Schizzo Brutto, Idea Geniale? Come la Qualità Visiva Influenza (o No) la Valutazione nel Design
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di qualcosa che mi affascina da sempre nel mondo del design e dell’ingegneria: come valutiamo le idee? E, soprattutto, quanto ci lasciamo influenzare dall’apparenza, dalla “confezione” con cui un’idea ci viene presentata? Sapete, quella sensazione di essere attratti da uno schizzo super dettagliato o da un rendering fotorealistico, magari a scapito di un’idea potenzialmente migliore ma presentata in modo più grezzo. Ecco, mi sono chiesto: questa è solo un’impressione o c’è sotto un meccanismo psicologico preciso? E questo meccanismo, cambia con l’esperienza?
Il Fascino Pericoloso della Correlazione Illusoria
Esiste un fenomeno psicologico chiamato Correlazione Illusoria (IC). In parole povere, è la tendenza del nostro cervello a vedere legami o pattern tra le cose anche quando non esistono, specialmente se abbiamo pochi dati o se alcuni elementi sono particolarmente distintivi o rari. Pensate agli stereotipi: spesso nascono proprio da correlazioni illusorie, associando un comportamento (magari raro) a un intero gruppo di persone.
Nel design ingegneristico, questo bias cognitivo può essere un bel problema. Immaginate di dover valutare diverse proposte per un nuovo prodotto. Se una proposta è presentata con uno schizzo magnifico e un’altra con uno scarabocchio veloce, potremmo essere inconsciamente portati a pensare che la prima sia anche funzionalmente superiore, anche se non è vero. Questa è la correlazione illusoria al lavoro: associamo “alta qualità grafica” a “alta qualità funzionale”, senza una vera prova.
Studi precedenti avevano già suggerito questa possibilità. Ad esempio, Macomber e Yang (2012) avevano notato che schizzi e rendering di qualità superiore tendevano a ricevere preferenze maggiori, indipendentemente dal contenuto. Ma si trattava di preferenza generica. Io volevo andare più a fondo: questo bias influenza anche la valutazione specifica della funzionalità di un prodotto? E l’esperienza nel campo del design cambia le carte in tavola?
L’Esperimento: Mettiamo alla Prova Studenti e Idee
Per capirci qualcosa di più, ho partecipato a una ricerca (descritta nell’articolo linkato alla fine) che ha coinvolto studenti di ingegneria, dividendoli in due gruppi: i “novizi” (studenti dei primi anni) e gli “avanzati” (studenti laureati con più esperienza di design).
Abbiamo presentato loro diversi concept di prodotti comuni (macchine da caffè, lavatrici, forbici) e anche dei semplici cilindri (come controllo, privi di funzionalità specifica). La cosa interessante è che ogni prodotto era raffigurato in otto modi diversi: quattro livelli di qualità per gli schizzi (da disegni a mano molto rapidi a schizzi puliti e dettagliati) e quattro livelli per i rendering (da modelli CAD base a rendering ombreggiati e con materiali realistici).
Agli studenti è stato chiesto di classificare rapidamente (in meno di 12-30 secondi per domanda, per stimolare una risposta più intuitiva) i prodotti all’interno di ogni gruppo, basandosi su attributi specifici legati alla funzionalità (es. “Quale sembra più facile da usare?”, “Quale sembra più robusto?”) e anche sulla preferenza personale (es. “Quale compreresti?”).
L’idea era vedere se la qualità dello schizzo o del rendering (la “confezione”) influenzasse le loro classifiche sulla funzionalità (il “contenuto”). Per avere un riferimento oggettivo, avevamo delle risposte “baseline”, basate su specifiche tecniche reali e recensioni di utenti per quei prodotti.

Risultato Sorprendente: La Funzionalità Vince sull’Apparenza (Più o Meno)
E qui arriva la parte interessante. Contrariamente alla mia ipotesi iniziale (H1), ovvero che una qualità grafica maggiore portasse a percepire una maggiore funzionalità, i risultati hanno mostrato che non c’era una correlazione lineare statisticamente significativa tra la qualità dello schizzo/rendering e la valutazione della funzionalità. In pratica, gli studenti, nel complesso, non si sono fatti fregare dall’apparenza quando dovevano giudicare come funzionava un prodotto! Anzi, le loro valutazioni sulla funzionalità erano correlate positivamente con le risposte baseline reali. Questo è un risultato confortante: sembra che, almeno su domande specifiche di funzionalità, riusciamo a guardare oltre la superficie.
