Campo di mais rigoglioso sotto un cielo azzurro nella provincia del Khuzestan, Iran, fotografia paesaggistica grandangolare 20mm, messa a fuoco nitida sulle piante in primo piano, luce solare intensa del tardo pomeriggio.

Metalli Pesanti nel Mais Iraniano: C’è da Preoccuparsi per la Nostra Salute?

Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di qualcosa che finisce spesso sulle nostre tavole, magari senza che ci pensiamo troppo: il mais. Buono, versatile, fondamentale in tante culture alimentari. Ma vi siete mai chiesti cosa potrebbe nascondersi *dentro* quei chicchi dorati, specialmente se coltivati in certe aree del mondo? Ecco, oggi facciamo un viaggio virtuale in Iran, precisamente nella provincia del Khuzestan, per scoprire i risultati di una ricerca che ha messo sotto la lente d’ingrandimento proprio il mais coltivato lì. E, ve lo anticipo, qualche campanello d’allarme è suonato.

Perché proprio il mais e perché in Iran?

Il mais (Zea mays, per i botanici tra noi) è uno dei cereali più importanti al mondo, sia per l’alimentazione umana che per quella animale. In Iran, e in particolare nella provincia del Khuzestan, con città come Dezful e Behbahan, la sua coltivazione è molto diffusa grazie al clima favorevole. Sole, caldo… condizioni ideali, direste voi. E lo sono, ma c’è un “ma”. Come in molte altre parti del pianeta, anche lì l’industrializzazione e certe pratiche agricole possono portare a un problema subdolo: l’accumulo di metalli pesanti nel terreno.

I “cattivi” della storia: Piombo, Arsenico e Cromo

I protagonisti poco simpatici di questa storia sono tre metalli pesanti: Piombo (Pb), Arsenico (As) e Cromo (Cr). Sentiamo spesso parlare di loro, e non a caso. Non sono proprio degli amici della nostra salute.

  • Piombo (Pb): Un metallo tossico che, purtroppo, abbiamo usato (e in parte usiamo ancora) in un sacco di cose, dalle batterie alle vernici. L’esposizione elevata può fare danni seri al cervello e al sistema nervoso, specialmente nei bambini.
  • Arsenico (As): Usato in varie industrie (vetro, tessuti, pesticidi). La sua forma inorganica è particolarmente tossica e cancerogena. L’avvelenamento acuto è brutto (vomito, dolori, diarrea), ma anche l’esposizione cronica a bassi livelli è pericolosa.
  • Cromo (Cr): Esiste in forme diverse, alcune utili, altre tossiche. L’esposizione a quella tossica (spesso legata all’inquinamento industriale) può causare problemi digestivi, respiratori, danni a reni e fegato, ed è considerato cancerogeno.

Questi metalli possono finire nel terreno attraverso scarichi industriali, acque di irrigazione non trattate (spesso reflui urbani o industriali), pesticidi, fertilizzanti e persino dalla polvere atmosferica. Una volta nel suolo, le piante possono assorbirli attraverso le radici. E indovinate dove finiscono poi? Esatto, nella catena alimentare.

Lo studio sul campo: cosa hanno fatto i ricercatori?

Nel 2022, un team di ricercatori ha deciso di andare a vedere da vicino la situazione a Dezful e Behbahan. Hanno scelto a caso 5 fattorie per città (10 in totale) e, sia in estate che in autunno, hanno raccolto campioni: 5 campioni di mais e 5 di terreno da ogni campo. In totale, 50 campioni di mais e 50 di terreno. Mica male come lavoro!
Hanno prelevato il terreno dai primi 30 cm di profondità e raccolto le piante di mais. Poi, via in laboratorio: essiccazione, macinazione fine fine (pensate a una polvere impalpabile) e poi un processo chiamato “digestione acida” per “sciogliere” i campioni e poter misurare con precisione la quantità di piombo, arsenico e cromo presente, usando uno strumento sofisticato (uno spettrometro ICP, per i più tecnici).

Macro fotografia di terreno agricolo fertile con alcune piccole piante di mais che spuntano, illuminazione controllata per evidenziare la texture del suolo, obiettivo macro 100mm, alta definizione.

I risultati: numeri che fanno riflettere

Allora, cosa è saltato fuori da queste analisi? Vediamo un po’ i numeri medi trovati:

  • Nel mais: Piombo (Pb) 1.84 mg/kg, Arsenico (As) 1.57 mg/kg, Cromo (Cr) 4.92 mg/kg.
  • Nel terreno: Piombo (Pb) 11.91 mg/kg, Arsenico (As) 4.02 mg/kg, Cromo (Cr) 76.86 mg/kg.

Come vedete, le concentrazioni nel terreno sono generalmente più alte, il che è normale. La cosa interessante è capire quanto di questo metallo presente nel suolo passa effettivamente alla pianta. Per questo si calcola il “Fattore di Trasferimento” (TF). In questo studio, i valori massimi di TF sono stati 0.256 per il Pb, 0.762 per l’As e 0.128 per il Cr. Cosa significa? Un TF inferiore a 1 indica che la pianta non è un “iper-accumulatore”, cioè non assorbe in modo massiccio quel metallo dal terreno. Il mais, quindi, sembra essere un “non-accumulatore” per questi tre elementi. Meno male, direte voi. Ma aspettate…

Hanno anche notato delle differenze tra le due città e tra le stagioni. Ad esempio, a Behbahan c’era più piombo nel terreno e nel mais (specialmente in autunno). A Dezful, invece, l’arsenico e il cromo erano più alti nel terreno in autunno, ma più alti nel mais in estate. Insomma, un quadro complesso influenzato da vari fattori.

