle e due frammenti di scaglie di corniola datati tra il XIV e il XVIII secolo. Un centro di potere e commercio, quindi.

Queste perline, amici, non sono tutte uguali. Presentano una notevole varietà di forme, il che ci fa pensare a cambiamenti stilistici nel tempo o, addirittura, a origini da botteghe artigiane molto diverse tra loro. Alcune sono lavorate in modo un po’ grezzo, con tracce delle varie fasi di produzione (scheggiatura, molatura grossolana) ancora visibili. Altre, invece, sono dei veri capolavori, con sfaccettature precise e una lucidatura impeccabile. Ma c’è un dettaglio che le accomuna quasi tutte e che ci ha fatto drizzare le orecchie: i fori di perforazione.

Il Segreto Nascosto: La Perforazione con Punte di Diamante

Ecco il colpo di scena: quasi tutte le perforazioni sono state realizzate con trapani a doppia punta di diamante! Questa tecnica, sappiatelo, è una sorta di “firma”, un marchio di fabbrica che ha origine nell’antica India ed è strettamente legata alle tradizioni delle botteghe sud-asiatiche. Pensate, una tecnologia così sofisticata, capace di forare una pietra dura come la corniola, sviluppata a migliaia di chilometri di distanza e ritrovata nel cuore della Nubia medievale e post-medievale. Questo ci apre scenari incredibili su trasferimenti tecnologici e reti commerciali che collegavano la Nubia a regioni lontanissime dell’Asia occidentale e meridionale.

Certo, ci sono delle variazioni nelle dimensioni dei trapani usati e nelle modalità di perforazione, il che potrebbe indicare diverse botteghe o stili regionali di produzione, magari all’interno della stessa Asia meridionale o in regioni dove questa tecnologia si era diffusa. Studiare queste tecniche, dalla scheggiatura alla lucidatura, ma soprattutto la perforazione, è come aprire una finestra sul passato, per capire lo sviluppo tecnologico di una società e la diffusione delle conoscenze.

Macro shot di diverse antiche perle di corniola, 100mm Macro lens, alta definizione, messa a fuoco precisa, illuminazione controllata, che mostrano forme variegate e ricche tonalità rosso-arancio, alcune con fori di perforazione visibili, disposte su un tessuto archeologico scuro e testurizzato.

L’Analisi Chimica: Da Dove Viene Davvero Questa Corniola?

Ma non ci siamo fermati all’aspetto e alla tecnica. Volevamo sapere da dove provenisse la materia prima. E qui entra in gioco la scienza pesante: l’analisi della composizione chimica tramite spettrometria di massa con plasma accoppiato induttivamente e ablazione laser (LA-ICP-MS). Un nome complicato, lo so, ma immaginate un raggio laser che vaporizza una quantità infinitesimale di materiale dalla perla, e poi una macchina super sofisticata che ne analizza gli elementi. È una tecnica potentissima e, soprattutto, minimamente distruttiva.

Abbiamo confrontato i dati ottenuti con un vasto database di campioni di corniola provenienti da oltre 50 giacimenti sparsi tra Africa ed Eurasia. Certo, ci sono delle sfide. La prima è avere un database il più completo possibile. La seconda è campionare abbastanza materiale da una singola formazione geologica per capirne tutta la variabilità. Il nostro database attuale è buono, ma stiamo lavorando per ampliarlo, soprattutto per le fonti africane.

E i risultati? Preparatevi: molte delle perle di Banganarti e Dongola sono state realizzate con corniola proveniente dalla penisola indiana o dall’India occidentale! Le forme di queste perle sono compatibili con quelle trovate in Asia meridionale e persino in Africa orientale in siti coevi. Anche i due frammenti di scaglie di corniola da Old Dongola hanno un’origine indiana, anche se non è chiaro se indichino una produzione locale di perle, visto che non abbiamo ancora trovato tracce di laboratori.

