Primo piano, ritratto fotografico di un neo-papà che tiene in braccio il suo neonato addormentato. Guarda direttamente in camera con un'espressione mista di gioia, amore e una leggera preoccupazione riflessiva sulla responsabilità. Luce morbida e calda, forse al tramonto. Obiettivo prime 50mm, profondità di campo ridotta per sfocare delicatamente lo sfondo, stile fotorealistico ad alta definizione.

Papà, la tua salute conta! Lo studio che svela una realtà nascosta nel periodo perinatale

Ragazzi, parliamoci chiaro. Quando arriva un bambino, tutti gli occhi sono puntati sulla mamma e sul piccolo fagottino. Giustissimo, per carità! Ma noi papà? Esistiamo anche noi, e questo periodo così intenso e meraviglioso ha un impatto enorme anche sulla nostra salute e sulle nostre abitudini. Eppure, sembra che ce ne dimentichiamo un po’ tutti, noi compresi.

Recentemente mi sono imbattuto in uno studio affascinante, anche se un po’ preoccupante, condotto in Georgia tra il 2018 e il 2019. Si chiama “PRAMS for Dads” ed è una sorta di “radiografia” della salute e dei comportamenti dei neo-papà (o quasi papà) proprio in quel periodo delicatissimo che va dalla gravidanza ai primi mesi di vita del bambino – il cosiddetto periodo perinatale. E sapete una cosa? I risultati fanno riflettere.

Lo studio PRAMS for Dads: diamo voce ai papà

Questo studio pilota ha cercato di capire come se la passano i papà in Georgia, intervistandoli tra i 2 e i 6 mesi dopo la nascita del loro bambino. Hanno raccolto dati su 857 padri, anche se poi hanno analizzato le risposte complete di 266 di loro. L’obiettivo era semplice ma fondamentale: capire quanti papà avessero un medico di base, quanti si fossero fatti visitare (per qualsiasi motivo, anche dal dentista o per supporto psicologico) durante la gravidanza della compagna o dopo la nascita, e come percepissero il proprio stato di salute generale. Hanno poi incrociato questi dati con caratteristiche come l’età, l’etnia, il livello di istruzione, lo stato civile e, importantissimo, se avessero o meno un’assicurazione sanitaria.

I numeri che fanno pensare: l’assistenza sanitaria è un optional?

Ed ecco i dati che mi hanno colpito. Preparatevi:

  • Solo il 53,9% dei papà intervistati ha dichiarato di avere un medico di base (PCP – Primary Care Physician). Praticamente uno su due non ha un riferimento medico fisso!
  • Ancora meno, il 46,2%, ha avuto una qualsiasi visita medica o sanitaria nel periodo perinatale. Meno della metà!
  • C’è una nota positiva: il 65,2% si sentiva in ottima o molto buona salute. Ma questo, come vedremo, non sempre si traduce in azioni concrete per prendersene cura.

Questi numeri, diciamocelo, non sono entusiasmanti. Suggeriscono che per molti uomini, l’accesso all’assistenza sanitaria, anche in un momento così cruciale come l’arrivo di un figlio, è tutt’altro che scontato.

Ritratto fotografico di un padre di circa 30 anni, seduto su un divano accanto a una culla vuota, sguardo pensieroso ma affettuoso rivolto fuori campo, forse verso il bambino. Luce naturale morbida proveniente da una finestra laterale. Obiettivo prime 35mm, profondità di campo ridotta per sfocare leggermente lo sfondo, toni caldi e realistici.

Chi resta indietro? Le disparità nell’accesso alle cure

Lo studio ha scavato più a fondo, cercando di capire se ci fossero gruppi di papà più “a rischio” di altri. E le differenze sono emerse, nette.

L’assicurazione sanitaria fa la differenza (e che differenza!):
I papà con un’assicurazione sanitaria avevano probabilità enormemente maggiori di avere un medico di base (65,6% contro il 26,6% di chi non era assicurato) e di aver fatto almeno una visita medica (59,9% contro il 21,5%). Parliamo di probabilità più che doppie (quasi 2,5 volte per il medico di base e 2,6 volte per le visite)! Questo dato urla quanto l’accesso economico alle cure sia ancora una barriera gigantesca.

