Medico del pronto soccorso, donna, che indossa un visore VR durante una pausa in una stanza tranquilla adiacente al caotico pronto soccorso. Espressione rilassata. Luce soffusa nella stanza della pausa contrasta con l'illuminazione intensa visibile attraverso una porta socchiusa. Obiettivo prime 50mm, profondità di campo per separare il soggetto dallo sfondo.

Pronto Soccorso Sotto Stress? La Realtà Virtuale Potrebbe Essere la Tua Pausa Caffè Hi-Tech!

Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di qualcosa che mi sta particolarmente a cuore, un tema che tocca le corde di chi, come me, vive o ha vissuto la frenesia e la pressione del pronto soccorso. Parliamo di stress, di ansia e di come una tecnologia affascinante come la realtà virtuale (VR) potrebbe darci una mano incredibile.

Vita da Pronto Soccorso: Un Tuffo nell’Intensità

Immaginatevi la scena: siete un medico specializzando in un pronto soccorso (PS) di un grande ospedale. Turni massacranti di 24 ore, un flusso continuo di pazienti con problemi diversissimi, spesso critici. Il vostro ritmo sonno-veglia? Un lontano ricordo. Siete costantemente bombardati da stimoli visivi, sonori, emotivi. Aggiungete la carenza di risorse che a volte ci costringe a fare i salti mortali, la pressione di non sbagliare, la stanchezza fisica e mentale… beh, il quadro è chiaro. Non è un segreto che lavorare in PS sia una delle esperienze più intense e stressanti nel mondo della sanità.

La letteratura scientifica ce lo conferma: turni prolungati, specialmente quelli notturni, mettono a dura prova il nostro corpo e la nostra mente. Si parla di un rischio aumentato di problemi cronici come diabete, malattie cardiovascolari e, sì, anche depressione e disturbi d’ansia. Lo stress lavorativo nel nostro ambiente è una realtà tangibile, fatta di pazienti che aspettano, eventi avversi che possono capitare (errori, complicanze, a volte persino violenza) e una sensazione costante di essere sotto pressione. È una roba tosta, davvero.

E Se la Tecnologia Ci Desse una Mano? Entra in Scena la Realtà Virtuale

Di fronte a tutto questo, ci siamo chiesti: esistono modi innovativi per gestire questa pressione? Ed è qui che entra in gioco la realtà virtuale. Cos’è? Immaginate di indossare un visore e di essere catapultati in un altro mondo, un ambiente simulato ma incredibilmente immersivo, che vi fa sentire fisicamente presenti lì, lontano dal caos del PS. La VR non è solo un giochino hi-tech; è una tecnologia che sta dimostrando potenzialità enormi nel campo della salute psicologica. Alterando la nostra percezione, può influenzare il nostro comportamento e il nostro stato d’animo.

Pensate a un’esperienza VR che vi permetta di interagire con ambienti rilassanti, magari naturali, o semplicemente nuovi e stimolanti. L’idea è che questa immersione totale possa aiutarci a staccare la spina, ridurre l’ansia, lo stress e promuovere il benessere mentale. Finora, molte ricerche sulla VR in sanità si sono concentrate sui pazienti (per ridurre l’ansia prima di un intervento, gestire il dolore, ecc.), ma si è studiato molto meno l’impatto su di noi, professionisti sanitari. Ed è proprio qui che si inserisce lo studio di cui voglio parlarvi.

Fotografia di un medico del pronto soccorso, uomo, dall'aspetto stanco ma concentrato, in piedi in un corridoio affollato del pronto soccorso durante un turno notturno. Luce fluorescente dura, profondità di campo ridotta per sfocare lo sfondo caotico. Obiettivo prime 35mm, stile film noir.

Il Nostro Esperimento: Pausa Classica vs Pausa VR

Abbiamo voluto vedere con i nostri occhi (o meglio, con i dati!) se usare la VR durante un turno massacrante potesse fare la differenza sui livelli di ansia. Abbiamo coinvolto 26 colleghi specializzandi in medicina d’urgenza, metà uomini e metà donne, con un’età media intorno ai 29 anni. Lo studio si è svolto in un grande PS, il più attrezzato della regione, con circa 300 pazienti al giorno.

Ecco come abbiamo fatto:

  • Fase 1 (La Pausa Classica): Durante un turno, tra le 19:00 e le 22:00 (il momento di solito più caldo), abbiamo misurato il livello di ansia dei partecipanti usando una scala standardizzata (la STAI-I). Poi, gli abbiamo concesso 10 minuti di pausa libera, in cui potevano fare quello che volevano (prendere un caffè, chiacchierare, stare in silenzio…). Dopo la pausa, abbiamo misurato di nuovo l’ansia.
  • Fase 2 (La Pausa VR): Durante un turno successivo, nello stesso intervallo orario, abbiamo misurato l’ansia. Poi, per 10 minuti, i partecipanti hanno indossato un visore Oculus Quest 2 e usato un’applicazione chiamata “First Steps”. È un’app introduttiva che ti fa familiarizzare con la VR facendoti fare cose divertenti: lanciare aeroplanini di carta, pilotare un dirigibile, giocare a tennis virtuale, ballare… Dopo questi 10 minuti di “fuga” virtuale, abbiamo misurato di nuovo l’ansia.

L’obiettivo era semplice: confrontare l’effetto di una pausa “normale” con quello di una pausa potenziata dalla VR.

I Risultati? Sorprendenti!

