Immagine simbolica per la protezione dell'infanzia: una mano adulta protegge delicatamente una piccola mano di bambino sopra un documento ufficiale sfocato, prime lens 50mm, depth of field, illuminazione morbida e calda, colori leggermente desaturati, evocando cura e responsabilità nel contesto legale.

Perizie nella Tutela Minori: Perché Ammettere Dubbi e Alternative Fa la Differenza (e Aumenta la Qualità)

Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un argomento delicato ma fondamentale: le perizie nei casi di protezione dei minori. Sapete, quelle valutazioni fatte da esperti, spesso psicologi, che finiscono sulle scrivanie di giudici e servizi sociali e che possono cambiare radicalmente la vita di un bambino e della sua famiglia. Lavorare in questo campo significa camminare su un filo sottile, cercando di bilanciare i diritti dei bambini (sanciti dalla Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia) con quelli dei genitori, spesso in situazioni cariche di dolore e complessità.

Il Dilemma dell’Esperto: Certezza Assoluta o Onestà Intellettuale?

Quando un esperto viene chiamato a valutare una situazione familiare complessa – parliamo di sospetti abusi, maltrattamenti, incuria – ci si aspetta da lui una valutazione chiara, quasi una sentenza. Ma la realtà, come ben sappiamo, è raramente bianca o nera. Qui entra in gioco un aspetto cruciale che spesso viene sottovalutato: l’importanza per l’esperto di ammettere i limiti del proprio lavoro, di esprimere dubbi e, soprattutto, di considerare e presentare spiegazioni alternative alle proprie conclusioni.

Potrebbe sembrare controintuitivo, vero? Istintivamente, potremmo pensare che un esperto “forte” sia quello che non ha esitazioni, che mostra una fiducia incrollabile nelle proprie valutazioni. Eppure, la ricerca scientifica (e anche il buon senso, direi!) ci suggerisce altro. Essere consapevoli dei propri limiti e dei possibili bias cognitivi, come il famigerato confirmation bias (la tendenza a cercare solo le informazioni che confermano le nostre idee preesistenti, ignorando quelle contrarie), è un segno di grande professionalità e rigore scientifico.

Pensateci: in un campo così delicato, dove le decisioni hanno un impatto enorme, non è forse meglio un esperto che dice “Questa è la mia conclusione basata sui dati X e Y, ma dobbiamo considerare anche le ipotesi Z e W, e ci sono dei limiti nel metodo che ho usato qui e là”, piuttosto che uno che presenta le sue conclusioni come verità assolute e indiscutibili? Io credo proprio di sì.

La Nostra Ricerca: Mettere alla Prova l’Importanza della “Giustificazione”

Proprio per capire meglio questo legame tra l’onestà intellettuale dell’esperto (che chiameremo “giustificazione” – intesa come capacità di motivare, ammettere limiti e considerare alternative) e la qualità effettiva delle perizie, abbiamo condotto uno studio approfondito. Ci siamo messi lì, con pazienza e rigore, e abbiamo analizzato ben 306 perizie reali provenienti dal sistema norvegese di tutela minori (casi trattati tra il 2020 e il 2023).

Abbiamo sviluppato un sistema di codifica dettagliato per valutare diversi aspetti di queste perizie:

  • La qualità generale della valutazione.
  • La qualità della discussione metodologica (l’esperto spiega bene *come* è arrivato a quelle conclusioni?).
  • Il comportamento professionale dell’esperto (oggettività, neutralità, rispetto per tutte le parti coinvolte, cautela nello stile di scrittura).
  • E, ovviamente, il grado di “giustificazione”: l’esperto ha presentato ipotesi alternative? Ha ammesso limiti o espresso riserve? Ha parlato di dubbi o rischi?

Il lavoro di codifica è stato lungo e meticoloso, svolto da un team addestrato per garantire la massima affidabilità (abbiamo usato il coefficiente Alpha di Krippendorff, ottenendo ottimi risultati, α = .89).

Primo piano di una mano che scrive meticolosamente note su un documento legale complesso, simboleggiando l'analisi dettagliata delle perizie. Macro lens 100mm, high detail, luce da studio controllata, focus preciso sulla punta della penna e sul testo.

I Risultati: L’Onestà Paga (in Termini di Qualità)!

Ebbene, cosa abbiamo scoperto? I risultati sono stati piuttosto chiari e hanno confermato le nostre ipotesi. C’è una correlazione positiva significativa (p < 0.001, per i più tecnici) tra il grado di "giustificazione" mostrato dall'esperto e la qualità generale percepita della perizia. In parole povere: gli esperti che erano più bravi a motivare le proprie conclusioni ammettendo limiti, dubbi e alternative, hanno prodotto perizie giudicate di qualità superiore.

