Parto in Kenya: Solo Metà delle Donne Riceve Cure Adeguate? Scopriamo Perché!
Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un argomento che mi sta molto a cuore e che, secondo me, merita molta più attenzione: la qualità dell’assistenza durante il parto, in particolare in un paese affascinante e complesso come il Kenya. Sapete, quando pensiamo al parto, spesso immaginiamo un momento unico e speciale. Ed è così! Ma la qualità delle cure che una mamma e il suo bambino ricevono in quelle ore cruciali può fare letteralmente la differenza tra la vita e la morte, o comunque influenzare profondamente la loro salute futura.
Recentemente mi sono imbattuto in uno studio basato sui dati del Kenya Demographic and Health Survey (KDHS) del 2022. Questo studio ha analizzato la situazione di quasi 12.000 donne che avevano partorito di recente, cercando di capire quali fattori fossero legati a un’assistenza “di qualità” durante il travaglio e il parto (il cosiddetto periodo *intrapartum*). E i risultati, ve lo dico subito, mi hanno fatto riflettere parecchio.
Cosa Significa “Assistenza di Qualità” Durante il Parto?
Prima di addentrarci nei risultati, capiamo cosa intendevano i ricercatori per “qualità”. Basandosi sulla letteratura e sui dati disponibili nel sondaggio KDHS, hanno definito l’assistenza intrapartum di qualità come il ricevere *tutti e tre* questi elementi clinici fondamentali:
- Partorire in una struttura sanitaria (ospedale, clinica pubblica, privata, ONG, ecc.).
- Ricevere assistenza da personale qualificato (medico, infermiere/ostetrica, ufficiale clinico).
- Il personale qualificato mette il neonato sul seno della madre entro un’ora dalla nascita.
Certo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) include molti altri aspetti, sia clinici (monitoraggio regolare, gestione del dolore, cura continua) che non clinici (rispetto, supporto emotivo, comunicazione efficace), ma questi tre erano quelli misurabili con i dati a disposizione. E già così, il quadro che emerge è significativo.
La Situazione in Kenya: Luci e Ombre
Allora, quanti di voi pensano che la maggior parte delle donne in Kenya riceva queste cure essenziali? Tenetevi forte: lo studio ha rivelato che solo il 52,6% delle donne intervistate ha ricevuto quella che è stata definita “assistenza intrapartum di qualità”. Poco più della metà!
Se guardiamo ai singoli componenti, le cose sembrano andare meglio:
- L’88,2% ha partorito in una struttura sanitaria.
- Il 90,4% ha ricevuto assistenza da personale qualificato.
Questi numeri sono incoraggianti, superiori alla media di altre aree dell’Africa subsahariana e mostrano i frutti degli sforzi fatti dal Kenya, come l’abolizione delle tasse per il parto nelle strutture pubbliche nel 2013. Ma allora dov’è l’intoppo? Il terzo punto: solo il 59,8% delle donne ha visto il proprio bambino messo al seno entro la prima ora dal personale che l’ha assistita. Questo dato è più basso rispetto ad altri paesi vicini e indica un’area critica su cui lavorare.
Nonostante i progressi, la mortalità materna in Kenya (355 decessi ogni 100.000 nati vivi nel 2022) rimane ben al di sopra dell’obiettivo globale dell’ONU (meno di 70 entro il 2030). E molte di queste morti sono dovute a complicazioni gestibili durante il parto, spesso legate a cure non ottimali.

