Fotografia ad ampio raggio, 24mm, del riparo roccioso di Itramuka a Singida, Tanzania, al tramonto, con la silhouette di archeologi che lavorano meticolosamente in uno scavo illuminato da luci artificiali, lunga esposizione per catturare le stelle e il colore del cielo.

Singida: Tesori Nascosti e Storie Antiche nel Cuore della Tanzania

Ciao a tutti! Oggi voglio portarvi con me in un viaggio affascinante nel cuore della Tanzania, precisamente nella regione di Singida. È un luogo che, archeologicamente parlando, è rimasto un po’ nell’ombra rispetto alle superstar come la Gola di Oldupai o Laetoli, famose in tutto il mondo per le scoperte sull’evoluzione umana. Ma credetemi, Singida nasconde tesori e storie che aspettano solo di essere raccontate, e noi abbiamo avuto la fortuna di iniziare a svelarle.

Un Vuoto da Colmare nella Mappa Archeologica

Per decenni, la ricerca archeologica in Tanzania si è concentrata prevalentemente nel nord, lungo la Rift Valley. Questo ha lasciato vaste aree, come la regione centrale di Singida, relativamente inesplorate, specialmente per quanto riguarda le epoche più antiche come l’Età della Pietra Media (MSA) e Tarda (LSA). Immaginate un puzzle enorme sulla storia umana, ma con dei pezzi mancanti proprio al centro! Capire cosa succedeva a Singida durante il Pleistocene, come si sono evoluti i nostri antenati *Homo sapiens* e le loro tecnologie, e come il clima e l’ambiente hanno influenzato questi cambiamenti, è fondamentale per avere un quadro completo.

Uno dei grandi ostacoli? Trovare i fondi. Spesso, le agenzie preferiscono finanziare progetti in siti già noti, considerati “meno rischiosi”, piuttosto che avventure esplorative come la nostra a Singida. Ma sono proprio questi studi pilota ad essere vitali per scoprire nuove pagine della nostra storia e mantenere viva la ricerca archeologica, non solo in Tanzania ma in tutta l’Africa.

Le Nostre Spedizioni: Tra Ripari Rocciosi e Savane

Grazie al supporto di diverse istituzioni (come l’American Council of Learned Societies, la Max Planck Society, la Gerda Henkel Stiftung e il Dipartimento delle Antichità della Tanzania), abbiamo potuto riaccendere i riflettori su Singida. Tra il 2021 e il 2022, abbiamo battuto a tappeto il distretto di Ikungi, un’area caratterizzata da altopiani, colline rocciose granitiche e una vegetazione che varia dalla boscaglia alle praterie. Il paesaggio stesso è un patrimonio geologico da preservare!

In queste spedizioni, abbiamo individuato ben 31 nuovi siti archeologici! Si tratta di un mix incredibile: aree con manufatti sparsi in superficie, siti con depositi stratificati che raccontano storie nel tempo, e ripari sotto roccia, alcuni dei quali conservano ancora spettacolari pitture rupestri. Abbiamo concentrato i nostri scavi principali su due siti particolarmente promettenti: Nkungi, un sito all’aperto, e Itramuka, un affascinante riparo roccioso.

Fotografia paesaggistica grandangolare, 15mm, della regione di Singida in Tanzania, che mostra affioramenti rocciosi di granito (kopjes) e la savana tipica sotto un cielo parzialmente nuvoloso, messa a fuoco nitida, luce del tardo pomeriggio.

Nkungi: Uno Sguardo sulla Vita Passata all’Aperto

A Nkungi, situato vicino al villaggio di Siuyu, abbiamo aperto diversi saggi di scavo vicino a un imponente masso granitico chiamato Ng’ongo A Urimi (“Roccia-Lingua” nella lingua locale Turu). La superficie era già ricca di indizi: macine, frammenti di ceramica, strumenti in pietra… Sapevamo di essere nel posto giusto!