Andando più nel dettaglio:

  • La qualità della valutazione e la qualità della discussione metodologica erano significativamente più alte negli esperti con alti livelli di giustificazione rispetto a quelli con livelli medi o bassi.
  • Anche i punteggi relativi al comportamento professionale (oggettività, neutralità, cautela, ecc., secondo i codici etici come quelli dell’APA – American Psychological Association) aumentavano di pari passo con il livello di giustificazione.
  • Gli esperti che esplicitamente discutevano dubbi, limiti e presentavano ipotesi alternative ottenevano punteggi più alti su diverse nostre misure di qualità.

È interessante notare che c’era una grande variabilità tra gli esperti nel loro livello di “giustificazione”. Non tutti sono ugualmente abili (o forse disposti?) a questo esercizio di pensiero critico e onestà intellettuale. Solo circa il 24% degli esperti nel nostro campione ha raggiunto un punteggio elevato nella nostra scala di giustificazione. Questo è un dato che fa riflettere, considerando quanto sappiamo sui bias cognitivi e sull’importanza di contrastarli, specialmente in contesti così delicati.

Perché Questo è Così Importante? Implicazioni Pratiche

Questi risultati non sono solo numeri su un grafico; hanno implicazioni molto concrete.
Innanzitutto, ci dicono che la tendenza a fidarsi di più dell’esperto che appare super sicuro e senza dubbi potrebbe essere fuorviante. La vera competenza, in molti casi, si manifesta anche nella capacità di riconoscere la complessità e l’incertezza. Un esperto che considera apertamente alternative e limiti non è “debole”, ma probabilmente più rigoroso e meno soggetto a bias.

Questo dovrebbe essere un messaggio importante per i decisori legali (giudici, membri delle commissioni): non equiparate automaticamente la fiducia ostentata con l’accuratezza. Una perizia ben “giustificata”, che esplora diverse angolazioni e riconosce le proprie debolezze, potrebbe essere una base molto più solida per prendere decisioni difficili.

In secondo luogo, questi risultati suggeriscono che c’è spazio per migliorare la formazione degli esperti. Insegnare non solo le tecniche di valutazione, ma anche come riconoscere e mitigare i propri bias cognitivi, come applicare un approccio falsificazionista (cercare attivamente prove *contro* la propria ipotesi iniziale) e come comunicare efficacemente dubbi e limiti, potrebbe portare a un miglioramento generale della qualità delle perizie.

Un gruppo diversificato di professionisti (psicologi, assistenti sociali) in una sala riunioni luminosa, impegnati in una discussione costruttiva attorno a un tavolo. Prime lens 35mm, depth of field, atmosfera collaborativa e riflessiva.

Infine, non dimentichiamo l’impatto sulle famiglie. Una perizia scritta con cautela, rispetto, oggettività e che riconosce la complessità della situazione, pur arrivando a conclusioni magari difficili da accettare, è probabilmente percepita in modo diverso rispetto a un documento che appare giudicante o eccessivamente assertivo.

Qualche Limite (Sì, Li Ammettiamo Anche Noi!)

Come ogni ricerca, anche la nostra ha dei limiti. Ad esempio, c’è una potenziale sovrapposizione tra i concetti di “giustificazione” e “qualità”: un esperto che pensa profondamente al caso per giustificarlo meglio potrebbe anche scrivere una perizia di qualità superiore in generale. Inoltre, gli stessi codificatori hanno valutato entrambe le variabili, introducendo un rischio di bias dell’osservatore (anche se l’alta affidabilità tra codificatori è rassicurante). Non avevamo nemmeno una misura esterna del “valore” della perizia, come ad esempio l’esito finale del caso in tribunale. Sarebbe interessantissimo, in futuro, seguire questi casi nel sistema legale per vedere come le perizie (e il loro livello di giustificazione) influenzano le decisioni finali.

In Conclusione: L’Onestà Intellettuale Come Faro

Nonostante i limiti, il messaggio centrale del nostro studio mi sembra forte e chiaro: nel campo incredibilmente delicato della protezione dei minori, l’approccio critico verso il proprio lavoro, la capacità di discutere dubbi e limiti, e la volontà di presentare ipotesi alternative non sono segni di debolezza, ma indicatori di alta qualità professionale ed etica.

Gli esperti che adottano questo approccio “giustificato” non solo producono perizie valutate come migliori, ma dimostrano anche un maggiore rispetto dei principi etici fondamentali come l’oggettività, la neutralità e la cautela. Speriamo che questi risultati contribuiscano a promuovere una cultura in cui l’onestà intellettuale e il pensiero critico siano sempre più valorizzati, a beneficio ultimo dei bambini e delle famiglie coinvolte in queste difficili situazioni.

Immagine simbolica di un faro che proietta un fascio di luce nella nebbia su un mare mosso, rappresentando la guida dell'onestà intellettuale in situazioni complesse. Wide-angle lens 20mm, long exposure per ammorbidire l'acqua, focus nitido sul faro.

Fonte: Springer

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