L’istruzione conta:
Anche il livello di istruzione gioca un ruolo significativo. I papà laureati o con titoli superiori avevano maggiori probabilità di aver effettuato una visita medica (59,4% contro il 39,3% di chi aveva al massimo il diploma) e di sentirsi in ottima o molto buona salute (79,1% contro il 52,2%). Sembra che un’istruzione più elevata si associ non solo a una maggiore consapevolezza dell’importanza della salute, ma forse anche a migliori possibilità economiche e lavorative che facilitano l’accesso alle cure e a stili di vita più sani.

Sentirsi bene non basta (sempre):
Un dato interessante: i papà che si sentivano in ottima o buona salute avevano maggiori probabilità di avere un medico di base rispetto a chi si sentiva “solo” bene o così così (59,9% vs 42,1%). Tuttavia, non c’era una differenza significativa nel numero di visite mediche effettuate tra chi si sentiva benissimo e chi meno. Forse chi si sente bene tende a pensare “sto bene, non ho bisogno del dottore”, a meno che non abbia già un rapporto consolidato con un medico di fiducia? È un’ipotesi.

Perché la salute dei papà è così importante? Un benessere a tre

Potreste chiedervi: “Ok, ma perché tutto questo interesse per la salute dei papà?”. La risposta è semplice: la salute del papà non riguarda solo lui. Ricerche precedenti hanno dimostrato chiaramente che il benessere (o il malessere) fisico e mentale di un padre durante il periodo perinatale è collegato alla salute della mamma e allo sviluppo del bambino. Un papà in difficoltà, stressato, o con problemi di salute non affrontati, può involontariamente avere un impatto negativo su tutta la famiglia. Al contrario, un papà coinvolto, sano e supportato contribuisce a creare un ambiente familiare più sereno e positivo. Pensateci: migliorare la salute e l’accesso alle cure per i papà può portare un triplice beneficio: per lui, per la partner e per il figlio. È un investimento sul futuro di tutta la famiglia!

Scena all'interno di uno studio medico luminoso e accogliente. Un medico sorridente sta parlando con un giovane padre che tiene in braccio un neonato. Il padre ascolta attentamente, con un'espressione seria ma rassicurata. Obiettivo zoom 50mm, illuminazione controllata da studio, colori naturali e vividi, alta definizione.

Il periodo perinatale: una finestra di opportunità unica

La cosa bella è che proprio questo periodo, l’attesa e l’arrivo di un figlio, sembra essere un momento in cui noi uomini siamo più “ricettivi” ai messaggi sulla salute. Diventare papà spesso ci fa riflettere, ci spinge a desiderare di stare bene per esserci, per essere un buon modello. È come se si aprisse una finestra, un’opportunità per cambiare in meglio certe abitudini. Lo studio cita anche iniziative interessanti come “Healthy Dads, Healthy Kids” (Papà Sani, Bambini Sani), un programma che aiuta i papà a perdere peso coinvolgendo anche i figli nell’attività fisica, o “Fathers and Babies” (Papà e Bambini), un intervento di supporto psicologico a domicilio per ridurre lo stress paterno. Questi sono esempi concreti di come si possa fare leva sulla paternità per promuovere stili di vita più sani.

Limiti e prospettive future: la strada è ancora lunga

Certo, come ogni studio, anche questo ha i suoi limiti. È stato condotto solo in Georgia, quindi i risultati potrebbero non essere identici altrove. Il disegno dello studio non permette di stabilire cause ed effetti certi, ma solo associazioni. E il tasso di risposta non è stato altissimo (anche se, dicono i ricercatori, è in linea con altre indagini sui padri, che storicamente sono più difficili da coinvolgere).

Nonostante questo, il messaggio è forte e chiaro: la partecipazione dei papà all’assistenza sanitaria è insufficiente. C’è un bisogno urgente di capire meglio quali sono le barriere (economiche, culturali, logistiche, psicologiche) che impediscono a tanti uomini di prendersi cura di sé, specialmente in un momento così importante. Dobbiamo sviluppare strategie mirate, magari sfruttando proprio i momenti di contatto con il sistema sanitario legati alla gravidanza e alla nascita (visite prenatali della partner, corsi preparto, visite pediatriche), per coinvolgere attivamente anche noi papà.

Insomma, questo studio ci ricorda che la salute della famiglia passa anche attraverso quella del padre. È ora di accendere i riflettori anche su di noi, non per togliere attenzione a mamme e bambini, ma per costruire insieme un benessere familiare davvero completo.

Fonte: Springer

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