Chi Riceve Cure Migliori? I Fattori Chiave
Lo studio ha scavato più a fondo per capire chi ha più probabilità di ricevere cure di qualità. E qui le cose si fanno interessanti, perché sembrano essere proprio le caratteristiche socio-demografiche a giocare un ruolo cruciale.
Ecco chi ha maggiori probabilità di ricevere cure migliori:
- Donne con istruzione secondaria o superiore: Hanno quasi 1,5 volte più probabilità rispetto a chi ha un’istruzione primaria o nessuna. L’istruzione, si sa, apre le porte alla conoscenza, all’autonomia decisionale e a una migliore utilizzo dei servizi sanitari, inclusa l’assistenza prenatale che prepara al parto.
- Donne che lavorano: Hanno il 24% di probabilità in più rispetto alle donne non occupate. Avere un reddito probabilmente dà maggiore indipendenza economica per affrontare spese impreviste (trasporti, materiali) e forse una maggiore capacità di “pretendere” servizi adeguati.
- Donne con 3-4 figli viventi: Hanno il 31% di probabilità in più rispetto a chi ne ha meno (≤2). Questo potrebbe suggerire che l’esperienza pregressa renda le donne più consapevoli e preparate, anche se altri studi a volte mostrano che le primipare sono più attente. È un dato su cui riflettere.
- Donne assistite da medici o infermieri/ostetriche/ufficiali clinici: Qui la differenza è enorme! Hanno rispettivamente quasi 20 e 23 volte più probabilità di ricevere cure di qualità rispetto a chi è assistito da altre figure (come parenti o assistenti tradizionali). Questo sottolinea l’importanza insostituibile del personale qualificato.
- Donne che impiegano tra 31 e 60 minuti per raggiungere la struttura sanitaria: Questo è un risultato un po’ controintuitivo! Hanno quasi 1,5 volte più probabilità rispetto a chi ci mette meno di 30 minuti. I ricercatori ipotizzano che forse chi impiega un po’ più di tempo sta scegliendo strutture migliori ma più lontane, oppure arriva in condizioni che richiedono maggiore attenzione da parte del personale. Curioso, vero?
E Chi Rischia di Ricevere Cure Peggiori?
Dall’altro lato, ci sono fattori associati a una minore probabilità di ricevere cure di qualità:
- Donne nel quintile di ricchezza più alto: Sorprendentemente, hanno circa il 36% di probabilità *in meno* rispetto alle donne più povere. Come mai? Forse le donne più ricche si rivolgono più spesso a strutture private che potrebbero non essere sempre allineate alle ultime linee guida OMS? O forse, sentendosi più sicure economicamente, si preparano meno in anticipo? È un dato che sfida le aspettative.
- Donne che partoriscono con taglio cesareo: Hanno una probabilità significativamente inferiore (circa il 73% in meno!) rispetto a chi ha un parto vaginale. Questo potrebbe essere dovuto a complicazioni post-operatorie che ritardano il contatto pelle a pelle o l’allattamento precoce, o forse a protocolli meno attenti in alcune strutture, specialmente nel contesto di risorse limitate.
- Donne il cui figlio ha attualmente 2 anni o più: Hanno circa il 24% di probabilità in meno rispetto a chi ha partorito più di recente (bambino ≤ 1 anno). Questo è un segnale potenzialmente positivo: suggerisce che la qualità delle cure potrebbe essere migliorata negli ultimi anni, grazie alle iniziative messe in campo.

Cosa Ci Dicono Questi Dati? E Cosa Fare?
Tirando le somme, questo studio ci dice che, nonostante l’accesso alle strutture e al personale qualificato sia migliorato, la *qualità complessiva* dell’assistenza intrapartum in Kenya raggiunge solo metà delle donne. E i fattori che fanno la differenza sono spesso legati alla condizione socio-economica e demografica della donna: istruzione, lavoro, parità, accesso (anche se il dato sul tempo di percorrenza è da approfondire).
Questo significa che non basta rendere i servizi gratuiti. Bisogna lavorare su più fronti:
- Potenziare le donne: Aumentare l’accesso all’istruzione e creare opportunità economiche è fondamentale. Donne più istruite e indipendenti economicamente possono fare scelte più informate, pagare trasporti (soprattutto nelle aree rurali remote) e acquistare materiali necessari che potrebbero mancare nelle strutture pubbliche.
- Migliorare l’assistenza per i cesarei: È cruciale formare il personale e sviluppare protocolli specifici per garantire anche alle donne che subiscono un cesareo cure di alta qualità, incluso il contatto precoce madre-bambino. Serve monitoraggio e supporto nelle strutture che eseguono cesarei.
- Formazione continua: Aggiornare costantemente le competenze del personale sanitario è essenziale per garantire che seguano le migliori pratiche basate sull’evidenza.
- Raccogliere dati migliori: Per avere un quadro davvero completo, i futuri sondaggi dovrebbero includere più indicatori di qualità raccomandati dall’OMS, compresi gli aspetti non clinici come il rispetto e la comunicazione. Questo permetterebbe analisi più approfondite e interventi più mirati.
Insomma, la strada per garantire a ogni donna in Kenya (e altrove!) un’esperienza di parto sicura, rispettosa e di alta qualità è ancora lunga. Ma studi come questo sono fondamentali perché ci indicano dove concentrare gli sforzi. È una sfida complessa, ma assolutamente necessaria per la salute e il benessere delle mamme e dei loro bambini.

Spero che questa riflessione vi abbia interessato e magari fatto vedere il tema del parto sotto una luce diversa. Continuiamo a informarci e a sostenere le iniziative che lavorano per migliorare la salute materna nel mondo!
Fonte: Springer