Un Mosaico di Origini: Non Solo India

Ma la storia non finisce qui. Altre perle, pur avendo forme simili a quelle prodotte in Asia meridionale, sembrano essere state realizzate con corniola proveniente da fonti geologiche in Iran, Yemen, Egitto e persino Turchia. E poi ci sono alcune forme che potrebbero riflettere stili locali nubiani, ma – e qui sta il bello – anche queste sono state perforate con trapani a diamante, la tecnologia “indiana”!

Questo quadro complesso ci costringe a ripensare molte cose. Potrebbe esserci stato un trasferimento della tecnologia di perforazione a diamante al di fuori dell’Asia meridionale? O forse c’erano artigiani indiani che lavoravano in botteghe sparse in queste diverse regioni? E poi ci sono somiglianze stilistiche importanti tra diverse regioni, ma anche variazioni regionali in alcune forme. Insomma, un vero e proprio puzzle.

Reti Commerciali Millenarie: Un Mondo Connesso

Il commercio di perle di corniola tra l’antica India e l’Occidente, in particolare il Mar Rosso e l’Africa nord-orientale, ha una lunga storia. Già il Periplo del Mare Eritreo e autori romani classici ne parlavano. Agata e corniola indiane erano merci pregiate, richieste nel mondo romano, e sono state trovate nel porto romano di Berenike sul Mar Rosso. Questo commercio continuò durante il dominio Aksumita, con perle di corniola nel porto di Adulis e perle forate con la tecnica “indiana” nella stessa capitale Aksum, in Etiopia, intorno al V secolo.

Anche il porto nubiano di Suakin sul Mar Rosso ci racconta di forti connessioni orientali, con ceramiche, porcellane e vetri importati da Yemen, Golfo Persico, India, Cina e Sud-est asiatico. E non dimentichiamo le perle di vetro nord-indiane trovate a Banganarti, Dongola e Soba.

Resoconti coloniali europei successivi sottolineano l’importanza del porto di Cambay (Khambhat) in India e i dettagli del commercio tra India occidentale, Arabia e Africa nord-orientale, Sudan incluso. Addirittura, scavi in Darfur hanno rivelato perle di agata e corniola indiane del XVI secolo. Studi recenti sul commercio di corniola tra India antica e Africa orientale si sono concentrati sulle regioni costiere di Tanzania e Kenya, con chiare prove dell’importazione di vari tipi di perle di corniola tra il VII e il XV secolo. Alcune forme trovate lì sono identiche a quelle di Banganarti e Old Dongola! Questo suggerisce che i commercianti trasportavano queste perle lungo molteplici rotte verso mercati diversi, per centinaia di anni.

Portrait photography di un archeologo, sulla trentina, che esamina con attenzione una piccola perla di corniola usando una lente d'ingrandimento, 35mm portrait, profondità di campo, con strumenti di scavo e un microscopio digitale sfocati sullo sfondo, illuminazione calda e focalizzata sul soggetto e sulla perla.

Curiosamente, il viaggiatore italiano Giovanni-Battista Brocchi, a Sennar (capitale del Regno Funj del Sudan) tra il 1825 e il 1826, notò che tra i beni di lusso portati dalle carovane dal porto di Suakin, gli ornamenti di calcedonio fasciato (agata) erano i più pregiati, mentre la corniola (akek) non era considerata molto preziosa, equivalente alle perle di corallo. Non è chiaro il perché di questa svalutazione, ma il fatto che facesse parte delle merci a lunga distanza indica che probabilmente non c’era una produzione locale significativa in quel periodo. E questo è sorprendente, data la vasta industria della corniola nell’Egitto faraonico e la disponibilità di noduli di corniola in Sudan.

