Un gruppo di rider in divisa attende ordini fuori da un ristorante affollato in una strada di una grande città cinese. Fotografia di strada, obiettivo 35mm, luce serale, profondità di campo che mostra sia i rider in primo piano che l'ambiente urbano sullo sfondo, realismo documentaristico.

Rider in Cina: Tra Stress da App e la Forza della Mente – Cosa ci dice la Scienza?

Avete mai pensato, mentre aspettate la vostra pizza fumante o il sushi ordinato via app, a chi c’è dietro quella consegna? A come vive, a cosa prova il rider che sfreccia nel traffico per portarvi la cena? Io sì, e recentemente mi sono imbattuto in uno studio affascinante che ha cercato di fare luce proprio su questo: il benessere psicologico dei rider che lavorano per le piattaforme di consegna cibo nella Cina continentale. E, lasciatemelo dire, i risultati sono tutt’altro che scontati.

Lo studio, condotto su oltre 2500 rider (in stragrande maggioranza uomini, età media intorno ai 28 anni), ha messo sotto la lente d’ingrandimento alcuni dei principali fattori di stress legati a questo lavoro sempre più diffuso, figlio della cosiddetta “gig economy”. Parliamo di un mondo dove il lavoro è spesso temporaneo, pagato a cottimo, mediato da algoritmi e app che tracciano ogni movimento. Un fenomeno globale, certo, ma con peculiarità specifiche in Cina, dove il numero di rider ha superato i 13 milioni nel 2021 e gli utenti di food delivery sono oltre 540 milioni!

Le Spine nel Fianco dei Rider: Gli Stressor Identificati

La ricerca ha identificato quattro principali “nemici” del benessere dei rider cinesi. Vediamoli insieme:

  • Condizioni di Lavoro Precarie: Immaginatevi un lavoro instabile, incerto, con poca protezione, paga variabile, orari irregolari e zero benefit come assicurazione sanitaria o contributi. Questo è il pane quotidiano per molti rider, classificati come lavoratori autonomi e non dipendenti. Lo studio conferma quello che molte ricerche qualitative già suggerivano: queste condizioni sono legate a doppio filo con un maggiore esaurimento emotivo e una minore soddisfazione lavorativa. La sensazione di non avere controllo, l’isolamento e la mancanza di supporto sociale pesano come macigni.
  • Ritmo di Lavoro Frenetico: Qui la faccenda si complica. Da un lato, la pressione è altissima: più consegne fai, più guadagni. Le piattaforme spingono sull’efficienza, misurano i tempi al secondo e penalizzano i ritardi. Questo porta i rider a correre, a volte infrangendo le regole del traffico, aumentando stress e fatica. E infatti, lo studio rileva una correlazione positiva tra ritmo elevato ed esaurimento emotivo. Ma – sorpresa! – emerge anche una correlazione positiva con la soddisfazione lavorativa. Come mai? Forse perché un ritmo più alto significa guadagni maggiori, o forse dà un senso di produttività e realizzazione. Un punto su cui riflettere.
  • Insicurezza Lavorativa: Essere “appaltatori indipendenti” in un mercato iper-competitivo significa vivere con la costante spada di Damocle della perdita del lavoro o di un calo drastico delle entrate. La domanda fluttua, gli algoritmi sono scatole nere. Ci si aspetterebbe un forte legame negativo con la soddisfazione. Eppure, lo studio non ha trovato una correlazione significativa tra insicurezza e soddisfazione lavorativa. Forse chi sceglie questo lavoro mette già in conto l’insicurezza come parte del pacchetto, magari privilegiando la flessibilità (apparente?) o l’autonomia. O forse, semplicemente, le dinamiche sono diverse rispetto ai lavori tradizionali.
  • Scortesia dei Clienti (Customer Incivility): Ah, le interazioni umane! Anche se brevi, i contatti con i clienti possono essere fonte di stress. Ritardi (spesso non dipendenti dal rider), malintesi, aspettative irrealistiche possono sfociare in lamentele, gesti scortesi, recensioni negative che impattano sul guadagno. Lo studio è chiaro: la scortesia dei clienti è associata a maggiore esaurimento emotivo e minore soddisfazione. Dover gestire queste situazioni, magari ingoiando il rospo per non peggiorare le cose, prosciuga le energie emotive.

Un rider in bicicletta elettrica sfreccia nel traffico caotico di una metropoli cinese di notte, le luci al neon si riflettono sull'asfalto bagnato. Fotografia di reportage urbano, obiettivo zoom 35mm, profondità di campo ridotta per isolare il rider, atmosfera leggermente cupa.

