Devitalizzazioni Studenti Odontoiatria: Promossi o Rimandati? La Qualità Sotto Esame
Parliamoci chiaro, l’endodonzia – quella che comunemente chiamiamo devitalizzazione – non è una passeggiata. È una branca dell’odontoiatria tecnicamente complessa, e visto quanto sono comuni i denti devitalizzati e i problemi associati come la parodontite apicale, è fondamentale che i futuri dentisti siano super preparati. Ma lo sono davvero fin dall’inizio?
Ecco, mi sono tuffato in uno studio interessante che ha voluto proprio mettere sotto la lente d’ingrandimento il lavoro degli studenti di odontoiatria durante la loro formazione preclinica, quella fase cruciale in cui si fanno le ossa prima di mettere le mani in bocca ai pazienti veri. L’obiettivo? Valutare la qualità delle otturazioni dei canali radicolari (quelle che sigillano il dente dopo la devitalizzazione, in gergo RCFs) fatte su molari mandibolari estratti. Perché i molari? Perché sono notoriamente i più rognosi!
Come abbiamo “spiato” il lavoro degli studenti?
Abbiamo preso in esame le registrazioni endodontiche e le radiografie periapicali di 260 molari mandibolari (primi e secondi, senza distinzione di lato), tutti trattati da studenti del secondo e terzo anno durante le loro esercitazioni precliniche nell’anno accademico 2023-2024 presso la Facoltà di Odontoiatria dell’Università Burdur Mehmet Akif Ersoy in Turchia. Niente trucchi, niente inganni: i denti erano inseriti nella cera, quindi gli studenti non potevano vedere gli apici, proprio come succede in bocca.
Per valutare la qualità del lavoro, ci siamo basati su criteri ben definiti, simili a quelli stabiliti dalle più importanti associazioni di endodonzia (l’americana AAE e l’europea ESE). Abbiamo guardato tre cose fondamentali nelle radiografie finali:
- Lunghezza: L’otturazione arrivava al punto giusto? Né troppo corta, né troppo lunga (idealmente tra 0 e 2 mm dall’apice radiografico).
- Densità: L’otturazione era compatta, senza spazi vuoti (che potrebbero far ripartire l’infezione)?
- Conicità (Taper): La forma dell’otturazione seguiva quella naturale del canale, leggermente più larga verso la corona e più stretta verso l’apice?
Per considerare un’otturazione “accettabile”, tutti e tre questi parametri dovevano essere perfetti. E siccome i molari hanno più radici (e quindi più canali), bastava che un solo canale non fosse a posto per bocciare l’intero dente. Severi? Forse, ma è l’unico modo per garantire un trattamento di successo! Tre endodontisti esperti hanno valutato le radiografie per assicurare l’oggettività.
I Risultati: Luci e (parecchie) Ombre
E qui arriva la parte interessante, forse un po’ preoccupante. Tenetevi forte: su 260 molari trattati, solo 67 (il 25.8%) sono stati giudicati di qualità complessivamente accettabile. Meno di uno su tre!
C’è però una differenza notevole tra gli studenti del secondo e quelli del terzo anno. I ragazzi del terzo anno, che ovviamente hanno più ore di formazione teorica e pratica alle spalle (120 ore pratiche e 60 teoriche contro le 30+30 del secondo anno), se la sono cavata decisamente meglio: il 44.5% dei loro lavori era accettabile. Quelli del secondo anno? Solo il 12.0%. La differenza è statisticamente significativa (p<0.05), il che suggerisce che l'esperienza e l'allenamento contano, eccome.

