Scoliosi e Cuore: Un Legame Nascosto che Dobbiamo Conoscere
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un argomento che, ammetto, mi ha sempre incuriosito parecchio: il legame tra la scoliosi idiopatica e le anomalie cardiache. Sembra strano, vero? Eppure, la colonna vertebrale e il cuore, pur essendo sistemi diversi, possono influenzarsi a vicenda più di quanto pensiamo, soprattutto quando c’è di mezzo una condizione come la scoliosi, quella deformità tridimensionale della spina dorsale che si manifesta con una curvatura laterale.
Mi sono imbattuto in uno studio recente che ha cercato di fare un po’ di luce su questa faccenda, analizzando i dati di ben 289 pazienti con scoliosi idiopatica, di età compresa tra i 6 e i 18 anni, che necessitavano di un intervento chirurgico. L’obiettivo? Capire quante di queste persone avessero anche problemi al cuore e quali potessero essere i fattori di rischio.
Ma cos’è esattamente la scoliosi idiopatica?
Prima di addentrarci nei meandri del cuore, facciamo un piccolo passo indietro. La scoliosi idiopatica è la forma più comune di scoliosi, e quel “idiopatica” significa semplicemente che, nella maggior parte dei casi, non se ne conosce la causa precisa. Viene diagnosticata con una radiografia della colonna vertebrale completa, in piedi: se l’angolo di Cobb (una misura della curvatura) è uguale o superiore a 10°, allora si parla di scoliosi. Questa condizione può avere un impatto notevole non solo sull’aspetto fisico, ma anche sulla salute fisica e mentale e sulla qualità della vita dei pazienti. E, come vedremo, a volte anche sul cuore.
I risultati dello studio: cosa ci dicono i numeri?
Ebbene, cosa hanno scoperto questi ricercatori? Preparatevi, perché i numeri sono interessanti. Su 289 pazienti analizzati:
- Il 4,15% presentava una cardiopatia congenita. La più comune? Il difetto del setto interatriale (1,73% dei casi).
- Ben il 30,45% mostrava anomalie cardiache legate alle valvole. Qui, la più frequente era un lieve rigurgito della tricuspide (17,65%).
Un paziente su tre con anomalie valvolari non è poco, eh? Questo ci fa capire quanto sia importante tenere d’occhio la salute cardiaca in chi soffre di scoliosi idiopatica, specialmente se deve affrontare un intervento chirurgico.
Fattori di rischio: chi è più esposto?
Lo studio ha cercato di capire se ci fossero dei fattori che aumentassero la probabilità di avere questi problemi cardiaci. Per le cardiopatie congenite, sorprendentemente, non sono emerse differenze statisticamente significative basate su:
- Genere
- Età (divisa in due gruppi: 6-10 anni e 11-18 anni)
- Etnia
- Indice di massa corporea (BMI)
- Altitudine di residenza
- Localizzazione della curvatura principale (toracica, toracolombare, lombare)
- Gravità della scoliosi
- Direzione principale della curva
- Rapporto d’aspetto del torace
Tuttavia, è emersa una debole correlazione tra l’altitudine e la scoliosi combinata con cardiopatia congenita, un dato che meriterebbe ulteriori approfondimenti.
La storia cambia un po’ quando si parla di anomalie cardiache legate alle valvole. Qui, i ricercatori hanno notato che la percentuale era più alta nei:
- Maschi rispetto alle femmine.
- Pazienti con scoliosi toracolombare rispetto a quelli con scoliosi toracica o lombare.
- Pazienti con scoliosi a curvatura sinistra rispetto a quelli con curvatura destra.
L’analisi multivariata ha poi confermato che essere maschio e avere una scoliosi localizzata a livello toracolombare sono veri e propri fattori di rischio per lo sviluppo di anomalie valvolari in questi pazienti. Curiosamente, essere femmina è risultato essere un fattore protettivo!

Altri potenziali fattori protettivi, anche se non statisticamente certi (i cosiddetti “p-value” erano vicini alla soglia di significatività), potrebbero essere l’età compresa tra 11 e 18 anni e una scoliosi con curvatura a destra.
Perché questo legame tra schiena e cuore?
