Arabia Saudita: Come si Vive Davvero? Uno Sguardo Inedito sulla Qualità della Vita (Con Qualche Sorpresa!)
Ciao a tutti! Avete mai pensato a come si vive davvero in un paese come l’Arabia Saudita, al di là dei grattacieli scintillanti e delle dune del deserto che spesso vediamo nelle cartoline? Io sì, e di recente mi sono imbattuto in uno studio davvero illuminante che cerca di rispondere proprio a questa domanda, andando a misurare la qualità della vita percepita dalla popolazione.
Pensateci un attimo: capire come sta la gente, come percepisce la propria salute fisica e mentale, è fondamentale. Non solo per fare confronti nel tempo, ma soprattutto per chi deve prendere decisioni importanti, tipo dove investire i soldi per migliorare i servizi sanitari. E in Arabia Saudita, con tutti i cambiamenti e gli investimenti che stanno facendo nel settore sanitario grazie al programma “Vision 2030”, avere un punto di riferimento sulla qualità della vita è cruciale. Strano ma vero, finora mancava uno studio completo che fotografasse la situazione generale.
Lo Strumento Magico: PROMIS-GH entra in Scena
Per colmare questa lacuna, i ricercatori hanno usato uno strumento chiamato PROMIS-GH (Patient-Reported Outcome Measurement Information System – Global Health). Immaginatelo come un questionario super intelligente di sole 10 domande, pensato per darci un’idea chiara della salute fisica e mentale globale delle persone. È uno strumento standard, usato a livello internazionale, e la sua brevità è un gran vantaggio quando si vogliono coinvolgere migliaia di persone: meno domande, più risposte complete!
Questo studio ha pescato a caso i dati di 40.000 persone dal sistema sanitario nazionale saudita (pensate, su una popolazione di oltre 37 milioni!). Ovviamente, con un occhio di riguardo a bilanciare uomini e donne, fasce d’età e regioni. A questi fortunati (o forse dovrei dire “selezionati”) è arrivata una notifica sull’app della sanità digitale nazionale, “Sehhaty”, con l’invito a compilare il sondaggio. Alla fine, hanno risposto in 3.630, un tasso di risposta del 9,1% che, vi dirò, per i sondaggi online non è poi così malvagio, anche se apre qualche riflessione.
Allora, Come Stanno i Sauditi? “Molto Bene”, Ma…
E veniamo al sodo! In media, la popolazione saudita ha ottenuto un punteggio T (una specie di voto standardizzato) di 50.5 per la salute mentale globale e 48.5 per la salute fisica globale. Tradotto? Entrambi i valori rientrano nella categoria “molto buono” secondo le soglie specifiche stabilite per l’Arabia Saudita. Un bel risultato, no? Sembra che, in generale, la qualità della vita legata alla salute sia percepita positivamente.
Per darvi un’idea, il punteggio di riferimento medio della popolazione statunitense è 50. Quindi, i sauditi sono lì, in linea, e per la salute mentale addirittura un pelino sopra! Confrontandoli con altri paesi, sembrano stare meglio degli olandesi, i cui punteggi medi sono più bassi (45.2 per la fisica e 44.7 per la mentale), e in modo simile agli ungheresi per la salute fisica, ma meglio per quella mentale.
Però, come in ogni storia che si rispetti, c’è un “ma”. Anzi, più di uno. Lo studio ha infatti evidenziato delle disparità interessanti.

Le Sfide Nascoste: Donne, Nazionalità e Anzianità
La prima cosa che salta all’occhio è che essere donna o essere di nazionalità saudita è associato a punteggi di salute fisica e mentale più bassi. Non è una novità assoluta, intendiamoci. Anche in altri studi internazionali, e persino in precedenti ricerche saudite con strumenti diversi, le donne tendono a riportare una qualità della vita inferiore rispetto agli uomini. Le ragioni? Probabilmente un mix di fattori culturali, socio-economici e legati all’accesso all’assistenza sanitaria. E non dimentichiamo che l’obesità, più diffusa tra le donne saudite, è un noto “nemico” della qualità della vita.