Scavando fino a oltre 3 metri di profondità in uno dei saggi (Trincea I), abbiamo portato alla luce un’abbondanza di strumenti litici, anche se pochi resti animali. Nella Trincea II, invece, a circa 2 metri di profondità, sono emersi resti scheletrici umani (principalmente denti molari di due individui), insieme a ceramiche, strumenti litici e gusci di chiocciole terrestri. La Trincea III ci ha regalato la sorpresa di possibili strumenti del Paleolitico Medio (MSA) negli strati più profondi (180-200 cm), mentre più in superficie abbiamo trovato scorie di lavorazione del ferro e ceramiche dell’Età del Ferro.

L’analisi preliminare degli strumenti litici (oltre 4200 pezzi solo da Nkungi!) mostra una predominanza di raschiatoi e nuclei, ma anche schegge, lame e qualche raro strumento appuntito. Abbiamo trovato anche macine e pestelli negli strati superiori. I resti umani, datati a circa 500 anni fa, insieme alle analisi isotopiche sui denti, suggeriscono una dieta mista, basata sia su piante C3 (tipiche di ambienti boschivi) che C4 (come alcune erbe e cereali domesticati). Questo ci apre una finestra sulle abitudini alimentari delle comunità che vivevano qui nel recente passato.

Itramuka: Il Riparo Roccioso e la Sorpresa del Cranio

Itramuka è un grande riparo sotto roccia (circa 315 m²), situato a est di Siuyu, che si affaccia sulla valle di Mugori. Un luogo suggestivo, con pareti decorate da pitture rupestri. Ma qui abbiamo avuto anche una brutta sorpresa. Al nostro ritorno dopo il primo giorno di sopralluogo, abbiamo scoperto che il sito era stato vandalizzato. Qualcuno, spinto dalla diffusa e infondata leggenda locale che le pitture indichino tesori nascosti dai colonialisti tedeschi, aveva scavato clandestinamente una grande buca, danneggiando gravemente i depositi archeologici.

Questo ci ha costretti a trasformare parte del nostro lavoro in un’operazione di “archeologia di salvataggio”. Ed è proprio durante questi scavi di emergenza che abbiamo fatto una scoperta eccezionale: i resti di diversi individui umani, tra cui un cranio quasi completo di Homo sapiens (catalogato come Itramuka Hominin 01)! Un ritrovamento importantissimo per la regione.

Fotografia macro, 90mm, di strumenti litici preistorici (raschiatoi, schegge di quarzo) appena scavati, adagiati su un setaccio archeologico nel sito di Nkungi, Tanzania, alta definizione, illuminazione controllata da campo.

Nel 2022 siamo tornati per scavi più sistematici, raggiungendo la roccia madre a 160 cm di profondità. Anche qui, abbiamo trovato strumenti litici, ossa animali (tra cui gusci di uova di struzzo), ceramiche e resti umani. Le datazioni sui resti umani di Itramuka (un omero e un molare appartenente all’individuo del cranio) ci portano molto più indietro nel tempo rispetto a Nkungi: circa 4100-4400 anni fa! E le analisi isotopiche? Raccontano una storia diversa: una dieta basata quasi esclusivamente su risorse C3. Questo suggerisce che gli abitanti di Itramuka, in quel periodo, fossero probabilmente cacciatori-raccoglitori che non integravano la loro dieta con cereali coltivati, a differenza delle popolazioni più recenti di Nkungi. Una differenza affascinante che ci spinge a indagare ulteriormente le dinamiche di sussistenza nel tempo.

L’Arte Rupestre: Finestre su Mondi Scomparsi

Singida è famosa per la sua arte rupestre, e Itramuka ne è un esempio straordinario. Le pareti del riparo sono un palinsesto complesso di pitture. Grazie all’uso di tecnologie digitali come DStretch®, che migliora i colori e rivela dettagli invisibili a occhio nudo, stiamo riscoprendo un patrimonio incredibile.

