Ritratto fotografico di una madre sudanese che tiene in braccio il suo neonato, entrambi sorridenti, in un ambiente luminoso e speranzoso. Obiettivo da 35mm, colori caldi, profondità di campo per enfatizzare l'intimità del momento e lo sfondo leggermente sfocato che suggerisce una clinica o un ambiente domestico pulito.

Sudan: Un Decennio di Sfide e Speranze per la Salute Materna – Ce la Faremo?

Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un argomento che mi sta particolarmente a cuore e che, leggendo un recente studio, mi ha fatto riflettere parecchio: la mortalità materna in Sudan. Sapete, quando pensiamo alla nascita di un bambino, immaginiamo gioia, vita nuova. Eppure, in troppe parti del mondo, e il Sudan purtroppo non fa eccezione, questo momento può trasformarsi in una tragedia. Lo studio che ho sottomano analizza un intero decennio, dal 2009 al 2019, e ci offre un quadro con luci e ombre. Preparatevi, perché ci sono notizie incoraggianti, ma anche sfide enormi che non possiamo ignorare.

Una Ventata di Speranza: Il Calo Nazionale

Partiamo dalle buone notizie, perché ci sono, eccome! A livello nazionale, il Sudan ha fatto passi da gigante. Pensate che il tasso di mortalità materna (MMR) – che in pratica ci dice quante mamme muoiono per cause legate alla gravidanza o al parto ogni 100.000 nati vivi – è diminuito di quasi il 60% in dieci anni! Siamo passati da un drammatico 224,20 nel 2009 a 90,33 nel 2019. Un calo notevole, con una riduzione media annua di circa l’8,7%. Questo significa che migliaia di vite sono state salvate, e questo è qualcosa per cui gioire.

Il picco più alto, un MMR di 234,28, si è registrato nel 2010, un anno che molti ricorderanno per la secessione del Sud Sudan e le conseguenti instabilità politiche e sociali che hanno scosso l’intero paese. È incredibile come eventi di questa portata si riflettano immediatamente sulla salute delle persone più vulnerabili.

Non è Tutto Oro Quel Che Luccica: Le Disparità Regionali

E qui, ahimè, iniziano le note dolenti. Se a livello nazionale il trend è positivo, la situazione cambia drasticamente quando andiamo a vedere cosa succede nei singoli stati del Sudan. È come guardare un mosaico con tessere brillanti accanto ad altre molto più scure.
Dieci stati hanno mostrato un calo significativo dell’MMR, tra cui Kassala, Gadarif, Gezira, Nilo Bianco, Nilo Azzurro, Mar Rosso, Khartoum, Stato del Nord, Nilo e Sinnar. Bravi loro!
Ma in altre aree, come il Darfur Meridionale, il Kordofan Meridionale, il Darfur Settentrionale, il Darfur Occidentale e il Kordofan Settentrionale, la situazione è rimasta stagnante, senza miglioramenti evidenti.

Le differenze sono abissali: lo stato del Nilo Azzurro ha registrato il tasso medio di mortalità materna più alto del periodo (339,76), una cifra spaventosa. All’estremo opposto, il Darfur Meridionale (66,46) e lo stato del Nilo (89,59) hanno mostrato i tassi più bassi. Viene da chiedersi: perché queste enormi differenze? Le cause sono complesse: si va dalla densità della popolazione femminile in età riproduttiva alla qualità e all’accesso ai servizi sanitari materni. Pensate che nello stato del Nilo, la popolazione di donne in età fertile rappresenta solo il 3% del totale nazionale, ma lì c’è la più alta proporzione di strutture per cure ostetriche e neonatali d’emergenza (EmONC). Nel Darfur Meridionale, invece, nonostante il 76% delle strutture offra cure ostetriche d’emergenza complete, solo il 2% dei parti avveniva in queste strutture nel 2017. Questo suggerisce un sottoutilizzo dei servizi o barriere nell’accesso. E poi, non dimentichiamoci che stati come il Nilo Azzurro e quelli del Darfur hanno vissuto conflitti e instabilità prolungati che hanno ulteriormente devastato i sistemi sanitari.

Ritratto fotografico di un'ostetrica sudanese con un'espressione seria ma compassionevole, in una clinica modestamente attrezzata. Obiettivo da 35mm, bianco e nero, profondità di campo per evidenziare il suo volto e lo sfondo sfocato della clinica, luce soffusa proveniente da una finestra.

Le Cause Dirette: Un Nemico Ancora Potente

Ma andiamo al sodo: perché queste mamme perdono la vita? Le cause dirette, quelle legate a complicazioni ostetriche, sono ancora la sfida principale. Parliamo di:

  • Emorragia ostetrica: la prima causa in assoluto, responsabile del 45,5% dei decessi. Un fiume di sangue che porta via la vita.
  • Disordini ipertensivi (come la preeclampsia e l’eclampsia): al secondo posto con il 16%.
  • Sepsi (infezioni gravi): con il 12,6%.
  • Aborto (complicazioni da aborti non sicuri, presumibilmente): con il 4,66%.

Le cause indirette, cioè quelle dovute a malattie preesistenti o sviluppate durante la gravidanza e aggravate da essa, rappresentano circa il 20-21%. Tra queste, in passato, l’epatite virale ha avuto un impatto devastante, specialmente tra il 2011 e il 2014, con focolai negli stati del Mar Rosso, Kordofan Settentrionale e Nilo Azzurro.