Uno Sguardo da Vicino: Banganarti e Old Dongola

Torniamo ai nostri siti. Banganarti, un importante centro di pellegrinaggio, ci ha restituito solo 10 perle di corniola su oltre 2150 perle e pendenti di vari materiali (resina, uovo di struzzo, pietra, faience, vetro – con il vetro dominante). Le sei analizzate sono tutte diverse per forma: a barile corto circolare, a barile lungo circolare, a barile lungo irregolare ovale, ottagonale sfaccettata corta, ettagonale sfaccettata lunga biconica, e ottagonale sfaccettata lunga rastremata. Ognuna racconta una storia di produzione diversa.

Old Dongola, invece, durante il periodo tra il XIV e il XVIII secolo, fu un importante centro politico e commerciale. Qui, le migliaia di perle di vetro studiate sono principalmente di produzione europea, con solo alcune di origine mediorientale o sud-asiatica. Le 18 perle di corniola e i tre frammenti di scaglie recuperati (due frammenti studiati) mostrano una predominanza di forme sfaccettate, con 5, 6, 7 e 8 faccette in sezione trasversale e 4, 6, 8 e 10 faccette in sezione longitudinale. Molte di queste forme sono tipiche delle botteghe dell’India occidentale (come Limbodara e Khambhat) destinate all’esportazione verso i mercati islamici in Arabia e, da lì, in Africa.

Dietro le Quinte della Produzione: Come Nasceva una Perla

Le perle di corniola di entrambi i siti erano prodotte da materia prima di buona qualità, probabilmente noduli raccolti e poi spezzati dopo trattamenti termici iniziali – un processo ben documentato a Khambhat, Gujarat. Dopo il trattamento termico, si preparavano gli sbozzi usando la tecnica della percussione indiretta inversa, ancora oggi praticata a Khambhat. Molte delle nostre perle nubiane mostrano ancora tracce di queste scheggiature, non eliminate dalla successiva molatura. Alcune conservano persino la corteccia originale del nodulo. Questo indica una produzione più rapida, dove piccole imperfezioni erano tollerate.

La maggior parte delle perle sfaccettate ha sfaccettature irregolari, fatte a mano su una pietra piatta o una mola da lapidario. Non ci sono indicazioni di strumenti di precisione per la sfaccettatura. La lucidatura finale avveniva probabilmente su dispositivi simili, con abrasivi fini. Una perla sferica da Banganarti (B10) potrebbe essere stata lucidata in massa in un sacco di cuoio con una pasta abrasiva, tecnica comune per perle sferiche o a barile.

E la perforazione? Come detto, trapani a punta di diamante. Spesso si usava un trapano “starter” a diamante singolo per creare una depressione, seguito dal trapano a doppio diamante. Questo facilitava il posizionamento. Se il trapano a doppio diamante era più largo, la depressione iniziale veniva cancellata. Alcune perle erano forate da un solo lato, con l’estremità opposta che saltava via per la pressione. La maggior parte, però, era forata da due lati. Una perforazione precisa, con uguale profondità da entrambi i lati, indica grande abilità. Fori non centrati o angolati, invece, potevano rendere difficile infilare la perla e creare spigoli vivi interni che tagliavano il filo. Esaminando le cicatrici interne, possiamo capire quale lato è stato forato per primo. La diversità nei modelli di foratura suggerisce che le perle provenivano da molte botteghe diverse, realizzate da più artigiani.

Una mappa antica stilizzata, wide-angle 10mm, che illustra le rotte commerciali dall'India e dall'Asia Occidentale all'Africa Nord-Orientale, con punti chiave come la Nubia, Cambay e i porti del Mar Rosso evidenziati. La mappa ha una texture di pergamena invecchiata, focus nitido sulle rotte, magari con piccole icone di navi o carovane.

Prendiamo ad esempio la perla B10 da Banganarti: sferica corta, forata da un lato, con tracce di corteccia e scheggiatura, e una lucidatura a bassa brillantezza (forse da lucidatura in sacco prima della foratura). La cicatrice della scheggiatura esterna ha bordi arrotondati (tipico della lucidatura in sacco), ma quella della foratura ha un bordo affilato (foratura dopo lucidatura). Inizialmente attribuita all’India, il nostro database aggiornato la colloca ora in Iran. Potrebbe essere corniola indiana con anomalie chimiche, o prodotta in Iran/Afghanistan da artigiani indiani o locali che usavano tecniche indiane, o ancora, materia prima iraniana importata in India e lavorata lì.