La domanda cruciale: quali sono i rischi per la nostra salute?

Ok, abbiamo i numeri, ma cosa significano per noi che potremmo mangiare quel mais? Qui entrano in gioco due indicatori importanti usati dall’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente statunitense (USEPA):

  1. Target Hazard Quotient (THQ): Misura il rischio non cancerogeno. Se è sotto 1, si presume che non ci siano rischi apprezzabili per la salute. Se è uguale o superiore a 1, potrebbe esserci un rischio.
  2. Carcinogenic Risk (CR): Misura il rischio cancerogeno. Si considera “accettabile” un rischio compreso tra 1 su 1.000.000 (10⁻⁶) e 1 su 10.000 (10⁻⁴) di sviluppare un cancro nel corso della vita a causa dell’esposizione. Valori superiori a 10⁻⁴ sono considerati preoccupanti.

Ebbene, i calcoli fatti sulla base delle concentrazioni trovate nel mais e del consumo medio stimato per adulti e bambini iraniani hanno dato questi risultati:

  • Piombo (Pb): THQ > 1 sia per adulti che per bambini (molto più alto per i bambini!). CR > 10⁻⁴ per entrambi. Rischio potenziale sia non cancerogeno che cancerogeno.
  • Arsenico (As): THQ > 1 sia per adulti che per bambini (anche qui, molto più alto per i bambini!). CR > 10⁻⁴ per entrambi (valori particolarmente alti!). Rischio potenziale sia non cancerogeno che cancerogeno.
  • Cromo (Cr): THQ < 1 sia per adulti che per bambini. Quindi, il rischio non cancerogeno sembra basso. MA… CR > 10⁻⁴ per entrambi. Quindi, il rischio cancerogeno rimane una preoccupazione.

In sintesi: per tutti e tre i metalli è emerso un potenziale rischio cancerogeno, mentre per piombo e arsenico c’è anche un potenziale rischio non cancerogeno. E, dato importante, i bambini risultano essere significativamente più esposti ai rischi.

Fotografia still life di pannocchie di mais mature e dorate, alcune sgranate mostrando i chicchi, su un tavolo rustico, obiettivo macro 85mm, messa a fuoco precisa sui chicchi, illuminazione laterale morbida.

Perché i bambini sono più vulnerabili?

Questa è una cosa che vediamo spesso negli studi sull’esposizione ambientale. I bambini sono più a rischio per diversi motivi:

  • Hanno un peso corporeo inferiore, quindi la stessa quantità di contaminante ha un impatto maggiore.
  • Il loro corpo e i loro organi sono ancora in fase di sviluppo e sono più sensibili agli effetti tossici.
  • Assorbono proporzionalmente più metalli pesanti rispetto agli adulti.
  • In rapporto al loro peso, mangiano di più e hanno un’attività fisica maggiore, aumentando l’esposizione.

Quindi, quando si parla di contaminanti alimentari, dobbiamo sempre avere un occhio di riguardo per i più piccoli.

Cosa ci dice tutto questo?

Una cosa interessante è che, secondo lo studio, i livelli medi di questi metalli nel terreno erano inferiori agli standard ambientali nazionali iraniani. Questo potrebbe far pensare che sia tutto a posto. Ma, come dimostra la valutazione del rischio sul mais consumato, non è così semplice. Anche se il terreno rispetta certi limiti, l’accumulo nel prodotto agricolo e il consumo costante possono comunque portare a rischi per la salute, specialmente a lungo termine.

Da dove arrivano questi metalli? Lo studio suggerisce le solite fonti: attività industriali, uso non sempre corretto di fertilizzanti e pesticidi, irrigazione con acque di dubbia qualità, e anche l’inquinamento atmosferico (il traffico veicolare è una fonte nota di piombo, ad esempio).

Ritratto fotografico di un bambino sorridente che mangia una pannocchia di mais, luce naturale calda, profondità di campo ridotta per sfocare lo sfondo, obiettivo prime 50mm, stile documentaristico.

In conclusione: occhi aperti!

Questa ricerca sul mais del Khuzestan è un po’ come un segnale d’allarme. Ci ricorda che la sicurezza alimentare è una questione complessa e che dobbiamo monitorare attentamente non solo il terreno, ma anche ciò che coltiviamo e mangiamo. Anche se il mais di per sé non sembra accumulare questi metalli in modo esagerato (TF<1), le concentrazioni trovate, unite al consumo, possono rappresentare un rischio, soprattutto per i bambini e per l'esposizione cronica.
Non è il caso di farsi prendere dal panico, ma è sicuramente un invito alla prudenza e alla necessità di controlli continui e di pratiche agricole più sostenibili per proteggere la nostra salute e quella delle generazioni future. Sapere cosa c'è nel nostro cibo è il primo passo per fare scelte consapevoli. Voi cosa ne pensate?

Fonte: Springer

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