Risonanza Magnetica e Radiomica: La Mia Nuova Alleata Contro le Lesioni Mammarie a Rischio!
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un argomento che mi sta particolarmente a cuore e che, ne sono convinta, rappresenta una vera e propria svolta nel mondo della diagnostica senologica: l’analisi radiomica combinata, applicata alla risonanza magnetica (RM), per capire meglio le lesioni mammarie ad alto rischio. Sembra un parolone, vero? Ma fidatevi, cercherò di spiegarvelo in modo semplice e, spero, affascinante!
Partiamo da un dato di fatto: il cancro al seno è, purtroppo, una realtà molto diffusa. Secondo le statistiche globali del 2024 dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) dell’OMS, è al primo posto per incidenza tra i tumori femminili. Capite bene quanto sia cruciale una diagnosi precoce e una stratificazione accurata del rischio per migliorare le possibilità di cura delle pazienti.
Cosa sono le lesioni mammarie ad alto rischio?
Le linee guida europee classificano le biopsie mammarie in cinque categorie (da B1 a B5). La categoria B3 identifica proprio le cosiddette “lesioni ad alto rischio”. Stiamo parlando di un gruppo eterogeneo di condizioni come l’iperplasia duttale atipica (ADH), le lesioni papillari, l’adenosi sclerosante complessa, le neoplasie mucinose e l’atipia epiteliale piatta. Queste lesioni non sono ancora un cancro vero e proprio, ma hanno un potenziale variabile di trasformarsi in qualcosa di più serio, come un carcinoma duttale in situ (DCIS) o un carcinoma duttale invasivo (IDC). Pensate che, secondo la letteratura, circa il 9.9–35.1% di queste lesioni può evolvere malignamente!
Il problema è che la risonanza magnetica convenzionale, pur essendo uno strumento potentissimo, a volte fatica a distinguere quali di queste lesioni ad alto rischio evolveranno e quali no. Questo porta spesso a biopsie chirurgiche non strettamente necessarie o, peggio, a sovra-trattamenti, con tutto ciò che ne consegue per la paziente in termini di stress e impatto fisico.
La Radiomica: Occhi Bionici per la Risonanza Magnetica
Ed è qui che entra in gioco la radiomica. Immaginatela come una sorta di “superpotere” che diamo alla risonanza magnetica. In pratica, attraverso software sofisticati, riusciamo ad estrarre una marea di dati quantitativi (le cosiddette features radiomiche) dalle immagini RM, dati che l’occhio umano, anche il più esperto, non riuscirebbe a cogliere. Questi dati ci raccontano storie nascoste sulla biologia del tumore, sia analizzando la lesione stessa (radiomica intratumorale) sia l’ambiente immediatamente circostante (radiomica peritumorale).
Perché anche l’ambiente intorno alla lesione? Perché il microambiente peritumorale è cruciale! È lì che avvengono processi come l’angiogenesi (formazione di nuovi vasi sanguigni), la linfangiogenesi, l’infiltrazione di vasi e reazioni desmoplastiche, tutti fenomeni legati all’aggressività e al potenziale metastatico del tumore. Alcuni studi hanno già dimostrato che analizzare la zona peritumorale può dare informazioni preziosissime.
Il Nostro Studio: Unire le Forze per una Diagnosi Più Precisa
Nel nostro studio, pubblicato su Springer, ci siamo chiesti: e se combinassimo le informazioni della radiomica intratumorale con quelle della radiomica peritumorale, e aggiungessimo anche i dati clinici e le caratteristiche delle immagini RM tradizionali? Potremmo ottenere un modello predittivo più potente per capire quali lesioni B3 hanno un rischio maggiore di trasformazione maligna?
Abbiamo quindi raccolto retrospettivamente i dati di 174 pazienti con lesioni mammarie ad alto rischio, tutte sottoposte a RM mammaria prima dell’intervento e confermate da biopsia, presso l’Ospedale Popolare di Shenzhen tra il 2019 e il 2024. Abbiamo diviso questo gruppo in un set di addestramento (121 pazienti) e un set di test (53 pazienti).
Sulle immagini di RM con mezzo di contrasto (DCE-MRI), abbiamo delineato la regione di interesse (ROI) sulla lesione e poi abbiamo “espanso” questa regione verso l’esterno di 3mm, 5mm e 7mm, creando così le ROI peritumorali. Da tutte queste aree abbiamo estratto un’infinità di features radiomiche (ben 1.307 inizialmente!). Poi, con un algoritmo chiamato LASSO, abbiamo selezionato solo quelle più significative, un po’ come cercare un ago in un pagliaio, ma con un metal detector potentissimo!

