Fotografia ritratto di un leader comunitario nigeriano di mezza età, aspetto saggio e autorevole, in piedi in una strada affollata di una slum urbana nigeriana. Luce naturale, profondità di campo ridotta per sfocare lo sfondo. Obiettivo prime 35mm.

Salute nelle Slum Nigeriane: E se la Soluzione Fosse Unire Formale e Informale?

Ciao a tutti! Oggi voglio portarvi con me in un viaggio un po’ particolare, nel cuore pulsante ma spesso invisibile delle slum urbane della Nigeria. Parliamo di salute, un tema fondamentale ovunque, ma che in questi contesti assume contorni davvero complessi. Immaginate luoghi sovraffollati, dove la povertà è palpabile e le infrastrutture di base, come l’accesso all’acqua pulita o ai servizi igienici, sono un lusso. In queste condizioni, come ci si cura?

Ecco, qui entra in gioco una dinamica affascinante e cruciale: la convivenza, spesso non facile, tra i fornitori di salute formali (FHPs) – medici, infermieri, centri sanitari pubblici (PHC) – e quelli informali (IHPs). Chi sono questi ultimi? Pensate ai venditori di medicinali brevettati (i cosiddetti Patent Medicine Vendors o PMVs, onnipresenti), alle levatrici tradizionali, ai guaritori che usano metodi ancestrali, ai “concossa ossa”. Sono figure radicate nel tessuto sociale, spesso l’unica opzione disponibile o accessibile per moltissime persone.

Il problema? Mentre i fornitori formali hanno una preparazione medica riconosciuta (anche se i loro servizi nelle slum possono avere mille pecche, come vedremo), quelli informali spesso mancano di formazione specifica e operano senza una regolamentazione chiara. Questo solleva dubbi sulla qualità e sicurezza delle cure che offrono. Eppure, la gente si rivolge a loro. Perché?

La Realtà sul Campo: Perché l’Informale Prospera?

Me lo sono chiesto anch’io, ed è quello che emerge chiaramente parlando con chi vive e guida queste comunità. Ho avuto la possibilità di confrontarmi con 16 leader comunitari – presidenti di comunità, capi della sicurezza locale (vigilantes), rappresentanti eletti – in 8 diverse slum tra gli stati di Enugu e Anambra, nel sud-est della Nigeria. Persone che conoscono a menadito la loro gente e le dinamiche del posto.

Cosa mi hanno raccontato? Due fattori principali spingono le persone verso l’assistenza informale:

  • Accessibilità: I “chemist” (PMVs) sono ovunque, “quasi in ogni strada”, mi ha detto un leader. Sono aperti a ore impensabili, facili da raggiungere a piedi. Al contrario, i centri sanitari formali sono spesso lontani, difficili da raggiungere per strade dissestate, soprattutto di notte o in emergenza. Serve tempo, a volte un mezzo di trasporto, e soldi per la tariffa.
  • Costi (percepiti): Nelle slum la povertà è diffusa. Andare in un ospedale formale spesso significa pagare visite, ticket, esami, oltre ai farmaci. Molti IHPs, specialmente i PMVs, fanno pagare solo il prodotto (più il loro guadagno, ovvio), risultando decisamente più economici, almeno all’apparenza. Un leader mi ha fatto un esempio concreto: “Per la malaria, dal chemist te la cavi forse con 2000 naira. In ospedale formale potrebbero chiedertene 15.000 o 20.000”. Capite bene la differenza per chi fatica ad arrivare a fine mese.

Scatto macro di mani che scambiano delle pillole sfuse in un piccolo negozio informale (Patent Medicine Vendor) in una slum nigeriana. Illuminazione controllata per evidenziare i dettagli delle pillole e delle mani. Obiettivo macro 90mm, alta definizione.

Quando si Sceglie il Formale (e Perché)?

Attenzione però, non è che il sistema formale sia completamente ignorato. I leader mi hanno spiegato che c’è uno schema abbastanza riconoscibile: si prova prima con il “chemist”. Se la cosa non si risolve, allora si passa al livello successivo, cercando un ospedale o un centro sanitario formale.

Ci sono situazioni specifiche in cui il formale è la scelta preferita, quasi d’obbligo:

  • Maternità e vaccinazioni infantili: Per partorire o per le vaccinazioni dei bambini, i centri sanitari pubblici (PHC) sono visti come il punto di riferimento principale.
  • Condizioni gravi o complicate: Quando la malattia peggiora nonostante le cure informali, o se la situazione appare subito seria, si cerca il medico o l’ospedale.

Esistono poi credenze culturali legate a specifiche malattie (come l’‘ochaere’, citata da un leader) che si ritiene solo certi guaritori tradizionali possano curare, perché la medicina “occidentale” sarebbe inefficace.

L’Idea del “Ponte”: Collegare i Due Mondi

Ed eccoci al cuore della questione. Visto questo quadro complesso, ha senso pensare di creare un collegamento, un ponte tra il sistema sanitario formale e quello informale? L’obiettivo sarebbe migliorare l’accesso a cure di qualità per tutti.