Per quanto riguarda la nazionalità, il fatto che i sauditi abbiano punteggi più bassi rispetto ai non sauditi (ad eccezione degli egiziani per la salute mentale) può sembrare strano, ma c’è una spiegazione logica. La maggior parte dei non sauditi nel paese sono lavoratori che, per ottenere il permesso di lavoro, devono superare controlli medici sia nel loro paese d’origine sia all’arrivo in Arabia Saudita. Quindi, stiamo parlando di una popolazione tendenzialmente più giovane e “filtrata” dal punto di vista sanitario. Non è proprio un confronto alla pari con la popolazione generale saudita.
L’età, come c’era da aspettarsi, gioca un ruolo soprattutto per la salute fisica: i punteggi calano con l’avanzare degli anni, toccando il minimo nella fascia 70-97 anni. È il normale declino fisico, spesso accompagnato da malattie croniche. Curiosamente, per la salute mentale, i punteggi mostrano un andamento a “U” rovesciata: salgono fino alla fascia 50-60 anni per poi iniziare a diminuire.
Infine, anche la geografia interna conta! Chi vive nei cluster sanitari del sud sembra avere punteggi di salute fisica e mentale migliori rispetto a chi risiede nei cluster centrali. Le altre regioni (nord, est, ovest) non mostrano differenze significative. Qui le ragioni sono meno chiare e serviranno altri studi per capirci qualcosa di più.
Soglie Saudite: Un Metro Su Misura
Un aspetto molto interessante di questa ricerca è che ha permesso di stabilire delle soglie di interpretabilità dei punteggi PROMIS-GH specifiche per la popolazione saudita. In pratica, hanno definito cosa significa avere un punteggio “scarso”, “discreto”, “buono”, “molto buono” o “eccellente” nel contesto saudita. E queste soglie non sono identiche a quelle usate negli USA o in Olanda. Ad esempio, per la salute fisica, la soglia per essere classificati “eccellente” in Arabia Saudita è un po’ più bassa (≥52) rispetto agli USA (≥58) o all’Olanda (≥57). Questo ci dice che la percezione della salute e i “paletti” per definirla possono variare culturalmente, ed è fondamentale tenerne conto!
Limiti e Prospettive Future: La Strada è Ancora Lunga
Come ogni studio, anche questo ha i suoi limiti. Il basso tasso di risposta (9,1%) è il principale. Ci si chiede se chi ha risposto sia davvero rappresentativo di tutti. Magari chi sta molto bene era troppo impegnato per partecipare, o chi ha problemi di salute era più motivato a farlo. Inoltre, il sondaggio online potrebbe aver escluso persone con scarsa dimestichezza digitale o con disabilità. E poi, mancavano alcuni dati socio-demografici (livello di istruzione, reddito, ecc.) che avrebbero aiutato a scavare ancora più a fondo.
Nonostante ciò, questo studio è un primo, importantissimo passo. Ci dice che la qualità della vita in Arabia Saudita è generalmente “molto buona”, ma che ci sono delle aree di attenzione, soprattutto per le donne, gli anziani e i cittadini sauditi stessi rispetto ai residenti stranieri (con le dovute cautele interpretative).

Cosa ci portiamo a casa? Che queste informazioni sono oro colato per chi deve sviluppare politiche sanitarie e allocare risorse. Bisogna lavorare per ridurre queste disparità, magari con interventi mirati per i gruppi più vulnerabili e migliorando l’accessibilità ai servizi sanitari digitali, che sono già una realtà importante nel paese.
Insomma, la ricerca non si ferma qui. Serviranno studi futuri, magari con tassi di risposta più alti e approcci misti (quantitativi e qualitativi) per capire meglio le ragioni dietro queste variazioni. Ma una cosa è certa: ora abbiamo una base di partenza solida per monitorare e, speriamo, migliorare ancora di più la qualità della vita nel Regno.
E voi, cosa ne pensate? Vi aspettavate questi risultati?
Fonte: Springer
