Immagine grandangolare, obiettivo 20mm, che mostra una mappa stilizzata dell'America Latina con onde concentriche che si espandono da un punto in Europa (simboleggiando l'impatto del conflitto), colori tenui, focus nitido sulla mappa, evocando la diffusione globale della preoccupazione.

Terza Guerra Mondiale: Abbiamo Misurato la Paura in America Latina (Ed Ecco Come)

Ragazzi, parliamoci chiaro: l’aria che tira a livello globale non è delle più tranquille. Da quando è scoppiato il conflitto tra Russia e Ucraina, quella vecchia, sorda paura di una guerra su scala mondiale, che pensavamo sepolta con la Guerra Fredda, è tornata a farsi sentire prepotentemente. È una sensazione strana, un’ansia latente che serpeggia un po’ ovunque. Ma quanto è concreta questa paura? E come la vivono le persone, magari anche in luoghi geograficamente lontani dal conflitto principale?

Ecco, è proprio da queste domande che è nata un’idea un po’ folle ma necessaria: provare a *misurare* questa percezione di paura e preoccupazione. E l’abbiamo fatto in un contesto particolare: l’America Latina. Perché proprio lì? Beh, perché anche se il conflitto è lontano, le ripercussioni economiche, politiche e, sì, anche psicologiche, arrivano ovunque. E poi, diciamocelo, mancava uno strumento specifico per capire come se la vivono da quelle parti.

Un Fantasma dal Passato

Non è la prima volta che il mondo si trova con il fiato sospeso. Le due Guerre Mondiali hanno lasciato cicatrici profonde, non solo fisiche ma anche mentali, in intere nazioni. Pensiamo agli USA, alla Germania, al Regno Unito… ferite che hanno cambiato economie, alleanze, società. Poi è arrivata la Guerra Fredda, con quella tensione costante tra Stati Uniti e Unione Sovietica, la corsa agli armamenti nucleari, le guerre per procura… sembrava sempre di essere sull’orlo del baratro di una Terza Guerra Mondiale.

Dopo la caduta del Muro, abbiamo vissuto un periodo diverso. Certo, i conflitti non sono spariti – pensiamo alla Siria, allo Yemen, al Sahel, al Sudan – ma erano più localizzati, asimmetrici. Si era diffusa una percezione, forse un po’ illusoria, che una guerra globale su larga scala fosse ormai improbabile. C’era un’atmosfera di relativa pace, crescita economica, cooperazione internazionale.

Poi, nel febbraio 2022, l’invasione russa dell’Ucraina ha cambiato tutto. Questa non è una guerriglia locale. È l’aggressione di una grande potenza a una nazione sovrana, con il mondo che si è spaccato: da una parte USA e UE a supporto dell’Ucraina, dall’altra la Cina che si oppone alle sanzioni contro la Russia e mantiene legami con Mosca. Questa polarizzazione ha riacceso i timori, riportando alla mente proprio le tensioni della Guerra Fredda.

Perché Proprio l’America Latina?

Qualcuno potrebbe chiedersi: “Ma cosa c’entra l’America Latina con un conflitto in Europa?”. C’entra, eccome. Storicamente, la regione ha sempre risentito delle conseguenze dei conflitti globali: cambiamenti nel commercio, instabilità finanziaria, riallineamenti politici. E non dimentichiamo che le economie latinoamericane, già provate dalla pandemia di COVID-19, sono diventate ancora più vulnerabili a shock esterni come l’aumento dei prezzi dell’energia, i problemi nelle catene di approvvigionamento e l’inflazione galoppante causate dalla guerra.

Capire come la gente percepisce il rischio di una guerra mondiale in questo contesto è fondamentale. Le paure collettive non nascono solo dall’esposizione diretta al conflitto, ma sono modellate dal panorama politico, economico e mediatico. In America Latina, dove la storia è costellata di crisi economiche e instabilità politica, c’è una sensibilità particolare verso le turbolenze globali. Misurare queste percezioni ci aiuta a capire come le popolazioni valutano le minacce geopolitiche e il loro potenziale impatto sulla stabilità regionale.

