Denti da Latte Cariati Davanti: Il Composito Funziona? Scopriamolo Insieme!
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un argomento che sta a cuore a molti genitori e, ovviamente, a noi dentisti che ci occupiamo dei più piccoli: la carie dei denti da latte anteriori, in particolare degli incisivi superiori. Sapete, quei dentini davanti, quelli superiori, sono spesso i primi a essere colpiti dalla carie nei bimbi piccoli (la chiamiamo tecnicamente ECC, Early Childhood Caries). E sistemarli, credetemi, è una bella sfida.
Il Problema: La Carie dei Denti da Latte Anteriori (ECC)
La ECC è una delle malattie più diffuse tra i bambini in età prescolare in tutto il mondo. Pensate che in Cina, ad esempio, colpisce più della metà dei bambini di 3-4 anni, ma pochissimi ricevono cure adeguate. Il tipo più comune (ECC tipo II) attacca proprio gli incisivi superiori. Perché è così difficile trattarli? Beh, questi dentini sono piccoli, la polpa (il “cuore” del dente) è molto vicina alla superficie, lo smalto è sottile e c’è poca superficie per far aderire bene i materiali da restauro. Aggiungeteci che i bambini colpiti sono spesso molto piccoli, più inclini a sviluppare nuove carie e non sempre collaborativi sulla poltrona… capite bene che il lavoro diventa complicato e i risultati incerti.
Lo Studio: Cosa Abbiamo Indagato?
Proprio per capirne di più, ho dato un’occhiata a uno studio prospettico molto interessante, una ricerca che ha seguito nel tempo un gruppo di bambini per vedere come andavano le cose. L’obiettivo era valutare i risultati clinici dei restauri diretti in composito sugli incisivi superiori cariati in bambini con ECC e identificare eventuali fattori di rischio che potessero influenzarne il successo.
Nello specifico, lo studio ha coinvolto 54 bambini, tra i 23 e i 47 mesi (quindi piccolissimi!), con diagnosi di ECC tipo II. In totale sono stati trattati 160 incisivi mascellari cariati (lesioni classificate come ICDAS 4-6, cioè carie abbastanza evidenti) ma ancora vitali e senza sintomi dolorosi.
Importante: sono stati inclusi solo bambini che mostravano un comportamento collaborativo (secondo una scala specifica, la Venham’s cooperative behaviour rating scale) durante il trattamento in studio, senza bisogno di anestesia generale o sedazione.
Come Sono Stati Fatti i Restauri?
I trattamenti sono stati eseguiti da tre dentisti esperti in odontoiatria pediatrica, seguendo un protocollo standardizzato. Quando necessario, si è usata l’anestesia locale. L’isolamento del dente è stato fatto con diga di gomma o rulli di cotone. La carie è stata rimossa con strumenti rotanti e, vicino alla polpa, con escavatori manuali e un sistema chemio-meccanico (Carisolv III®) per essere più delicati. È stato preparato un piccolo bisello sul margine della cavità. Poi, è stato applicato un adesivo self-etch in due passaggi (Clearfil SE Bond) e fotopolimerizzato. Come base è stato usato un composito fluido (Filtek Z350XT Flowable) e poi il restauro vero e proprio è stato fatto con un composito universale (Filtek Z250 Universal), applicato in un unico strato data la piccola dimensione dei denti (spessore inferiore a 2 mm) e polimerizzato. Per le lesioni tra un dente e l’altro (interprossimali), sono state usate matrici e cunei. Niente corone preformate o simili. Dopo il restauro, un controllo dell’occlusione e una bella applicazione di fluoro topico (Duraphat). Ovviamente, istruzioni personalizzate di igiene orale per bimbi e genitori!

I Risultati Dopo Un Anno: Successi e Insuccessi
Dopo un anno, sono stati rivisti 46 bambini e 133 restauri (un tasso di richiamo molto buono, oltre l’83%). Come sono stati valutati? Utilizzando dei criteri standardizzati (i criteri USPHS modificati) che guardano la forma anatomica, l’adattamento marginale, la colorazione ai margini, la presenza di carie secondaria, il colore, la sensibilità e la ritenzione del restauro. Un restauro era considerato un successo se otteneva punteggi buoni (Alpha o Bravo) in tutti i parametri.
Allora, qual è stato il verdetto? Il 69,2% dei restauri (92 su 133) è stato giudicato un successo. Non male, considerando le difficoltà!
