Ronan, il Leone Marino a Ritmo di Musica: Altro che Esclusiva Umana!
Ragazzi, preparatevi a mettere in discussione tutto quello che pensavate di sapere sul ritmo e su chi, nel regno animale, ha davvero il “groove”. Mi sono sempre imbattuto nell’idea, quasi un dogma scientifico per alcuni, che la capacità di percepire un ritmo e muoversi a tempo – quella che chiamiamo sincronizzazione senso-motoria – fosse una prerogativa quasi esclusiva di noi umani. Certo, abbiamo visto video virali di pappagalli che scuotono la testa a tempo di musica, ma spesso si tratta di casi isolati o non scientificamente rigorosi. E poi c’è lei: Ronan.
Chi è Ronan e Perché Ha Sconvolto Tutti (Già Una Volta)
Ronan è un leone marino californiano che, ormai più di dieci anni fa, ha lasciato a bocca aperta la comunità scientifica. Addestrata con pazienza e premietti (pesce, ovviamente!), ha dimostrato di saper muovere la testa a tempo con suoni metronomici, e non solo con quelli usati nell’addestramento! Ha generalizzato questa capacità a tempi nuovi e persino a stimoli completamente nuovi, come la musica vera e propria. Un’impresa pazzesca per un mammifero non umano!
Però, c’era un “ma”. Sebbene la sua performance fosse incredibilmente costante e precisa per un animale, i ricercatori notarono alcune differenze rispetto agli umani testati in laboratorio. Ronan tendeva a essere leggermente in ritardo sui tempi veloci e un po’ in anticipo su quelli lenti. Inoltre, la sua performance era un po’ più variabile rispetto a quella umana tipica, misurata solitamente con compiti come premere un pulsante a tempo. Queste differenze sono state usate da alcuni per suggerire che, sì, brava Ronan, ma il meccanismo nel suo cervello doveva essere diverso dal nostro, forse meno “sofisticato”. L’idea di un’abilità ritmica “speciale” umana sembrava salva. Ma lo era davvero?
L’Importanza di Confrontare Mele con Mele
Qui entra in gioco il nuovo studio. Pensiamoci un attimo: confrontare il movimento ampio della testa di Ronan con il piccolo e rapido tocco di un dito umano su un pulsante è davvero un confronto alla pari? Forse no. I movimenti di grande ampiezza potrebbero avere dinamiche diverse, essere più soggetti a variabilità o avere un “tempo preferito” più marcato. E se chiedessimo agli umani di fare qualcosa di più simile a quello che fa Ronan?
È esattamente quello che hanno fatto i ricercatori. Hanno ri-testato Ronan, che nel frattempo ha compiuto 15 anni e ha continuato a “praticare” il suo talento ritmico in modo intermittente. E poi hanno chiesto a dieci studenti universitari (non musicisti) di sincronizzarsi con gli stessi suoni metronomici, ma usando un movimento del braccio ampio e verso il basso, simile per dinamica e ampiezza al dondolio della testa di Ronan. Finalmente un confronto “mele con mele”!

Ronan Oggi: Una Maestra del Ritmo
I risultati? Beh, lasciate che ve lo dica: sbalorditivi. Ronan non solo ha mantenuto la sua abilità, ma l’ha migliorata drasticamente. La sua sincronizzazione è diventata incredibilmente più precisa e costante rispetto a quando aveva 3 anni. E quella famosa relazione tra fase e tempo (il ritardo/anticipo)? Praticamente scomparsa! Ora Ronan è quasi perfettamente “sul beat” a tutti i tempi testati, da 80 a 128 battiti al minuto (bpm), compresi tempi che non aveva mai sentito prima. La sua variabilità si è ridotta del 30-50%. In pratica, l’apprendistato ritmico di Ronan è andato avanti, proprio come succede a noi umani con l’esperienza.