A Itramuka abbiamo identificato oltre 85 immagini tra il riparo principale e una sporgenza vicina! Si tratta principalmente di pitture monocrome, di un rosso tenue, realizzate con pennelli fini, anche se ci sono tracce di bianco. Le figure rappresentano animali (giraffe, sciacalli, gnu, antilopi), figure umane stilizzate e motivi geometrici. Colpisce una fila di circa 35 figure umane con teste rotonde, forse uomini, alcuni con bastoni, che sembrano circondare un’antilope. C’è anche una grande figura umana con una testa rotonda “spinosa”, dipinta di profilo, le cui mani sembrano partire dal collo – forse una divinità antica o un simbolo legato a credenze sull’aldilà? L’arte rupestre di Itramuka appartiene chiaramente alla tradizione dei cacciatori-raccoglitori, aprendo domande affascinanti sulle loro vite, i loro rituali e la loro visione del mondo.

Fotografia dettagliata di pitture rupestri rossastre su una parete rocciosa nel riparo di Itramuka, Tanzania, raffiguranti una fila di figure umane stilizzate con teste rotonde, obiettivo prime 50mm, profondità di campo ridotta per isolare i dettagli artistici.

La Comunità Locale: Custodi del Patrimonio

Un aspetto fondamentale del nostro progetto è il coinvolgimento della comunità locale. Non si tratta solo di scavare buche nel terreno; si tratta di costruire un rapporto di fiducia e collaborazione con le persone che vivono in questi luoghi, in particolare con i proprietari tradizionali delle terre. Il loro sapere è prezioso e la loro partecipazione è essenziale per garantire la sostenibilità della ricerca e la protezione dei siti.

Abbiamo organizzato incontri, invitato le autorità locali e gli anziani dei villaggi a visitare gli scavi, e coinvolto studenti delle scuole secondarie, offrendo loro un’esperienza diretta sul campo. Stiamo lavorando per diffondere i risultati della ricerca in Kiswahili e Kinyaturu (la lingua locale), spiegando l’importanza di conservare questo patrimonio e i rischi legati al vandalismo e agli scavi clandestini. È uno scambio reciproco: noi condividiamo le nostre scoperte scientifiche, e loro condividono le loro conoscenze sul paesaggio, le tradizioni e i significati che alcuni di questi luoghi ancora rivestono (alcuni siti sono usati come luoghi sacri per rituali).

Ad esempio, vicino al villaggio di Nkere, abbiamo trovato siti con incisioni rupestri (coppelle, gong) il cui significato è ancora incerto. Le interviste con gli anziani non hanno chiarito del tutto la loro origine – potrebbero essere legate ai geologi coloniali o essere antiche quanto le pitture? Coinvolgere i Sandawe, cacciatori-raccoglitori che vivono ancora nell’area, potrebbe darci nuove chiavi di lettura.

Ritratto fotografico, 35mm, di un archeologo (Dr. Itambu) che discute amichevolmente con un anziano della comunità locale vicino a un sito archeologico con affioramenti rocciosi a Singida, Tanzania, luce naturale del mattino, bianco e nero, profondità di campo media per includere il contesto ambientale.

Verso il Futuro: Nuove Domande e Prossime Sfide

Il lavoro è appena iniziato! Le analisi dettagliate dei reperti (litici, ceramiche, ossa), le datazioni più precise (stiamo esplorando metodi come ESR e OSL, adatti a contesti non vulcanici come Singida) e lo studio approfondito dell’arte rupestre ci permetteranno di rispondere a domande cruciali: come si sono adattate le popolazioni umane ai cambiamenti ambientali nel Pleistocene e nell’Olocene? Come e quando è avvenuta la transizione dalla caccia-raccolta all’agricoltura in questa regione? Che relazioni ci sono tra i diversi gruppi umani che hanno abitato Singida nel tempo?

Abbiamo già condotto un’altra campagna di scavo nel 2024 e ne abbiamo pianificate altre per il 2025 e 2026. Il nostro team è interdisciplinare, con esperti di archeologia, antropologia, geologia, paleoambiente e museologia da diverse istituzioni internazionali, lavorando a stretto contatto con l’Università di Dar es Salaam.

Il nostro sogno è che questa ricerca non solo illumini il passato, ma contribuisca anche al futuro di Singida, magari promuovendo un turismo culturale sostenibile (archeoturismo) che valorizzi questo incredibile patrimonio e porti benefici alle comunità locali. Rimanete sintonizzati, perché Singida ha ancora molte storie da raccontare!

Fonte: Springer

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