Un’Arma Segreta? Il Capitale Psicologico (PsyCap)

Ma non è tutto nero. Lo studio ha indagato anche un fattore protettivo, una sorta di “scudo psicologico” che può fare la differenza: il Capitale Psicologico, o PsyCap. Di cosa si tratta? È un insieme di risorse interiori positive:

  • Speranza (Hope): La capacità di porsi obiettivi e trovare le strade per raggiungerli.
  • Efficacia (Efficacy): La fiducia nelle proprie capacità di affrontare le sfide e avere successo.
  • Resilienza (Resilience): La capacità di riprendersi dalle difficoltà e dalle crisi.
  • Ottimismo (Optimism): La tendenza a vedere il lato positivo e aspettarsi cose buone dal futuro.

Ebbene sì, il PsyCap gioca un ruolo cruciale. La ricerca ha dimostrato che funge da moderatore: attenua l’impatto negativo di alcuni stressor sul benessere. Ad esempio, i rider con un PsyCap più alto mostrano maggiore soddisfazione lavorativa anche in condizioni precarie o con ritmi di lavoro veloci. Sembra che avere queste risorse interiori aiuti a navigare meglio le acque turbolente della gig economy, a vedere le sfide come opportunità, a non farsi abbattere dalle avversità.

Un Risultato Inaspettato: PsyCap e Scortesia

Attenzione però, c’è un’eccezione interessante e un po’ controintuitiva. Quando si tratta di affrontare la scortesia dei clienti, lo studio ha trovato che un PsyCap elevato è associato a un maggiore esaurimento emotivo, non minore! Come è possibile? I ricercatori ipotizzano che i rider con più ottimismo e speranza potrebbero insistere di più nel cercare di risolvere la situazione o mantenere un atteggiamento positivo di fronte a interazioni negative continue. Questo sforzo persistente, questa “lotta contro i mulini a vento” emotiva, potrebbe alla fine prosciugarli di più rispetto a chi, magari con meno PsyCap, adotta strategie più passive o di evitamento per conservare le proprie energie. Una dinamica complessa che merita ulteriori indagini.

Primo piano del volto stanco e preoccupato di un rider asiatico, illuminato dalla luce fredda dello schermo del suo smartphone mentre controlla un ordine. Fotografia ritratto, obiettivo 50mm, bianco e nero, leggero effetto film noir per accentuare l'emozione.

Cosa Possiamo Imparare? Implicazioni Pratiche

Questo studio non è solo un esercizio accademico. Offre spunti concreti per migliorare la vita di milioni di lavoratori. Cosa potrebbero fare le piattaforme?

  • Trasparenza: Spiegare meglio come funzionano gli algoritmi di assegnazione degli ordini potrebbe ridurre l’incertezza e dare ai rider un maggior senso di controllo.
  • Priorità al Benessere: Bilanciare la spinta all’efficienza con la tutela della salute e sicurezza dei rider. Offrire benefit minimi (salario equo, tutele base) potrebbe fare una grande differenza.
  • Formazione e Supporto: Insegnare ai rider strategie per gestire clienti difficili e conflitti. Educare anche i clienti al rispetto. Stabilire politiche chiare contro i comportamenti incivili.
  • Coltivare il PsyCap: Visto il suo ruolo protettivo (nella maggior parte dei casi), le aziende potrebbero offrire programmi di formazione, magari online e flessibili, per aiutare i rider a sviluppare speranza, efficacia, resilienza e ottimismo.

Un rider sorridente fa una breve pausa seduto su una panchina in un parco cittadino, sullo sfondo lo skyline moderno di una città cinese al tramonto. Fotografia ritratto, obiettivo 35mm, luce calda del tardo pomeriggio, colori vivaci ma naturali, espressione di ottimismo.

In conclusione, il mondo dei rider è complesso, un mix di flessibilità apparente e vulnerabilità concreta (quella che i ricercatori chiamano “flexi-vulnerability”). Per alcuni, può essere un’opportunità, ma per molti, soprattutto per chi ne fa il lavoro principale, rischia di trasformarsi in una trappola di orari massacranti e stress costante. Capire i fattori di rischio e protezione, come fa questo studio, è il primo passo per rendere questo lavoro più umano e sostenibile. E forse, la prossima volta che ordineremo cibo a domicilio, potremo pensare a tutto questo con un po’ più di consapevolezza.

Fonte: Springer

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