Il Paradosso delle Formiche: Via i Capi, l’Ecosistema Prospera!
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di qualcosa che mi ha davvero lasciato a bocca aperta nel mondo degli insetti, in particolare delle nostre piccole, instancabili amiche: le formiche. Sentiamo spesso parlare, purtroppo, del declino degli insetti, anche di quelli che una volta erano comunissimi e abbondanti. Ci si chiede: che succede ai nostri ecosistemi quando questi “pezzi grossi” iniziano a mancare? Le previsioni sono spesso cupe, ma la natura, come al solito, sa come sorprenderci.
Recentemente mi sono imbattuto in uno studio affascinante che ha cercato di rispondere proprio a questa domanda, concentrandosi sulle comunità di formiche in Australia. E i risultati? Beh, diciamo che sono stati tutto tranne che scontati!
L’esperimento: Togliere di Mezzo i “Boss”
Immaginate un ecosistema brulicante di vita, dove diverse specie di formiche convivono, ognuna con il suo ruolo, le sue abitudini, i suoi “superpoteri”. I ricercatori hanno fatto una cosa audace: hanno identificato le specie di formiche dominanti – quelle più numerose e diffuse in specifici gruppi funzionali (basati sulle loro caratteristiche fisiche e comportamentali) – e hanno provato a… ridurne drasticamente il numero in alcune aree sperimentali. L’idea era vedere se le altre formiche, quelle magari meno appariscenti ma funzionalmente simili (un concetto chiamato ridondanza funzionale), sarebbero riuscite a “tappare i buchi” lasciati dalle specie dominanti, mantenendo l’ecosistema in salute.
Hanno misurato diverse funzioni ecologiche chiave svolte dalle formiche:
- La dispersione dei semi (myrmecochory)
- La predazione dei semi (granivoria)
- La “pulizia” dell’ambiente da resti di altri insetti (scavenging)
- La protezione delle piante dagli erbivori
Queste funzioni, messe insieme, danno un’idea della multifunzionalità dell’ecosistema, cioè della sua capacità di svolgere tanti compiti diversi contemporaneamente.
Il Colpo di Scena: Meno Dominanti, Più Funzioni!
E qui arriva il bello. Cosa vi aspettereste se toglieste di mezzo le specie più abbondanti che svolgono certi compiti? Probabilmente un calo delle prestazioni, giusto? E invece no! Contrariamente a ogni aspettativa, nelle aree dove le formiche dominanti erano state soppresse, la multifunzionalità generale dell’ecosistema è aumentata! Sì, avete letto bene: togliendo i “capi”, l’ecosistema nel suo complesso funzionava… meglio.
Ma com’è possibile? La spiegazione è un mix affascinante di meccanismi ecologici.
La Rete di Sicurezza: La Ridondanza Funzionale
Inizialmente, come previsto dalla teoria della ridondanza funzionale, altre specie di formiche con caratteristiche simili a quelle dominanti hanno probabilmente intensificato la loro attività, compensando in parte la perdita. Pensatela come una squadra di calcio: se il bomber principale si infortuna, magari altri attaccanti, finora in ombra, iniziano a segnare di più. Nelle aree di controllo (dove non c’era stata soppressione), i ricercatori hanno notato che aggiungendo nuove specie di formiche, la ricchezza funzionale (cioè la varietà di “mestieri” svolti) non aumentava più di tanto dopo un certo punto: c’era già molta sovrapposizione, molta ridondanza.

Nuovi Giocatori in Campo: La Complementarità Funzionale
Ma la vera spinta sembra essere arrivata da un altro fattore: la complementarità funzionale. Nelle aree di soppressione, non solo le specie residenti “simili” hanno compensato, ma si è verificato un aumento della ricchezza di specie! Nuove specie di formiche, probabilmente provenienti dalle aree circostanti, hanno colonizzato gli spazi lasciati liberi. Queste nuove arrivate, però, non erano semplici copie delle specie dominanti eliminate. Portavano con sé tratti e abilità diverse, complementari a quelle già presenti. Tornando alla metafora calcistica: non solo gli altri attaccanti hanno segnato di più, ma sono entrati in campo anche centrocampisti e difensori con nuove skill, rendendo la squadra complessivamente più forte e versatile. Nelle aree di soppressione, infatti, la relazione tra ricchezza di specie e ricchezza funzionale è diventata più lineare: ogni nuova specie aggiunta portava davvero qualcosa di nuovo al tavolo.
Meno Prepotenze, Più Spazio per Tutti: Il Ruolo della Competizione
C’è un altro pezzo del puzzle: la competizione. Le specie dominanti, proprio perché così abbondanti e diffuse, spesso “tengono a bada” le altre specie, limitandone l’accesso alle risorse o ai territori migliori. Rimuovendo queste specie “prepotenti”, la competizione si è allentata. Questo ha permesso non solo alle nuove specie di insediarsi, ma anche alle specie residenti, magari prima relegate a ruoli marginali, di espandersi e contribuire maggiormente alle funzioni ecosistemiche. È emerso che le specie che hanno beneficiato maggiormente della soppressione erano proprio quelle che, nelle aree di controllo, sembravano essere più “soffocate” dalla presenza delle dominanti. Liberate dalla pressione competitiva, hanno potuto esprimere il loro potenziale funzionale.
Cosa Impariamo da Queste Formiche Sorprendenti?
Questa ricerca ci lancia un messaggio potente e sfumato. La ridondanza funzionale è importante, certo. Funziona come una sorta di “assicurazione” ecologica, un cuscinetto che attutisce l’impatto iniziale della perdita di specie importanti. Ma la resilienza a lungo termine e, addirittura, il miglioramento delle prestazioni dell’ecosistema sembrano dipendere di più dalla complementarità funzionale e dalle dinamiche di competizione.

Questo significa che guardare solo all’abbondanza delle specie più comuni potrebbe non darci il quadro completo della salute e della stabilità di un ecosistema. La perdita di specie dominanti non porta necessariamente a un crollo funzionale immediato, anzi, può innescare dinamiche complesse che portano a una riorganizzazione della comunità e persino a un aumento della multifunzionalità, almeno nel breve-medio termine.
Attenzione però, questo non vuol dire che la perdita di specie sia una buona notizia! Lo studio suggerisce anche che, sebbene la multifunzionalità sia aumentata, l’ecosistema potrebbe essere diventato più sensibile a future perdite di specie, proprio perché ora fa più affidamento sulla complementarità (ogni specie ha un ruolo più unico) che sulla ridondanza (molte specie fanno lo stesso lavoro).
La lezione che porto a casa da questa storia di formiche è che gli ecosistemi sono incredibilmente complessi e dinamici. Le interazioni tra specie, la competizione, la capacità di specie diverse di svolgere ruoli simili o complementari creano un tessuto intricato che risponde alle perturbazioni in modi che non sempre possiamo prevedere facilmente. Per proteggere davvero la natura e i servizi che ci offre, dobbiamo andare oltre il semplice conteggio delle specie o della loro abbondanza e cercare di capire più a fondo questa affascinante rete di relazioni funzionali.
Fonte: Springer Nature