Tuttavia, un dettaglio curioso è emerso analizzando le medie dei punteggi. Per le domande basate sulla preferenza personale, è apparso un effetto non lineare, una sorta di “effetto Riccioli d’Oro”: gli studenti tendevano a preferire i livelli di qualità intermedi (livello II e III), né quelli troppo grezzi (livello I) né quelli super rifiniti (livello IV). Per le domande sulla funzionalità, la preferenza andava soprattutto al livello II. Questo suggerisce che forse gli estremi (troppo poco o troppo curato) possono generare una sorta di diffidenza o distacco, mentre una “giusta misura” di dettaglio è più apprezzata. Un fenomeno interessante da tenere d’occhio, anche se non supporta l’idea di una correlazione illusoria lineare tra qualità grafica e funzionalità percepita.
L’Esperienza Conta: Avanzati vs. Novizi
E che dire della differenza tra studenti novizi ed esperti (la mia seconda ipotesi, H2)? Mi aspettavo che i novizi fossero più suscettibili alla correlazione illusoria. I risultati sono stati più sfumati ma hanno confermato l’importanza dell’esperienza.
Né i novizi né gli avanzati hanno mostrato una correlazione significativa tra la qualità grafica e la valutazione della funzionalità (quindi, entrambi i gruppi hanno evitato la “trappola” principale della correlazione illusoria in questo contesto). Però, c’era una differenza cruciale: le valutazioni sulla funzionalità date dagli studenti avanzati erano significativamente più correlate alle risposte baseline (quelle reali) rispetto a quelle dei novizi.
Cosa significa? Che gli studenti con più formazione ed esperienza nel design avevano una migliore capacità intuitiva di giudicare la funzionalità di un prodotto basandosi solo su una rappresentazione visiva, indipendentemente da quanto fosse “bella”. Erano meno “vulnerabili” a farsi sviare da fattori superficiali perché la loro esperienza li aiutava a cogliere meglio gli aspetti funzionali sottostanti. Questo supporta l’idea che l’educazione e la pratica nel design aiutino a sviluppare un “occhio” più critico e meno soggetto a certi bias.

Cosa Ci Portiamo a Casa?
Questa ricerca mi ha lasciato con alcune riflessioni importanti.
- Non giudicare (sempre) dalla copertina: Sembra che quando si tratta di valutare la funzionalità specifica di un concept, siamo più bravi di quanto pensassi a non farci abbindolare dalla qualità della presentazione grafica. Almeno in un contesto di valutazione individuale e mirata.
- L’esperienza è un’ottima maestra: La formazione e l’esperienza nel design ingegneristico sembrano davvero affinare la capacità di valutare la sostanza (funzionalità) oltre la forma (qualità grafica), rendendo i designer più esperti meno vulnerabili alla correlazione illusoria in questo specifico compito. Un plauso ai percorsi formativi!
- Attenzione all'”effetto Riccioli d’Oro”: La preferenza per i livelli di qualità intermedi, emersa nelle domande di preferenza, è un campanello d’allarme. In un contesto di team, idee presentate in modo “estremo” (troppo grezzo o troppo rifinito) potrebbero essere scartate a priori, non per la loro validità intrinseca, ma solo per come appaiono.
Ovviamente, questa ricerca ha i suoi limiti: è stata fatta su studenti (non professionisti), in un contesto individuale (non di team), con prodotti specifici e rappresentazioni create da un unico artista. Il mondo reale è più complesso. Tuttavia, credo offra spunti preziosi.
Ci ricorda che, sebbene l’aspetto conti, specialmente per la preferenza generale, quando si scende nel dettaglio della funzionalità, la nostra capacità di analisi può prevalere. E, soprattutto, ci conferma che investire in formazione ed esperienza è fondamentale per sviluppare un giudizio critico solido, capace di vedere il potenziale di un’idea anche quando non è avvolta in una confezione scintillante.
E voi, vi siete mai trovati a rivalutare un’idea dopo aver superato l’impatto iniziale della sua presentazione? Fatemelo sapere!
Fonte: Springer