Il Confronto Diretto: Ronan vs. Umani
E come se l’è cavata rispetto ai dieci umani che facevano il movimento del braccio? Tenetevi forte: la performance di Ronan è risultata indistinguibile o addirittura superiore a quella della maggior parte degli umani testati! Certo, alcuni umani eccellevano in un aspetto specifico (magari erano leggermente più precisi sul tempo medio), ma nessun singolo umano ha superato Ronan su tutte le metriche considerate (precisione del tempo, costanza del tempo, precisione della fase, costanza della fase). Anzi, Ronan era più vicina alla sincronizzazione perfetta (fase zero) del 98% delle simulazioni computerizzate basate sui dati umani!
È interessante notare che gli umani, in questo compito di movimento ampio, hanno mostrato molta più variabilità e meno precisione rispetto a quanto riportato solitamente negli studi con la pressione dei tasti. Questo suggerisce che forse la “precisione millimetrica” umana nel ritmo è stata un po’ sopravvalutata, o almeno, dipende molto dal tipo di movimento che facciamo.
Addestramento Estensivo? O Apprendistato Naturale?
Un’altra critica mossa in passato era l'”estensivo addestramento” richiesto da Ronan. Ma lo studio attuale rimette le cose in prospettiva. Certo, Ronan è stata addestrata, ma l’addestramento specifico per la sincronizzazione non è stato poi così lungo (si parla di meno di 90 sessioni distribuite su sei mesi, con l’apprendimento chiave avvenuto in circa 25 sessioni). È davvero tanto rispetto all’esposizione continua alla musica, alle filastrocche, ai giochi ritmici che un bambino umano riceve fin dalla nascita (anzi, fin dal grembo materno!) per anni e anni? Questo “apprendistato ritmico” umano, sebbene informale, è fondamentale. I neonati e i bambini piccoli non sono affatto bravi a muoversi a tempo! La nostra abilità emerge e si affina con l’età e l’esperienza culturale. Quindi, forse, l’addestramento di Ronan non è stato “estensivo”, ma piuttosto un modo mirato per far emergere una capacità che, forse, era già presente o che ha imparato sorprendentemente in fretta.

Cosa Significa Tutto Questo?
Questi risultati sono una bella botta per l’idea che il senso del ritmo sia un’esclusiva umana legata a speciali adattamenti neurobiologici, come quelli per l’apprendimento vocale (l’ipotesi che collega la capacità di imparare a parlare/cantare con quella di muoversi a tempo). Ronan, come leone marino, appartiene a un gruppo di mammiferi con capacità di apprendimento vocale limitate o assenti (specialmente nella sua specie). Eppure, la sua abilità ritmica rivaleggia con la nostra.
Allora da dove viene questa capacità? Forse, come suggeriscono alcuni, i meccanismi neurali per la coordinazione senso-motoria e la percezione temporale sono più fondamentali e diffusi nel regno animale di quanto pensassimo. Forse molti animali hanno il “kit di base”, ma servono le giuste motivazioni, il controllo motorio adeguato e le opportunità di apprendimento (come quelle fornite a Ronan) perché questa capacità si manifesti in modo così flessibile e preciso.
Certo, la ricerca non finisce qui. Dobbiamo capire se animali come Ronan possono sincronizzarsi anche con ritmi più complessi, non solo con un semplice metronomo. Possiamo insegnare loro a “spingere” o “tirare” il beat come fanno i musicisti umani? E cosa succede esattamente nel loro cervello mentre lo fanno?
Ma una cosa è certa: Ronan ci ha dimostrato che il club esclusivo dei “ballerini” naturali potrebbe essere molto più affollato di quanto immaginassimo. Ci costringe a guardare al mondo animale con occhi nuovi e a chiederci quali altre incredibili capacità cognitive si nascondano là fuori, in attesa delle giuste domande e dei giusti esperimenti per essere rivelate. E questo, lasciatemelo dire, è dannatamente affascinante.
Fonte: Springer Nature