Un’altra perla da Banganarti, la B08, sfaccettata e rotta, proviene dallo Yemen. Mostra tracce di corteccia su entrambi i lati (fatta da un nodulo piccolo), foratura a doppio diamante ben centrata, ma sfaccettatura non simmetrica e tracce di lavorazione grezza. Potrebbe essere stata fatta in Yemen, ma dove? Lo Yemen è noto per la sua corniola rosso intenso, e ci sono riferimenti a prodotti di agata e corniola lavorati a Sana intorno al 1290-1295, inclusi rosari. Ma non sappiamo se usassero trapani a diamante.

La perla B17 da Banganarti, ottagonale e rastremata, ora attribuita all’Egitto (prima pensavamo India), ha una foratura a doppio diamante ben centrata, con una leggera caratteristica a spirale nel foro, tipica delle botteghe sud-asiatiche. Le restanti tre perle da Banganarti provengono tutte dall’India.

Passando a Dongola, le due scaglie analizzate, come detto, sono indiane. Una (D55) ha corteccia e bordi arrotondati, di colore giallo-grigio (probabilmente corniola non riscaldata). L’altra (D417) è rosso-arancio traslucida (tipica della corniola riscaldata), con bordi affilati. La scarsità di questi frammenti suggerisce che non indicano una produzione locale.
Tra le perle di Dongola, una irregolare circolare (D82) è indiana, forata in modo decentrato. Un’altra (D02), circolare a sezione rettangolare, è egiziana, con foratura non allineata, segno di scarsa abilità.
Le rimanenti perle sfaccettate di Dongola, forate con varie combinazioni di trapani a diamante singolo e doppio, mostrano una sfaccettatura generalmente irregolare. Il fatto che forme simili siano fatte con corniola da India, Iran, Turchia, Yemen e Sudan suggerisce che la tecnologia del trapano a diamante e stili di bottega simili si diffusero attraverso le reti commerciali islamiche. Tuttavia, la qualità non sembrava strettamente regolamentata.
Fa eccezione una perla squisitamente sfaccettata (D95) da Dongola, con ben 44 faccette, proveniente dall’India. Un esempio di altissima qualità artigianale! Interessante la foratura: un trapano più grande da un lato, poi uno più sottile dal secondo lato che ha appena incontrato l’altro foro. Le tracce di usura indicano che era indossata, forse in un rosario. Le faccette, pur precise, non si incontrano perfettamente, indicando una lavorazione a occhio, non meccanica.

La Chimica Svela le Origini: Un Detective Molecolare

Torniamo un attimo alla LA-ICP-MS. La corniola è una varietà di agata, un silicato microcristallino. Il suo colore rosso-arancio è dovuto al ferro (Fe), acquisito durante la formazione o infuso successivamente. L’agata arricchita di ferro diventa rossa se riscaldata, naturalmente o artificialmente. La corniola di alta qualità è quasi sempre un prodotto umano, ottenuto con riscaldamenti controllati.
Il nostro database di campioni geologici copre un’area vasta, ma è carente per l’Africa. Per capire appieno i risultati, dovremo analizzare più campioni dal Sudan, Etiopia e altre regioni africane. È importante notare che molta agata/corniola di Sudan ed Egitto potrebbe provenire da formazioni vulcaniche dell’Oligocene, un tempo unite prima della formazione del Mar Rosso. Quindi, potremmo trovare somiglianze geochimiche tra Africa nord-orientale e Arabia sud-occidentale. Lo abbiamo già visto con i campioni dalle Trappole del Deccan in India: a volte possiamo solo dire che proviene dal Deccan, non da un deposito preciso.

