Apparecchio e Radici dei Denti: La Verità Nascosta Svelata dalla Tecnologia!
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un argomento che, lo so, può far storcere un po’ il naso a chiunque abbia portato o stia per mettere l’apparecchio: il riassorbimento radicolare indotto dall’ortodonzia (OIRR, per gli amici). Sembra una parolaccia, vero? In realtà, è un “effetto collaterale” piuttosto comune quando spostiamo i denti per raddrizzarli. Ma niente panico! La scienza e la tecnologia stanno facendo passi da gigante per capirlo meglio e gestirlo al meglio. E indovinate un po’? Ho avuto modo di approfondire uno studio super interessante che usa l’intelligenza artificiale per vederci più chiaro!
Ma cos’è esattamente questo riassorbimento radicolare?
In parole povere, quando applichiamo delle forze sui denti con l’apparecchio, le radici possono subire un leggero “accorciamento”. È un processo infiammatorio sterile, una risposta del nostro corpo alle sollecitazioni meccaniche. Pensateci: stiamo muovendo delle strutture ossee! È normale che ci sia una reazione. Studi indicano che una percentuale tra il 40% e il 60% dei pazienti ortodontici sperimenta un riassorbimento lieve o moderato, mentre i casi più severi, per fortuna, sono rari, parliamo dell’1-5%. Capire chi è più a rischio e perché è fondamentale per noi dentisti.
Il vecchio modo di “vedere” il problema: le lastre 2D
Fino a poco tempo fa, per valutare il riassorbimento radicolare ci si affidava principalmente a radiografie bidimensionali, come le panoramiche o le piccole lastrine periapicali. Utili, per carità, e con basse dosi di radiazioni. Però, diciamocelo chiaramente, hanno i loro limiti. Immaginate di guardare un oggetto complesso schiacciato su un foglio di carta: le strutture si sovrappongono, ci sono distorsioni geometriche, e i dettagli più fini delle radici si perdono. Questo portava spesso a misurazioni imprecise e a volte a sottostimare il problema.
La rivoluzione 3D: arriva la CBCT!
Poi, come un supereroe, è entrata in scena la Cone Beam Computed Tomography (CBCT). Una specie di TAC specifica per il distretto maxillo-facciale, che ci regala immagini tridimensionali ad alta risoluzione delle radici dei denti. Una vera manna dal cielo! Con la CBCT possiamo vedere la morfologia e il volume delle radici con una precisione impensabile prima. Ma c’era un “ma”…
Il “lavoro sporco”: la segmentazione manuale
Avere immagini 3D fantastiche è un conto, analizzarle è un altro. Per misurare il volume delle radici, bisognava “segmentarle” manualmente, cioè tracciare i contorni di ogni singolo dente sull’immagine CBCT. Un lavoro certosino, che richiede tempo, esperienza e, ahimè, è soggetto a variabilità tra un operatore e l’altro, e persino per lo stesso operatore in momenti diversi. Immaginate quanto potesse essere lungo e faticoso, soprattutto per studi su larga scala!

L’asso nella manica: il Deep Learning entra in gioco!
Ed è qui che la storia si fa davvero affascinante. Negli ultimi anni, l’intelligenza artificiale, e in particolare il deep learning, ha fatto passi da gigante nel campo dell’imaging medico. Sono stati sviluppati modelli capaci di “imparare” a riconoscere e segmentare automaticamente i denti dalle immagini CBCT con una precisione incredibile. Questo non solo velocizza enormemente il processo, ma lo rende anche più oggettivo e riproducibile. Una vera svolta!
Lo studio che ci illumina: cosa abbiamo scoperto?
Lo studio che ho analizzato si è basato proprio su questa tecnologia. Hanno preso le scansioni CBCT di 108 pazienti prima e dopo il trattamento ortodontico e, grazie a un sistema di segmentazione automatica basato sul deep learning, hanno misurato con precisione le variazioni di volume delle radici. L’ipotesi di partenza era che non ci fosse una perdita significativa di volume radicolare e che i fattori legati al paziente non avessero valore predittivo. Beh, i risultati sono stati piuttosto chiari!