Abbiamo costruito diversi modelli:
- Un modello basato solo sulle caratteristiche cliniche e delle immagini (età, diametro massimo della lesione, potenziamento del parenchima di fondo o BPE).
- Un modello basato solo sulla radiomica intratumorale.
- Modelli basati sulla radiomica peritumorale a 3mm, 5mm e 7mm.
- Un modello che combina radiomica intratumorale e peritumorale.
- E infine, il nostro “campione”: un modello combinato che integra le features radiomiche intratumorali e peritumorali (abbiamo visto che la regione a 3mm era la più performante tra quelle peritumorali) con le caratteristiche cliniche e di imaging.
I Risultati: Una Vittoria per la Precisione!
E qui viene il bello! Il modello peritumorale a 3mm è risultato il migliore tra quelli esclusivamente peritumorali. Ma la vera star è stato il modello combinato! Nel set di addestramento, ha raggiunto un’Area Sotto la Curva (AUC) – una misura di quanto bene il modello distingue tra chi evolverà e chi no – di 0.883. Questo valore è significativamente superiore a quello del modello clinico-radiologico (AUC=0.745), del modello radiomico intratumorale (AUC=0.791), del modello radiomico peritumorale a 3mm (AUC=0.704) e del modello combinato solo radiomico (intratumorale + peritumorale, AUC=0.830).
Anche nel set di test, il modello combinato ha confermato la sua superiorità, con un AUC di 0.851. In termini pratici, questo modello ha mostrato una sensibilità del 79.4%, una specificità del 82.7% e un’accuratezza del 81.8% nel training set, e rispettivamente del 72.7%, 85.7% e 83.0% nel test set. Impressionante, no?
Abbiamo anche identificato due fattori di rischio indipendenti importanti: l’età della paziente e il BPE (Background Parenchymal Enhancement), ovvero il modo in cui il tessuto sano circostante la lesione si “accende” dopo il contrasto. Un BPE da moderato a marcato è risultato essere un fattore di rischio indipendente per l’upgrade della lesione.
Per rendere tutto questo fruibile clinicamente, abbiamo costruito un nomogramma. È uno strumento grafico che, integrando la firma radiomica, l’età e il BPE, aiuta il medico a stratificare il rischio individuale di upgrade della lesione per ogni paziente. Questo significa decisioni più precise e personalizzate!

Perché questo è importante?
Ve lo dico io: perché un approccio del genere può davvero fare la differenza. Può aiutarci a:
- Evitare biopsie inutili in lesioni a basso rischio.
- Identificare con maggiore precisione le pazienti che necessitano di un intervento immediato.
- Ridurre i costi sanitari.
- E, non da ultimo, diminuire l’ansia delle pazienti, che è un fattore importantissimo!
La diagnosi delle lesioni ad alto rischio si basa principalmente sulla biopsia con ago grosso (CNB), ma sappiamo che il tasso di upgrade dopo l’escissione chirurgica varia molto (nel nostro studio era del 25.9%). C’è un dibattito acceso su come gestire queste lesioni: chirurgia sempre e comunque? O si può optare per strategie più conservative come la biopsia escissionale assistita da vuoto (VAB/E) o la sorveglianza attiva in casi selezionati? Il nostro modello potrebbe fornire proprio quegli elementi in più per guidare queste scelte difficili.
Limiti e Prospettive Future
Certo, come ogni studio, anche il nostro ha dei limiti. È uno studio retrospettivo e monocentrico, quindi i risultati andranno confermati su popolazioni più ampie e diverse. Le features radiomiche possono essere sensibili alle variazioni degli scanner RM e dei protocolli di acquisizione, anche se abbiamo cercato di normalizzare i dati. Inoltre, la segmentazione manuale delle ROI, specialmente quelle peritumorali, potrebbe introdurre una certa variabilità. Per il futuro, studi multicentrici e l’uso di tecniche di armonizzazione dei dati o di deep learning per la sintesi delle immagini saranno fondamentali.
Nonostante questo, sono davvero entusiasta! Credo fermamente che questo approccio combinato, che integra la radiomica intratumorale e peritumorale con i dati clinici e di imaging, abbia un potenziale enorme. È un passo avanti verso una medicina sempre più di precisione, capace di offrire a ogni paziente la strategia diagnostica e terapeutica più adatta a lei.
Insomma, la radiomica non è fantascienza, ma una realtà concreta che sta aprendo orizzonti incredibili nella lotta contro il cancro al seno. E io sono fiera di poter contribuire, anche solo un pochino, a questo progresso!
Fonte: Springer