Vi starete chiedendo: ma perché questa strana accoppiata? Le ragioni possono essere principalmente due. Primo, la deformità toracica causata dalla scoliosi può letteralmente “schiacciare” o modificare la posizione del cuore e dei grossi vasi, alterandone la meccanica. Immaginate la gabbia toracica come una scatola che si deforma: ciò che c’è dentro, cuore incluso, ne risente. Secondo, non dimentichiamo che sia il sistema circolatorio che quello scheletrico originano dallo stesso foglietto embrionale, il mesoderma. Poiché la causa esatta della scoliosi idiopatica è ancora un mistero – si pensa sia un disturbo genetico multifattoriale – è possibile che gli stessi elementi patogenetici che influenzano lo sviluppo della colonna vertebrale possano avere un impatto anche sullo sviluppo cardiaco.
Cosa significa tutto questo per i pazienti?
Ok, tutto molto interessante, direte voi, ma a che serve saperlo? Beh, serve eccome! Data l’alta percentuale di anomalie cardiache riscontrata, lo studio suggerisce che un’ecocardiografia di routine dovrebbe essere considerata necessaria per una valutazione completa della condizione cardiaca nei pazienti con scoliosi idiopatica che necessitano di un intervento chirurgico.
Pensateci: le anomalie cardiache potrebbero avere un impatto sulla salute fisica e mentale dei pazienti persino maggiore della scoliosi stessa. E anche se un paziente ha una funzione cardiaca apparentemente normale, il rischio di complicanze cardiovascolari durante il periodo perioperatorio di un intervento di correzione della colonna vertebrale è reale. Se poi ci sono anomalie cardiache preesistenti, questo rischio aumenta notevolmente, potendo portare a eventi avversi.
Per i pazienti con scoliosi lieve, magari individuata tramite screening precoci, la necessità di un’ecografia di routine per valutare il cuore è ancora oggetto di dibattito e necessita di ulteriori ricerche.
Curvatura toracica e cuore: un’analisi più da vicino
Data la vicinanza anatomica tra le vertebre toraciche e il cuore, i ricercatori hanno anche analizzato più specificamente la relazione tra la direzione e la gravità della curvatura toracica e l’insorgenza di anomalie cardiache in 192 pazienti con curvatura prevalentemente toracica. In questo sottogruppo, il 5,21% aveva cardiopatie congenite e il 26,56% anomalie valvolari. L’insorgenza di questi problemi non sembrava correlata all’angolo di Cobb della curva toracica. Tuttavia, la percentuale di anomalie valvolari era più alta nel gruppo con curvatura toracica a sinistra rispetto a quello con curvatura a destra. Nessuna differenza significativa, invece, tra chi aveva una scoliosi “deforme” (angolo di Cobb < 90°) e chi "altamente deforme" (angolo di Cobb ≥ 90°).
È interessante notare come questo studio abbia usato una soglia di 90° per definire la scoliosi altamente deforme, a differenza di altri studi che magari usano soglie diverse (ad esempio 80°), e questo potrebbe spiegare perché non sia emersa una correlazione significativa con la gravità, a differenza di quanto riportato da altre ricerche.

Limiti dello studio e prospettive future
Come ogni studio, anche questo ha i suoi limiti, è giusto dirlo. Essendo retrospettivo e limitato a pazienti con scoliosi idiopatica che richiedevano un intervento chirurgico e avevano già effettuato un’ecocardiografia, esclude i pazienti nelle fasi iniziali della malattia. Questo potrebbe introdurre un cosiddetto “bias di selezione” e limitare la generalizzabilità dei risultati all’intera popolazione con scoliosi idiopatica. Inoltre, mancavano dati dettagliati sui parametri strutturali e funzionali cardiaci, il che ha impedito una valutazione ancora più approfondita delle anomalie. Infine, la scoliosi è una deformità tridimensionale: studi futuri dovrebbero indagare come la rotazione vertebrale e le alterazioni dell’allineamento sul piano sagittale influenzino la patologia cardiaca.
In conclusione
Insomma, la morale della favola è che il legame tra scoliosi idiopatica e anomalie cardiache è reale e merita attenzione. Questo studio ci fornisce dati preziosi, identificando il sesso maschile e la localizzazione toracolombare della scoliosi come fattori di rischio per le anomalie valvolari. La necessità di un controllo cardiaco, come un’ecocardiografia, prima di un intervento chirurgico per scoliosi sembra essere una pratica saggia. C’è ancora molto da scoprire, ma ogni passo avanti nella ricerca ci aiuta a comprendere meglio queste complesse condizioni e, soprattutto, a migliorare la cura e la qualità di vita dei pazienti. E questo, per me, è ciò che conta davvero.
Fonte: Springer