Fotografia in bianco e nero stile film noir, obiettivo 35mm, profondità di campo ridotta, che mostra il volto preoccupato di una persona anziana che guarda fuori da una finestra in una città latinoamericana, evocando ricordi di instabilità passata e ansia per il futuro globale.

Come Abbiamo Fatto? La Nascita della Scala

Quindi, ci siamo messi al lavoro. L’obiettivo era creare e validare uno strumento, una sorta di “termometro” per misurare la paura e la preoccupazione per una possibile Terza Guerra Mondiale tra le popolazioni latinoamericane. Si tratta di uno studio strumentale, il che significa che il nostro scopo principale era proprio costruire e testare questo nuovo strumento.

Abbiamo usato Google Forms per diffondere un questionario online, raggiungendo 1684 persone in otto paesi diversi: Colombia, Paraguay, Perù, Panama, Ecuador, Bolivia e altri. Il campionamento è stato a “palla di neve”: chi partecipava poteva condividere il link con altri. Certo, non è un campionamento casuale perfetto, ma ci ha permesso di raccogliere un bel po’ di dati in un momento cruciale (fine febbraio/marzo 2022, proprio all’inizio del conflitto). I partecipanti erano maggiorenni, con un’età media di 23 anni e una buona rappresentanza di diversi livelli di istruzione.

Come abbiamo costruito il questionario, che abbiamo chiamato la “Scala della Terza Guerra Mondiale”? Siamo partiti da questionari esistenti che misuravano la paura di fronte a eventi inaspettati (come la “Fear of COVID-19 Scale”, già usata e validata) e li abbiamo adattati al contesto della guerra. Poi abbiamo aggiunto domande specifiche sulla possibilità dello scoppio di un conflitto mondiale, sull’uso di armi atomiche, biologiche, di distruzione di massa. Inizialmente avevamo 13 domande con risposte su scala Likert (da “completamente in disaccordo” a “completamente d’accordo”).

Abbiamo coinvolto sette esperti (psicologi, psichiatri, ricercatori) per valutare le domande. Poi è iniziata la fase di analisi statistica vera e propria. Abbiamo usato tecniche come l’Analisi Fattoriale Esplorativa (EFA) e l’Analisi Fattoriale Confermatoria (CFA) per vedere se le domande misuravano effettivamente quello che volevamo e se si raggruppavano in modo logico.

I Risultati: Una Scala Affidabile è Nata!

Ebbene sì, dopo un bel po’ di lavoro statistico (roba tipo KMO, test di Barlett, GFI, CFI, RMSEA… non vi annoio con i dettagli tecnici!), siamo arrivati a una versione finale della scala. Abbiamo dovuto eliminare alcune domande che non funzionavano benissimo o che creavano confusione.

Alla fine, la nostra “Scala della Terza Guerra Mondiale” è composta da 7 domande, che si sono raggruppate in due fattori principali:

  • Fattore 1: Paura generale dello scoppio di una guerra mondiale.
  • Fattore 2: Ripercussioni fisiche e mentali dovute alla paura dello scoppio di una guerra mondiale.

La cosa più importante? La scala si è dimostrata molto affidabile. Abbiamo calcolato l’alpha di Cronbach e l’omega di McDonald (due misure di consistenza interna) e i valori sono ottimi (generale = 0.92; Fattore 1 = 0.98; Fattore 2 = 0.88). Questo significa che le domande misurano in modo coerente lo stesso costrutto, cioè la paura e la preoccupazione per una guerra mondiale.

Immagine macro, obiettivo 100mm, con messa a fuoco precisa su un foglio di carta con grafici statistici e numeri relativi ai test di affidabilità (es. alpha di Cronbach), illuminazione controllata da studio, alta definizione dei dettagli.

