Funghi Minacciati: Un Viaggio per Riportarli a Casa nelle Foreste Boreali
Ciao a tutti! Oggi voglio portarvi con me in un viaggio affascinante, nel cuore pulsante delle foreste boreali, un mondo spesso silenzioso ma brulicante di vita nascosta. Parleremo di funghi, creature misteriose e fondamentali per l’ecosistema, ma che purtroppo, in molti casi, stanno scomparendo. Immaginate queste immense distese di alberi, soprattutto pini, nei paesi nordici. Un tempo erano regni incontrastati di biodiversità, ma l’ombra della silvicoltura commerciale si è allungata pesantemente.
Un Mondo Nascosto Sotto Attacco
Sapete, le pratiche forestali moderne tendono a “ripulire” troppo. Via gli alberi, certo, ma via anche il legno morto. Sembra un dettaglio, ma per migliaia di specie, quel legno è casa, cibo, vita. Pensate che una foresta boreale non gestita può avere dai 50 ai 120 metri cubi di legno morto per ettaro. In quelle commerciali? Appena 5-7! Una differenza abissale. In Finlandia, ad esempio, solo il 13% delle foreste è protetto, il resto è potenzialmente destinato al taglio. E così, circa 4000-5000 specie finlandesi, moltissime delle quali sono funghi che vivono proprio sul legno morto, si trovano in grave difficoltà.
Questi funghi, spesso chiamati “lignicoli”, hanno bisogno di trovare nuovo legno morto su cui stabilirsi una volta esaurito quello vecchio. Ma se le foreste antiche e ricche di legno morto diventano piccole isole frammentate in un mare di zone tagliate, come fanno a spostarsi? Le loro spore, i loro “semi”, spesso viaggiano solo per pochi metri. È come chiedere a qualcuno di attraversare l’oceano a nuoto. Molte specie, specialmente quelle già rare e inserite nelle “liste rosse” delle specie minacciate (i cosiddetti polipori, quei funghi spesso a mensola con i pori sotto), rischiano l’estinzione locale. Non basta più proteggere le poche aree rimaste; dobbiamo trovare un modo per aiutarli attivamente.
Una Scommessa Audace: Possiamo Riportarli Indietro?
Ed è qui che entra in gioco un’idea tanto semplice quanto potenzialmente rivoluzionaria: l’inoculazione. E se fossimo noi a dare un “passaggio” a questi funghi, aiutandoli a colonizzare nuovo legno in habitat adatti? È un po’ come fare un trapianto, ma per i funghi! L’idea mi affascina da matti. È un campo relativamente nuovo per la conservazione fungina, che è rimasta un po’ indietro rispetto a quella di piante e animali, ma sta prendendo piede.
Abbiamo deciso di metterla alla prova. Ci siamo concentrati su cinque specie di funghi finlandesi in lista rossa, tutti specialisti del legno di pino morto, in particolare di un tipo speciale chiamato “kelo” – tronchi di pino che muoiono in piedi, perdono la corteccia e cadono solo dopo molto tempo, diventando un substrato unico. Le specie scelte sono:
- Anthoporia albobrunnea
- Antrodia crassa
- Antrodia infirma
- Crustoderma corneum
- Dichomitus squalens (quest’ultimo ama anche le aree post-incendio o danneggiate da tempeste)
L’obiettivo era chiaro: vedere se potevamo far crescere il loro micelio (il corpo vegetativo del fungo, quella rete di filamenti che di solito non vediamo) su tronchi di pino selezionati e capire cosa influenzasse il successo di questo “trasloco assistito”.