E gli insuccessi (il restante 30,8%, cioè 41 restauri)? Le cause principali sono state:
- Frattura o perdita del restauro: riscontrata nel 26,3% dei casi (35 denti).
- Carie secondaria: trovata nel 20,3% dei casi (27 denti).
- Problemi pulpari o periapicali (cioè infiammazione del nervo o infezione all’apice della radice): fortunatamente rari, solo nel 3,8% dei casi (5 denti).
Dei 41 restauri falliti, 36 avrebbero richiesto un rifacimento, ma solo 28 sono stati effettivamente ritrattati (i genitori degli altri 8 hanno preferito aspettare). Dei 5 denti con problemi pulpari, 2 sono stati devitalizzati e 3 estratti.
Il Fattore Chiave: Quante Superfici Coinvolte?
Ma c’è un “ma”. Analizzando i dati più a fondo (con un’analisi statistica chiamata regressione logistica), è emerso un fattore di rischio molto chiaro: il numero di superfici del dente coinvolte dalla carie.
In pratica, se la carie interessava tre o più superfici del dente, il rischio che il restauro fallisse era quasi 4 volte maggiore (OR 3.730, p=0.005) rispetto ai denti con solo una o due superfici cariate. Infatti, tra i restauri falliti, più della metà (51%) riguardava denti con 3 o più superfici coinvolte, e in questi casi il problema principale (nel 76% di questi fallimenti specifici) era proprio la frattura o la perdita dell’otturazione. La percentuale di successo per i denti con 3+ superfici era solo del 48,8%, quasi il 30% in meno rispetto a quelli con 1-2 superfici. Questo ci suggerisce che per carie molto estese sugli incisivi da latte, forse il restauro diretto in composito non è la scelta più duratura e bisognerebbe considerare alternative.

Perché Proprio il Composito? E le Alternative?
In questo studio si è scelto il composito per le sue buone caratteristiche di resistenza, estetica e capacità di mimetizzarsi col dente. È un approccio considerato minimamente invasivo e ben accettato. Certo, esistono altre opzioni:
- Fluoro diammina d’argento (SDF): Efficace nell’arrestare la carie, ma ha lo svantaggio estetico non indifferente di colorare la lesione di nero.
- Trattamento Restaurativo Atraumtico (ART) con cementi vetroionomerici (GIC): Utile per bambini poco collaborativi, ma i risultati sui denti anteriori non sono entusiasmanti (spesso falliscono entro il primo anno).
- Corone preformate (Strip crowns, in acciaio rivestito, in zirconia): Offrono un’estetica migliore e maggiore resistenza per carie estese, ma richiedono più tempo alla poltrona, cosa non sempre facile con bambini molto piccoli. Le tecniche digitali potrebbero offrire soluzioni interessanti in futuro per corone fatte su misura in studio.
Il composito, quindi, rappresenta un buon compromesso, specialmente per lesioni non troppo grandi.
La Sfida: Lavorare con i Piccoli Pazienti
Come accennato, lavorare su bambini così piccoli richiede pazienza e tecniche specifiche di gestione del comportamento: parlare con loro, mostrare gli strumenti prima di usarli (“tell-show-do”), usare un tono di voce adeguato, rinforzi positivi, distrazioni audiovisive… tutto per ottenere la loro collaborazione ed evitare paura e dolore. L’uso combinato di strumenti rotanti e rimozione chemio-meccanica della carie va proprio in questa direzione di delicatezza.
Cosa Portiamo a Casa?
Questo studio, pur con i suoi limiti (non c’era un gruppo di controllo con altri materiali, il follow-up era di “solo” 12 mesi), ci dà informazioni preziose sulla realtà clinica. Ci dice che i restauri diretti in composito possono essere una soluzione valida per trattare gli incisivi da latte superiori cariati nei bambini piccoli, soprattutto se la carie non è troppo estesa (idealmente coinvolge solo una o due superfici).
Il tasso di successo del 69,2% a un anno è incoraggiante, e la bassa incidenza di problemi pulpari (3,8%) suggerisce che questo approccio è efficace nel preservare la salute del dente, permettendogli magari di arrivare alla sua naturale permuta senza complicazioni.
Tuttavia, non dimentichiamo che la gestione della ECC è complessa. Un buon restauro è solo una parte della soluzione. La prevenzione e i controlli regolari (ogni 3 mesi per i bimbi ad alto rischio, secondo le linee guida) sono fondamentali per intercettare nuove carie e monitorare i restauri esistenti. La battaglia contro la carie infantile si vince su più fronti!
Fonte: Springer