Macro still life, 60mm, raffigurante un'antica punta di trapano con inserti di diamante accanto a una perla di corniola che mostra una perforazione, alta definizione, messa a fuoco precisa, illuminazione controllata che enfatizza la lucentezza metallica del trapano e la texture della pietra.

L’analisi statistica dei dati (CDA – Canonical Discriminant Analysis) ci aiuta ad assegnare le perle (casi sconosciuti) a un “gruppo di appartenenza previsto” (PGM) basato sulla somiglianza con i campioni geologici noti.
Per le sei perle di Banganarti, dopo una prima analisi con 25 fonti, e una seconda più mirata con 16 fonti, i risultati si sono assestati: tre perle assegnate a una fonte in India, e una ciascuna a fonti in Yemen, Egitto e Iran. La perla assegnata all’Egitto (B17) ha una seconda PGM in Sudan, rafforzando l’idea di un’origine nord-est africana.
Per le venti perle di Dongola, con l’analisi a 16 fonti: dodici hanno una prima PGM in una fonte indiana (nove di queste anche una seconda PGM indiana). Delle rimanenti otto, due hanno PGM in una fonte nord-est africana (Egitto o Sudan), tre in Yemen, due in Iran e una in Turchia.

Quindi, amici, i modelli di acquisizione delle perle di corniola a Dongola e Banganarti sembrano simili. Circa la metà proviene chiaramente dall’India. Molte delle restanti sembrano fatte con corniola dell’area del Mar Rosso (Egitto, Sudan, Yemen). Un piccolo gruppo è stato assegnato a Iran e Turchia, ma queste attribuzioni sono più caute: potrebbero essere campioni anomali da altre regioni o da fonti africane non ancora nel nostro database.

Conclusioni Provvisorie e Domande Aperte

Questo studio, seppur su una piccola collezione, dimostra l’immenso potenziale per capire meglio la complessa rete commerciale che portava perle di corniola nella valle dell’Alto Nilo in Sudan da molteplici regioni. Molte arrivavano probabilmente attraverso i porti del Mar Rosso come Suakin o Aidhab.
Mentre la maggior parte sembra provenire da botteghe sud-asiatiche (probabilmente costa occidentale dell’India), la produzione di perle di corniola in altre regioni, ma usando la tecnologia di foratura a diamante dell’Asia meridionale, merita ulteriori indagini. È sorprendente la mancanza di documenti storici sulla diffusione di questa tecnologia, nonostante i riferimenti al commercio di corniola e agata indiane fin dall’epoca romana.

Una domanda cruciale rimane: se la foratura a diamante si diffuse dall’Asia meridionale ad altre regioni (Iran, Turchia, Egitto, Yemen, ecc.) durante il periodo achemenide o islamico successivo, perché non è ancora praticata lì? Ci aspetteremmo qualche traccia storica o attuale, ma non ci sono riferimenti pubblicati all’uso della foratura a doppio diamante al di fuori dell’Asia meridionale. La foratura a diamante singolo è stata documentata in Afghanistan, ma non quella doppia. L’unica regione al di fuori dell’Asia meridionale con prove di foratura a doppio diamante è nelle officine di lavorazione dell’agata di Idar-Oberstein, in Germania, ma iniziò solo a metà del 1800, copiata da Khambhat, e poi sostituita da trapani elettrici.

L’unico modo per saperne di più sulla diffusione della foratura a doppio diamante sarebbe scoprire vere e proprie botteghe di produzione di perle in Yemen, basso Egitto, Turchia o Iran, con perle parzialmente forate e scarti di lavorazione. Solo così potremmo capire se gli artigiani fossero sud-asiatici o se la tecnologia fosse stata adottata da artigiani locali.
Il nostro viaggio nel mondo scintillante della corniola nubiana è appena iniziato, ma le storie che queste piccole pietre raccontano sono già immense. Chissà quali altri segreti aspettano di essere svelati!

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Fonte: Springer

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