L’Esperimento: Mani nella ‘Pasta’ del Bosco
Il lavoro è stato meticoloso. Prima abbiamo coltivato il micelio di queste cinque specie in laboratorio, partendo da piccoli frammenti o spore. Abbiamo usato diversi ceppi per ogni specie, per mantenere un po’ di diversità genetica. Poi, abbiamo preparato dei “tasselli” di legno di pino, li abbiamo sterilizzati e li abbiamo fatti colonizzare dal micelio in laboratorio. Una volta pronti, siamo andati in quattro diverse foreste protette della Finlandia meridionale e centrale.
Abbiamo scelto foreste di pino che avessero abbastanza legno morto recente per il nostro esperimento, ma dove le nostre specie target fossero assenti o molto rare (abbiamo controllato attentamente!). Per ogni specie fungina, abbiamo selezionato dei tronchi di pino caduti, sia tronchi “kelo” che tronchi “normali” con ancora la corteccia. Su ogni tronco abbiamo praticato dieci serie di piccoli fori, e in ogni foro abbiamo inserito due tasselli pieni di micelio, sigillando poi con cera da giardinaggio. Ogni tronco ha ricevuto una sola specie fungina. Abbiamo anche preparato tronchi di controllo, dove abbiamo inserito tasselli sterili, senza funghi.
Prima di inserire i tasselli, abbiamo prelevato campioni di segatura da ogni tronco per analizzare il DNA dei funghi già presenti. Un anno dopo l’inoculazione, siamo tornati e abbiamo prelevato altri campioni di segatura, vicino ai punti di inoculo, per vedere se il DNA delle nostre specie target era rilevabile, segno che il micelio si era diffuso.
Cosa Abbiamo Scoperto? Sorprese nel Legno!
I risultati sono stati davvero incoraggianti! Tutte e cinque le specie sono riuscite a stabilirsi in almeno una parte dei tronchi inoculati, con tassi di successo che variavano dal 28% al 60% a seconda della specie. Ce l’abbiamo fatta! L’inoculazione funziona, almeno in questa fase iniziale. È una notizia fantastica per la conservazione.
Ma le cose si fanno ancora più interessanti quando guardiamo ai dettagli. Ci aspettavamo che alcune caratteristiche del legno fossero cruciali. Per esempio, molte di queste specie in natura si trovano su legno già abbastanza decomposto. Noi, però, abbiamo ipotizzato che inoculandole su legno più fresco (stadio di decomposizione 1) avrebbero attecchito meglio rispetto a legno un po’ più avanti (stadio 2), perché magari c’era meno competizione. E in effetti, per due specie (Antrodia infirma e A. crassa), il legno più fresco si è rivelato significativamente migliore! Questo va un po’ contro l’idea che si basa solo sull’osservazione dei corpi fruttiferi (i funghi che raccogliamo), suggerendo che il micelio può essere presente e attivo molto prima.
E il famoso legno “kelo”? Pensavamo fosse il non plus ultra per alcune di queste specie. Invece, abbiamo scoperto che i funghi potevano crescere bene anche su tronchi di pino “normali”. Addirittura, per Antrodia infirma, la crescita sul kelo è stata *meno* abbondante! Sorprendente, vero? Anche il diametro del tronco ha dato risultati variabili: ha favorito Antrodia infirma ma sfavorito Crustoderma corneum. Questo ci dice che non possiamo generalizzare troppo: ogni fungo ha le sue preferenze, e forse sono più flessibili di quanto pensassimo, almeno nella fase iniziale di colonizzazione.

Il Vicinato Conta: Funghi tra Funghi
Ma forse la scoperta più intrigante riguarda la comunità fungina già presente nel tronco. Analizzando il DNA, abbiamo cercato di capire se la presenza di altri funghi influenzasse il successo delle nostre specie inoculate. Ebbene sì! Sembra che la composizione della comunità fungina residente abbia un impatto maggiore rispetto alle caratteristiche fisiche del tronco (come lo stadio di decomposizione o il tipo di legno).
Abbiamo trovato diverse associazioni, per lo più positive. Ad esempio, Dichomitus squalens sembrava andare d’accordo con ben sei generi di altri funghi presenti! Questo apre scenari affascinanti sulle interazioni nel micro-mondo del legno morto. Forse alcuni funghi si aiutano a vicenda a degradare il legno? O forse creano condizioni favorevoli l’uno per l’altro? Certo, queste sono solo associazioni, non possiamo stabilire una causa diretta, ma è chiaro che l’ecosistema dentro un singolo tronco è complesso e le interazioni biotiche sono fondamentali. È un aspetto che merita sicuramente più ricerca.
Guardando al Futuro: La Strada è Ancora Lunga
Quindi, cosa ci portiamo a casa da questa avventura? L’inoculazione si conferma uno strumento promettente per la reintroduzione dei funghi lignicoli minacciati. Possiamo dare una mano concreta a queste specie a ricolonizzare habitat da cui sono scomparse. È un passo avanti importante per la conservazione della biodiversità fungina.
Tuttavia, dobbiamo essere cauti. Aver dimostrato che il micelio cresce inizialmente è solo il primo passo. La vera sfida è capire se questi funghi riusciranno a persistere nel tempo, a diffondersi nel tronco, e soprattutto, a fruttificare, cioè a produrre i corpi fruttiferi che rilasceranno nuove spore per colonizzare altri tronchi. Questo richiederà un monitoraggio a lungo termine. Le caratteristiche del legno e le interazioni con altri organismi potrebbero diventare ancora più importanti man mano che il fungo matura.
In conclusione, questo studio ci apre una finestra su un mondo nascosto e ci dà speranza. Ci ricorda che anche gli organismi più piccoli e spesso trascurati, come i funghi, sono essenziali e meritano la nostra attenzione e i nostri sforzi di conservazione. La strada è ancora lunga, ma abbiamo uno strumento in più per provare a riparare i danni fatti e a restituire alle foreste boreali una parte della loro incredibile ricchezza. E io non vedo l’ora di vedere cosa scopriremo dopo!

Fonte: Springer