Ebbene, cosa abbiamo scoperto? Che entrambe le pause aiutano, ma in modo diverso.
Dopo i 10 minuti di riposo classico, l’ansia dei medici è diminuita in modo statisticamente significativo. Un bel respiro, una piccola pausa, fa comunque bene. Il punteggio mediano di ansia è sceso da 46 a 43. Non male.

Ma tenetevi forte: dopo i 10 minuti con la realtà virtuale, la riduzione dell’ansia è stata molto, molto più marcata! Il punteggio mediano è crollato da 47 a 30. Parliamo di una riduzione del 36%, un risultato statisticamente molto significativo (p=0.001, per i più tecnici).

Quando abbiamo confrontato direttamente le due “riduzioni” (il cosiddetto Delta ansia), abbiamo visto che la VR ha “battuto” il riposo classico. La diminuzione mediana dell’ansia con la VR è stata più del doppio rispetto a quella ottenuta con il semplice riposo (11.5 punti contro 4.5 punti). Insomma, sembra proprio che quei 10 minuti passati in un altro mondo abbiano un effetto calmante decisamente più potente.

Primo piano di un visore VR Oculus Quest 2 appoggiato su una scrivania in una stanza tranquilla e poco illuminata all'interno di un ospedale. Luce controllata che evidenzia la texture del visore. Obiettivo macro 60mm, alta definizione, messa a fuoco precisa sul visore.

L’Esperienza dei Medici: Com’è Stato Usare la VR?

Ovviamente, non ci siamo fermati ai numeri. Abbiamo chiesto ai partecipanti cosa ne pensassero. Quasi nessuno (il 96%) aveva mai usato la VR prima! Eppure, l’hanno trovata facile da usare (media 4.54 su 5) e si sono adattati rapidamente all’ambiente virtuale (media 4.73 su 5). La maggior parte ha avuto la sensazione di essere davvero in un posto diverso dall’ospedale (media 4.27 su 5) e ha trovato le interazioni nell’app molto realistiche (media 4.50 su 5).

In generale, hanno ritenuto l’applicazione adatta allo scopo (media 4.65 su 5) e, cosa fondamentale, l’hanno trovata efficace nel ridurre lo stress (media 4.58 su 5). C’è stato qualche parere discordante sulla durata (forse 10 minuti sono pochi per alcuni?), ma il feedback generale è stato super positivo.

E gli effetti collaterali? La maggior parte (61%) non ne ha avuti. Qualcuno ha riportato un leggero capogiro (17%), perdita di equilibrio (9%), prurito o sudorazione dovuti al contatto col visore (9%), visione sfocata temporanea (4%) o mal di testa (4%). Ma attenzione: nessuno di questi effetti ha impedito ai partecipanti di completare la sessione VR.

Qualche Riflessione e i Prossimi Passi

Questo studio, pur con i suoi limiti, ci dice qualcosa di importante. È uno dei pochi fatti sui professionisti sanitari durante il turno e il primo a indagare specificamente l’effetto della VR sullo stress in un PS. Il fatto di poter confrontare la VR con il semplice riposo è un punto di forza.

Certo, ci sono delle cose da considerare. Lo studio è piccolo e fatto in un solo centro, quindi i risultati vanno presi con le pinze prima di generalizzare. Le misure di ansia erano soggettive. Abbiamo visto l’effetto subito dopo l’intervento, non sappiamo quanto duri. E poi c’è l’effetto novità: magari all’inizio la VR è super efficace perché è una cosa nuova ed eccitante. Funzionerà ancora così bene usandola regolarmente? Domanda aperta.

Interessante notare che, mentre la VR sembrava funzionare bene per quasi tutti, l’effetto non era statisticamente significativo per i medici con meno di due anni di esperienza. Forse perché in quella fase lo stress deriva molto anche dall’imparare il mestiere e l’adattamento è la sfida principale? O forse il campione era troppo piccolo in quel sottogruppo.

Cosa ci aspetta? Sicuramente servono studi più grandi, magari in più ospedali, per confermare questi risultati. Sarebbe bello misurare anche parametri oggettivi dello stress (come il cortisolo nella saliva o la variabilità della frequenza cardiaca) e vedere gli effetti a lungo termine. Potremmo sperimentare durate diverse delle sessioni VR o app diverse, magari focalizzate sulla mindfulness o la meditazione, che sappiamo essere utili per lo stress. E perché non confrontare la VR con altre pause attive, come 10 minuti di esercizio fisico?

Grafico a barre comparativo visualizzato su uno schermo digitale moderno, che mostra la riduzione dell'ansia dopo il riposo rispetto alla riduzione dopo l'uso della VR. Illuminazione da ufficio, messa a fuoco nitida sul grafico. Obiettivo zoom 24-70mm.

In Conclusione: Una Finestra sul Futuro del Benessere Medico?

Nonostante le cautele, il messaggio che mi porto a casa da questo studio è decisamente positivo. Una breve sessione di realtà virtuale durante un turno infernale sembra poter ridurre l’ansia dei medici di pronto soccorso, e lo fa in modo più efficace di una semplice pausa. I colleghi l’hanno apprezzata e l’hanno trovata facile da usare.

Forse, in futuro, accanto alla macchinetta del caffè, nei nostri ospedali troveremo delle piccole “oasi VR” dove poterci rifugiare per 10 minuti e ricaricare le batterie mentali? Chissà. Di certo, esplorare come la tecnologia possa supportare il nostro benessere psicofisico in ambienti così demanding come il pronto soccorso è una strada affascinante e necessaria. Staremo a vedere!

Fonte: Springer

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