Innanzitutto, si è confermato che, in media, il volume delle radici diminuisce significativamente dopo il trattamento ortodontico (p<0.001, un valore statisticamente molto forte). Ma non è tutto uguale per tutti. Ecco alcuni punti salienti:
- L’età conta: i pazienti più giovani, ancora in fase di sviluppo radicolare, tendono ad avere un riassorbimento minore. Anzi, in alcuni casi, si è visto addirittura un aumento del volume radicolare, segno che lo sviluppo non si è arrestato! Questo è un dato rassicurante.
- Genere: sembra che le donne, per alcuni denti (incisivi centrali e laterali superiori, canini superiori e inferiori), mostrino tassi di riassorbimento leggermente superiori.
- Tipo di malocclusione:
- Il morso aperto anteriore è risultato un fattore di rischio per gli incisivi centrali e laterali superiori.
- Il morso profondo (deep overbite) ha mostrato un impatto sui molari superiori.
- L’affollamento dentale severo ha avuto un’influenza sui premolari e molari. Curiosamente, in questi casi, si è osservato un minor riassorbimento, forse legato a protocolli di trattamento specifici come l’espansione mascellare.
- Fattori non significativi: il tipo di pattern scheletrico, l’overjet (quanto i denti superiori sporgono in avanti rispetto agli inferiori) e l’underbite (morso inverso) non sono risultati predittori significativi di OIRR in questo studio.
Le equazioni di regressione sviluppate nello studio sono riuscite a spiegare una percentuale della varianza del riassorbimento che va dal 3% al 15.4%, con l’età che da sola ne spiega quasi il 5%. Non è tantissimo, il che ci dice che ci sono molti altri fattori in gioco, probabilmente legati al trattamento stesso (tipo di forze, durata, ecc.), ma è un inizio importante per la predizione pre-trattamento.
Quanto riassorbimento è “normale”?
Lo studio ha anche classificato la severità del riassorbimento: la maggior parte dei pazienti (circa il 55%) ha avuto un riassorbimento lieve (inferiore al 10% del volume radicolare). Il riassorbimento moderato (10-20%) e quello severo (superiore al 20%) sono stati meno frequenti, con quest’ultimo attestatosi intorno al 6.27%. Questa percentuale è leggermente più alta di quanto riportato in genere (1-5%), e ciò potrebbe dipendere dai criteri di valutazione più precisi offerti dalla CBCT e dal deep learning rispetto alle vecchie lastre 2D, che potrebbero aver sottostimato il fenomeno.

L’importanza di questi risultati per noi e per voi
Capire quali fattori predispongono maggiormente al riassorbimento radicolare è cruciale. Ci permette, come clinici, di informare meglio i pazienti sui possibili rischi, di personalizzare i piani di trattamento e, magari in futuro, di adottare strategie preventive più mirate. Sapere che i pazienti più giovani sono meno a rischio è già un’ottima notizia. E la capacità del deep learning di analizzare grandi quantità di dati in modo accurato e veloce apre scenari entusiasmanti per la ricerca. Pensate a modelli predittivi sempre più sofisticati!
Limiti e prospettive future
Come ogni studio scientifico, anche questo ha i suoi limiti. Essendo retrospettivo e condotto su pazienti trattati da un singolo ortodontista, potrebbe esserci un bias di selezione. Inoltre, il campione, seppur di 108 pazienti, aveva una bassa rappresentanza di alcune condizioni (come morso aperto o crossbite) e una certa omogeneità etnica e geografica. Per il futuro, saranno necessari studi multicentrici, con campioni più ampi e diversificati, e magari l’esplorazione di modelli di analisi non lineari, perché la biologia raramente segue linee rette perfette!
In conclusione: un futuro più chiaro per i nostri sorrisi!
Quello che mi porto a casa da questo studio è un grande ottimismo. La combinazione di CBCT e deep learning si sta dimostrando uno strumento potentissimo, capace di fornirci dati quantitativi precisi sul riassorbimento radicolare in modo efficiente e affidabile. Abbiamo visto che il trattamento ortodontico comporta una certa riduzione del volume radicolare, ma che questa è generalmente lieve e che alcuni fattori del paziente possono aiutarci a prevederne l’entità.
Certo, la ricerca non si ferma qui, ma ogni passo avanti ci avvicina a trattamenti ortodontici sempre più sicuri, efficaci e personalizzati. E questo, per chi come me ha a cuore la salute e la bellezza dei vostri sorrisi, è la cosa più importante!
Fonte: Springer