Ne ho parlato con i leader comunitari. La loro reazione? Sorprendentemente positiva, in linea di massima. L’idea piace, la vedono come potenzialmente benefica. Uno di loro l’ha definita “un’ottima idea”, immaginando il PHC come un “quartier generale” per tutti i fornitori di salute della comunità.

Ma (c’è sempre un ma, giusto?), sono stati anche molto chiari: un collegamento del genere può funzionare solo se si affrontano i problemi attuali del sistema formale, soprattutto dei centri sanitari pubblici.

Cosa Serve per Far Funzionare il Collegamento? (Gli “Abilitatori”)

I leader non si sono limitati a dire “sì, bello”, hanno anche identificato cosa potrebbe rendere fattibile questo ponte:

  • Un PHC Funzionante e Affidabile: Questo è il prerequisito numero uno. I leader hanno denunciato senza mezzi termini le carenze dei PHC: mancanza di medicine, attrezzature rotte o assenti, personale che non si presenta al lavoro (assenteismo). “Se il nostro PHC funzionasse bene, cosa andrei a cercare nei negozietti o in altri ospedali?”, si è chiesto retoricamente un leader. In una comunità, la situazione era addirittura drammatica, con il PHC affittato abusivamente! Se non si risolvono questi problemi, come si può pensare che il PHC diventi il fulcro di un sistema integrato? La fiducia è fondamentale.
  • Sfruttare le Strutture Esistenti: Le slum non sono luoghi senza regole o organizzazione. Esistono strutture che potrebbero supportare questo processo. Un esempio? Le associazioni dei proprietari di casa (landlord). Sono potenti, e hanno interesse a che ci siano buoni servizi (inclusa la sanità) per i loro inquilini. Coinvolgerli potrebbe essere strategico. Un altro esempio? I gruppi di sicurezza locali (vigilantes). Sono presenti ovunque, rispettati (e temuti), conoscono ogni angolo e possono garantire sicurezza e far rispettare le decisioni comunitarie. Il loro supporto sarebbe prezioso.

Fotografia grandangolare di un modesto edificio di un centro sanitario primario (PHC) in una slum nigeriana, con alcune persone in attesa fuori. Cielo nuvoloso, aspetto un po' trascurato dell'edificio. Obiettivo grandangolare 20mm, messa a fuoco nitida.

Quali Sono gli Ostacoli Maggiori? (Le “Barriere”)

Accanto alle potenzialità, i leader hanno messo sul tavolo anche le difficoltà, gli scogli da superare:

  • Insoddisfazione verso i PHC: Le esperienze negative (diagnosi sbagliate costate la vita, come nel racconto toccante di un leader, attese infinite, personale scortese, strutture fatiscenti) minano la fiducia. Alcuni PHC hanno politiche discriminatorie, come rifiutare donne in travaglio se non si erano registrate lì per il prenatale. Come fidarsi di un sistema che a volte ti respinge?
  • Problemi di Costi e Trasparenza: Se il collegamento significasse costi maggiori per gli utenti, la gente potrebbe rifiutarlo. “La nostra gente… se deve pagare, scappa”, mi ha confidato un leader. Inoltre, episodi passati di cattiva gestione (come zanzariere gratuite distribuite dal governo e poi vendute sottobanco) alimentano la sfiducia verso chi lavora nei PHC.
  • Dubbi sugli IHPs: Nonostante la loro popolarità, anche i leader nutrono riserve sulla competenza degli informali. “Sono tutti ciarlatani (quacks). Danno prescrizioni sbagliate”, ha detto senza mezzi termini un capo della sicurezza. Ci sono racconti di malasanità, danni permanenti (una spalla rovinata da un “concossa ossa”), ritardi fatali nel trasferire casi gravi agli ospedali. Addirittura, un caso isolato ma preoccupante di un “chemist” che usava il negozio per facilitare l’uso di droghe illecite. Questi aspetti negativi complicano l’idea di integrarli senza un adeguato controllo e formazione.

Leader Comunitari: Una Risorsa Chiave (e Sottovalutata)

Cosa mi porto a casa da queste chiacchierate? Una consapevolezza forte: i leader comunitari delle slum sono molto più che semplici figure amministrative o di controllo. Sono persone con una profonda conoscenza del territorio, delle sue dinamiche sanitarie, dei suoi attori. Hanno il polso della situazione, capiscono i bisogni, le paure, le preferenze della loro gente.

La loro posizione unica – vivono lì, ma hanno anche un ruolo di supervisione – li rende potenziali catalizzatori di cambiamento. Sono disposti a collaborare per migliorare la salute, ma chiedono giustamente che si parta dalle basi: rendere i servizi formali, specialmente quelli pubblici, degni di questo nome.

Ignorare il loro ruolo, la loro influenza e la loro conoscenza strategica sarebbe un errore madornale per chiunque voglia implementare programmi sanitari efficaci in contesti così difficili. Sono una risorsa preziosa, spesso non riconosciuta, che potrebbe davvero aiutare a costruire quel ponte tra formale e informale, migliorando la salute e la vita di migliaia di persone. Un potenziale enorme, tutto da esplorare e valorizzare.

Fonte: Springer

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