Cosa Ci Dice Questa Scala?

Questo strumento ci permette di valutare aspetti specifici della paura: la preoccupazione per l’uso di armi di distruzione di massa, le possibili conseguenze psicologiche. Pensiamo a quanto accaduto dopo l’11 settembre 2001: studi mostrarono una grande preoccupazione per futuri attacchi terroristici, specialmente in alcuni gruppi della popolazione. È fondamentale capire queste dinamiche anche nel contesto latinoamericano attuale.

Non siamo i primi a creare una scala sulla paura della guerra. Ricercatori in Romania, ad esempio, hanno validato la scala FORWARS. Ma il nostro strumento ha una particolarità: è stato somministrato proprio mentre la tensione globale era altissima, con sanzioni economiche, polarizzazione e un reale timore che la situazione potesse degenerare. Misurare la paura in un contesto del genere è diverso dal farlo in tempi di pace o durante conflitti locali minori.

La preoccupazione per una possibile guerra può generare alti livelli di ansia, depressione e stress. Queste condizioni, a loro volta, possono avere ripercussioni sulla salute fisica e sulla qualità della vita. Avere strumenti come questo ci dà un quadro della situazione e ci permette di pensare a come intervenire per prevenire conseguenze negative sulla salute mentale delle persone.

Abbiamo paragonato il nostro lavoro anche a scale nate durante la pandemia di COVID-19. Ad esempio, alcune scale misuravano il fatalismo, la paura del contagio, le speranze per il futuro. C’è un filo comune: cercare di capire l’impatto di un evento globale sull’individuo. La nostra scala si concentra sul presente e sul futuro immediato legato alla minaccia bellica.

Uno Strumento per Capire (e Agire)

Il bello di questa scala è che ora è disponibile (gratuitamente!) per altri ricercatori. Possono usarla per valutare la situazione nel loro paese o regione, specialmente se dovesse scoppiare un conflitto nelle vicinanze. Capire come le persone vivono queste minacce è il primo passo per poter offrire supporto psicologico adeguato e per informare le decisioni politiche.

Ritratto a colori caldi, obiettivo 50mm, che mostra una giovane donna latinoamericana con espressione pensierosa ma speranzosa, seduta in un caffè all'aperto, luce naturale morbida, leggermente sfocato lo sfondo urbano, simboleggiando la resilienza e la riflessione individuale di fronte alle preoccupazioni globali.

Piccola Nota a Margine (Le Limitazioni)

Ogni ricerca ha i suoi limiti, è giusto dirlo. Il nostro limite principale è il campionamento a “palla di neve”. Non essendo casuale, potrebbe non rappresentare perfettamente *tutta* la popolazione latinoamericana (bias di selezione). Tuttavia, abbiamo raccolto dati da oltre 1600 persone in diversi paesi, il che dà comunque un peso notevole ai risultati, soprattutto considerando che è uno dei primi studi del genere in questo contesto specifico e in questo momento storico particolare. Questi sono risultati di base, una fotografia scattata all’inizio della guerra.

Tirando le Somme

Alla fine della fiera, cosa abbiamo ottenuto? Abbiamo sviluppato e validato una scala affidabile per misurare la paura e la preoccupazione per la possibilità di una Terza Guerra Mondiale in America Latina. Questo strumento ha una buona validità, una struttura fattoriale chiara (paura generale e ripercussioni psico-fisiche) e un’ottima consistenza interna.

È uno strumento utile per capire l’impatto psicologico della minaccia di un conflitto globale, anche in regioni lontane dall’epicentro. Colma una lacuna, perché finora mancava una scala specifica per il contesto latinoamericano. E ci ricorda quanto sia importante monitorare la salute mentale delle popolazioni in tempi di incertezza geopolitica. La storia ci insegna che la percezione del rischio bellico può lasciare segni profondi. Ora abbiamo uno strumento in più per capirlo e, speriamo, per agire di conseguenza.

Fonte: Springer

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