Chi Sono le Vittime? Uno Sguardo Più da Vicino

Analizzando le caratteristiche delle donne decedute, emergono dati che stringono il cuore e fanno riflettere:

  • Molte donne arrivavano in ospedale già in condizioni critiche o addirittura già decedute. Questo la dice lunga sui ritardi nel cercare aiuto o nel raggiungere le strutture sanitarie.
  • Le morti per emorragia ostetrica sono rimaste elevate e, anzi, tendenzialmente in aumento, suggerendo problemi persistenti nella gestione di questa emergenza. Forse mancano protocolli chiari, attrezzature, forniture o infrastrutture adeguate per le cure ostetriche d’emergenza. Pensate che un sondaggio ha rivelato che il 47% delle strutture sanitarie non aveva solfato di magnesio (per i disturbi ipertensivi) e il 35% era a corto di ossitocina (per l’emorragia) negli ultimi tre mesi!
  • L’età più colpita è quella tra i 21 e i 30 anni. Qui potrebbero entrare in gioco fattori sociali come i matrimoni precoci o le mutilazioni genitali femminili (MGF), la cui prevalenza in Sudan è altissima (86,6% a livello nazionale, con picchi del 99% nello Stato del Nord!).
  • La maggior parte dei decessi avveniva a partire dalla 37ª settimana di gestazione e durante il parto.
  • Un numero crescente di donne decedute non aveva ricevuto cure prenatali (ANC). L’ANC è fondamentale per identificare e gestire i rischi!
  • Le morti durante parti vaginali spontanei o cesarei sono aumentate.

E poi c’è il “modello dei tre ritardi”: il ritardo nel decidere di cercare cure, il ritardo nel raggiungere la struttura sanitaria e il ritardo nel ricevere cure adeguate una volta arrivate. I primi due, quelli che avvengono a casa o durante il tragitto, sono aumentati significativamente.

Fotografia macro di gocce di sangue su una garza sterile, simbolo dell'emorragia ostetrica. Obiettivo macro da 100mm, alta definizione, illuminazione drammatica e controllata per enfatizzare la texture e il colore rosso intenso del sangue.

Le Sfide del Contesto: Instabilità e Risorse Limitate

Non possiamo analizzare questi dati senza considerare il contesto sudanese. Il 2019, nonostante il calo dell’MMR nazionale, ha visto ben dieci stati con tassi superiori alla media nazionale. Quell’anno è stato segnato dalla rivoluzione sudanese, che ha riacceso conflitti e disordini in aree già fragili come il Darfur, il Kordofan Meridionale e il Nilo Azzurro. Violenze intercomunitarie, attacchi di gruppi armati, sfollati, crisi umanitarie… e anche Khartoum ha visto violenze significative. Tutto questo ha interrotto l’accesso alle cure ostetriche. E non dimentichiamo la pandemia di COVID-19, che ha messo a dura prova i sistemi sanitari di tutto il mondo, Sudan incluso.

Un altro aspetto emerso è che quasi la metà dei decessi materni nel periodo 2013-2016 è stata assistita da specializzandi in ostetricia e ginecologia. Questo potrebbe indicare una carenza di specialisti qualificati o la necessità di fare affidamento sui tirocinanti per coprire i vuoti. La sotto-documentazione degli assistenti al parto potrebbe anche nascondere la paura di colpe e contenziosi.

Cosa Possiamo Fare? Un Appello all’Azione

Amici, la situazione è complessa. Il calo nazionale della mortalità materna in Sudan è una vittoria, un segno che gli sforzi possono portare a risultati concreti. Ma il ritmo attuale, quell’8,7% annuo, potrebbe non bastare per raggiungere l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile (SDG 3.1) di ridurre l’MMR globale a meno di 70 per 100.000 nati vivi entro il 2030. Per quello, servirebbe un tasso di riduzione dell’11,6% tra il 2021 e il 2030!

Le disparità regionali sono un campanello d’allarme fortissimo. Le cause dirette di morte materna, come l’emorragia, restano una sfida critica. C’è un bisogno disperato di:

  • Strategie efficaci e mirate per ridurre i tassi di mortalità materna e colmare il divario tra le diverse regioni.
  • Rafforzare i sistemi informativi sanitari e di sorveglianza. Dati di qualità sono fondamentali per prendere decisioni basate sull’evidenza. Lo studio stesso ha affrontato difficoltà per la mancanza di dati disaggregati a livello statale sulla popolazione femminile in età riproduttiva.
  • Migliorare l’accesso e la qualità delle cure ostetriche d’emergenza (EmONC), assicurando la disponibilità di forniture essenziali e personale qualificato.
  • Affrontare i determinanti sociali della salute, come la povertà, l’istruzione, i matrimoni precoci e le MGF.
  • Promuovere una cultura di trasparenza e cooperazione tra il personale sanitario per migliorare la documentazione e l’indagine sui decessi materni.

Insomma, la strada è ancora lunga e in salita, ma ogni vita salvata conta. E sapere che si possono fare progressi, come dimostra il dato nazionale, deve darci la spinta per non mollare e per chiedere a gran voce interventi più incisivi. La salute di una madre è la salute di una famiglia, di una comunità, di una nazione. Spero che questa “chiacchierata” vi abbia dato qualche spunto di riflessione.

Fonte: Springer

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