Scavando nei Dettagli: Lunghezza, Densità e Conicità
Se andiamo a vedere i singoli parametri, la situazione si fa più chiara:
- Lunghezza: Qui le cose vanno meglio. Il 76.9% delle otturazioni aveva una lunghezza corretta. Anche qui, i ragazzi del terzo anno sono stati più bravi (87.3% vs 69.3% del secondo anno).
- Densità: Nota dolente. Solo il 34.2% delle otturazioni era sufficientemente denso. Un bel problema, perché i vuoti sono un invito a nozze per i batteri. Terzo anno (48.2%) meglio del secondo (24.0%), ma comunque percentuali basse.
- Conicità: Altro punto debole. Solo il 40.0% mostrava una conicità adeguata. Di nuovo, terzo anno (55.5%) superiore al secondo (28.7%).
Questi risultati, soprattutto per densità e conicità, non sono entusiasmanti. Indicano che la preparazione chemio-meccanica del canale (pulizia e sagomatura) e la successiva otturazione presentano delle difficoltà significative per gli studenti, specialmente all’inizio.
Perché questi risultati? E cosa possiamo imparare?
Ci sono diverse ragioni che possono spiegare questa performance non ottimale. Prima di tutto, i molari mandibolari sono anatomicamente complessi: radici curve, canali accessori, forme strane… sono una sfida anche per dentisti esperti, figuriamoci per studenti alle prime armi.
Poi c’è la tecnica utilizzata. In questa fase preclinica, gli studenti usavano strumenti manuali in acciaio (lime K e H) con la tecnica “step-back” e otturavano con la condensazione laterale a freddo della guttaperca. Sono tecniche tradizionali, ma richiedono grande manualità e sono più soggette a errori procedurali (gradini, perforazioni, trasporto del canale) rispetto a tecniche più moderne che usano strumenti rotanti in Nichel-Titanio. La condensazione laterale a freddo, se il canale non è preparato alla perfezione, può facilmente lasciare dei vuoti.
Il confronto con altri studi simili in diverse università mostra risultati molto variabili (dal 26% al 67% di successo sui molari). Questo dipende dalle metodologie di valutazione, dai criteri usati, dal livello degli studenti (alcuni studi valutano studenti più avanti nel corso) e, soprattutto, dalle tecniche insegnate. Studi dove si usano strumenti rotanti e tecniche di otturazione diverse (es. cono singolo) tendono a riportare risultati migliori.

È chiaro che, sebbene gli studenti del terzo anno mostrino un miglioramento significativo, il livello generale raggiunto nella fase preclinica su un compito complesso come la devitalizzazione di un molare necessita di attenzione. La formazione preclinica è il fondamento su cui si costruisce la competenza clinica futura.
Proposte per Migliorare: Un Curriculum al Passo coi Tempi
La buona notizia è che questi risultati non sono una condanna, ma uno stimolo a migliorare. L’università in questione ha già recepito il messaggio e ha introdotto (o sta introducendo) diverse modifiche al percorso formativo preclinico. L’idea è quella di “alzare l’asticella” e preparare meglio gli studenti alle sfide cliniche. Ecco alcune delle proposte, che trovo molto sensate:
- Più ore di pratica: Aumentare le ore di esercitazione preclinica, specialmente per gli studenti del secondo anno (da 30 a 60 ore).
- Tecnologie moderne: Introdurre l’uso di strumenti rotanti in Nichel-Titanio e dei localizzatori apicali elettronici (che aiutano a determinare la lunghezza di lavoro con precisione) già nella formazione preclinica del terzo anno.
- Progressione graduale: Far esercitare gli studenti prima su casi più semplici (denti monoradicolati) e assicurarsi che abbiano capito bene la procedura prima di passare ai molari.
- Più molari: Aumentare il numero di molari su cui gli studenti devono esercitarsi.
- Simulazione realistica: Usare i “phantom head” (teste manichino) per simulare meglio le condizioni cliniche (posizione, accesso limitato).
- Più tutor: Migliorare il rapporto numerico tra docenti/tutor e studenti (passando da 1:11 a 1:6, almeno per il terzo anno).
- Docenti specializzati: Aumentare il numero di docenti specializzati in endodonzia coinvolti nella formazione preclinica.
- Valutazioni frequenti: Introdurre verifiche più regolari delle competenze teoriche e pratiche acquisite.
In Conclusione: Un Lavoro da Perfezionare
Insomma, questo studio ci dice che la strada per formare dentisti capaci di eseguire devitalizzazioni impeccabili, soprattutto sui molari, è in salita. La qualità delle otturazioni realizzate dagli studenti preclinici, usando tecniche manuali tradizionali, è risultata spesso inadeguata. Questo non è colpa degli studenti, ma evidenzia la complessità della materia e forse la necessità di aggiornare i metodi didattici.
L’introduzione di tecnologie più moderne e un ripensamento dell’approccio formativo, come quello proposto, sembrano passi fondamentali per migliorare le competenze degli studenti prima che affrontino i pazienti reali. Sarà interessante vedere, in futuro, se queste modifiche porteranno i frutti sperati. Perché alla fine, l’obiettivo è uno solo: garantire cure di alta qualità per la salute orale di tutti noi.

Fonte: Springer
